Avverto che per i docenti di diritto e di arti e medicina citati in questo lavoro, per alleggerire le note si fa riferimento a due opere che raccolgono la bibliografia precedente: Annalisa Belloni, Professori giuristi a Padova nel secolo XV. Profili bio-bibliografici e cattedre, Frankfurt am Main, Klostermann, 1986 (Ius commune: Sonderhefte, 28); Tiziana Pesenti, Professori e promotori di medicina nello Studio di Padova dal 1405 al 1509. Repertorio bio-bibliografico, Trieste, Lint, 1984 (Contributi alla storia dell'Università di Padova, 16).

1 Francesco Ercole, Impero e papato nel diritto pubblico italiano del Rinascimento (sec. XIV-XV), in Dal comune al Principato. Saggi sulla storia del diritto pubblico nel Rinascimento italiano, Firenze 1929, p. 119-354; Giorgio Cencetti, La laurea nelle Università medievali, in Atti del convegno per la storia delle università italiane, I, Bologna 1943, p. 265.

2 Arrigo Solmi, L'amministrazione finanziaria del Regno italico nell'Alto Medio Evo, Pavia, 1932, (Biblioteca della Società pavese di storia patria, 2), p. 50; Maria Carla Zorzoli, Università, dottori, giureconsulti. L'organizzazione della "facoltà legale" di Pavia nell'età spagnola, Padova, Cedam, 1986, p. 229-230.

3 Mi riferisco ai privilegi dei conti Santacroce, Capodilista, Michiel, Porcellini, Podocataro, Cipolla e Giocoli. Trascrivo integralmente in appendice i privilegi Santacroce e Capodilista.

4 "Volumus quod possitis ubique locorum et terrarum - legitimare et in pristinam potestatem reducere quoscumque spurios, naturales, incestuosos, manzeres, nothos et generaliter quoscumque illegitime natos sive mares sive feminas" (dal privilegio Capodilista, in Appendice). Due soli rinvii esemplificativi, che toccano due note famiglie padovane: nel 1434 Belforte Spinelli vescovo di Cassano Ionio e conte palatino legittimò Elisabetta e Caterina, due bambinette figlie di Francesco Alvarotti e della concubina Clara del fu Moretto pellettiere da Venezia. ASP, Archivio Notarile (Notarile), 725, f. 148, 279v, 280v; per l'Alvarotti, Amelia Fano, Notizie storiche sulla famiglia e particolarmente sul padre e sui fratelli di Sperone Speroni degli Alvarotti, "Atti e memorie dell'Accademia patavina di scienze lettere ed arti", XXIII, 3 (1907), p. 205-254; Mirella Blason Berton, Una famiglia di giuristi padovani: Pietro, Giacomo e Francesco Alvarotti (Speroni) e la loro biblioteca di diritto (1460), "Bollettino del Museo civico di Padova", LIII (1964), n. 2, p. 24-34; Belloni, Professori giuristi, p. 328; E. Cristiani, La consorteria da Crespignaga e l'origine degli Alvarotti di Padova (secc. XII-XIV), in Idem, Scritti scelti, Ospedaletto (Pisa), 1997, (Percorsi, 10), p. 127; per i frequenti contatti tra gli Alvarotti e i conti palatini, vedi oltre); nel 1489 Michele Cipolla legittimò i fratelli Giovanni Agostino, Antonio e Pietro figli del defunto Alvise Dal Fiume (ASP, Notarile, 3367, f. 568v-573 e 579-581v; 3368, f. 355).

5 "Possitis insuper facere et creare notarios publicos seu tabeliones necnon iudices ordinarios et delegatos" (dal privilegio Capodilista, in Appendice). Sul notariato e sul vicariato giuridico, A. Liva, Notariato e documento notarile a Milano. Dall'alto medio evo alla fine del Settecento, Spoleto 1979, p. 149-160; Maria Pia Pedani Fabris, Veneta auctoritate notarius. Storia del notariato veneziano (1514-1797), Napoli 1996, p.21.

6 "Possitis etiam cum infamibus dispensare et ad famam restituere illos auctoritate imperiali" (dal privilegio Capodilista, in Appendice). Anche qui cito due esempi. Nel 1487 il conte Giovanni Santacroce concesse il privilegium restitutionis infamie al dottore in legge e professore Bartolomeo da Urbino (ASP, Notarile, 3367, f. 423; su questo giurista, figlio del dottore in legge Angelo, Belloni, Professori giuristi, p. 172-173; non va confuso con l'omonimo Bartolomeo da Urbino di Muzio "de Collo" noto avvocato e protagonista della rinnovata religiosità francescana a metà del sec. XV, per cui rinvio al profilo riassuntivo di Silvana Collodo, Il convento di S. Francesco e l'Osservanza francescana a Padova nel '400, in Riforma della chiesa, cultura e spiritualità nel Quattrocento veneto. Atti del convegno per il VI centenario della nascita di Ludovico Barbo (1382-1443), a cura di Giovanni Battista F. Trolese, Cesena, 1984, p. 365-368 e alle nuove informazioni di Elda Martellozzo Forin, Su una camposampierese del sec. XV: Dorotea Chiericati contessa di Panico fondatrice del monastero di S. Bernardino in Padova, in Studi storici su Camposampiero in onore di Mons. Guido Santalucia, a cura di Ilario Tolomio, Abbazia Pisani, 1998, p. 258-259, 261-263, 267, 270, 275-276, 278; incontreremo spesso il giurista Bartolomeo da Urbino tra i promotori a lauree concesse da conti palatini). Nel 1496 con un simile privilegio un altro Santacroce, Bartolomeo, cancellò ogni macchia infamante dal nome dello studente in diritto civile Girolamo Emigli di Giovannibattista da Brescia (ASP, Notarile, 605, f. 109; per l'Emigli, Giorgetta Bonfiglio Dosio, I bresciani Emigli laureati a Padova nel '400, "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 8 (1985), p. 90).

7 "Et similiter usque ad numerum decem pro vestrum quolibet ex supradictis possitis, nomine nostro et successorum nostrorum, militie et doctoratus insignia tribuere et facere doctores decem et milites totidem et non ultra" (dal privilegio Capodilista, in Appendice). Su questa base nel 1497 Annibale Capodilista nominò eques auratus - la dignità nobiliare di origine feudale inventata dal Filelfo per non generare confusione con chi fosse realmente dedito al mestiere delle armi - il dottore Giacomo Borromeo fu Filippo (ASP, Notarile, 605, f. 186: la formula usata dal notaio ricalca quella dei privilegi di dottorato. Per il Borromeo, Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1471 ad annum 1500, a cura di Elda Martellozzo Forin (Fonti per la storia dell'Università di Padova, 14), in corso di stampa, sub voce).

8 Tutte le notizie sono desunte dal Tenor privilegii de Sancta Cruce, doc. 1 in Appendice.

9 Si servirono del privilegio, concedendo lauree solo in diritto civile secondo la precisa delimitazione loro imposta dall'autorità imperiale, Francesco e i figli Giovanni e Bartolomeo (Martellozzo Forin, Acta, n. 261, 842, 909, 1302, 1757, 1785), entrambi laureati in diritto. Il primo conseguì il dottorato il 9 gennaio 1481 ed ebbe come promotori Giovanni Battista Roselli, Pietro Barbò Soncin, Antonio Orsato e Angelo Buzzaccarini (Martellozzo Forin, Acta, n. 700); il secondo, studente di diritto civile nel 1485 (Martellozzo Forin, Acta, n. 1026, 1036), appare laureato il 19 dicembre 1488 (Martellozzo Forin, Acta, n. 1302), ma resta un mistero dove e quando avesse conseguito l'ambito traguardo, che tuttavia gli permise di entrare in Sacro Collegio ed essere frequentemente promotore a lauree tra il 1501 e il 1536 (Martellozzo Forin, Acta, sub voce; Belloni, Professori giuristi, p. 360). I due fratelli vissero a lungo in comunione di beni nel palazzo avito di contrada Pozzo Mendoso: Giovanni, che il 15 marzo 1479 aveva sposato Margherita di Leonardo Gaiardi, aveva messo a disposizione della domus parte dei circa 1000 ducati di dote della moglie, che furono utilizzati anche per cancellare un antico debito di Francesco e consegnati al cognato Davide Rizzoletti (ASP, Notarile, 2771, f. 71, 278, 279).

10 Il privilegio Spinelli è citato, ma senza data e col solo riferimento all'imperatore Carlo iv, in due nomine a notai concesse da Belforte nel 1428 e nel 1430 (ASP, Notarile, 514, f. 107 e 199).

11 Martellozzo Forin, Acta, n. 1439. Andrea di Bartolomeo, politico e diplomatico, condusse sagacemente le trattative sui tre fronti nel biennio 1433-1434: il successo gli dette un prestigio di respiro internazionale. Con il titolo comitale, conferitogli il 4 febbraio secondo la tradizione (ma il 5 secondo Martellozzo Forin, Acta, n. 1439), furono inserite nel suo stemma quelle rose che avrebbero per sempre contraddistinto questo ramo della nobile famiglia (G. Gullino, Donà, Andrea, in Dizionario biografico degli Italiani, 40, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1991, p. 706-709).

12 Privilegio Capodilista: doc. 2, in Appendice. De viris illustribus familiae Transelgardorum Forzatè et Capitis Listae, introduzione di Mario Salmi; trascrizione, traduzione, commento e note di Mirella Blason Berton, Roma 1972, p. 43, 66.

13 De viris illustribus, p. 41, 83. Per orientarsi nella "foresta" dei Capodilista nel sec. XV, allego un estratto dell'albero genealogico della famiglia, limitato ai conti palatini che effettivamente si servirono del privilegio: la ricostruzione di esso è basata su documenti d'archivio di cui darò conto in un prossimo lavoro su questa potente famiglia.

14 Alberta Cavalieri Ragazzi, I dottorati di Giacomo Zeglar, polacco (1443) e di Noè Acerbi, bergamasco (1450), "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 9-10 (1976-1977), p. 247-249; Martellozzo Forin, Acta, n.2478.

15 Cavalieri Ragazzi, I dottorati, p. 250; Martellozzo Forin, Acta, n.2479. Tutto il discorso è imperniato sui documenti finora scoperti: è naturale che eventuali nuovi ritrovamenti possano mutare questa valutazione.

16 ASP, Notarile, 476, f. 194v. Quasi cinquant'anni dopo, il 6 novembre 1497, un altro conte palatino, il vicentino Matteo Paltinieri di Poiana, pur avendo ottenuto dall'imperatore la laurea in entrambi i diritti e il privilegio di nominare a sua volta dottori il primo agosto 1489 a Pordenone, volle dimostrare tutto il suo rispetto per il Sacro Collegio patavino affrontando l'esame privato, nella consapevolezza di "doctrine sue periculum facere", e conseguendo poi le insegne dottorali da Giovanni Campeggi, ma nel solo diritto civile (Martellozzo Forin, Acta, n. 2135). Su Francesco Capodilista, giurista e rimatore ma anche cittadino immerso nei problemi della vita pubblica, Luigi Trenti, Capodilista, Francesco, in Dizionario biografico degli Italiani, 18, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1975, p. 633-635, cui va aggiunto almeno Belloni, Professori giuristi, p. 194-199.

17 Alla fine del sec. XIV la famiglia Capodilista era rappresentata dai fratelli Rolando e Francesco. Il primo generò Federico, padre di Giovanni Federico; il secondo generò Giovanni Francesco. Giovanni Federico e Giovanni Francesco ebbero ciascuno una nidiata di figli.

18 Bartolomeo superò l'esame tentativo in diritto civile il 26 maggio 1444 e ricevette le insegne il giorno successivo. Furono suoi promotori, oltre ad Antonio Roselli e a Giovanni Bovacchiesi da Prato, anche il fratello Federico e i due rappresentanti dell'altro ramo dei Capodilista, Giovanni Francesco e suo figlio Francesco; completava la festa di famiglia il cugino di Francesco Capodilista, Francesco Porcellini (Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1406 ad annum 1450, a cura di Gasparo Zonta-Giovanni Brotto, Padova, Antenore, 19722 (Fonti per la storia dell'Università di Padova, 4-6), n. 1843 e 1845). Dal 14 ottobre 1461 (Acta graduum academicorum Gymnasii Patavi-
ni ab anno 1461 ad annum 1470
, a cura di Giovanna Pengo, Padova, Antenore, 1992 (Fonti per la storia dell'Università di Padova, 13), n. 63) appare pressoché costantemente col titolo di iuris utriusque doctor: ma del secondo dottorato in diritto canonico non s'è finora trovata traccia.

19 Belloni, Professori giuristi, p. 345, 350, 354. Ma la questione è controversa: è difficile dimostrare che egli abbia occupato per ventitré anni la cattedra di diritto civile e per più di trenta quella di diritto canonico (Sandra Olivieri Secchi, Capodilista, Orlando, in Dizionario biografico degli Italiani, 18, p. 640): possiamo solo affermare che il suo nome comincia a comparire tra i promotori in diritto canonico il 24 marzo 1461 e continua ad essere annoverato tra di loro, alternando diritto civile e canonico, fino alla fine del secolo (Pengo, Acta graduum, sub voce; Martellozzo Forin, Acta, sub voce). Inoltre non può aver insegnato dalla cattedra di uno dei due diritti nel 1427 (Belloni, Professori giuristi, p. 345, 350), perché era nato nel 1418 (ASP, Estimo del 1418, 57, polizza 38).

20 Martellozzo Forin, Acta, sub voce.

21 Giovanni Federico non si era mai laureato, ma aveva continuamente ricoperto incarichi pubblici per la sua città.

22 Olivieri Secchi, Capodilista, Orlando, p. 640.

23 ASP, Notarile, 223, f. 329 (19 ottobre 1489). Il 10 febbraio 1490 Bartolomeo era ancora a Venezia, dove risiedeva presentialiter (Martellozzo Forin, Acta, n. 1366). Oltre a Bartolomeo abitavano a Venezia anche il fratello Battista e il figlio Girolamo (ASP, Notarile, 223, f. 329, 354, 355, 357v). Nessuno dei Capodilista dichiara il motivo della sua temporanea residenza a Venezia, come faranno invece, in una situazione ben più tragica, i confinati della stessa famiglia nel 1510-1511, che ripeteranno: ob obedientiam - capitum - consilii X (ASP, Notarile, 1288, f. 206, 255, 268, 309, 323). Si trattava di un provvedimento di natura politica, che affiora nell'amara testimonianza del notaio Giacomo Bono, costretto anche lui a vivere a Venezia (donec me in eadem urbe esse contigerit) almeno dal 10 settembre 1489 a tutto il 1491 (ASP, Notarile, 223, f. 322-735), ammesso ad esercitare la sua professione, ma solo dopo aver superato, lui stimatissimo tabellione con una vasta e scelta clientela in patria, un nuovo vessatorio esame (ASP, Notarile, 223, f. 322). Nel 1489 l'obbligo di risiedere a Venezia colpì molti Padovani e fu conseguenza dell'ultimo sterile tentativo in favore di un Carrarese: il principale responsabile della congiura, Nicolò De Lazara, figlio del giureconsulto Leone, aveva svelato il piano ad Annibale Capodilista, il quale lo aveva denunciato. Il De Lazara finì sulla forca (Benvenuto C. Cestaro, Rimatori padovani del secolo XV, "L'Ateneo Veneto", a. XXVI, 2, (1913) fasc. 2, p. 70-71; Arnaldo Segarizzi, Contributo alla storia delle congiure padovane, "Nuovo Archivio Veneto", n. s., 31, (1916), p. 64. Su Leone De Lazara, illustre giureconsulto che aveva raccolto una biblioteca tutta improntata alla consolidata tradizione del diritto civile e canonico, noto committente del Polittico di San Girolamo di Francesco Squarcione e cittadino impegnato a rappresentare l'orgoglio patavino a Venezia, Belloni, Professori giuristi, p. 46-47; Primo Griguolo, I libri giuridici di Leone Lazara, "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 29, (1996), p. 163-169; Raimondo Callegari, Opere e committenze d'arte rinascimentale a Padova, in Idem, Scritti sull'arte padovana del Rinascimento, Udine, 1998, p. 33-37). Il comportamento del Capodilista, traditore della propria città o fedele suddito della Dominante a seconda dei punti di vista, non salvò la sua famiglia dal sospetto di esser stata in qualche modo coinvolta.

24 Ugo Tucci, Capodilista, Gabriele, in Dizionario biografico degli Italiani, 18, p. 636: secondo questa fonte Gabriele avrebbe conseguito il dottorato in diritto canonico a Padova la vigilia di Natale del 1460. Ma di questa laurea non c'è traccia tra i documenti raccolti dai consueti canali (Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini ab anno 1451 ad annum 1460, a cura di Michele Pietro Ghezzo, Padova, Antenore, 1990 (Fonti per la storia dell'Università di Padova, 12) e Pengo, Acta graduum).

25 Olivieri Secchi, Capodilista, Orlando, p. 640. Per Federico e la sua carriera di docente, Belloni, Professori giuristi, p. 188-189 (la quale lo indica come figlio di Giovanni Francesco, mentre era figlio di Giovanni Federico).

26 Francesca aveva portato la bella dote di 1200 ducati, interamente versati entro il 15 aprile 1440 (ASP, Notarile, 960, f. 413).

27 ASP, Notarile, 1254, f. 56, 61, 63. Nonostante la giovanissima età, Mattea Lanzarotti era reduce da una difficile esperienza: aveva sposato nel 1454 Nicolò De Lazara, proprio il futuro congiurato che nel 1489 avrebbe coinvolto nel suo tentativo anche i Capodilista, ma il matrimonio fu sciolto per sentenza del vescovo Fantino Dandolo il 19 luglio 1455 (Cestaro, Rimatori padovani, p. 72).

28 ASP, Notarile, 1254, f. 220, 305.

29 ASP, Notarile, 218, f. 103; 2986, f. 95v; 4900, f. 444, 447; Maria Guiotto, Storia dell'Università di Padova nel sec. XV. Professori, studenti, libri ecc. Notizie tratte dall'Archivio notarile di Padova e illustrate, tesi di laurea discussa nell'anno acc. 1961-62, Facoltà di magistero, relatore P. Sambin, doc. 1899.

30 Ammalato, dettò il testamento il 27 agosto 1482, nominando erede universale il nipote Alessandro, figlio di Girolamo. Il documento informa anche sull'esistenza di un quarto figlio maschio di Federico, Alessandro, morto prima di Benedetto (ASP, Notarile, 3330, f. 362 e 3341, f. 400v). Il 5 aprile 1483 fu stipulato il contratto per il suo monumento funebre in S. Giorgio: doveva esser simile, per tipo e per misure, a quello di Vittore Porcellini (ASP, Notarile, 5133, f. 126).

31 Martellozzo Forin, Acta, n. 126. Studente in diritto risulta anche nel maggio 1471, quando con i fratelli Girolamo e Benedetto stipulò il contratto dotale della sorella Angela che andava sposa al conte Muzio Abriani (ASP, Notarile, 218, f. 103).

32 ASP, Notarile, 2927, f. 119, 120. Per la famiglia Bazioli, Vittorio Rossi, Il blasone di un usuraio padovano nel secolo XV, "Atti e memorie della r. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova", n.s., 26 (1909-10), p. 281-310; Paolo Sambin, Benvenuto de' Bazioli e lo statuto per l'ospedale di S. Michele da lui fondato in Padova nel 1426-27, "Memorie dell'Accademia patavina di scienze, lettere ed arti", 74 (1961-62), p. 449-474; Paolo Sambin, Il quattrocentesco ospedale di S. Michele in Prato della Valle. Nuovo statuto e altri documenti, "Padova e il suo territorio", 10 (1995), n. 58, p.18-21.

33 ASP, Notarile, 2927, f. 119.

34 ASP, Notarile, 1876, f. 37; 2832, f. 265.

35 Il grande cavallo di legno si conserva tuttora nel Palazzo della Ragione (Lionello Puppi-Giuseppe Toffanin, Guida di Padova. Arte e storia tra vie e piazze, Trieste, Lint, 1983, p. 76-77).

36 ASP, Notarile, 1291, f. 507 e 1292, f. 292.

37 ASP, Notarile, 1175, f. 358 e 359.

38 ASP, Notarile, 1944, f. 12v e 17. Guglielmo Rossi era il suocero del noto avvocato Bartolomeo Bagarotti (ASP, Notarile, 1944, f. 37), padre dei docenti di diritto Pietro e Bertucci (Belloni, Professori giuristi, p. 179-180, 320).

39 Martellozzo Forin, Acta, n. 24, 53, 56, 126, 127. Si laureò in diritto civile il 20 agosto 1472 ed ebbe come promotori Angelo Da Castro, Bartolomeo Cipolla, Bartolomeo Capodilista, Giovannibattista Roselli, Pietro Barbò Soncin, Antonio Orsato ed Antonio Turchetto (Martellozzo Forin, Acta, n. 126): eccezionale il numero dei promotori e la loro statura di docenti, senza dubbio quanto di meglio poteva vantare l'università dei giuristi in quel momento.

40 Apollonia ebbe una dote di oltre 1700 ducati (ASP, Notarile, 1872, f. 307 e 308v). Sigismondo incaricò di "dare la mano" alla sposa le due zie, Isabella Capodilista vedova di Uguccione Forzatè e sorella di suo padre Francesco (ASP, Notarile, 3330, f. 301) e Romea vedova di Gabriele Capodilista (ASP, Notarile, 1872, f. 308) e figlia di Antonio Borromeo (Tucci, Capodilista, Gabriele, p. 636).

41 Belloni, Professori giuristi, p. 340 e 354.

42 ASP, Notarile, 2989, f. 200-203v (copia integrale del privilegio). Ne usarono ad esempio per nominare notai: nel 1465 Girolamo del fu Giacomo Michiel concesse il privilegio di tabellionato al professore di grammatica Paolo Marchesini da Castelbaldo (ASP, Notarile, 215, f. 175, 209v).

43 Del primo privilegio conosciamo soltanto una particula, qual è riportata in documenti di nomine notarili (ASP, Notarile, 1973, f. 241 e 1976, f. 268) e dottorali (Martellozzo Forin, Acta n. 660; doc. 3, in Appendice). Francesco si era davvero laureato solo in diritto civile a Padova il 10 dicembre 1429 (Zonta-Brotto, Acta graduum, n. 748: non in utroque iure come scrive Belloni, Professori giuristi, p. 200) e ricevette la seconda laurea direttamente dal papa: non immeritatamente però, dato che egli fu sempre ritenuto giurista profondissimo. La famiglia Porcellini si era affermata nel sec. XIV nel campo culturale e giuridico con una serie di notai operanti nella curia vescovile e nel campo economico con alcuni imprenditori lanieri (Paolo Sambin, La "familia" di un vescovo italiano del '300, "Rivista di storia della Chiesa in Italia", IV (1950), p. 244; Silvana Collodo, Signore e mercanti: storia di un'alleanza, in Eadem, Una società in trasformazione. Padova tra XI e XV secolo, Padova, Antenore, 1990, p. 399). È da rilevare che Francesco era figlio di Nicolò (Belloni, Professori giuristi, p. 200), il quale aveva sposato Sara Capodilista di Francesco (Andrea Gloria, Monumenti della Università di Padova (1318-1405), Padova 1888, I, n. 983 p. 504; De viris illustribus, p. 54 e 75), sorella di Giovanni Francesco: i due rappresentanti delle orgogliose schiatte che ottennero il privilegio comitale in tempi abbastanza vicini erano dunque strettamente imparentati. Inoltre Nicolò, padre di Francesco, era stato un giurista di discreta levatura, come prima e meglio di lui il nonno di Francesco, Giovanni, buon avvocato e valente professore, stimato dal popolo e dal signore (Gloria, Monumenti, n. 388-393 p. 176-178 e n. 983 p. 503-504): una vocazione per lo studio del diritto che come un filo robusto lega le generazioni e che accomuna i Porcellini ai Capodilista.

44 ASP, Notarile, 565, f. 78.

45 Alla nomina a conti palatini di Vittore Porcellini e di suo figlio Aleandro furono presenti, a Venezia, Ladislao re d'Ungheria e di Boemia e duca d'Austria, il principe Alberto duca d'Austria, i conti Enrico, Giovanni e Gaspare, il maestro della curia imperiale Pietro de "Hocaboth", il segretario dell'imperatore Enrico di Magdeburgo ed altri principi, conti e nobili (Copia integrale del privilegio in ASP, Notarile, 2432, f. 478). Lo sfondo su cui si recitò l'atto d'investitura fu dunque sfarzoso, come nel caso Santacroce e come si conveniva ad una cerimonia che manteneva almeno nominalmente l'antico prestigio.

46 Su Francesco Porcellini e la sua lunga carriera di docente, Zonta-Brotto, Acta graduum, sub voce; Ghezzo, Acta graduum, sub voce; Pengo, Acta graduum, sub voce; Belloni, Professori giuristi, p. 200-203.

47 Aleandro si laureò il 6 febbraio 1471, otto giorni dopo aver brillantemente superato l'esame tentativo; furono suoi promotori Sigismondo Polcastro, Matteolo da Perugia, Baldassarre da Perugia, Paolo Dal Fiume, Girolamo Dalle Valli, Francesco Da Noale e Cristoforo da Recanati (Martellozzo Forin, Acta, n. 5, 7). Entrato a far parte del Collegio dei medici e degli artisti, partecipò spesso alle riunioni; nell'elencare i dottori presenti, il notaio del Collegio non fece mai precedere il nome di Aleandro dal dominus magister che usava per tutti gli altri, ma, come avrebbe fatto più tardi per l'altro conte e membro del Collegio Fruzerino Capodivacca, interrompeva la lunga litania dei dominus magister per uno spectabilis dominus o addirittura magnificus dominus (Martellozzo Forin, Acta, sub voce). Rispetto dei notai o orgogliosa imposizione del conte?

48 Martellozzo Forin, Acta, sub voce. Alla morte di Francesco, avvenuta dopo il 6 settembre 1466 (Belloni, Professori giuristi, p. 200-201), Taddeo era maggiorenne e si incaricò dell'amministrazione dei beni di famiglia; Benedetto era ancora un bambino e la sua tutela fu assunta dalla madre Giovanna. Nell'ottobre 1480 la donna dette atto al figlio maggiore di aver amministrato correttamente la proprietà comune e di aver presentato tutti i resoconti sulla sua gestione (ASP, Notarile, 2771, f. 56): preludio, solitamente, ad una divaricazione degli interessi e spesso ad una divisione patrimoniale, che però nel caso specifico fu rinviata di almeno due anni. Infatti due mesi dopo il riconoscimento di onesta amministrazione fu ancora Taddeo a concedere in locazione una casa a nome del fratello assente (ASP, Notarile, 2771, f. 74 e 74v). In quello stesso anno 1480 fu stipulato il contratto di dote - valore: 800 ducati - di Giovanna, figlia del defunto dottore in legge Michele Campesi, promessa sposa di Benedetto (ASP, Notarile, 2770, f. 491). Il 23 luglio 1482 i due fratelli giunsero amichevolmente alla determinazione di dividere i beni mobili. Fatte le due parti, stimate le singole voci, scelse per primo il minore, Benedetto, che si assicurò i principali testi giuridici (Codice, Digesto vecchio e Digesto nuovo, Inforziato e Volume), tutti a stampa, in carta bambasina e rilegati, nonché tre consigli e due fascicoli di Recolete (appunti di lezioni) del defunto Francesco. Andarono così a Taddeo ben quaranta "pezi de libri", tra letture, repetitiones, consigli, appunti di lezioni, disputationes e libri di umanità e di grammatica. Ebbe anche due ricordi vivi del padre: un ritratto e il sigillo d'argento (ASP, Notarile, 2862, f. 61-65).

49 Martellozzo Forin, Acta, n. 357-361. Il patrizio veneziano Andrea Trevisan studiò arti a Padova (Martellozzo Forin, Acta, n. 61, 119, 175, 180, 186, 188); si laureò il 14 dicembre 1474 e fu insignito da Cristoforo da Recanati a nome proprio e degli altri promotori, Pietro Sacco, Paolo Dal Fiume, Pietro Roccabonella e Girolamo Polcastro (Martellozzo Forin, Acta, n. 301); prese parte alle riunioni del collegio dei medici, di cui era membro, dal novembre 1475 al maggio 1485 (Acta, sub voce).

50 Martellozzo Forin, Acta, n. 27 e 216. Sulla famiglia Trapolin, Bruno Nardi, Saggi sull'aristotelismo padovano dal secolo xiv al xvi, Firenze, Sansoni, 1958, p. 147-178 e in particolare, sulla figura di Francesco, padre del filosofo Pietro, p.149-150; Silvana Collodo, Lo sfruttamento dei benefici canonicali, in Eadem, Una società in trasformazione, p. 285. Il conte Francesco morì il 5 agosto 1476 (ASP, Notarile, 3325, f. 278). Suo figlio Pietro nominò notai (ASP, Notarile, 1381, f. 373; 2862, f. 341), non dottori.

51 Martellozzo Forin, Acta, n. 508.

52 ASP, Notarile, 737, f. 35.

53 Il Barbaro, alla presenza del patrizio veneziano Girolamo Donato di Antonio (nipote quindi del conte palatino Andrea: Paola Rigo, Donà, Girolamo, in Dizionario biografico degli Italiani, 40, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1991, p. 741-753) e dello scolaro in arti veneziano egli pure Andrea Ferracan, servendosi delle sue prerogative creò notaio il mantovano Pietro de Aldratis, che abitava a Padova in contrada S. Biagio, la contrada delle scuole e delle botteghe di stampa e di vendita di libri, nel novembre 1478 (ASP, Notarile, 3398, f. 249v). Ritroviamo questo mantovano a Ferrara dove nell'ottobre 1480 aveva una libreria presso la quale il dottore di diritto padovano Giovanni Nicolò Poletti aveva depositato una copia dell'edizione delle Vitae di Plutarco stampate dal Jenson, con le iniziali miniate e privo di legatura: Enrico Peverada, Dalla xilografia alla stampa tra Bondeno e Ferrara, in Studi di storia religiosa Bondenese ("Analecta Pomposiana", 19, 1994), p. 187; Angela Nuovo, Il commercio librario a Ferrara tra XV e XVI secolo. La bottega di Domenico Sivieri, Firenze, Olschki, 1998, p. 125. Su Ermolao Barbaro iunior, diplomatico e politico, ma anche interprete e commentatore di Aristotile, capace di riunire intorno a sè un cenacolo di dotti, di suscitare appassionate discussioni filosofiche e indicare nuove vie per la ricerca, esiste una vasta bibliografia; qui mi limito a rinviare a Vittore Branca, L'umanesimo veneziano alla fine del Quattrocento. Ermolao Barbaro e il suo circolo, in Storia della cultura veneta, a cura di Girolamo Arnaldi-Manlio Pastore Stocchi, 3/I, Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, Vicenza, Neri Pozza, 1980, p. 123-175.

54 Martellozzo Forin, Acta, n. 2069, 2249.

55 Il privilegio, in copia integrale, si legge in ASP, Notarile, 3367, f. 568v-573.

56 Martellozzo Forin, Acta, n. 1827. Naimerio concesse lauree facendo esclusivo riferimento al documento pontificio. In realtà la famiglia Conti, nella persona del padre di Naimerio, Nicolò, aveva ottenuto da Federico III l'8 maggio 1453 un primo privilegio comitale, che forse non prevedeva la facoltà di creare dottori. In base a quel titolo Nicolò Conti aveva legittimato Maria, figlia naturale del dottor Uberto Trapolin e moglie del causidico Giovanni da Verona (ASP, Notarile, 3322, f. 5v).

57 ASP, Notarile, 572, f. 6v. Si era laureato in diritto civile il 27 aprile 1458: tra i suoi promotori c'erano stati anche due conti palatini, Francesco Capodilista e Francesco Porcellini (Ghezzo, Acta graduum, n. 499). Su Filippo e su altri membri della famiglia, tutti studenti a Padova, Bianca Betto, Nuove ricerche su studenti ciprioti all'Università di Padova (1393-1489), "Thesaurismata", 23 (1993), p. 56, 58-59.

58 ASP, Notarile, 2862, f. 405.

59 ASP, Notarile, 773, f. 117-120v (copia integrale).

60 Martellozzo Forin, Acta, n. 1033. Il legame del conte ferrarese, abitualmente residente a Ferrara in contrada "Piope", con Padova è spiegato dal suo matrimonio con Serena, sorella del dottore in legge Cherubino Manzoni, dello studente in legge Carlo e di Bartolomeo. La dote di Serena, del valore di 700 ducati, fu pagata lentamente con la cessione di proprietà terriere a Teolo ed Arquà (ASP, Notarile, 5130, f. 196, 196v; 5134, f. 265; 2771, f. 151 e 162).

61 Il documento è solo un rapido appunto (ASP, Notarile, 1285, f. 196).

62 Martellozzo Forin, Acta, n. 1853.

63 Martellozzo Forin, Acta, n. 1867.

64 ASP, Notarile, 2012, f. 28v e 32 (copia non completa).

65 Sulle nationes, Augusto Gaudenzi, Appunti per servire alla storia dell'Università di Bologna e straniere, "L'Università, rivista dell'istruzione superiore", 3 (1889), p. 171-173; Albano Sorbelli, La "nazione" nelle antiche Università italiane e straniere, "Studi e memorie per la storia dell'Università di Bologna", 16 (1943), p. 115-122, 133-140; la storia della corporazione degli studenti tedeschi a Padova tra la metà del secolo XVI e l'inizio del XVIII è narrata, con poche lacune, dai consiglieri stessi che ne annotarono, di anno in anno, le vicende: Atti della nazione germanica artista nello Studio di Padova (1553-1615), a cura di Antonio Favaro, Venezia, Tip. Emiliana, 1911-1912; Acta nationis Germanicae artistarum (1616-1636), a cura di Lucia Rossetti, Padova, Antenore, 1967; Atti della nazione germanica dei legisti nello Studio di Padova (1545-1609), a cura di Biagio Brugi, Venezia, Deputazione di storia patria, 1912; Acta nationis Germanicae iuristarum (1650-1709), a cura di Gilda Mantovani, Padova, Antenore, 1983 - tutti e quattro nella collana Fonti per la storia dell'Università di Padova, Natio Germanica, I, 1-2, 3 e II, 1, 2.

66 Martellozzo Forin, Acta, Introduzione.

67 Jacques Le Goff, Spese universitarie a Padova, in Idem, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Milano, Einaudi, 1977, p. 120-121.

68 Sono certamente completi, ad esempio, i rogiti dei dottorati concessi da Naimerio Conti (Martellozzo Forin, Acta, n. 1815, 1827, 2207, 2274, 2293, 2496).

69 Esempi di documenti incompleti sono Martellozzo Forin, Acta, n. 1931, 1969, 1982, 2024, 2042, 2077.

70 Povertà è dichiarata dai candidati di cui a Martellozzo Forin, Acta, n. 357, 508, 1729, 2290, 2506, 2478, 2479. In disagiate condizioni economiche doveva essere anche il bresciano Ludovico Corneani, dal momento che era stato accettato nel collegio di S. Caterina (Martellozzo Forin, Acta, n. 1155): il fatto che la sua impotentia non sia palesemente dichiarata fa sospettare che non fosse considerato indispensabile farne cenno nel documento di laurea. Sul tema della povertà degli studenti, Magnus Ditsche, "Scholares pauperes". Prospettive e condizioni di studio degli studenti poveri nelle Università del Medioevo, "Annali dell'Istituto storico italo-germanico in Trento", 5 (1979), p. 43-54.

71 Martellozzo Forin, Acta, Introduzione.

72 Due documenti - tutti e due rogati dal notaio Vincenzo Bonarigo - riportano la preghiera rivolta dallo studente al conte. Leggiamo la prima: "Supplico io, Bartolomeo Scipioni, povero e nell'impossibilità di ottenere le insegne di dottorato in filosofia dal Collegio degli artisti e dei medici per la grande somma di denaro richiesta per l'esame pubblico, che Vostra Magnificenza si degni di conferirmi le insegne, nonostante alcune disposizioni contrarie, dopo avermi fatto esaminare da dottori leggenti in questo Studio padovano da voi scelti" (Martellozzo Forin, Acta, n. 357; la stessa formula in Martellozzo Forin, Acta, n. 508). Nel documento di dottorato di Bartolomeo Averoldi (Appendice, doc. 3) non c'è accenno alla povertà del richiedente. Ma dopo aver ricevuto le insegne, il neodottore dovette prestare non solo il consueto giuramento di fedeltà alle autorità concedenti, ma anche la solenne promessa che, se fosse pervenuto ad pinguiorem fortunam, si sarebbe rivolto al Sacro Collegio per ripetere l'esame di laurea. È un caso unico: non ho trovato simile richiesta di impegno a rinnovare la cerimonia negli altri privilegi. Ma è chiaro che la povertà dichiarata dall'Averoldi doveva esser stata riconosciuta come un pretesto o, al massimo, come assolutamente momentanea. Inoltre la formula usata dal notaio, ad pinguiorem fortunam, non è casuale: essa rinvia alla prassi secondo la quale le tasse condonate allo studente povero erano considerate come un prestito senza interesse, per il quale rimaneva l'obbligo di restituzione in caso di futura solvibilità (Ditsche, "Scholares pauperes", p. 46).

73 Ad esempio Lorenzo Beraldi da Pesaro aveva frequentato lo Studio di Siena prima che quello di Padova (Martellozzo Forin, Acta, n. 279) e Francesco Giovanni Casanova era stato a Lerida e a Perugia per approdare infine a Padova (Martellozzo Forin, Acta, n. 1729).

74 Annalisa Belloni, Iohannes Heller e i suoi libri di testo: uno studente tedesco a Padova nel Quattrocento tra insegnamento giuridico ufficiale e "natio Theutonica", "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 20 (1987), p. 63.

75 Pengo, Acta graduum, n. 876 e Martellozzo Forin, Acta, n. 2490.

76 Martellozzo Forin, Acta, n. 29.

77 Martellozzo Forin, Acta, n. 326.

78 Evidenzio i casi in cui la laurea concessa dal conte palatino è una seconda laurea con una tabella, avvertendo che la fonte è sempre costituita da Martellozzo Forin, Acta, di cui indico tra parentesi solo il numero (Tabella 4).

79 Martellozzo Forin, Acta, n. 2149 e 2150.

80 Mi piace ricordare a questo proposito l'inciso del Nardi riguardante Alberto, figlio del conte Francesco Trapolin: "per esser filosofi e profondissimi non è strettamente necessario il titolo accademico (non curo qui di sapere se, viceversa, il titolo accademico contribuisca a creare i profondissimi filosofi)" (Nardi, Saggi, p. 149).

81 In un solo caso si fa chiaro e inoppugnabile riferimento all'esame privato: Ludovico Pino della diocesi di Costanza aveva sostenuto e brillantemente superato il tentamen il 18 gennaio 1485 davanti al Collegio dei medici e in presenza del rettore; il notaio Battista gli aveva consegnato il relativo documento e con quello lo studente si era presentato due giorni dopo al conte Bartolomeo Capodilista, che ne aveva preso atto e gli aveva conferito le insegne dottorali (Martellozzo Forin, Acta, n. 977). Del suo esame privato nessuna traccia negli Atti del Collegio.

82 Ad esempio, Martellozzo Forin, Acta, n. 147, 367, 377, 405, 407, 437, 579, 622, 623, 663. Il 4 febbraio 1466 egli impose al notaio di scrivere: "dominum Conradum de Harfordia - examinari fecimus ac nosmet examinavimus" (Martellozzo Forin, Acta, n. 2482). Dove quell'orgoglioso nosmet si afferma come solida garanzia. Altro esempio: il 20 gennaio 1489 il Capodilista, che, non dimentichiamo, è iuris utriusque doctor e professore, fa ... tutto lui e in casa sua: presente, petente ed instante lo spettabile dottore in diritto civile Leonardo Tursi da Udine, premesso il rigoroso esame sui puncta assegnati con conveniente anticipo, nomina il friulano dottore in diritto canonico e gli consegna le insegne (Martellozzo Forin, Acta, n. 1311).

83 Martellozzo Forin, Acta, n. 2204, 2249, 2250, 2274, 2289.

84 Martellozzo Forin, Acta, n. 529, 1815, 1967, 1993, 2207, 2274, 2293.

85 Martellozzo Forin, Acta, n. 529.

86 Cito, ad esempio, la carriera di Giacomo Guizzarotti da Salò. Figlio del dottore in diritto Michele, egli si trovava a Padova già nel giugno 1474 (Martellozzo Forin, Acta, n. 259): studente di entrambi i diritti, seguì regolarmente i corsi universitari, partecipando talvolta alla laurea di amici e conterranei (Martellozzo Forin, Acta, n. 392, 555, 557); fu anche vicerettore dell'università dei giuristi nel giugno 1478 (ma a Padova l'incarico era su chiamata personale del rettore in carica, in situazioni specifiche e determinate, non una nomina regolarmente votata dall'universitas degli scolari) (Martellozzo Forin, Acta, n. 561, 564). Si laureò in diritto civile il 2 giugno 1479 in Sacro Collegio (Martellozzo Forin, Acta, n. 612, 614) e in diritto canonico, questa volta presso il Porcellini, un anno dopo, il 20 giugno 1480 (Martellozzo Forin, Acta, n. 660). Rimase a Padova come docente: il primo ottobre 1482 prese in affitto dalla moglie del notaio Melchiorre Lovato una casa in contrada S. Antonio Confessore, sita accanto all'antica domus iuristarum. Il contratto aveva la durata di un anno; il Guizzarotti, "in hoc Studio legens", avrebbe pagato 18 ducati, come al solito in due rate (ASP, Notarile, 1873, f. 181). Lasciato l'insegnamento padovano, egli tornò a Salò, dove nel 1488 gli nacque un figlio, che fu presentato al fonte battesimale dal famoso giurista e applauditissimo docente Giason Del Maino (ASP, Notarile, 5140, f. 83v): segno tangibile della stima che il Guizzarotti aveva saputo conquistarsi.

87 Le citazioni sono tratte da Appendice, doc. 3.

88 La maggior parte di queste lauree (ne ho contate sessantacinque) fu concessa nella casa di abitazione del conte palatino.

89 Almeno quindici lauree furono conferite in casa di docenti. Ad esempio in casa di Antoniofrancesco Dottori (Martellozzo Forin, Acta, n. 2101, 2289, 2355, 2498), in casa Campeggi (Martellozzo Forin, Acta, n. 2179, 2300) e Albrizzi (Martellozzo Forin, Acta, n. 2160).

90 Alludo al bidello e scriptor tedesco Battista, che affittava una casa in borgo Pieve, confinante con la sua abitazione da una parte e con le scuole dei giuristi dall'altra, a quattro studenti di arti tedeschi (ASP, Notarile, 1972, f. 96). Nella sua abitazione fu conferito un dottorato (Martellozzo Forin, Acta, n. 484).

91 In palazzo comunale furono insigniti almeno dodici neodottori (Martellozzo Forin, Acta, n. 261, 581, 782, 1009, 1757, 2080, 2205, 2233, 2289, 2499, 2502).

92 Oliviero Ronchi, Alloggi di scolari a Padova nei secoli XIII-XVIII, in Idem, Vecchia Padova. Spigolature e contributi storici di arte urbanistica e cultura, "Bollettino del Museo civico di Padova", 56 (1967), p. 295-298; Elda Martellozzo Forin, Gli alloggi studenteschi. Sistemazioni logistiche, arredi, clausole contrattuali, "Padova e il suo territorio", 8 (1993), n. 46, p. 69-72.

93 ASP, Notarile, 579, f. 522v. Il feltrino era ancora a Padova nel giugno 1472 (Martellozzo Forin, Acta, n. 101).

94 ASP, Notarile, 2374, f. 181. Sul Cauzzi, Paolo Sambin, Professori di astronomia e matematica a Padova nell'ultimo decennio del Quattrocento, "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 7 (1974), p. 60-61 e Martellozzo Forin, Acta, n. 1186, 1337, 1351, 1358, 1428, 1626.

95 ASP, Notarile, 1951, f. 63, 63v, 65. Il documento permette di anticipare di quasi due anni l'arrivo a Padova dello studente tedesco Pirckheimer, rispetto a quanto noto ad Agostino Sottili, Lauree padovane (1451-1470) e pavesi (1450-1475), "Annali di storia dell'educazione e delle istituzioni scolastiche", 4, (1997), p. 169.

96 ASP, Notarile, 1943, f. 449; 3334, f. 246v; 2694, f. 61 e 62.

97 ASP, Notarile, 1170, f. 66.

98 ASP, Notarile, 2694, f. 537.

99 ASP, Notarile, 3328, f. 9. Il Conti possedeva una casa accanto a quella in cui abitava: il 6 ottobre 1481 l'affittò allo studente di legge Giacomo Farina e a sua madre Rosa (ASP, Notarile, 3330, f. 169).

100 ASP, Notarile, 2783, f. 265.

101 Per non appesantire queste note con un elenco che potrebbe essere molto lungo, mi limito a citare il caso dei Lion (vedi nota 112).

102 Un mazzetto di schede riguarda la famiglia Contarini: nel 1464 Maria da Carrara vedova Contarini ospitava nel suo palazzo di contrada del Duomo lo studente di diritto civile Nicolò di Giovanni siciliano (ASP, Notarile, 3339, f. 55 e 56; per Maria di Giacomo da Carrara, Maria Chiara Ganguzza Billanovich, Carrara, Giacomo da, in Dizionario biografico degli Italiani, 20, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1977, p. 675-676). Nel 1480 Diomede Bonardi da Palazzolo sull'Oglio, dottore in arti e studente di medicina, abitava nella stessa casa, ospite del nipote di Maria, Zaccaria (ASP, Notarile, 733, f. 234; il Bonardi conseguì a Padova anche la seconda laurea, il 25 settembre 1486: Martellozzo Forin, Acta, sub voce). Un secondo palazzo Contarini, posto in contrada S. Francesco, accolse ai tempi di Agostino, nel 1475, i bresciani Gaspare Avogari e Cristoforo Porcellaga, entrambi studenti in legge (ASP, Notarile, 1170, f. 490; si laurearono ambedue, il primo nel 1475 e il secondo nel 1477: Martellozzo Forin, Acta, n. 351, 475). In seguito vi occupò una camera anche prete Nicolò Turricello, che terminò di pagare quanto dovuto per l'affitto e per le spese solo nel luglio 1492, quando era dottore in diritto canonico e parroco di S. Giacomo di Ponte Molino (ASP, Notarile, 2855, f. 88).

103 Ospitalità larga fu, ad esempio, una delle caratteristiche della famiglia Dottori. Nel 1452, quando abitava in contrada S. Biagio, Benedetto Dottori aveva accolto nella sua casa lo studente di arti e medicina Giovanni di Gerardino da Reggio, il quale ripagava il vitto e l'alloggio insegnando ai figli del padrone di casa (ASP, Notarile, 581, f. 99): si guadagnò la laurea in medicina, conseguita il 28 aprile 1458 (Ghezzo, Acta graduum, n. 500) ed ebbe la soddisfazione, lui, magister puerorum, di avere tra i suoi allievi un ragazzino dal robusto intelletto, Antoniofrancesco, figlio appunto di Benedetto (Belloni, Professori giuristi, p. 150-152). Mentre ancora frequentava le aule universitarie come studente, Antoniofrancesco ospitò nella sua casa di contrada Falaroto (che potrebbe esser la stessa indicata otto anni prima come sita in S. Biagio, data la prossimità delle due vie) uno studente in diritto canonico, prete Giosuè Forcella abruzzese, il quale nel maggio 1460 abbandonò Padova diretto a Siena (ASP, Notarile, 233, f. 13). Superato l'esame di laurea in diritto civile e poi in diritto canonico (Pengo, Acta graduum, n. 393, 927), conquistata la fama come docente a Ferrara e a Padova, trasferitosi in quel palazzo in contrada delle Sante Agata e Cecilia in cui si celebrarono alcune cerimonie di laurea concessa da conti palatini, Antoniofrancesco continuò la tradizione familiare ospitando per due anni almeno, dall'ottobre 1489 al novembre 1491 uno studente di diritto civile faentino, Andrea Tombi, cui si aggiunse nell'autunno 1491 il vicentino Giovanni Manenti (ASP, Notarile, 769, f. 55, 275, 297).

104 Pengo, Acta graduum, n. 131, 133, 134, 135.

105 Pengo, Acta graduum, n. 774, 819, 841, 871, 877, 965.

106 ASP, Notarile, 216, f. 161v e 162v.

107 ASP, Notarile, 1592, f. 463. Il Salveti o Silveti, che quel 17 agosto era assente, forse rientrato in patria per le vacanze estive, tornò a Padova alla ripresa delle lezioni: nel dicembre era ospitato nel collegio Campione, ma si preparava a lasciarlo. Probabilmente costretto a partire in fretta, nominò suo procuratore generale il priore del collegio Daniele Boselli e incaricò Pietro Barozzi, il futuro vescovo di Padova, di presentare la sua rinuncia al posto (ASP, Notarile, 1592, f. 500, 501). Il Boselli, che era a Padova almeno dal gennaio 1465 (Pengo, Acta graduum, n. 397), si laureò in diritto civile il 21 agosto 1473 (Martellozzo Forin, Acta, n. 202). Per il Barozzi, in quel tempo studente a Padova, Pierantonio Gios, L'attività pastorale del vescovo Pietro Barozzi a Padova (1487-1507), Padova, Istituto per la storia ecclesiastica padovana, 1977 (Fonti e ricerche di storia ecclesiastica padovana, viii), p. 60-65. Lo studente distratto Francesco Rota credo si possa identificare con il Francesco Rota di Guglielmo, presente nel marzo 1461 con alcuni studenti di leggi ad una laurea in diritto canonico (Pengo, Acta graduum, n. 18) anziché con quel Francesco Rota o Reta di Bonetto de "Ronchalis" o "Ronchalibus", bergamasco, testimone a dottorati in arti o in diritto nel 1474, 1477 e 1479 (Martellozzo Forin, Acta, n. 303, 488, 589), che nel 1477 teneva in affitto una casa in contrada Pontecorvo (ASP, Notarile, 2179, f.364).

108 Pengo, Acta graduum, n. 900, 972.

109 Martellozzo Forin, Acta, n. 49, 99.

110 Pier Silverio Leicht, Un amico del Valla in Friuli, "Memorie storiche forogiuliesi", 15 (1919), p.106-111. Marcello Zicari, Il Catullo di Guarnerio d'Artegna, "Italia medioevale e umanistica", 2 (1959), p. 464 nota 5 e Paolo Sambin, Il grammatico Damiano da Pola e Panfilo Castaldi, "Italia medioevale e umanistica", 5 (1962), p. 379 nota 1.

111 ASP, Notarile, 2674 II, f. 116, 226; 2694, f. 69, 70, 123, 156. Era tradizione per la famiglia Lion, come per i Trapolin, aprire le porte del palazzo avito a studenti. Uno dei loro contubernali era stato Francesco fu Marco da Lucca, studente di arti: egli aveva abitato dapprima, nel febbraio 1451, presso Bianca vedova del celebre Raffaele Raimondi da Como (ASP, Notarile, 3321, f. 13), ma già allora aveva conquistato la fiducia di Gioia vedova di Pietro Lion, a nome della quale gestì il redditizio affare del postapecore di Rio (ASP, Notarile, 3321, f. 7v). Quattro anni dopo, nel maggio 1455, Francesco abitava in casa Lion in contrada S. Agnese e ancora una volta si occupava di un livello: questione delicata, perché si trattava della ricca decima di S. Maria di Non che Paolo Lion, il diciannovenne figlio di Gioia, possedeva in indiviso con Biagio Bembo (ASP, Notarile, 3321, f. 342, 415). Pur avendo lasciato la casa di Bianca Raimondi, Francesco da Lucca continuava a riscuoterne la fiducia, tanto da esser da lei incaricato di recarsi a Venezia per incassare una somma alla camera degli imprestiti (ASP, Notarile, 3321, f. 485). È probabile dunque che il toscano sia stato uno di quegli scolari che dovettero lavorare duramente per completare gli studi: se mai giunse al sospirato dottorato, perché di esso non ho trovato traccia nei documenti patavini. Parecchi anni più tardi, nel gennaio 1491, un altro scolaro, artista anche lui, Giovannifrancesco di Bartolomeo da Mantova, abitava con funzione di maestro in contrada S. Paolo dentro porta di Ponte Molino in casa di Giacomo Antonio del fu Lionello Lion (ASP, Notarile, 5145, f. 27 e 28).

112 Francesca Lucchetta, Girolamo Ramusio: profilo biografico, "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 15 (1982), p. 4; Massimo Donattini, I Ramusio: l'inserimento di una famiglia riminese nella società e cultura veneziana, in Ravenna in età veneziana, Ravenna, Longo, 1986, p. 279-294.

113 Martellozzo Forin, Acta, n. 2486.

114 Nella polizza d'estimo presentata nel 1437 Giovanni Federico Capodilista, padre di Bartolomeo, aveva dichiarato: "Una casa su l'Arzere, presso il ponte della Bovetta, con due cassi de casete per uso suo, comprà da Marco da Fontaniva che sta a Cittadella e deve aver del prezzo della casa ducati 325" (Estimo del 1418, 57, pol. 38).

115 Il Ramusio era nato intorno al 1450 (Lucchetta, Girolamo Ramusio, p. 5), il Trapolin nel 1451 (Nardi, Saggi, p. 150).

116 ASP, Notarile, 3340, f. 237.

117 Pengo, Acta graduum, n. 418, 693, 695, 697.

118 Pengo, Acta graduum, n. 898; Martellozzo Forin, Acta, n. 7, 72.

119 Martellozzo Forin, Acta, n. 84, 139.

120 ASP, Notarile, 3915, f. 178v; 2184, f.129 e 133.

121 Non mi soffermo ulteriormente sui rapporti tra il Ramusio e i Trapolin: i legami tra i singoli individui e tra i due blocchi famigliari furono improntati alla più solida amicizia e sfidarono il tempo. A questi personaggi sarà dedicato un prossimo studio.

122 Tracce di provvidi interventi dei Trapolin a favore di studenti emergono da sparsi documenti d'archivio: le indico come testimonianza della premurosa attenzione dei nobili di questa famiglia - e in particolare del docente Pietro - nei confronti di scolari. Girolamo aveva prestato nell'estate 1473 una confettiera d'argento stimata 12 ducati e un tappeto del valore di 8 ducati allo studente Giovanni Panormita "nominato Siculo" che abitava in borgo delle Nogare. Questi aveva lasciato Padova senza restituire i due preziosi oggetti e Girolamo col padre Francesco nel mese di novembre dovette farlo inseguire dal dottore in arti Alessandro da Roma (ASP, Notarile, 3327, f. 476). Nel luglio 1489 Pietro fu costretto a pagare 8 lire e 12 soldi all'ebreo Benedetto fu Giacomo, strazarolo con bottega in contrada Volto dei Negri, per aver prestato fideiussione a favore dello scolaro artista Gelfo da Ravenna, che dal giudeo aveva preso a nolo un letto (ASP, Notarile, 3916, f. 576). Nell'ottobre 1497 Pietro inviò un procuratore a Ravenna, per chiedere al medico Paolo la restituzione di 10 ducati alias datigli a prestito (ASP, Notarile, 2862, f. 602v): questo Paolo dovrebbe identificarsi con Paolo Mazari, che si era laureato a Padova prima in arti e poi, il 7 giugno 1496, in medicina (Martellozzo Forin, Acta, n. 879, 1164, 1333, 1337, 1491, 1495, 1501, 1953, 1956, 1959). La sua storia ricorda da vicino quella di Zaccaria da Pesaro.

123 Galiante o Agolante Strati da S. Severina (Catanzaro) era stato testimone alla laurea del conterraneo Francesco Mela il 15 giugno 1498 nella casa del conte Naimerio Conti. Circa un anno dopo, il 10 maggio 1499, si addottorò lui stesso presso il Conti (Martellozzo Forin, Acta, n. 2207, 2293).

124 È il caso, ad esempio, di Giacomo Alvarotti. Ottenute le insegne da Girolamo Capodilista nel maggio 1497, fu promotore del cretese Giorgio Vlasto, del veronese Pellegrino Bredi e del padovano Antonio Merio nel 1498, di Leonardo Gallini da Gemona, Giacomo Masocco da Modugno e Nicolò Tinti da Noci nel 1499 (Martellozzo Forin, Acta, n. 2080, 2204, 2250, 2274, 2289). Insegnò pubblicamente diritto, prima a Padova e poi a Ferrara (Belloni, Professori giuristi, p. 325).

125 Si laurearono presso un conte palatino il veronese Leonardo Cipolla e il ravennate Vincenzo Tomai (Martellozzo Forin, Acta, n. 1088, 2145).

126 Andrea Veress, Matricula et acta Hungarorum in universitate Patavina studentium (1264-1864), Budapest 1918, p. 21-22; Elda Martellozzo Forin, Note d'archivio sul soggiorno padovano di studenti ungheresi (1493-1563), in Venezia e Ungheria nel Rinascimento, a cura di Vittore Branca, Firenze, Olschki, 1973, p. 259-260. Anche Giacomo Alvarotti offriva aiuto e ospitalità generosa agli studenti ungheresi (Martellozzo Forin, Note d'archivio, p. 259). Porcellini, Capodilista, Alvarotti e scolari: siamo di nuovo ripiombati nella rete di relazioni!

127 Martellozzo Forin, Note d'archivio, p. 248-249.

128 Martellozzo Forin, Acta, n. 2359: dove si dichiara che il Tolna era già laureato in arti. In realtà conquistò tale dottorato sei mesi dopo, il 22 maggio 1500, ottenendolo ancora una volta da un purtroppo sconosciuto conte palatino (Martellozzo Forin, Acta, n. 2396: si tratta di un appunto, ove manca il nome del concedente). Per lo Iuncker, l'Abraham e il Tolna, Martellozzo Forin, Note d'archivio, p. 248-249, 254-255, 251, 253-255, 257, 259-60; per il Tolna e l'Abraham anche Veress, Matricula, p. 20. Non mi soffermo su altri tre dottorati concessi a ungheresi, due da un Capodilista e l'altro da un Porcellini (Martellozzo Forin, Acta, n. 977, 1505, 1324).

129 ASP, Notarile, 232, f. 105v. Matteo Rwedel si sarebbe laureato in diritto canonico il giorno successivo alla procura, anche se nel conferirgli l'incarico il mandante, che in quell'anno insegnava dalla cattedra ordinaria di diritto canonico, lo indica già con un gratificante decretorum doctor; Bartolomeo Capodilista sarebbe stato suo promotore (Martellozzo Forin, Acta, n. 96; Veress, Matricula et acta Hungarorum, p. 15).

130 "Tibi auctoritate Romana cesarea presentium concedimus per tenorem et indulgemus, volentes et hoc nostro imperiali statuentes edicto quod doctores, magistri et milites huiusmodi sic per te, ut premittitur, creandi et instituendi universis et singulis gratiis, iuribus, privilegiis, libertatibus, honoribus et preminentiis tam in iudicio quam extra ac ubicumque locorum uti, frui et potiri seu gaudere possint et debeant quibus doctores et magistri in facultatibus illis et Studiis generalibus et privilegiatis promoti nostrique et imperii sacri milites quocumque pretextu militie ipsorum utuntur, fruuntur, gaudent et potiuntur quomodolibet, consuetudine vel de iure impedimento cessante quorumcumque" (Dalla particula del privilegio Trapolin riportata nel documento di laurea di Lorenzo Beraldi: ASP, Notarile, 3340, f. 316).

131 "Vobis domino Francisco plenam concedimus facultatem et auctoritatem ut de cetero possit in iure civili legere, repetere, docere et disputare, glosare, praticare, interpretare, questiones terminare, in scolis legere omnibusque in singulis gaudere et uti privilegiis, prerogativis, exemptionibus, immunitatibus, libertatibus, concessionibus, honoribus et favoribus ac indultis et aliis quibuscumque et quocumque nomine censeantur, quibus ceteri similes iuris doctores ex quibusvis privilegiis et indultis gaudent et utuntur ac gaudere possunt et poterunt in futurum iuxta continentiam. vim, formam ac tenorem prefati privilegii nostri imperialis" (dal privilegio di laurea concessa dal conte palatino Giovanni Santacroce a Francesco Zerzoni da Fano: ASP, Notarile, 604, f, 432).

132 Ad esempio: "Qui per plures annos in sacris legibus civilibus et canonicis operam dederat in famosis Studiis Paduano et Senensi" (Martellozzo Forin, Acta, n. 279).

133 Appendice, doc. 3. Questo spiegherebbe come alcuni studenti - pochissimi, in realtà - abbiano ricevuto le insegne nella stessa disciplina e dal conte palatino e dal Sacro Collegio (ad esempio, Giovannibattista Patussi).

134 ASP, Notarile, 3135, f. 30. Nella stessa casa abitava nell'aprile del 1485 - naturalmente, trattandosi dello stesso anno di locazione - , quando "Giovanni Crisostomo dei Cavalcabò da Cremona", dopo esser stato testimone ad una riappacificazione insieme con lo studente di diritto bolognese Giacomo Campeggi di Ludovico, nominò suo procuratore il cittadino bolognese e colà residente Nicolò Alvise di Ludovico Campeggi, evidentemente un fratello del suo compagno di studi Giacomo. L'incarico era preciso: l'inviato avrebbe dovuto incassare denaro dovuto al Cavalcabò da cittadini bolognesi e in particolare da Vincenzo Malchiavello. Fu testimone lo scolaro artista veronese Domenico Bonifacio, residente a Padova in contrada Rudena, che dichiarò di conoscere il mandante e "fecit fidem de persona" (ASP, Notarile, 2771, f. 309, 309v e 354). Giacomo Campeggi era figlio del fratello maggiore del giurista e docente Giovanni (Juliana Hill Cotton, Campeggi, Benedetto, in Dizionario biografico degli Italiani, 17, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1974, p. 438); nessuna notizia su Nicolò Alvise. Per il Campeggi rinvio al profilo bio-bibliografico tracciato da Aldo Mazzacane, Campeggi, Giovanni Zaccaria, in Dizionario biografico degli Italiani, 17, p. 449-453 e da Belloni, Professori giuristi, p. 232-236. La parentela tra il Campeggi e il Cavalcabò è ben documentata: Giovanni era figlio della seconda moglie di Bartolomeo Campeggi, la ricca cremonese Paola Cavalcabò (Gian Paolo Brizzi, Campeggi, Girolamo, in Dizionario biografico degli Italiani, 17, p. 453-454).

135 Martellozzo Forin, Acta, n. 2300.

 

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