1 Teschio di bue che campeggiava sull'insegna dell'albergo del Bo, edificio in cui per tradizione 'nacque' l'Università di Padova.

2 è la sala dedicata agli studenti, dove per tradizione essi possono sedere senza dover 'consumare' alcunché.

3 Fino agli anni '50 del nostro secolo le fazioni studentesche degli Ordini goliardici eleggevano tribuno il candidato che, alla lezione inaugurale del corso, riusciva - nella ressa generale - a restare sul tavolo di anatomia fino all'entrata del professore in aula.

4 Era tradizione che il professore anziano 'espellesse' il laureato dal cancello del cortile antico con un'amichevole 'pedata'.

5 Folklorica è considerata oggi la tradizione degli scherzi fatti alla città dai Goliardi. Ultimo in ordine di tempo - novembre 1998 - è quello della 'lapide di Galilei': nel cortile antico del Bo', accanto agli stemmi degli studenti delle nazioni straniere, è stata appesa una lapide - confezionata con polistirolo e gesso - il cui testo recitava: "Hic Galileo Galilei et Porthos in nomine Bacci et Tabaccique [sic] magna cum laetitia animam et ventrem sboccaverunt. In anno domini MDCVI", e solo a causa di un piccione che vi si è posato sopra facendola oscillare, si è potuto scoprire un falso del quale né i turisti, né i professori, né gli studenti si erano resi conto. Cfr. Un falso storico albo, "Il Gazzettino", edizione di Padova, 20 novembre 1998. Il testo della lapide sopra riportato è tratto dall'articolo del quotidiano: è pertanto auspicabile che l'errore sia dovuto al cronista (o, perlomeno, che i Goliardi autori dello scherzo non fossero iscritti alla facoltà di lettere).

6 All'atto dell'iscrizione gli studenti pagavano all'erario la tassa d'immatricolazione, oltre a questa venivano pagate le "retribuzioni" ai corsi cui si iscrivevano, dette appunto "propine".

7 Sull'argomento è di prossima pubblicazione Alessandra Magro, Studenti e università a Padova nei primi decenni dopo l'Unità, relazione presentata al convegno di studi Studenti, università, città nella storia padovana, cui ci si permette di rinviare.

8 Archivio storico dell'università di Padova (ASUP), Facoltà di giurisprudenza, b. 168, Processo verbale della seduta del collegio dei Professori della Facoltà Giuridico Politica presso la R. Università di Padova, tenuta il giorno 15 agosto 1867.

9 Sull'università tedesca tra Otto e Novecento cfr. Fulvio Tessitore, L'università di Humboldt e l'unità del sapere, in Università e professioni giuridiche nell'età liberale, a cura di Aldo Mazzacane e Cristina Vano, Napoli, Jovene Editore, 1994, p. 13-29, Rüdiger vom Bruch, Il modello tedesco: università e bildungsbürgertum, in L'università tra Otto e Novecento: i modelli europei e il caso italiano, a cura di Ilaria Porciani, Napoli, Jovene Editore, 1994, p. 35-59; sui modelli universitari europei tra Otto e Novecento cfr. Pierangelo Schiera, Modelli di università nell'Ottocento europeo: problemi di scienza e di potere, in L'università tra Otto e Novecento, p. 3-34. Sull'influsso culturale tedesco in Italia cfr. Rosario Romeo, La Destra e la vita intellettuale italiana dall'unità alla prima guerra mondiale, in Idem, Momenti e problemi di storia contemporanea, Assisi-Roma, Collezione il tempo e gli uomini, Bibliografia Nazionale Italiana, 1971, p. 135-148; Otto Weiss, "La scienza tedesca" e l'Italia dell'Ottocento, "Annali dell'Istituto storico italo-germanico di Trento", 9 (1983); Umberto Corsini, Il problema tedesco nell'immagine italiana tra il 1848 e il 1870, in Immagini a confronto: Italia e Germania, a cura di Angelo Ara-R. Rilli, "Annali dell'Istituto storico italo-germanico di Trento", 17 (1991), p. 129-167. Per questa problematiche, da ultimo cfr. Antonio La Penna, Modello tedesco e modello francese nel dibattito sull'università italiana, in Simonetta Soldani-Gabriele Turi, Fare gli italiani. Scuola e cultura nell'Italia contemporanea, I, La nascita dello Stato nazionale, Bologna, il Mulino, 1993, p. 171-212.

10 Il riferimento all'università medioevale è continuo nelle discussioni sull'istruzione superiore dell'epoca: cfr. Ruggero Bonghi, L'Università italiana. Studi, Firenze, Tipografia Cavour, 1866, p. 14-16; Ferdinando Coletti, Dell'Università e de' suoi studi. Orazione inaugurale de' corsi accademici dell'anno 1879-80 letta nell'Aula Magna dell'Università il 19 novembre 1879, Annuario 1879-1880, Padova, Tipografia del Seminario, 1880, p. X-XI; Giulio Alessio, I consorzii universitarii e lo Studio di Padova, Padova, Drucker e Senigaglia-Verona, Drucker e Tedeschi, 1887, p. 33-39. Per ciò che concerne il mito dell'università medioevale e la sua sopravvivenza, cfr. Antonio La Penna, Università e istruzione pubblica, in Storia d'Italia, I, documenti, Torino, Einaudi, 1973, p. 1749-1779. Stimolanti considerazioni in Josè Enrique Ruiz Domenec, Dubbi sull'università medievale, in Università in Europa. Le istituzioni universitarie dal Medio Evo ai nostri giorni strutture, organizzazione, funzionamento. Atti del Convegno internazionale di studi (Milazzo, 28 settembre-2 ottobre 1993), a cura di Andrea Romano, Messina, Rubettino, 1995, p. 51-59 (il volume, con interventi di largo respiro internazionale, delinea un quadro generale di notevole interesse).

11 L'Università era composta da un Corpo insegnante diviso in 'Studi' con i rispettivi direttori e professori, ed un Corpo accademico distinto in facoltà guidate da un decano alle quali appartenevano anche i dottori immatricolati. Le facoltà previste erano quattro: principale quella teologica, cui facevano seguito la giuridica, la medica e la filosofica; nel 1846 vi si aggiunse anche quella matematica.

12 Nominato annualmente e scelto dal senato accademico in una terna di candidati membri delle facoltà, professori o dottori aggregati.

13 I concorsi, indetti contemporaneamente per le Università di Padova, Praga e Vienna, comprendevano una prova scritta ed una orale i cui risultati venivano vagliati dal governo, dall'aulica commissione degli studi viennese e quindi dall'imperatore stesso; il direttore di facoltà inviava anche delle tabelle sulle convinzioni politiche e religiose e sulla condotta morale dei candidati. Cfr. ASUP, Raccolta di decreti, nota dell'imperiale aulica commissione degli studi, in data 21 novembre 1815.

14 Gli stipendi variavano tra gli ottocento e i duemila fiorini annui e non subirono grosse variazioni nei cinquant'anni della seconda e terza dominazione. In proposito cfr. Ugo Tucci, Stipendi e pensioni dei pubblici impiegati nel regno lombardo-veneto dal 1824 al 1866, "Archivio economico dell'unificazione italiana", s. I, 10 (1960), 4, p. 1-66.

15 A seguito dei moti del 1848 vi era stata una temporanea soppressione di tutti gli insegnamenti privati dello studio filosofico e di parte di quello politico-legale, che vennero ripristinati nel 1858 con ordinanza 23 ottobre 1857.

16 Spesso si trattava di traduzioni di libri in tedesco; solo nel 1845, d'altronde, si abolisce la frequenza obbligatoria dei corsi di lingua tedesca. Per ciò che concerne la censura durante la seconda dominazione austriaca cfr. Giampietro Berti, Censura e circolazione delle idee nel Veneto della restaurazione, Venezia, Deputazione editrice, 1989.

17 Le tasse erano pagate nella misura di L. 12 per appartenenti all'alta nobiltà, L. 9 per figli di altre persone nobili, L. 6 per figli di impiegati superiori e cittadini facoltosi, L. 3 per tutti gli altri studenti; si prevedeva inoltre l'esenzione per studenti che godessero di "un posto gratuito in un I.R. Collegio, od in un Seminario vescovile, oppure qualunque altro stipendio", e per quelli che potessero "comprovare con un certificato legale la loro povertà", Regolamento generale per l'imperiale regia università di Padova, titolo VI, art. 75, Bollettino delle leggi, Venezia 1825. All'atto dell'iscrizione gli studenti pagavano all'erario la tassa d'immatricolazione, oltre a questa venivano pagate le 'retribuzioni' ai corsi cui si iscrivevano, dette appunto 'propine', il cui ricavato veniva poi diviso tra i docenti in ragione del numero degli iscritti ai loro corsi.

18 Giuseppe Solitro, Maestri e scolari dell'Università di Padova nell'ultima dominazione austriaca (1813-1866), "Archivio veneto-tridentino", I (1922), p. 109-193, ora in Idem, Fatti e figure del Risorgimento, Cittadella, Rebellato, 1978, p. 417-508, la citazione è a p. 450.

19 Ivi, p. 451.

20 Ivi, p. 461.

21 Ernst Gnad, Nell'Italia soggetta all'Austria 1856-1867. Vicende dei miei anni d'insegnamento, Padova 1983, p. 213.

22 L'insegnamento della statistica - in senso moderno ed autonomo - è introdotto a Padova e Pavia tra il 1850 ed il 1855. Sull'autonomia delle scienze statistiche ed economiche ed in particolare sulla cattedra di economia politica di Padova cfr. Le cattedre di economia politica in Italia. La diffusione di una disciplina "sospetta" (1750-1900), a cura di massimo Augello-Marco Bianchini-Gabriella Gioli-Piero Roggi, Milano, Franco Angeli, 1990.

23 Cfr. Berti, Censura e circolazione delle idee, p. 402-403. Il Solitro sostiene che "le materie storiche, ad esempio, e le filosofiche e le economiche [...], erano di proposito mantenute chiuse in angusti confini così da isterilire anziché fecondare le menti", Solitro, Maestri e scolari, p. 450. L'università - si è già detto - doveva formare per il governo austriaco sudditi fedeli e burocrati destinati all'apparato statale, non a caso era prevista la licenza, ovvero una specie di diploma universitario intermedio, modellato sul baccellierato napoleonico, utile per l'avvio alle professioni.

24 La legge Casati (1859) di fatto si basava sulle ricche discussioni avutesi in precedenza per il progetto Cibrario (1854) e per la legge Lanza (1855); sui progetti Cibrario e Lanza cfr. Simonetta Polenghi, La politica universitaria italiana nell'età della Destra storica. 1848-1876, Brescia, La Scuola, 1993, p. 25-31.

25 Per una bibliografia cfr. "I problemi della pedagogia", 1959, numero speciale dedicato alla legge Casati; Ernesto Bosna, L'istruzione superiore nella legge Casati e nei decreti dei governi provvisori, in Cento anni di università, a cura di Francesco De Vivo-Giovanni Genovesi, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1968. Su Gabrio Casati cfr. Achille Mauri, Conte Gabrio Casati, in Scritti biografici di Achille Mauri, Firenze, 1878; Bruto Amante, Nel cinquantenario della Magna Carta del nostro ordinamento scolastico. Il Conte Gabrio Casati, in "Nuova antologia", CXLIV (1909), p. 468-474; Luigi Ambrosoli, Gabrio Casati, voce DBI, XXI, Roma, 1978; Roberto Berardi, Scuola e politica nel Risorgimento: dalle riforme albertine alla legge Casati (1840-1859), Torino, Paravia, 1982; L'istruzione normale dalla legge Casati all'età giolittiana, a cura di Carmela Crovato-Anna Maria Sorge, Roma, Ministero per i beni archivistici, 1994.

26 Istituito nel 1859 dalla legge Casati, abolito dal Berti nel 1876 e successivamente riordinato da Luigi Baccelli nel 1881, il Consiglio superiore della pubblica istruzione è al centro di continue e diffuse polemiche che ne lamentano l'eccessivo potere. Cfr. Giuseppe Ferrari, Costituzione e funzioni del Consiglio superiore della pubblica istruzione, Milano, 1950; Gabriella Ciampi, Il governo della scuola nello stato postunitario. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione dalle origini all'ultimo governo Depretis 1847-1887, Milano, Edizioni di Comunità, 1983; Il Consiglio superiore della pubblica istruzione 1874-1928, a cura di Gabriella Ciampi-Claudio Santangeli, Roma, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1994.

27 Una buona bibliografia ed un interessante ricostruzione della posizione dei docenti universitari in Ariella Verrocchio, I docenti universitari tra Ottocento e Novecento, "Italia contemporanea", 206, marzo 1997, p. 65-86.

28 Atti del Parlamento Italiano (API), Discussioni e documenti, XI legislatura, Camera, tornata del 2 marzo 1872, p. 1103.

29 API, Discussioni e documenti, XI legislatura, Senato, tornata del primo maggio 1872, p. 479.

30 Domenico Zanichelli, La questione universitaria in Italia, Bologna, Ditta Nicola Zanichelli, 1890, p. 4-5. La cosa, comunque, non accenna a migliorare, se, dopo un sessantennio dall'Unità d'Italia, il Pasquali si ritroverà a benedire sarcasticamente la prima guerra mondiale, se questa aveva indirettamente cagionato il rincaro della carta e del piombo tipografico, cfr. Giorgio Pasquali, Esperienze di un commissario di concorsi per le scuole medie (1923), in Idem, Pegine stravaganti, I, Firenze, Sansoni, 1968, p. 171-185, la citazione è a p. 176.

31 Legge 13 novembre 1859, n. 3725, art. 187.

32 Il Fantuzzi fu prima esiliato a Conegliano per sospetti politici e, dopo aver partecipato al governo provvisorio di Venezia nel 1848 come segretario generale, fu costretto a fuggire nel Regno di Sardegna; Silvestri venne destituito dalla cattedra di diritto amministrativo nel 1864 per motivi politici: Archivio Centrale dello Stato, Roma (ACS), Ministero della Pubblica Istruzione (MPI), Divisione personale 1860-1880 (D), Jacopo Silvestri, b. 1085, Stato di servizio; ASUP, Stato di servizio del personale universitario 1867-1885, f. 18; f. 55.

33 Si deve in ogni caso tenere conto che gli stipendi dei maestri erano pagati dai comuni, e pertanto la loro scarsa entità può considerarsi più una questione di amministrazione che di ruoli, cfr. in tal senso Alfio Centin, La santa missione. Le carriere degli insegnanti fra Dio, Patria e Famiglia nella società trevigiana dal 1866 al 1889, "Venetica", 9 (1992), N.S. n. 1, p. 213-271; più in generale Simonetta Soldani, Nascita della maestra elementare, in Fare gli italiani, a cura di Soldani-Turi, p. 67-129.

34 Non è un caso che il primo docente patavino che abbinò con successo insegnamento e libera professione fu, solo dagli anni '80, Giulio Alessio; questi, peraltro, mantenne in parallelo - com'è noto - una lunga e fervida attività politica.

35 Molti furono i docenti della facoltà giuridica patavina che furono non solo eletti al Parlamento, ma anche responsabili di i importanti ministeri; basti citare Giampaolo Tolomei (ministro di Grazia e giustizia e di Agricoltura e commercio), Angelo Messedaglia (deputato e senatore, attivo in tema di bilancio dello Stato come di istruzione pubblica o di riordino delle imposte) ed Emilio Morpurgo (segretario generale del Ministero di agricoltura, industria e commercio, membro della Giunta centrale di statistica nonché relatore per il Veneto dell'inchiesta agraria Jacini).

36 ACS, MPI, D, Emilio Morpurgo, b. 538, Nota inviata da Angelo Messedaglia al rettore dell'università di Padova in data 20 marzo 1879. Morpurgo non alimentò le paure del Cossa, tanto che, nelle numerose commemorazioni dedicategli alla morte, se traspare un generale positivo ed affettuoso giudizio sull'uomo e sul docente, sembra diffusa l'opinione che non avesse la tempra del grande statista, cfr. in proposito: Nel XX anniversario della morte di Emilio Morpurgo, Milano, Coop. Tip. Operai, 1910, ed in particolare i pesanti giudizi espressi da Fedele Lampertico, il quale arriva ad una pesante ed esplicita denuncia di trasformismo sottolineando come "non si staccò dal suo antico partito, che era divenuto di opposizione [...] ma intollerante d'un partito chiuso, si trovò disposto a favorire un governo, che avesse concorso più largo di forze parlamentari", Fedele Lampertico, Commemorazione di Emilio Morpurgo letta il 12 febbraio 1886 al R. istituto veneto di scienze, lettere ed arti, ivi, p. 113-135 (in particolare p. 119), la citazione è a p. 119; Alessandra Magro, La parificazione dell'Università di Padova dopo l'Unità e la sua Facoltà di Giurisprudenza (1866-1880), tesi di laurea dell'Università di Padova, Facoltà di lettere e filosofia, a.a. 1996-97, rel. Angelo Ventura, p. 124-131. Per la figura di Morpurgo e la bibliografia delle sue opere comunque cfr. Valentina Chiesura Corona, Problemi amministrativi, agricoltura e scuola di Emilio Morpurgo. Contributo alla biografia politica, tesi di laurea dell'Università di Padova, facoltà di lettere e filosofia, a. a. 1993-94, rel. Angelo Ventura.

37 Cfr. Antonio Santoni Rugiu, Chiarissimi e Magnifici. Il professore nell'università italiana (dal 1700 al 2000), Firenze, La nuova Italia, 1991, p. 58-61; Umberto Massimo Miozzi, Lo sviluppo storico dell'università italiana, Firenze, Le Monnier, 1993, p. 13-14.

38 Nella prassi però questo esame non era in uso, cfr. Tina Tomasi-Luciana Bellatalla, L'Università italiana nell'Italia liberale (1861-1923), Napoli, Liguori, 1988, p. 150-151.

39 ASUP, Verbali del Senato accademico, seduta del 5 novembre 1869. Pare, comunque, che il suo compiacimento sia destinato a non durare a lungo visto che, sette anni dopo, in Senato accademico si caldeggia ancora una sanatoria per le "fitte iscrizioni di uditori", ASUP, Verbali del Senato accademico, seduta del 13 novembre 1876.

40 Ad ogni modo, quando nel 1871 Adolfo Sacerdoti superò a Padova l'esame per ottenere la libera docenza in diritto commerciale (che insegnerà prima a Modena quindi a Padova), prima di concedergliela la facoltà chiede informazioni all'ufficio di pubblica sicurezza (permanenze austriache?) che ne certifica la specchiata moralità, a.c.s., mpi, D, Adolfo Sacerdoti, busta 979, Comunicazione dell'ufficio di Pubblica Sicurezza di Padova alla direzione della Facoltà Legale della Regia Università di Padova, in data 9 maggio 1871.

41 Legge 13 novembre 1859, capo VI, art. 106.

42 Sull'istituzione prefettizia e sul controllo da essa capillarmente esercitato, cfr. Renato Malinverno, Prefetto, in Novissimo Digesto Italiano (NDI), XIII, Torino, UTET, 1966, p. 591-614; Maria Cristina Mascambruno, Il Prefetto, I, Dalle origini all'avvento delle regioni, Milano, Giuffrè, 1988.Per un inquadramento storiografico dell'azione prefettizia nei primi anni dell'unità, cfr. Ernesto Ragionieri, La storia politica e sociale, in Storia d'Italia, IV, Dall'Unità a oggi, vol. 3, Torino, Einaudi, 1975, p. 1685-1691. Per un'equilibrata visione d'insieme del problema cfr. Claudio Pavone, Amministrazione centrale e amministrazione periferica da Rattazzi a Ricasoli (1859-1866), Milano, Giuffrè, 1964.

43 Emblematico il caso, avvenuto nel 1869 e riportato dalla Polenghi, di tre studenti padovani, due dei quali furono condannati solo a qualche giorno di carcere per atti di delinquenza comune, mentre il terzo fu addirittura escluso dagli esami per un anno avendo partecipato ad una manifestazione antigovernativa, cfr. Polenghi, La politica universitaria, p. 183-185.

44 Il problema delle associazioni studentesche sembra essere piuttosto sentito nei primi decenni postunitari, al punto di meritare, nel 1871, un'interrogazione al ministro della pubblica istruzione da parte di Ruggero Bonghi a proposito di un "congresso" di studenti indetto a Firenze. Sebbene la legge proibisse ancora a lungo l'esistenza di associazioni studentesche, queste continuano a fiorire e ad essere attive fin dagli anni a ridosso dell'Unità; per Padova cfr. Magro, Studenti e università a Padova.

45 Nel solo primo venticinquennio dall'Unità vengono presentati nove progetti di riforma degli studi superiori (sono nell'ordine: 1862 Matteucci, 1866 Berti, 1868 Broglio, 1870 Sella, 1871-72 Correnti, 1871-72 Scialoja, 1875 Bonghi, 1881 Baccelli, 1886 Coppino), e ancora di più fino alla riforma Gentile del 1923; non si contano inoltre i decreti ed i regolamenti usati per sanare momentaneamente situazioni di emergenza. Per un'analisi sulla legislazione e la sua applicazione tramite decreti e regolamenti cfr. N. Spano, La legislazione universitaria italiana dal 1859 al 1947, Roma 1947; M. Di Domizio, L'università. Storia e problemi, Milano 1952. Sulla riforma Gentile cfr. Miozzi, Lo sviluppo storico, p. 63-82; Gian Paolo Brizzi-Angelo Varni, L'università in Italia fra età moderna e contemporanea. Aspetti e momenti, Bologna, CLUEB, 1991, p. 38-40; Tomasi-Bellatalla, L'università italiana, p. 116-128.

46 Cfr. in proposito Il Politecnico di Milano. Una scuola nella formazione della società industriale 1863-1914, Milano, 1981; Carlo G. Lacaita, Ingegneri e scuole politecniche nell'Italia liberale, in Fare gli italiani, I, a cura di Soldani-Turi. Per quanto concerne il Veneto cfr. Michela Minesso, Tecnici e modernizzazione nel Veneto. La Scuola dell'Università di Padova e la professione dell'Ingegnere (1806-1915), Trieste, 1992.

47 Sui problemi della riforma universitaria ed il dibattito collegato cfr. Piero Scoppola, Aspetti del dibattito sulla politica scolastica, in Idem, Coscienza religiosa e democrazia nell'Italia contemporanea, Bologna, 1966; Tomasi-Bellatalla, L'università italiana; Brizzi-Varni, L'università in Italia; tra le voci contemporanee al dibattito: C. Negri, La grandezza italiana. Studi, confronti e desiderii, Torino, 1864; Bonghi, L'università italiana; Zanichelli, La questione universitaria; Carlo Cantoni, Scritti vari 1840-1906, Pavia, Bizzoni, 1908 (che raccoglie numerosi interventi). Voce affatto particolare - anche per la causticità delle argomentazioni è quella del resoconto di Antonio Selmi, Il governo della Pubblica Istruzione in Italia dall'anno 1860 al 1876. Cronistoria e aneddoti, Firenze, 1887.

48 Di fronte alla richiesta di giurare fedeltà, i docenti di nuova nomina accettarono subito, alcuni si dimisero, ben quattordici rifiutarono; questi, di fatto, continuarono ad insegnare nei palazzi vaticani, senza però la facoltà di rilasciare titoli legali. Nella tornata del 2 marzo 1872, discutendo il progetto di legge sulla parificazione, Ruggero Bonghi lamenta a gran voce l'ingiustizia di questo provvedimento: "noi siamo venuti qui a Roma ed abbiamo, a quei professori dell'Università romana, data licenza, che dico anzi, chiesto di continuare i loro insegnamenti nell'Università. Ciò hanno fatto durante un anno. Noi non abbiamo avuto nulla a ridire intorno al modo con cui questi insegnamenti sono stati fatti; ed ecco che l'anno dopo, con impeto nuovo e davvero crudele, obbedendo a un principio che non avevamo creduto sinora necessario di applicare all'Università di Padova, ed abbiamo aspettato quattro anni ad applicarlo a quella di Bologna, noi abbiamo chiesto a questi professori di giurare fedeltà al Governo italiano. Nelle nostre leggi non è imposto quest'obbligo ai professori", API, Discussioni e documenti, XI legislatura, Camera tornata del 2 marzo 1872. Del resto, già il 2 ottobre 1871 il quotidiano romano "La concordia" aveva scritto in proposito: "è incominciata la distribuzione delle lettere d'invito al giuramento pei professori della università romana. Se non c'inganniamo, la formola adottata per l'università romana è rigorosa ed esplicita più che la formola adoperata per le altre università del Regno".

49 La cifra spesa fu seconda solo a quella per l'Università di Napoli, cfr. Polenghi, La politica universitaria, p. 382-397.

50 Per un'idea sull'università romana cfr. ASC, MPI, Monografie delle università e degli istituti superiori, Roma, 1919; E. Calvi, L'università di Roma nella storia del Risorgimento, Roma, 1919; Spano, La legislazione universitaria.

51 Lo stesso Bonghi, difendendo il sistema universitario patavino, affermava che "l'università germanica non è nata in Germania; l'università germanica è nata in Italia, e dall'Italia è passata in Germania ed in Francia" facendo riferimento, naturalmente, alle istituzioni universitarie medioevali. Cfr. API, Discussioni e documenti, XI legislatura, Camera tornata del 2 marzo 1872.

52 Si è già sottolineato come questa doppia valenza di studio sia tra le necessità più sentite dei fautori della riforma generale dell'università.

53 Ancora nel 1869, ben prima quindi della legge di parificazione, il Collegio dei professori affermava infatti: "la laurea dottorale che nel sistema della legislazione austriaca non era necessaria se non per l'avvocatura e il notariato, per l'insieme delle leggi italiane è divenuta quasi una necessità per tutti i legali", ASUP, Processo verbale della seduta del Collegio dei Professori della Facoltà Giuridico Politica presso la R. Università di Padova. 16 maggio 1869, b. 168.

54 API, Discussioni e documenti,. XI legislatura, tornata del primo marzo 1872, p. 1002.

55 Il 19 gennaio 1871 la "Gazzetta di Venezia" afferma, a proposito del Progetto di legge, che "esso è cattivo per due motivi: primo, perché a Padova distrugge un ordinamento migliore di quello delle altre università; l'altro, perché a Roma propaga i vizi di queste".

56 Sulla Destra storica padovana e le "consorterie" cfr.: Silvio Lanaro, Dopo il '66. Una regione in patria, in Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità a oggi. Il Veneto, a cura di Silvio Lanaro, Torino, Einaudi, 1984, p. 409-446; Angelo Ventura, Padova, Roma-Bari, Laterza, 1989, p. 67-111.

57 Nel maggio 1871, il ministro Correnti, infatti, presentando il progetto di legge - congiuntamente a quello per la soppressione delle facoltà teologiche e ad uno per gli stipendi dei maestri elementari - avvertiva che ne occorreva l'approvazione "per il nuovo anno scolastico" perché non si sarebbe potuto iniziarlo "con due università costituite sur un tipo affatto differente da quello che informa le università in tutto il Regno d'Italia", API, Documenti e discussioni, XI legislatura, Camera, tornata del 13 maggio 1871, p. 1359.

58 Cfr. Polenghi, La politica universitaria, p. 393-395.

59 Erano membri della commissione: Sulys, Pianciani e Ruspoli della sinistra; Pericoli del centrosinistra; Morpurgo del centro-destra e Lioy della destra. Per i parlamentari citati nel testo si rimanda a Mario Missori, Governi, alte cariche dello Stato e prefetti del Regno d'Italia, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, Pubblicazioni degli archivi di stato, 19893; interessante è la voce coeva di Telesforo Sarti, Il Parlamento subalpino e nazionale. Profili e cenni biografici di tutti i deputati e senatori eletti dal 1848 al 1890, Terni, Tipografia editrice dell'industria, 1890.

60 Già in questa sede il relatore si fa scrupolo di introdurre quelli che saranno i temi ricorrenti del dibattito parlamentare, esprimendo la preoccupazione che questa parificazione possa ritardare una più generale riforma degli studi da tanto attesa e sottolineando l'importanza del libero docente come stimolo al lavoro di quello ufficiale nonché il diritto dello studente di scegliere i corsi da seguire una volta soddisfatto un minimum di materie di base.

61 Su Paolo Lioy, scienziato e naturalista vicentino della Destra, cfr. Silvio Lanaro, Società e ideologie, p. 161-199; si vedano anche gli ironici e documentati "bozzetti" ripubblicati in Emilio Franzina, La transizione dolce. Storie del Veneto tra '800 e '900, Verona, Cierre, 1990, p. LX-LXV, 155-156. I ricordi universitari del Lioy sono raccolti in Paolo Lioy, Rimembranze giovanili (Vicenza e Padova 1856-58), Vicenza, Fabris,1904.

62 API, Discussioni e documenti, Camera, XI legislatura, tornata del primo marzo 1872.

63 Ivi, p. 1003.

64 Ivi, p. 1004.

65 API, Discussioni e documenti, Camera, XI legislatura, tornata del 2 marzo 1872, p. 1097.

66 Ivi, p. 1102.

67 Secondo i suoi calcoli vi sarebbe un aumento del costo di tre o quattrocentomila lire, Ibidem.

68 Cesare Correnti era partito da posizioni di sinistra nel Parlamento subalpino; passato con Cavour al centro durante la guerra di Crimea, si spostò poi a destra all'epoca della tassa sul macinato, staccandosi infine anche da questa e contribuendo alla presa di governo da parte della sinistra. Il suo operato all'istruzione pubblica fu aspramente criticato: venne accusato di immobilismo e inconcludenza. Su di lui cfr.: D. Visconti, L'opera di Cesare Correnti come ministro, "Nuova Rivista Storica", 1954, I, p. 595-598; Luigi Ambrosoli, Cesare Correnti, in DBI, XXIX, Roma, 1983, p. 476-480.

9>69 Sul ministero Lanza-Sella cfr. Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna, V, La costruzione dello stato unitario 1860-1871, Milano, Feltrinelli, 1989, p. 351-381 (in particolare p. 353-354); sulle "economie fino all'osso" cfr. Gianni Marongiu, Alle radici dell'ordinamento tributario italiano, Padova, CEDAM, 1988, p. 435-501 (in particolare p. 444-450), ora, in forma più cursoria, in Idem, Storia del fisco in Italia, I, La politica fiscale della Destra Storica (1861-1876), Torino, Einaudi 1995, p. 265-288. Guido Quazza, L'utopia di Quintino Sella: la politica della scienza, Comitato di Torino dell'istituto per la storia del Risorgiento italiano, Torino, L'artistica Savigliano, 1992.

9>70 Ancora nel 1890 Domenico Zanichelli sottolinea: "Il numero grande degli istituti d'istruzione superiore presso noi, impedisce la formazione di Università libere, che sarebbero cattoliche, è, per così dire, una valvola di sicurezza di un valore eccezionale per le condizioni speciali in che si trova il nostro paese". Zanichelli, La questione universitaria, p. 21.

9>71 Il progetto di legge del 17 dicembre 1871 divenne legge il 26 gennaio 1873.

9>72 Sulla "Perseveranza", giornale di cui era uno dei fondatori, aveva difeso l'ordinamento lombardo contro quello piemontese; cfr. Cesare Correnti, Finis Longobardie, "La Perseveranza", 12 gennaio 1860.

9>73 API, Discussioni e documenti, XI legislatura, Camera tornata del 15 maggio 1872.

9>74 Così commenta, il 5 marzo 1872, il suo intervento-fiume la "Gazzetta di Venezia": "Ieri alla Camera tutta la seduta è stata spesa dall'onorevole Bonghi. Ed egli, con quel meraviglioso ingegno che possiede, ha detto cose stupende rispetto all'ordinamento degli studii superiori, ma ne ha detto troppe e troppo a lungo, e dopo aver quasi persuaso la Camera, l'ha stroncata".

9>75 Non mancano, infatti, gli interventi affinché si parifichi solo l'Università di Roma; da sinistra, ad esempio, l'onorevole Guerzoni avverte: "Se voi toccaste l'università di Padova in questo momento, anche solo riguardo agli stipendi, fareste un atto d'ingiustizia anziché di giustizia. Potete invece provvedere, se vi piace, agi stipendi dei professori ereditati dal vecchio regime dell'università di Roma", API, Discussioni e documenti, XI legislatura, Camera tornata del 5 marzo 1872, p. 1123.

9>76 Cfr. Candeloro, Storia dell'Italia moderna, p. 408-410.

77 "Gazzetta di Venezia", 7 marzo 1872.

78 "Gazzetta di Venezia", 4 maggio 1872.

79 Così Messedaglia definisce la facoltà secondo il modello tedesco in una sua relazione al Consiglio superiore della pubblica istruzione, cfr. ACS, MPI, Consiglio Superiore della pubblica istruzione (CS), Atti I serie 1849-1903 (A I), b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia sulla distribuzione degli insegnamenti nella facoltà di Giurisprudenza, pubblicata successivamente con il titolo: Sulla distribuzione degli insegnamenti nella facoltà di Giurisprudenza. Relazione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione dei consiglieri Messedaglia e Giorgini in adunanza 13 ottobre 1870, "Archivio Giuridico", 6 (1870), p. 209-230.

80 Professore di diritto ecclesiastico a Pavia dal 1842 al 1857, Giambattista Pertile copre a Padova lo stesso insegnamento fino al 1872, quando ottiene la cattedra di diritto internazionale. Su di lui cfr. Cenni sulla vita del professore Abate Giambattista Pertile, in AUP, Annuario, 1884-1885, p. 223-237; Giampaolo Tolomei, Commemorazione dell'Abate Giambattista Pertile, letta l'11 maggio 1884 nell'Aula Magna dell'Università di Padova, Padova 1884, p. 7-8; Angelo Gambasin, Il Frintaneum di Vienna e i Testimonia sui professori della Facoltà teologica dell'Università di Padova dal 1816 al 1873, "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 15 (1982), p. 61-104; Giorgio Zordan, Giambattista Pertile (1811-1884), in Storia dell'Altipiano dei Sette Comuni, II, Economia e cultura, Vicenza, Neri Pozza, 1996, p. 199-222. Della sua "relazione di conoscenze e di amicizia" con Giacomo Zanella riferisce Emilio Franzina, Il poeta e gli artigiani. Etica del lavoro e mutualismo nel Veneto di metà '800, Padova, Il Poligrafo, 1988, p. 89.

81 Cfr. Ventura, Padova, cap. III-V; Elisabetta Novello, Giampaolo Tolomei: giurista e politico nel Veneto austriaco e nel processo di unificazione legislativa del Regno d'Italia, Tesi di laurea dell'Università di Padova, facoltà di lettere e filosofia, a.a. 1989-90, rel. Prof. Angelo Ventura; Eadem, Una vexata quaestio: Giampaolo Tolomei e l'abolizione del pensionatico, "Archivio Veneto", s. V, 147 (1996), p. 5-59. Si ringrazia l'autrice per aver reso disponibile copia della tesi.

82 Primo traduttore in Italia del Savigny, Luigi Bellavite si distacca poi dagli storicisti tedeschi asserendo la necessità di un definitivo distacco dal diritto romano. Cfr. Vittorio Polacco, Luigi Bellavite, "Archivio giuridico", 35 (1885), fasc. 3-4; Giampaolo Tolomei, Commemorazione del professore Luigi Bellavite, letta nel giorno 8 dicembre 1885 nell'Aula Magna dell'Università di Padova, Padova 1886, p. 8-9; Paolo Felice Bellavite, Nel primo anniversario della morte del lacrimato padre Luigi Bellavite, 25 giugno 1886, Verona, G. Franchini, 1886; per la bibliografia degli scritti di Bellavite si rimanda a Antonio Pertile, Commemorazione del membro effettivo Luigi Bellavite, Istituto veneto di scienze lettere ed arti, Atti, 6 (1885-86), II, p. 247-265 (la bibliografia è alle pagine 262-265).

83 Di temperamento diametralmente opposto allo Schupfer, Antonio Pertile lega indissolubilmente il suo nome alla cattedra di storia del diritto italiano dell'Università di Padova, divenendo elemento portante del trapasso dal regime austriaco a quello italiano e contribuendo all'affermazione di quella cultura giuridica che assume in Italia una fisionomia autonoma grazie a lui ed allo Schupfer. Su di lui cfr. Nino Tamassia, Commemorazione del professore Antonio Pertile letta nell'Aula Magna dell'Università di Padova il 19 novembre 1895, Padova, Tipografia G.B. Randi, 1895, p. 17; Maria Ada Benedetto, Antonio Pertile, in NDI, XII, Torino, UTET, 1965, p. 1144.

84 Sostituzione che avviene probabilmente nel solo nome del corso, come sottolineato in un articolo della rivista "L'Avvenire"; infatti, "Il benemerito Prof. De Leva traeva argomento dalle vicende dell'Impero per trattare estrosamente e quasi esclusivamente la storia d'Italia", a dimostrare come, anche all'interno delle aule universitarie, già negli ultimi anni della dominazione austriaca le voci di opposizione si levassero con una certa libertà. La facoltà legale nell'Università di Padova, "L'Avvenire. Rivista universitaria, scientifica, letterarie e politica", 1 Giugno 1867, rubrica Cronaca universitaria. Pubblicata per il solo 1867, la rivista è diretta per la parte storico-giuridica da Adolfo Sacerdoti (professore privato nel 1871 di diritto commerciale alla facoltà legale di Padova) e per quella politica da Angelo Wolff (noto pubblicista padovano di idee liberali progressiste), cfr. Isabella Ledda-Giacomo Zanella, I periodici di Padova (1866-1926). Liberali, radicali, socialisti, Padova, Tipografia antoniana, 1973, p. 24-25.

85 Regolamento speciale per le facoltà di giurisprudenza a firma del ministro Natoli, in vigore con regio decreto n. 2525, 8 ottobre 1865.

86 Accorpamento criticato da "L'Avvenire" poiché la storia patria ruberebbe "un tempo prezioso al professore di storia", mentre alla Filosofia pratica "si sarebbe potuto in modo più praticamente opportuno surrogare col diritto naturale, cacciato, non si sa perché, fra le materie del secondo anno", "L'Avvenire", 1 giugno 1867.

87 Regio decreto 18 novembre 1869 N.5355.

88 Angelo Messedaglia viene nominato ordinario alla cattedra di economia politica di Padova nel 1858; trasferito nominalmente a Roma nel 1871, vi insegna in realtà solo tra il 1884 ed il 1901. Gran parte della sua produzione scientifica è raccolta in: Opere scelte di economia e altri scritti di Angelo Messedaglia, Verona, 1921, I-II. Figura di grande rilievo nel mondo economico e politico della seconda metà dell'Ottocento, lo si trova al centro di un vivace dibattito storiografico, suscitato dall'interpretazione datane da Anna Pellanda. Si vedano in stretto ordine: Anna Pellanda, Angelo Messedaglia, parlamentare e accademico nel contesto socio-politico italiano del secondo ottocento, in Atti del convegno i ceti dirigenti in età moderna e contemporanea (Cividale del Friuli, 10-12 settembre 1983), a cura di Aurelio Tagliaferri, Udine, Del Bianco, 1, p. 457-467; Roberto Romani, Il Messedaglia dimezzato, "Venetica", 2 (1984), Roberto Romani, L'anglofilia degli economisti lombardo-veneti, "Venetica", 4 (1985), p. 7-27; Anna Pellanda-Roberto Romani, Polemiche su Messedaglia dimezzato, "Venetica", 5 (1986), p. 130-137.

89 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia sulla distribuzione degli insegnamenti nella facoltà di Giurisprudenza, pubblicata successivamente come Sulla distribuzione degli insegnamenti nella facoltà di Giurisprudenza. Relazione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione dei consiglieri Messedaglia e Giorgini in adunanza 13 ottobre 1870, "Archivio Giuridico", 6 (1870), p. 209-230.

90 Già nel 1866 Antonio Pertile invia al ministero una proposta di piano di studi in cui critica la suddivisione tra il ramo giuridico e quello amministrativo: meglio premettere - sostiene il Pertile - gli studi preparatori comuni ed eventualmente inserire alla fine le materie specifiche delle due carriere, permettendo così agli amministrativi di seguire gli studi per soli quattro anni, e collocare nei primi tre semestri gli studi preparatori o fondamentali, lasciando negli ultimi cinque teorie e norme della legislazione giuridica ed amministrativa con una media di 5-6 ore settimanali per materia, tranne le ben dieci assegnate al diritto romano. Per ridare prestigio all'ormai inflazionato titolo di 'dottore', egli suggerisce non solo di renderlo più difficile da raggiungere, ma anche necessario esclusivamente per avvocati e professori, ACS., MPI, D, Antonio Pertile, b. 725, Proposta di un piano di studi per la facoltà di giurisprudenza, 10 novembre 1866. Proposte del genere si susseguiranno, spontanee e non, in tutti gli anni a seguire.

91 Notevole l'assorbimento nel mondo del lavoro dei diplomati in campo amministrativo e della libera professione, almeno fino agli anni '40 del secolo, quando la crisi economica e politica rende necessari provvedimenti che fanno discutere addirittura di una possibile introduzione del numero chiuso. Cfr. Marino Berengo, Il numero chiuso all'Università di Padova. Un dibattito della Restaurazione, "Quaderni per la storia dell'Università di Padova", 14 (1981), p. 41-53; Maria Cecilia Ghetti, Struttura e organizzazione dell'università di Padova dal 1798 al 1817, "Quaderni per la storia dell'università di Padova", 17 (1984), p135-182.

92 Aldo Mazzacane, Secolo dell'Università - secolo delle professioni: le ragioni di un incontro, in Università e professioni giuridiche in Europa nell'età liberale, a cura di Aldo Mazzacane-Cristina Vano, Napoli, Jovene, 1994, p. 5-9.

93 Particolarità italiana ben sottolineata da Mazzacane: "questa caratteristica così frequente nel giurista italiano 'uno e trino' dell'età liberale, capace di riassumere in sé le virtù dell'elaborazione scientifica e dell'astrazione concettuale, dell'argomentazione eloquente e persuasiva, della percezione e della mediazione fra le spinte sociali, rappresenta un fenomeno singolare, la cui analisi può illuminare aspetti profondi delle strutture costituzionali, culturali e politiche del nostro paese. Può introdurre sulla scena un personaggio che renda concrete le immagini astratte della facoltà e della professione giuridica, consentendo confronti e comparazioni circostanziate con i colleghi europei di un'epoca che ancor si proietta sul nostro paese", ivi, p. 9.

94 Polenghi, La politica universitaria, p. 498.

95 Circolare ministeriale 7 luglio 1867 n. 3916.

96 ASUP, Facoltà di Giurisprudenza, b. 168, Lettera del Prof. Giampaolo Tolomei, direttore dello studio giuridico-politico, al ministro della pubblica istruzione, 18 agosto 1867.

97 Ivi. I docenti approvano che la filosofia morale e la storia d'Italia vengano inserite fra i corsi liberi, e che siano resi obbligatori l'introduzione generale alle scienze giuridico-politiche al secondo anno, il diritto amministrativo e quello finanziario al quarto per assimilare i programmi al resto del Regno. L'unico punto di contrasto riguarda invece la filosofia del diritto, che a Padova viene lasciata materia libera mentre nelle altre università è obbligatoria, e si conclude la seduta considerando questa una sistemazione comunque limitata all'anno in corso.

98 Cfr. tra gli altri: Arturo Colombo, Per una storia dei modelli di università (dalla legge Casati all'autonomia degli atenei), in Brizzi-Varni, L'università in Italia, p. 29-58; Giovanni Veronesi, Storia della scuola in Italia dal Settecento ad oggi, Roma-Bari, Laterza, 1988, p. 138-156.

99 Così dice Messedaglia nella relazione sul bilancio a proposito delle condizioni dell'istruzione superiore. Cfr. API, Discussioni e documenti, Camera, X legislatura, tornata del primo febbraio 1869.

100 Gian Battista Giorgini, toscano, genero del Manzoni, partecipò alla battaglia di Curtatone; deputato della destra moderata dal 1860 e senatore dal 1872, professore di diritto all'Università di Pisa, attivissimo nei lavori parlamentari, egli partecipò a numerose commissioni parlamentari e governative, fu avverso ai progetti di decentramento universitario sostenendo che erano opposti "al movimento unitario che produsse le annessioni", cfr. Gian Battista Giorgini, La centralizzazione, i decreti d'ottobre e le leggi amministrative, Firenze, 1861.

101 Regio decreto 3 ottobre 1875 n. 2728; sul ministero Bonghi ed il Regolamento generale universitario cfr. Polenghi, La politica universitaria, p. 447-464.

102 Veneziano di famiglia israelitica, Luigi Luzzatti fu allievo del Messedaglia e dello storico Giuseppe De Leva; tenne a Padova la cattedra di diritto costituzionale dalla sua istituzione, nel 1867, al 1895, ma la sua attività politica fu decisamente predominante. La sua ricca autobiografia è contenuta in Luigi Luzzatti, Memorie, vol. I (1841-1876) e vol. II (1876-1900), Bologna, 1931-1935, vol. III (1901-1927), Milano 1966; A. M. Grazioli, Luigi Luzzatti, voce NDI, IX, Roma 1963, p. 1121; Ventura, Padova, cap. III-IX: Sulla sua figura cfr. Paolo Pecorari, Luigi Luzzatti e le origini dello "statalismo" nell'età della Destra storica, Padova, Signum, 1983; Luigi Luzzatti e il suo tempo. Atti del convegno internazionale di studio (Venezia, 7-9 novembre 1991), a cura di Pier Luigi Ballini-Paolo Pecorari Venezia, Istituto veneto di scienze lettere e arti, 1994.

103 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

104 Ivi.

105 Per un'idea precisa delle ore di lezione settimanali cfr. ASUP, Annuario, anni 1866-1880.

106 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

107 Il collegamento alla questione generale si manifesta ancor più nelle successive lamentele a proposito della legge sulle tasse scolastiche del 1862, che adottava a regola le più basse del Regno, e degli stipendi dei professori. Dice infatti Messedaglia: "non si esige molto, perché non si dà molto, e convien lasciare che il professore pubblico si procuri anche con altro ufficio i mezzi di una decorosa esistenza", ivi.

108 Facile il collegamento con la situazione di università come quella di Napoli, dove le lezioni, secondo un uso tradizionalmente accettato, si tenevano principalmente nelle scuole private, con la conseguente scarsità di ore di lezione dedicate dai docenti ai corsi ufficiali. Situazione non dissimile, per altri versi, da quella di Roma. Sull'Università di Napoli e la sua scuola giuridica cfr. Santoni Rugiu, Il professore nella scuola italiana, Firenze, La Nuova Italia, 19813 (19591), p. 45-64, poi ripreso ed ampliato in Idem, Chiarissimi e Magnifici; Aldo Mazzacane, Pratica ed insegnamento: l'istruzione giuridica a Napoli nel primo ottocento, in Università e professioni giuridiche, p. 77-133; Luigi Musella, Fra allievi, clienti ed elettori: gli avvocati e la politica a Napoli in età liberale, in Mazzacane-Vano, Università e professioni giuridiche, p. 389-404. Proprio durante la discussione della legge in parlamento, il vicentino Lioy difendeva l'ordinamento patavino dicendo che vi erano "corsi che si svolgono completamente ed ordinatamente; professori che insegnano non già 2 o 3 ore soltanto per settimana, ma 2 o 3 ore al giorno, [...] il professore della facoltà giuridica non può esercitare la professione né di avvocato né di procuratore del Re", ed aggiungeva che "a Padova l'obbligo delle nove ore mette il professore in condizione di esaurire la materia di anno in anno", API, Discussioni e documenti, Camera, XI legislatura, tornata del primo marzo 1872, p. 1002.

109 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

110 Adolfo Sacerdoti, Sul regolamento della facoltà di giurisprudenza, "L'Università. Rivista dell'Istruzione Superiore", 4 (1890). Si tratta di un semplice esempio di come, all'interno delle riforme universitarie, ogni problema ed ogni soluzione subiscano un continuo fare e disfare, in un perpetuum mobile senza soluzione di continuità che perdura fino ad oggi.

111 Nell'introdurre la sua storia del diritto italiano, che pure principia con la caduta dell'Impero romano, il professore patavino Antonio Pertile sottolinea come sia necessario "penetrare all'interno della vita giuridica degl'Italiani de' tempi andati, seguitarne le particolari evoluzioni, i ritardi, e successivi progressi, insieme alle cause che li originarono: ricercando con eguale amore come i tempi nuovi così gli antichi, nei quali si trova la radice delle posteriori istituzioni, e riluce più puro il carattere nazionale del nostro diritto", Antonio Pertile, Storia del diritto italiano dalla caduta dell'impero romano alla codificazione, Padova 1873-871 (la seconda edizione, in otto volumi usciti in parte postumi, fu edita invece a Torino tra il 1892 ed il 1903, a cura di Piero Del Giudice), vol. I, p. IX (Trattandosi di edizione di non facile reperibilità, è gradito obbligo ringraziare il prof. Paolo Sambin, che mi ha permesso la consultazione di quella in proprio possesso). Ancora nel 1889 lo Zanichelli sottolinea che "il diritto romano è il sostrato naturale di ogni legislazione" portando a sostegno della sua centralità negli studi giuridici il largo uso fattone in Inghilterra e in Germania, Cfr. Zanichelli, La questione universitaria, p. 9.

112 Sostiene infatti il Messedaglia che in Germania lo si studiava da 10 a 12 ore a settimana con in più dalle 12 alle 24 ore di Pandette ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

113 La ragione di questo diverso sviluppo è chiarita dalla tesi sostenuta dal giurista della scuola storica tedesca Dernburg, secondo il quale il diritto germanico è "sociale", mentre quello romano è "liberale" e, quindi, maggiormente funzionale alla formazione dei cittadini del nuovo Stato italiano e della nuova classe dirigente liberale. Sull'argomento si rimanda a: Klaus Luig, Il diritto privato germanico e gli studi universitari nella Germania del secondo Ottocento, in Mazzacane-Vano, Università e professioni giuridiche, p. 195-210, ed alla bibliografia ivi indicata.

114 In realtà le prime norme della Serenissima erano comunque mutuate dal diritto romano, come afferma Giorgio Zordan: "poche norme di tradizione orale, mutuate dallo ius romanum, con le quali regolare i diritti di pesca, il diritto o la delimitazione dell'uso delle barene e di altre terre coltivabili, il modesto commercio svolto per lo più nella forma della permuta e - nel campo più strettamente personale - la forma del matrimonio, i rapporti tra coniugi e con la prole, sempre che si trattasse di liberi ché, in caso contrario, la consuetudine rimandava all'arbitrium del dominus residente in terraferma", Giorgio Zordan, L'ordinamento giuridico veneziano, Padova, CLEUP, 1980, p. 172-173. Sulla mancata integrazione fra diritto civile veneziano e jus commune proprio delle province cfr. Ernesto Garino, Il diritto civile, in Girolamo Arnaldi-Manlio Pastore Stocchi (a cura di), Storia della cultura veneta, V, Il Settecento, Vicenza, Neri Pozza, 1988, p. 118-120 e soprattutto Gaetano Cozzi, Repubblica di Venezia e stati italiani. Politica e giustizia dal secolo XVI al secolo XVIII, Torino 1982, p. 261-293 e p. 319-410.

115 Pertile, Storia del diritto italiano, vol. I, p. 3.

116 Questa definizione del corso di storia del diritto romano veniva spesso e da più parti criticata, poiché tale insegnamento era in qualche modo ricompreso nel successivo corso di 'Pandette', cfr. ACS, MPI, CS., A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

117 Ivi.

118 Nel secondo semestre la trattazione verteva sulla scienza delle finanze, cfr. AUP, Annuario, 1866-67.

119 Le lezioni erano suddivise in 'legislazione amministrativa' e 'statistica del Regno d'Italia', cfr. ASUP, Annuario, 1866-67.

120 Cfr. in proposito Michael Stolleis, Una svolta nella formazione dei funzionari amministrativi: l'emarginazione della cameralistica ad opera della giurisprudenza, in Mazzacane-Vano, Università e professioni giuridiche, p. 253-275.

121 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

122 ASUP, Facoltà di Giurisprudenza, b. 168, Lettera degli studenti alla direzione della Facoltà giuridico-politica in Padova, in data 23 febbraio 1869.

123 Ivi.

124 Anche il continuo sdoppiamento e accorpamento, nonché il continuo cambiare di titolo delle cattedre di filosofia del diritto ed enciclopedia delle scienze giuridiche, è a lungo fonte di quesiti e discussioni. Al Consiglio superiore, nella seduta del 23 dicembre 1876, viene posta la questione se un libero docente in enciclopedia ed elementi filosofici si debba ritenere autorizzato anche all'insegnamento della filosofia del diritto e della introduzione enciclopedica alle scienze giuridiche, e, data la poca chiarezza delle norme, i consiglieri finiscono con l'affermare che "dovrebbero riguardarsi come abili anche per gli altri" ACS, MPI, CS, A I, Leggi, Regolamenti, questioni di massima, b. 82, seduta del 23 dicembre 1876.

125 Cfr. ASUP, Facoltà di Giurisprudenza, b. 168, Lettera del Prof. Antonio Pertile, in data 18 agosto 1867.

126 Negli anni, infatti, questa materia prende alternativamente l'una o l'altra definizione: enciclopedia delle scienze giuridiche, che poi diviene introduzione alle scienze giuridiche, per cambiare ancora ad opera di Bonghi nel 1875 in enciclopedia ed elementi filosofici del diritto (R.D. 11 ottobre 1875 n.2775), esautorando la filosofia del diritto a prezzo di pesanti critiche, cfr. API, Discussioni e documenti, Camera, XII legislatura, tornata del 20 maggio 1876, p. 883-884.

127 Cfr. in proposito Stefania Torre, L'"introduzione alle scienze giuridiche": parabola di un insegnamento, in Mazzacane-Vano, Università e professioni giuridiche, p. 150-192.

128 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

129 Già la proposta era stata fatta dalla Commissione ministeriale per la riforma dell'insegnamento superiore del 1867.

130 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

131 Il corso viene istituito per la prima volta proprio nelle università lombardo-venete; a Padova figura come corso libero del primo anno con una media di tre ore settimanali, suddiviso, nei due semestri, in diritto delle genti ed 'enciclopedia', cfr. ASUP, Annuario, 1864-65, 1865-66.

132 Le due materie erano state accorpate dal Regolamento del 1869.

133 Cfr. ASUP, Stato di servizio del personale universitario 1867-1885, f. 16.

134 è sufficiente scorrere la sua monumentale e completa opera generale di storia del diritto (stesa tra il 1873 ed il 1887 ed usata dagli studenti patavini ancora nei primi decenni del '900) per valutare questa vicinanza culturale: Cfr. Pertile, Storia del diritto, vol. I-VI.

135 Nino (Giovanni) Tamassia, L'elemento germanico nella storia del diritto italiano. Prolusione al corso di storia del diritto italiano, Bologna, Nicola Zanichelli, 1887, p. 8-9.

136 Ivi.

137 "Gli studi romanistici e germanistici furono così egualmente coltivati; voi trovate la loro armonica fusione in Carlo Federico di Savigny, che, mentre ricostruisce nella loro natìa purezza gl'istituti giuridici romani, ne segue le vicende nel medio evo, cioè attraverso il diritto germanico, nella vita e nella scuola", ivi, p. 12.

138 "Nel secolo passato due diverse tempre d'ingegno avevano precorsi i tempi: il Vico e il Muratori: quegli per primo considerando la vita sociale come uno svolgimento continuo, senz'interruzione, degli istituti, che, date certe condizioni, ricorrono in successive età, e chiamando in suo aiuto la filologia; questi preparando i materiali scientifici agli studii, già da lui stesso vigorosamente iniziati", ivi, p. 11.

139 Ivi, p. 10.

140 Ivi, p. 12.

141 Ivi, p. 15.

142 Cfr. ASUP, Stato di servizio del personale universitario dal 1888 al 1892. Su Nino (o Giovanni) Tamassia cfr., per un primo aggiornamento bio-bibliografico, la cursoria nota di Francesco Pantaleo Gabrieli, Nino Tamassia, voce NDI, XVIII, Torino, UTET, 1971, p. 1030; per la sua opera cfr. Nino Tamassia, Scritti di storia giuridica, pubblicati a cura della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Padova, Padova, CEDAM, 1964.

143 ACS, MPI, CS, A I, b. 41, Relazione 13 ottobre 1870 della commissione Messedaglia.

144 Messedaglia tiene la cattedra di economia politica a Padova dal 1858 figurandovi come titolare fino al 1889; a causa dei molteplici impegni politici viene spesso supplito da Giulio Alessio, che prenderà stabilmente l'incarico nel 1879, dopo il trasferimento del collega e maestro, nel 1877, all'Università di Roma. Cfr. AUP Stato di servizio del personale universitario 1867-1885.

145 Cfr. in proposito massimo Augello-Denis Giva, La definitiva istituzionalizzazione accademica dell'economia politica: le università di Padova e di Torino, in Augello-Bianchini-Gioli-Poggi, Le cattedre di economia; riguardo alla Scuola economica padovana legata all'università: Silvio Lanaro, Nazione e lavoro. Saggio sulla cultura borghese in Italia 1870-1925, Venezia, Marsilio, 19802; Ventura, Padova, p. 121-135.

146 In un avviso a proposito dell'adeguamento alla legge 12 maggio 1872 si legge infatti: "Al piano è poi fatta innovazione che affidando al medesimo Professore gli insegnamenti della Introduzione generale alle scienze giuridiche e della Storia del diritto li separa nel fatto collocando quello nel I e questo nel II anno." cfr. ASUP, Facoltà di Giurisprudenza, b. 168, foglio sciolto.

147 ACS, MPI, CS, Ordini del giorno, Rendiconti, pratiche risolte, b. 40, seduta del 13 ottobre 1870.

148 Regio decreto 3 ottobre 1875 n. 2728, art. 1.

149 La legge Casati poneva invece come fine dell'istruzione superiore "indirizzare la gioventù" (che si presuppone "già fornita delle necessarie cognizioni generali") "nelle carriere sì pubbliche che private in cui si richiede la preparazione di accurati studi speciali, e di mantenere ed accrescere nelle diverse parti dello Stato la cultura scientifica e letteraria", dando l'impressione di necessitare maggiormente di tecnici e burocrati che di giuristi per costruire un apparato statale, cfr. legge 13 novembre 1859, n. 3725, capo II, art. 47.

150 Regolamento per la Facoltà di Giurisprudenza, regio decreto 8 ottobre 1876.

151 Cfr. Ragionieri, La storia politica e sociale, p. 1685-1743, e inoltre Idem, Politica e amministrazione nella storia dell'Italia unita, Bari, Laterza, 1967.

152 Figura fra le più significative degli studi storici romanistici, Francesco Schupfer aveva studiato a Vienna, Heildelberg, Gottinga ed Innsbruck. Nominato professore straordinari a Innsbruck nel 1864 dal governo austriaco, dopo alterne vicende (complicate dal suo carattere deciso e collerico, Francesco Calasso lo definisce "nato per la battaglia"), nel 1866 ottiene a Padova la cattedra di storia de diritto romano, quindi, nel 1878, passa alla cattedra di storia del diritto a Roma dove, finalmente libero di dedicarsi ai suoi studi originari, fonderà una vera e propria scuola storica di stampo tedesco che si svilupperà con i suoi allievi Biagio Brugi (professore a Padova di ritto romano e iniziatore di una storia della giurisprudenza italiana) e Nino Tamassia (che con successo osteggerà la penetrazione all'università patavina della sociologia positivista negli studi storico-giuridici). Su di lui cfr. Francesco Calasso, Il centenario della prima cattedra di storia del diritto italiano, ASUP, Annuario, 1957-58, p. 551-569; Francesco Schupfer, in NDI, XVI, Torino, UTET, 1969, p. 693-694.

153 Francesco Schupfer, Sul riordinamento degli studi giuridici. Relazione della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova in risposta ad alcuni quesiti proposti dal Ministro della Pubblica Istruzione, Milano, 1875, p. 2-3.

154 Ivi, p. 4. Ogni problema si ripropone nelle stesse forme: ritorna la grande importanza dovuta al diritto romano ed alla sua storia e relative istituzioni, da affidarsi allo stesso docente ma con cattedre separate; ritornano la storia del diritto a partire dal medioevo e le discipline economiche e statistiche con dignità di materie principali ed obbligatorie con cattedra propria; ritorna la biennalità riservata alle sole materie che prevedano un propedeutico corso di istituzioni e, ancora una volta, si ripropone un aumento delle ore settimanali di lezione da tre a cinque. Naturalmente su quest'ultimo punto, lo Schupfer non manca di osservare che non è pensabile proporre i "grandi corsi" alla tedesca, sia per la scarsità del livello degli studenti, sia perché "l'insegnante in Germania è ben retribuito, e può dedicare tutto sé stesso alla scienza e all'insegnamento, mentre la misura dei nostri stipendi è affatto scarsa", ivi.

155 La polemica sull'impreparazione dei docenti non si era mai spenta, ed in effetti poteva capitare che una cattedra messa a concorso non venisse assegnata, com'era accaduto per quella di filosofia del diritto all'Università di Roma dove, nel 1873 a proposito dei candidati (tra i quali figurava anche Antonio Cavagnari, a lungo professore di filosofia del diritto a Padova e con una travagliata vicenda accademica) "la commissione non si poté esimere dal dichiarare, che nessuno di essi presentava un tale complesso di qualità scientifiche e didattiche, e in tal grado da meritare tutti i punti di approvazione", cfr. ACS, MPI, CS, Università di Padova. Personale insegnante 1873-1875, b. 65, nota della commissione del concorso a cattedra di filosofia del diritto, in data 1873.

156 Ivi, p. 38.

157 Ivi, p. 23.

158 Cfr. regio decreto 31 luglio 1862, n.719. Cfr. in proposito Tomasi-Bellatalla, L'Università italiana, p. 103.

159 La gestione Bonghi del Ministero aveva compiuto una specie di 'statalizzazione' della libera docenza; allo scopo di tutelare gli insegnanti privati pareggiati ne aveva riconosciuto l'abilitazione e ed il diritto ad affiancare quelli ufficiali nelle commissioni d'esame, utilizzando una parte delle tasse studentesche per la loro retribuzione, cosa che non poteva essere accettata di buon grado dai colleghi. Cfr. in proposito Polenghi, La politica universitaria, p. 451-452; Tomasi-Bellatalla, L'Università italiana, p. 104.

160 Schupfer, Sul riordinamento degli studi giuridici, p. 41.

161 Ivi, p. 43.

162 Sono materie obbligatorie: 1. Introduzione enciclopedica alle scienze giuridiche, 2. Istituzioni di diritto romano, 3. Storia del diritto, 4. Diritto romano, 5. Diritto canonico, 6. Diritto civile, 7. Diritto commerciale, 8. Diritto e procedura penale, 9. Procedura civile e ordinamento giudiziario, 10. Economia politica, 11. Statistica, 12. Diritto costituzionale, 13. Diritto amministrativo, 14. Diritto internazionale, 15. Filosofia del diritto, 16. Nozioni elementari di medicina legale.

163 Cfr. ASUP, Annuario, 1876-77.

164 Regio decreto 8 ottobre 1876, art. 20. Riguardo agli esami, se ne prevedono uno di promozione alla fine del secondo anno ed uno di laurea al quarto: quello di promozione, previa dimostrazione di frequenza e profitto, è orale su argomenti a scelta dei professori, quello di laurea comprende una dissertazione scritta su un soggetto scelto dal candidato e due prove orali, completate da un'interrogazione sulla materia cui attiene la dissertazione.

165 Regio decreto 8 ottobre 1876, art. 2.

166 ACS, MPI, CS, A I, b. 63. Si tratta dei resoconti sommari delle sedute del Consiglio superiore. Nonostante la disponibilità e la collaborazione del personale dell'Archivio centrale dello Stato di Roma, non è stato possibile consultare i Verbali a stampa delle sedute (conservati presso il Ministero della pubblica istruzione in attesa di essere versati all'Archivio centrale) per la totale e ostinata indisponibilità del personale del Ministero.

167 Legge 26 gennaio 1873.

168 Cfr. Gabriele De Rosa, Cattolici e liberali veneti di fronte al problema temporalistico e alla questione romana. Relazione introduttiva, in Cattolici e liberali veneti di fronte al problema temporalistico e alla questione romana. Atti del II convegno di studi risorgimentali (Vicenza, 2-3 maggio 1970), a cura di Ermenegildo Reato, Vicenza, Comitato provinciale di Vicenza per la storia del Risorgimento italiano, 1972, p. 9-28; Aldo Stella, Spunti di rinnovamento religioso nell'antitemporalismo risorgimentale padovano, in Cattolici e liberali veneti, p. 239-271; Ventura, Padova, p. 97-111. Più specificamente a proposito della facoltà teologica cfr. Angelo Gambasin, La Facoltà teologica dell'Università di Padova dal 1815 al 1873, introduzione a Idem, "Theses" in sacra teologia nell'Università di Padova dal 1815 al 1873, Trieste-Padova, Lint, 1984.

169 ACS, MPI, D, Pertile Giobatta, b. 725, Lettera del Rettore Tolomei al Ministro della pubblica istruzione in data 1 novembre 1873. L'interessamento del Tolomei non è scevro da interessi personali, e si inserisce in una lunga disputa per l'assegnazione delle cattedre tra lui ed il collega Antonio Cavagnari, cfr. in proposito Magro, La parificazione dell'Università di Padova, p. 141-155.

170 ACS, MPI, CS, A I, b. 62, Rendiconto sommario della seduta del 18 novembre 1873.

171 ACS, MPI, D, Pertile Giobatta, b. 725, Lettera del Consiglio superiore al Ministro della Pubblica istruzione in data 26 marzo 1874.

172 Giuseppe Piroli, parmense, laureato in legge e professore nella propria città di Legislazione criminale, deputato del partito moderato alla Camera dalla VII legislatura, fu nominato senatore nel 1884.

173 Dopo il "non expedit" del 1874 e la nascita, l'anno seguente, dell'Opera dei Congressi dei cattolici intransigenti (Silvio Tramontin, Opera del Congressi e dei Comitati cattolici in Italia, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. 1860-1980, I, I fatti e le idee, Torino, Marietti, 1981, vol. 2, p. 336-347, con bibliografia) i rapporti con la Chiesa si erano fatti sempre più tesi e il moderato Piroli ritenne necessaria una mediazione. Cfr. ACS, CS, A I, b. 82, Commissione per la revisione del Regolamento della Facoltà di Giurisprudenza.

174 Sulla questione, cfr. Silvio Lanaro, Società e ideologie nel Veneto rurale (1866-1898), Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1976, in particolare cap. II, p. 108-160 e cap. III, p. 161-199; più in generale sul movimento cattolico in area veneta cfr. Gabriele De Rosa, La società civile veneta dal 1866 all'avvento della Sinistra (1966), in Idem, Tempo religioso e tempo storico. Saggi e note di storia sociale e religiosa dal Medioevo all'età contemporanea, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1987, p. 3-64; Angelo Gambasin, Orientamenti spirituali e stati d'animo dei cattolici intransigenti veneti, in Chiesa e Stato nell'Ottocento. Miscellanea in onore di Pietro Pirri, a cura di R. Aubert-A.M. Ghisalberti-E. Passerin d'Entrèves, Padova, Antenore, 1962, tomo I, p. 243-296; per una visione più panoramica cfr. Arturo Carlo Jemolo, Chiesa e Stato in Italia dalla Unificazione ai giorni nostri, Torino, Einaudi, 19816, p. 20-79; Arturo Carlo Jemolo, Libera Chiesa in libero Stato (1961), in Idem, Scritti vari di storia religiosa e civile, scelti e ordinati da Francesco Margiotta Broglio, Milano, Giuffrè, 1965, p. 375-395.

175 Il 3 maggio 1871, ad esempio, si chiede se gli studenti che abbiano seguito il corso di studi a Padova possano laurearsi in altra università ed il Consiglio risponde che, salvo decisione caso per caso del Consiglio o dello stesso ministro, non ne hanno possibilità finché non avvenga l'imminente pareggiamento. Cfr. ACS, MPI, CS, A I, Ordini del giorno, Rendiconti, pratiche risolte 1867-1872, b. 40.

176 Situazione non del tutto definita ancora nel 1882. Cfr. ACS, MPI, CS, A I, b. 144, fasc. 225, Professori straordinari a metodo austriaco della Regia Università di Padova. Promozioni a ordinari.

 

inizio

 

©2007 CISUI - Centro Interuniversitario per la Storia delle Università Italiane
Via Galliera, 3 - 40121 Bologna - Casella Postale 82, 40134 Bologna-22
TEL: +39051224113 - FAX: +39051223826 - E-mail: annali@alma.unibo.it