Annali di Storia delle Università italiane - Volume 5 (2001)

Studi

Ester De Fort - Marina Roggero
L'Università degli Studi di Torino

Nota introduttiva

Rispetto alla storia delle più antiche Universitates scholarium della penisola, quella dello Studium torinese può apparire per certi versi atipica. Fondato agli inizi del XV secolo, sotto l'egida dei principi di Savoia-Acaia, ridisegnato una prima volta da Emanuele Filiberto a metà Cinquecento, poi da Vittorio Amedeo nel primo Settecento, l'Ateneo subalpino conosce fasi alterne e difficili, dovendo far fronte all'agguerrita concorrenza dei collegi gesuitici e dei corpi professionali e - su un piano più generale - alle tormentate vicende dello Stato sabaudo. Con la fine dell'Antico Regime e dopo le innovazioni dell'epoca francese subentra una fase di ripiegamento e chiusura culturale, interrotta dal cauto avvio di una politica riformatrice negli ultimi anni del regno di Carlo Alberto. Soltanto l'impulso dei governi liberali dopo il 1848, tesi a farne un centro di rilievo nazionale con la chiamata di docenti da diverse parti d'Italia, e l'impegno economico del Consorzio universitario, costituito nel 1877 da Comune e Provincia, pongono le condizioni per un deciso rilancio scientifico.

La peculiarità di tale percorso può forse spiegare perché rare in fondo siano state le storie complessive, seppure non sono mancati, nei vari ambiti disciplinari, studi volti a mettere a fuoco singoli aspetti, momenti, personaggi della storia dell'Ateneo.

Non è un caso comunque che la rinnovata attenzione degli studiosi si sia in tempi recenti volta proprio al Settecento, epoca che vede lo Studio divenire snodo essenziale nel quadro delle riforme e motore delle trasformazioni in atto nella società e nello stato sabaudo. A potenziare e arricchire gli studi avviati a partire dagli anni Settanta hanno contribuito in seguito importanti iniziative editoriali - come la Storia di Torino - ma soprattutto i volumi della collana del Centro di Studi di Storia dell'Università. Il forte impegno dell'istituzione nel promuovere la ricostruzione della propria memoria, testimoniato di recente dai volumi sulla storia delle Facoltà di Scienze e di Lettere e dalla mostra I due volti del sapere, si è altresì manifestato nell'uscita dei "Quaderni di storia dell'università di Torino" che offrono adeguata cornice e danno al contempo un respiro più ampio a una tradizione mai spenta di ricerche specialistiche.

Anche i saggi raccolti in questa sezione dedicata alla sede torinese, opera di studiosi di diversa formazione, privilegiano la dimensione di una rigorosa ricerca archivistica e documentaria, senza chiusure settoriali e autoreferenti ma con l'obiettivo di mettere in luce, da diverse angolature, le molteplici interazioni tra Accademia, poteri e società civile. Emergono in tal modo, accanto al profilo di maestri eminenti, alla dinamica talvolta conflittuale delle scuole scientifiche, e a puntuali notazioni sulla didattica (Giacardi), i legami che la città della scienza riesce a intrecciare con quella della politica, pur subendone in una prima fase le direttive. è il potere politico che ne individua con precisione gli spazi di insediamento (Balani), cura l'erezione della "fabbrica" secondo ferree logiche di rappresentanza (Binaghi), ne orienta l'insegnamento in modo funzionale alle sue esigenze, come esemplarmente dimostra il caso del diritto canonico nei suoi intrecci con il giurisdizionalismo sabaudo (Lupano). Nel periodo francese d'altra parte è dall'Università, o piuttosto da un gruppo di docenti particolarmente attivi, che muove l'impulso al rinnovamento degli studi, quelli medico-scientifici in particolare, e all'impegno politico e sociale degli scienziati (Carpanetto). Ancora, sarà la vocazione civile degli "intellettuali accademici" a fare dell'Università, tra Otto e Novecento una sede di vigoroso dibattito aperto ai problemi della società contemporanea (d'Orsi).

Quanto agli altri protagonisti della vita universitaria, gli studenti, è attraverso la ricostruzione della loro provenienza geografica e - ove possibile - sociale, nonché dei loro percorsi disciplinari che si delinea la fisionomia dello Studio, qui colta sia nella fase incerta delle origini (Naso), sia negli anni preunitari (Montaldo), mentre l'andamento e la distribuzione interna dei flussi studenteschi evidenziano i nessi tra studi universitari, professioni, apparati burocratici.

 

Ester De Fort
Marina Roggero

 

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