Annali di Storia delle Università italiane - Volume 5 (2001)

Fonti

Vittoria Calabrò
Università e scuole private di diritto nella Sicilia dell'Ottocento. In margine ad una documentazione archivistica

 

1. Premessa

In una supplica indirizzata nel 1858 a Diego Planeta, arcivescovo di Damiata e Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione1, l'avvocato palermitano Filippo Lo Presti e il suo collega nisseno Salvatore Castelli, chiedendo l'autorizzazione ad avviare "un corso di private lezioni; il primo di essi sul Dritto Civile, ed il secondo sul Dritto Penale"2, evidenziavano come in Sicilia l'esigua presenza di docenti privati impedisse la formazione di giuristi preparati.

Eccellenza - scrivevano i supplicanti - [...] facendosi a scrutinare per qual cagione ben pochi pervengano fra noi al merito di giureconsulti distinti, fra i moltissimi che allo studio del dritto si conservano, ān dovuto convincersi che ciò in gran parte derivi dalla estrema scarsezza, per non dir della quasi totale mancanza di privati professori, i quali suppliscono a quelle speciali esigenze lo insegnamento universitario non potrà mai da sé solo compiutamente soddisfare.

Un "difetto", questo, che, secondo quanto sostenuto dal Lo Presti e dal Castelli, non si registrava, invece, in Germania dove gli studenti traevano grande giovamento "dalla attrito intellettuale tra le pubbliche e le private lezioni", né a Napoli, in cui proprio gli insegnamenti impartiti all'interno delle numerose scuole private di diritto - nei confronti delle quali "il provvido Governo è stato sempre largo di sue protezioni" - rendevano feconda la formazione di quanti si dedicavano allo studio della giurisprudenza, "perenne semenzaio di quegli egregī giureconsulti, onde il foro napolitano va primo fra gl'italiani, ed a nessuno secondo fra gli Stranieri".

L'insegnamento giuridico privato - del quale i due avvocati finivano col tessere l'elogio - non avvantaggiava solo gli allievi ma anche i docenti.

Se quelle lezioni, a parere di Lo Presti e Castelli, rappresentavano un indispensabile ed utile completamento dei curricula universitari degli studenti che, oltre a trarre grande beneficio dal contatto diretto con i professori, "dissipando dalla loro mente tutti quei dubbī che ogni iniziato travagliano", potevano avvalersi dell'esperienza maturata nelle "orali ripetizioni cui difficilmente in pubblico si espongono" per affrontare, una volta intrapresa la professione forense, le pubbliche arringhe, contestualmente stimolavano gli stessi docenti che, nel tentativo di "riscuotere il maggior concorso e plauso di discenti", mantenevano, con continui aggiornamenti, sempre alto il livello dell'insegnamento, in modo da evitare di "tenersi stazionario al suo primo corso", favorendo, al contrario, grazie al proprio apporto, il progresso della scienza. Impartire un corso di lezioni private veniva considerato, dunque, come il modo migliore per tenersi in esercizio e "spianarsi gradatamente la via del pubblico insegnamento cui gli sarà forse dato un giorno pervenire".

Le "principali considerazioni" esposte nella supplica si inserivano nell'ambito di una più ampia ed articolata richiesta di apertura di scuole private3 e facevano emergere, nonostante la presenza di ben tre Atenei, una presunta insufficienza dell'insegnamento universitario in Sicilia a "compiutamente soddisfare" le aspettative di quanti, numerosi, si dedicavano agli studi giuridici.

Nell'insieme s'intravede un insegnamento, con specifico riferimento alle discipline giuridiche, che non passava esclusivamente attraverso il 'sapere codificato' impartito negli Atenei.

 

2. L'insegnamento del diritto nelle Università siciliane dell'Ottocento

Alla data del 23 febbraio del 1858 - quando il Luogotenente generale comunicava al Presidente della Commissione palermitana di avere concesso a Filippo Lo Presti e Salvatore Castelli l'autorizzazione richiesta4 - funzionavano in Sicilia tre Facoltà di Giurisprudenza, rispettivamente presso le Regie Università di Catania, Messina e Palermo.

L'obsoleto assetto degli Atenei isolani aveva conosciuto, soprattutto con riferimento alle Facoltà giuridiche, un significativo riordino a seguito dell'entrata in vigore, il 1o settembre del 1819, nei territori "al di quà e al di là del Faro" del Codice per lo Regno delle Due Sicilie5. Con qualche ritardo rispetto all'ambiente accademico napoletano6, si erano poste anche in Sicilia le basi per un rinnovamento sia della cultura giuridica che della scienza del diritto. Una riorganizzazione in tal senso era, infatti, apparsa indispensabile per favorire una più stretta rispondenza tra i contenuti delle discipline impartite e quelli della nuova normativa.

Nonostante la Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione avesse più volte denunciato all'autorità governativa il generale stato di inadeguatezza in cui, ancora alla metà del secolo XIX, versavano le Università siciliane, chiedendo al contempo l'attivazione di nuovi insegnamenti in modo da rendere i corsi meglio rispondenti alle mutate esigenze determinate dall'entrata in vigore dei Codici borbonici, il processo di rinnovamento degli studi giuridici - svoltosi con soluzioni e modalità differenti - era maturato, anche a causa della mancanza di risorse economiche, con notevole ritardo e in maniera difforme fra i tre Atenei.

Mentre il riordino delle cattedre che afferivano al Siculorum Gymnasium di Catania era stato avviato a partire dal 18067, anche se soltanto tra il 1832 ed il 1840 erano stati istituiti gli insegnamenti di Codice civile, Codice e procedura penale e Procedura civile8, l'adeguamento della Facoltà di diritto dell'Università di Palermo si era avuto solo nel 18419, quando le nuove cattedre di Procedura civile e di Codice civile col confronto delle leggi romane venivano ad aggiungersi a quelle di Diritto nautico e commerciale e di Codice e procedura penale che, dall'anno accademico 1836-1837, erano tenute da professori che non percepivano alcun "soldo" per lo svolgimento delle lezioni10.

Con riferimento, invece, alla realtà dell'Accademia Carolina di Messina che, fino all'elevazione al rango di Università, nel 183811, aveva svolto le funzioni d'istituto para-universitario, è opportuno ricordare che per migliorare la preparazione di quanti, dopo aver frequentato i corsi 'accademici' nella città dello Stretto, si laureavano a Catania o a Palermo, la Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione aveva formulato, nel 1826, un piano di riforma che prevedeva l'attivazione di una Facoltà "legale" comprendente gli insegnamenti di Istituzioni civili, Codice e pandette, Procedura civile e criminale, Diritto di natura e Diritto canonico, cui si sarebbe successivamente aggiunta anche la cattedra di Diritto nautico e commerciale, ritenuta necessaria per "perfezionare il corso tutto degli studj"12.

Nonostante le modifiche apportate nel corso degli anni, solo nel 1840, con l'emanazione dei Regolamenti per le tre regie Università di Sicilia13, si provvedeva a dotare le Facoltà di giurisprudenza isolane - con alcune piccole differenziazioni riguardanti il numero e l'intitolazione delle discipline impartite - di insegnamenti al passo con la legislazione vigente. Nello specifico, erano gli artt. 68, 69 e 70 a delineare il nuovo quadro delle cattedre attivate in ciascun Ateneo.

Mentre la Facoltà giuridica di Palermo contava soltanto gli insegnamenti di Codice e pandette, Istituzioni civili, Economia civile e commercio, Etica e diritto di natura (in comune con la Facoltà di filosofia e letteratura "finchè vi sarà unita l'etica"14), quelle di Messina e di Catania sembravano, invece, più rispondenti alle novità introdotte dai Codici del 1819.

Alla prima, infatti, afferivano, insieme alla cattedra di Diritto canonico (condivisa con la Facoltà teologica), quelle di Diritto romano e pandette, Codice e procedura civile, Codice e procedura penale, Diritto nautico e commerciale, Diritto di natura ed etica ("che anche fa parte per l'Etica della facoltà filosofico-letteraria"15); la seconda, invece, ne poteva vantare ben sette, e cioè Pandette, Codice civile col confronto delle leggi romane, Procedura civile, Codice e procedura penale, Istituzioni civili, Economia commercio ed agricoltura, Diritto di natura ed etica, di cui le ultime due in comune rispettivamente con la Facoltà di scienze fisiche e matematiche e con quella di filosofia e letteratura16.

E' opportuno ricordare, però, che non era stata portata a compimento l'altrettanto importante riforma dell'ordinamento didattico. L'attivazione di quegli insegnamenti non aveva, infatti, contribuito ad innovare nei contenuti e nel metodo gli studi.

Sulla base di una prima impressione - supportata peraltro sia dalla produzione scientifica (talvolta davvero esigua) dei docenti chiamati a ricoprire le nuove cattedre17, che dalle scelte operate dagli stessi in merito ai libri di testo adottati, per lo più traduzioni italiane di autori come Burlamaqui, Berriat-Saint-Prix o Delvincourt18 - si può ritenere prevalente l'indirizzo della scuola francese dell'esegesi19, in base al quale il diritto romano-giustinianeo veniva insegnato "come introduzione (storica) alle codificazioni moderne, nella tradizione dell'impiego del Pothier da parte della Scuola dell'Esegesi, e cioè additando concordanze e discordanze tra il Digesto, il Codice Napoleone, ed i codici vigenti nelle varie località a mano a mano che questi venivano promulgati"20.

I principī formulati dalla scienza giuridica romana venivano, infatti, considerati sia come principī-guida per sciogliere i dubbi e le perplessità della normativa contenuta nei Codici del 1819, che come elemento di legittimazione di quella stessa legislazione. L'istituzione delle nuove cattedre determinatasi nelle Università siciliane fra il 1840 e il 1841 non aveva portato all'adozione di metodologie innovative, né all'apertura verso indirizzi scientifici diversi, quali quelli della scuola storica tedesca21, mentre la pratica forense continuava a risentire dell'egemonia della dottrina e della giurisprudenza d'oltralpe.

 

3. Le scuole private di diritto

Era in questo poco confortante quadro dell'insegnamento del diritto nelle Università siciliane che si inseriva la richiesta prima brevemente analizzata.

Va detto che a fronte di un'ampia letteratura che negli anni ha indagato l'ambiente delle scuole private di diritto attive, fra XVIII e XIX secolo, a Napoli22, ben poco si conosce delle analoghe istituzioni funzionanti in Sicilia. Il rinvenimento di cospicuo materiale documentario, a seguito dello spoglio delle carte della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione, fa pertanto sorgere non poche curiosità, risultando meritevole di approfondimenti23.

E' noto che le scuole giuridiche private rappresentavano nella capitale partenopea - al di là del tentativo di riforma dell'Università napoletana approntato durante il decennio francese e malgrado le successive innovazioni apportate dal Governo borbonico - un momento alternativo, spesso altamente qualificato, dell'insegnamento del diritto e della trasmissione del sapere giuridico24. Centri di indiscusso rilievo nell'ambito del panorama culturale di una città in cui gli studenti frequentavano poco l'Ateneo (ampiamente criticato da F. C. von Savigny che ne aveva preso conoscenza durante la permanenza nella Penisola tra il 1825 ed il 182725), queste scuole erano numerose e vantavano un cospicuo numero di iscritti.

Il proliferare di quelle istituzioni - in parte determinato, come è stato recentemente sottolineato, "dall'obiettiva debolezza dell'insegnamento pubblico"26 ma anche dalle aspettative di guadagno che animavano quanti, fra gli stessi docenti, versavano in ristrettezze economiche - rispondeva, in realtà, a precise esigenze di rinnovamento, dal momento che "i nuovi ordinamenti richiedevano l'elaborazione di nuove pratiche, ma anche quella di nuove dottrine", mentre nell'Università "si svolgevano programmi vecchi di secoli"27. Proprio i giuristi napoletani "di comune matrice vichiana e liberale"28, per i quali lo svecchiamento degli studi di diritto veniva reputato alla stregua di un impegno di natura "civile", si facevano promotori e sostenitori di un diverso metodo, quello storico-filosofico-dogmatico, che però veniva applicato e sviluppato nelle scuole private, per lungo tempo gli unici luoghi di riflessione sulle dottrine di matrice tedesca29. All'interno di questi stessi ambienti, è opportuno ricordarlo, maturava anche la gran parte delle elaborazioni sistematiche delle differenti discipline giuridiche, così come vedevano la luce le traduzioni di alcuni dei più importanti testi di diritto di autori sia francesi che tedeschi30.

Divenute, con il passare del tempo, istituzioni consolidate, quelle scuole erano per lo più rette da magistrati e avvocati, ma anche da ecclesiastici e da professori che insegnavano presso lo stesso Ateneo cittadino.

Secondo quanto stabilito dalla normativa emanata tra il 1812 ed il 1813, chi desiderava avviare una scuola privata di diritto a Napoli doveva aver conseguito la licenza (il secondo grado dottorale conferito dall'Università31) e ottenuto, al fine di un complesso iter burocratico, la patente governativa. Le lezioni si svolgevano per lo più nelle abitazioni private degli stessi maestri. Il controllo sui contenuti dei programmi e sulle modalità d'insegnamento era esercitato dalla Direzione generale della pubblica istruzione32.

Sull'Università e sulle scuole private del napoletano doveva, però, ripercuotersi la politica reazionaria attuata dalla monarchia borbonica a seguito della breve esperienza costituzionale del biennio 1820-182133.

Volendo arginare il dilagare, soprattutto fra i giovani, degli ideali rivoluzionari, il 4 aprile del 1821 Ferdinando I emanava un decreto con cui, in considerazione di quanti, durante quelle vicende, erano stati "sedotti o da qualche loro maestro speculatore di rivoluzioni, o da certi moderni libri faziosi, o dal contagio morale di pericolosi compagni"34, sanciva l'allontanamento da Napoli, all'inizio delle vacanze estive, di tutti gli studenti provenienti dalle diverse province che avrebbero voluto rimanere nella capitale del Regno pur non dovendo svolgervi alcuna occupazione35. Contestualmente s'invitavano i docenti delle scuole private a presentare, entro il termine perentorio di otto giorni, un "distinto elenco" di quanti frequentavano regolarmente i corsi, elenco cui bisognava allegare una "memoria" sulla condotta morale, religiosa e politica degli stessi studenti36.

All'emanazione di una normativa uniforme volta, invece, a disciplinare il sistema delle scuole private nella parte insulare del Regno si giungeva, forse non a caso, proprio dopo i moti del biennio 1820-1821 e in particolare il 24 giugno del 1821 quando venivano approvati i Regolamenti per le scuole comunali e per le scuole private disposti dalla Commissione di Pubblica Istruzione37 che disciplinavano in maniera particolareggiata quel delicato settore dell'istruzione anch'esso posto, con il R.D. n. 202 dell'anno successivo, alle dirette dipendenze della Commissione palermitana38. Si sperava, in questo modo, di esercitare un rigoroso controllo sul delicato settore dell'insegnamento privato tentando, così, di scongiurare il ripetersi di esperienze analoghe a quelle vissute negli ambienti universitari e nelle scuole private delle province di terraferma.

Sulla base di quanto disposto da quei Regolamenti, apprendiamo che per aprire una scuola privata era necessario osservare, al pari di quanto previsto per la parte continentale del Regno, una procedura alquanto complessa. L'aspirante doveva inoltrare una richiesta al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione e sostenere un esame "sulle materie, che vorrà insegnare"39. Il superamento della prova comportava il rilascio di una "patente", da rinnovarsi ogni anno40. Dall'esame per l'ottenimento della "patente" non erano esentati neanche quanti avessero già conseguito, per le medesime discipline, i tre gradi accademici conferiti dalle Università del Regno41.

Il dato più interessante che emerge dallo spoglio delle carte prodotte dalla Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione riguarda il considerevole numero di richieste avanzate in Sicilia per ottenere autorizzazioni ad insegnare, privatamente, materie giuridiche42.

L'esame di questo materiale documentario consente altresì di verificare il tasso di applicazione delle disposizioni contenute nei Regolamenti, oltre che di cogliere alcuni elementi relativi all'iter procedurale per l'apertura delle scuole private di diritto43.

Erano molteplici le discipline per le quali veniva richiesta l'autorizzazione a dare private lezioni, andando dal diritto romano all'ecclesiastico, dal diritto e procedura civile e penale alla medicina legale, dall'economia politica al diritto pubblico o amministrativo44.

Tutte le "suppliche" recavano precise indicazioni sui locali prescelti come sede delle scuole - nella gran parte parte dei casi si trattava delle abitazioni degli stessi docenti - nonché sui programmi e sugli orari delle lezioni45. Questo rendeva più facile agli ispettori, longa manus della Commissione a livello locale, il controllo dello svolgimento delle attività didattiche46.

Un cospicuo numero fra le domande presentate veniva accolto dopo l'espletamento dei controlli volti a verificare il possesso, da parte dei richiedenti, dei requisiti previsti dalla normativa47. è, comunque, da rilevare che un numero altrettanto consistente di "suppliche" era respinto a causa della non "regolare" condotta politica e morale dei "petizionari"48.

La maggior parte di quanti "supplicavano" il permesso di "dare istruzione di giurisprudenza a studiosi giovani"49 - per lo più avvocati, ma anche impiegati o "patrocinatori" presso le Gran corti civili e criminali50 - giustificava la propria richiesta allegando la mancata istituzione nelle Università di insegnamenti al passo con la legislazione vigente e manifestando la propria disponibililtà a dare lezioni di diritto "secondo il Codice per lo regno delle due Sicilie, ed analoghe disposizioni legislative"51.

Accogliendo nelle loro case quanti volevano "sciogliere fra loro delle tesi legali"52, gli insegnanti privati fornivano ai futuri operatori del diritto gli strumenti necessari all'esercizio della professione, dal momento che nelle Università veniva attribuita grande importanza al diritto romano, che continuava ad essere studiato come introduzione al diritto vigente, a netto scapito, quasi paradossalmente, della legislazione introdotta dai nuovi Codici.

Sembrerebbe, pertanto, che anche in Sicilia, come a Napoli, le scuole private di diritto si ponessero più che come centri 'integrativi' dell'insegnamento ufficiale, quasi quali alternative a quest'ultimo53. Per lo svolgimento delle lezioni, la maggior parte dei docenti si avvaleva, al pari degli stessi professori universitari, dei testi di autori francesi, fra cui Delvincourt e Berriat-Saint-Prix54, mentre un numero decisamente più ristretto preferiva sottoporre all'attenzione dei discenti i propri studi effettuati sui lavori di autori tedeschi, fra cui, in particolare Karl Salomon Zachariä von Lingenthal. Proprio attraverso gli scritti di questo - in particolare il Corso di diritto civile - cominciavano a penetrare anche in Sicilia gli influssi del metodo sistematico della scuola storica tedesca55.

Se le fonti censite conservano un numero considerevole di domande presentate da chi, a vario titolo, auspicava di poter dare lezioni private di diritto, nulla ci dicono, invece, circa la fase successiva relativa alla gestione delle scuole e al loro effettivo funzionamento.

L'avere, tuttavia, rinvenuto una notevole quantità di istanze reiterate da quanti, trascorso l'anno, chiedevano il rinnovo dell'autorizzazione e il rilascio di una nuova "patente", c'induce a ritenere che, nella gran parte dei casi, quelle scuole fossero realmente funzionanti.

Sappiamo, ad esempio, che a Palermo, a partire dal 1847 e sicuramente fino al 1850, Nicolò Uzzo, "giudice supplente del Circondario molo" dettava a "moltissimi dei suoi discenti" che frequentavano la sua abitazione lezioni di "diritto pubblico amministrativo"56. Presumibilmente tale tradizione veniva continuata da Michele Maglienti che, nel 1853, pubblicava un prospetto di lezioni private "divise in discorsi" sugli elementi teorico-pratici del diritto pubblico ed amministrativo57.

Notizie più circostanziate si sono rinvenute con riferimento a Messina, dove l'istituzione di scuole private di diritto risulta coeva alla 'rifondazione' del locale Ateneo, anche se non è da escludere una loro presenza anche precedentemente.

Nel maggio del 1838, ad esempio, l'avvocato messinese Giuseppe Amodeo58, sulle pagine del "Giornale di legislazione e giurisprudenza" di cui era "compilatore", annunciava che

sendo stato autorizzato dal Governo a dare private lezioni sulle cinque parti del Codice delle due Sicilie, si è determinato per ora spiegare le sole Leggi Penali, e le Leggi di Procedura nei giudizj penali, quindi avvisa la studiosa gioventù, che egli il giorno due Gennaro 1839 darà cominciamento al corso delle sue lezioni, nel suo domicilio strada Malvagna, per lo che tutti quelli vorranno onorarlo, potranno da lui diriggersi per essere notiziati dell'ora in cui dovranno intervenire, e dei libri all'uopo necessarj. Non lascia in fine il Signor Amodeo protestarsi che da sua parte farà ogni sforzo acciò tale corso di sue lezioni produca quell'utilità propostasi, e tornasse di giovamento, ed istruzione a tutti quei giovani che l'onoreranno di loro intervento59.

Non è stato possibile rintracciare ulteriori informazioni sulla scuola tenuta dall'Amodeo, documentata con certezza fino al 18 febbraio del 1840, giorno in cui questi presentava una domanda per chiedere di essere nominato, "senza concorso", professore sostituto alla cattedra di Codice e procedura penale presso l'Università messinese60.

La scuola dell'Amodeo non era, peraltro, l'unica esistente nella città peloritana. A strutture analoghe si fa, infatti, riferimento in alcune "suppliche" avanzate nel maggio e nell'agosto del 1843 rispettivamente da Placido Sterio e Giuseppe Mezzasalma Gaetani. Il primo, professore di Eloquenza latina presso il locale Ateneo, domandava di "essere traslocato nella Cattedra delle pandette e dritto romano, dove trovasi serratissimo", dichiarando, a sostegno della sua richiesta, di "aver esercitato l'avvocheria, e [...] aver dato sempre in questa materia private lezioni"61. Il Mezzasalma Gaetani, nel chiedere che gli venisse affidato "senza soldo" l'insegnamento di diritto amministrativo presso l'Università cittadina, sottolineava di essere stato già autorizzato ad impartire privatamente un identico corso di lezioni62.

Notizie ancora più articolate sono quelle che riguardano le scuole private di diritto gestite nella città dello Stretto, a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta dell'Ottocento, da alcuni fra i più prestigiosi professori ed avvocati locali. Fra queste meritano, in particolare, di essere ricordate quelle fondate da Antonio Fulci, Giacomo Macrì e Francesco Faranda.

Lo studio privato di diritto civile e di diritto romano di Antonio Fulci63 vedeva la luce nel 1854. Istituita allo scopo di diffondere fra i giovani "una soda coltura giuridica", questa scuola64 si caratterizzava per essere una tra le più frequentate, contribuendo a formare alcuni dei migliori avvocati cittadini, fra i quali Salvatore Buscemi, Letterio Gatto Cucinotta, Giuseppe Orioles, Antonio e Rosario Picciotto, in parte attivamente partecipi delle iniziative editoriali promosse dal maestro. Nel 1862 Fulci dava, infatti, vita al periodico "La Bilancia. Giornale di diritto e di giurisprudenza" e nel 1870 fondava "La Temi Zanclea", sede privilegiata dell'acceso dibattito sulla dottrina penalistica che in quegli anni andava sviluppandosi in Sicilia65.

Uguale sorte sarebbe toccata alla scuola fondata da Giacomo Macrì66 agli esordi della sua carriera di avvocato con l'intento di svecchiare i contenuti dell'insegnamento della disciplina, da tempo limitati alla mera spiegazione delle opere di Eineccio67. Per raggiungere l'obiettivo prefissatosi ed indirizzare gli studenti allo studio di testi ormai 'fuori moda', il Macrì, secondo quanto attesta il biografo Preitano, "tolse ad interpetrare addirittura le Institutiones di Giustiniano, valendosi delle più pregiate opere allora conosciute, ed alternando la dottrina con un corso attento di storia del diritto di Roma, secondo le speculazioni e le indagini moderne"68.

Importante punto di riferimento per quanti si iscrivevano alla Facoltà di giurisprudenza dell'Ateneo peloritano, la scuola del Macrì sarebbe ben presto divenuta anche un attivo centro di propaganda politica. Allontanatosi dal partito mazziniano, cui aveva aderito in gioventù, egli diveniva sostenitore del programma monarchico, cui avrebbe indirizzato l'attenzione dei suoi allievi69.

Accogliendo le pressanti richieste formulate da alcuni giovani concittadini, Francesco Faranda70 si faceva, invece, promotore, nel 1864, di una scuola privata di diritto penale. Agli studenti che accorrevano numerosi ad ascoltare le lezioni del maestro messinese veniva offerta l'opportunità di potersi misurare non più sullo studio della casistica di Chauveau ma con le opere di penalisti del calibro di Niccola Nicolini e di Francesco Carrara, quasi ignorato, in ambiente accademico, a Messina. Applicando una nuova impostazione nell'insegnamento del diritto penale - ritenuto "giuridico e necessario completamento di ogni brama del diritto" - egli, con un intento di etica forense, non esitava a ricordare ai suoi allievi quali fossero le principali qualità ("rigorosa onestà e integrità di carattere scienza estesa e profonda") di cui doveva essere provvisto un buon penalista71.

Per completezza va rilevato come facciano riferimento ad insegnamenti "privati" anche gli Annuari delle Università di Catania72, Messina e Palermo73.

Si tratta, però, di corsi 'liberi' impartiti da alcuni docenti degli Atenei, che poco avevano a che fare con le scuole private in cui gli studenti venivano, per lo più, avviati all'esercizio della professione forense, anche se, forse, a quelle in qualche modo si richiamavano.

Proprio ai docenti delle Università, infatti, l'art. 93 della legge Casati - che disciplinava il sistema universitario postunitario - riconosceva la possibilità di "dare, nelle Facoltà a cui sono addetti, corsi privati sopra tutte le materie che vi si insegnano o sulle materie affini", invitandoli a non "ripetere a titolo privato l'insegnamento che dà o dovrebbe dare a titolo pubblico"74. La previsione del libero o privato insegnamento rappresentava, come è stato recentemente sottolineato,

la peculiare traduzione data dalla legislazione piemontese al principio della libertà di insegnamento, concepita come libera manifestazione di dottrine [...] nell'ambito del sistema universitario, e non come libertà di fondare istituti di insegnamento superiore diversi da quelli statali75.

Sfogliando, ad esempio, l'Annuario della Regia Università di Messina dell'anno accademico 1870-1871 si apprende che gli "insegnanti privati Fulci predetto, Oliva avv. Giuseppe, Pirrotta cav. avv. Giovanni, Sergi avv. Giuseppe" tenevano rispettivamente lezioni concernenti le "cinque parti del Codice, Diritto e Procedura penale, Procedura civile, Diritto Romano ed Istituzioni", che a partire dall'anno 1873-1874 sarebbero stati qualificati come insegnamenti "privati con effetti legali", svolgendosi, probabilmente, presso lo studio degli stessi docenti o, come parrebbe documentato dagli Annuari, presso il loro stesso domicilio76.

Di fatto, almeno in Sicilia, i corsi delle scuole private trovavano, in qualche misura, una 'istituzionalizzazione' all'interno degli Atenei e, significativamente, a partire proprio dagli anni Settanta dell'Ottocento le notizie su quelle scuole si fanno sempre più rare fino a cessare del tutto.

 

4. Note conclusive

La presenza di scuole private di diritto funzionanti nelle principali città siciliane e gestite, in alcuni casi, anche da alcuni professori dei locali Atenei, induce a riflettere su un fenomeno che, sulla base dei dati analizzati, a differenza di quanto finora ipotizzato, parrebbe, anche in Sicilia, abbastanza diffuso.

Originariamente sorte, oltre che come luogo di preparazione tecnica alla professione forense, anche per far fronte alla tardiva istituzione di insegnamenti al passo con la legislazione introdotta dai Codici borbonici del 1819, quelle scuole si proponevano altresì, proprio come a Napoli, quali centri di cultura alternativa all'Università.

Esse rispondevano all'esigenza di un migliore aggiornamento che i docenti privati assolvevano affrontando, oltre che le tematiche previste negli ormai 'vetusti' programmi ufficiali universitari, anche i fermenti nuovi che andavano emergendo nella scienza giuridica europea. Così essi, non di meno, tentavano di "allargare il cerchio speculativo della Scienza"77, forzando gli schemi classici dell'insegnamento del diritto.

E' interessante notare, infatti, come proprio all'interno di quelle scuole - alla stregua, ancora una volta, di quanto succedeva a Napoli - cominciavano le prime riflessioni sulle dottrine di matrice francese e tedesca la cui piena influenza sulla cultura giuridica italiana si sarebbe palesata dopo il completamento dell'unificazione nazionale.

L'elevata affluenza degli studenti alle lezioni tenute da maestri di prestigio contribuiva a determinare la fortuna di quelle istituzioni, favorendone fama e diffusione, nonché consentendo, contestualmente, alla "gioventù studiosa" di trarre "asai più copiosi frutti [...] dalla attrito intellettuale tra le pubbliche e le private lezioni" e ai docenti di rimediare a "quelle speciali esigenze" che "lo insegnamento universitario non potrà mai da sé solo compiutamente soddisfare"78.

 

Vittoria Calabrò

 

Appendice documentaria

Archivio di Stato di Palermo, Commissione Pubblica Istruzione ed Educazione.

1. ASP, CPI, b. 406, "1848. Lett. C. Scuole Private. Oggetto. Per le diverse dimande per dar studio privato", c. n.n. Senza data. L'avvocato Lorenzo Ciprì chiede di aprire una scuola privata in cui impartire contestualmente lezioni di diritto civile e di diritto ecclesiastico:

Lorenzo Ciprì antico avvocato palermitano, volendo nell'attuale inerzia del foro, essere utile al pubblico, ha ideato aprire nella di lui casa di abitazione un doppio studio di dritto civile comparato al dritto romano, ed alle leggi patrie, e di dritto ecclesiastico comune e sicolo: saran destinate al primo studio le sere di lunedì, mercoledì, e venerdì; ed al secondo le sere di martedì, giovedì e sabato. Chiede pertanto le necessaria autorizzazione.

2. ASP, CPI, b. 407, "1848. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dar studio privato", c. n.n. Supplica, senza data, presentata dagli avvocati Filippo Lo Presti da Palermo e Salvatore Castelli da Caltanissetta che chiedono di essere autorizzati a dare private lezioni di diritto:

Eccellenza. Gli avvocati Filippo Lo Presti e Salvatore Castelli coi dovuti riguardi l'espongono quanto appresso. Che facendosi a scrutinare per qual cagione ben pochi pervengano fra noi al merito di giureconsulti distinti, fra i moltissimi che allo studio del dritto si conservano, ān dovuto convincersi che ciò in gran parte derivi dalla estrema scarsezza, per non dir della quasi totale mancanza di privati professori, i quali suppliscono a quelle speciali esigenze lo insegnamento universitario non potrà mai da sé solo compiutamente soddisfare. Che nei paesi stranieri, e segnatamente in Alemagna, dove un tal difetto non si sperimenta, asai più copiosi frutti la gioventù studiosa raccoglie dalla attrito intellettuale tra le pubbliche e le private lezioni: il che, sino ad un certo segno, in Napoli egualmente si avvera, dove l'immenso numero delle private scuole di dritto, alle quali il provvido Governo è stato sempre largo di sue protezioni, concorre potentemente a fecondare l'insegnamento di quei giovani giuristi, che formano il perenne semenzaio di quegli egregī giureconsulti, onde il foro napolitano va primo fra gl'italiani, ed a nessuno secondo fra gli Stranieri. Che i professori privati, in effetto, mentre da un canto soccorrono ai progressivi bisogni della Scienza, giovano dall'altro ed a se stessi ed alla gioventù studiosa, la quale nelle loro lezioni trova, ai suoi studi universitarī una valida scorta ed un utile compimento. Ed invero la idea che le private lezioni possano, a preferenza delle pubbliche, riscuotere il maggior concorso e plauso di discenti, mette il pubblico professore nello impegno di non tenersi stazionario al suo primo corso; ma di modificarlo invece e successivamente perfezionarlo a misura che le ulteriori meditazioni verrano ad allargare il cerchio speculativo della Scienza. Dall'altra parte, il privato insegnamento che, posto di lancio sulla pubblica cattedra, si sgomenterebbe al vedersi esposto al giudizio della universalità di uditori di ogni specie, trova invece incoraggiamento a leggere al ristretto uditorio del suo studio camerale, ed a spianarsi gradatamente la via del pubblico insegnamento cui gli sarà forse dato un giorno pervenire. Questo medesimo incoraggiamento, infine, trovano anch'essi i discenti, i quali, inducendosi volentieri in privato a quelle orali ripetizioni cui difficilmente in pubblico si espongono, veggonsi insensibilmente condotti a prodursi nelle pubbliche aringhe: oltreché, lo immediato e confidenziale contatto col privato professore, dissipando dalla loro mente tutti quei dubbī che ogni iniziato travagliano, li mette a portata di colmare quei vuoti che le pubbliche lezioni non possono a meno sovente di lasciare nella individuale intelligenza delle generali sistematiche dimostrazioni. Queste principali considerazioni a Lei per altro note, ānno indotto gli esponenti ad aprire un corso di private lezioni; il primo di essi sul Dritto Civile, ed il secondo sul Dritto Penale: ed è perciò che a Lei si rivolgono, ed implorano all'uopo la superiore autorizzazione, che avuto riguardo alle provvide mire governative cotanto sollecite della pubblica istruzione, nutron dessi piena fiducia di ottenere. Tanto sperano.

3. ASP, CPI, b. 407, "1849. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dare studio privato", c. n.n. Palermo, 15 aprile 1847. Il Luogotenente generale comunica al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione di avere autorizzato Nicolò Uzzo ad aprire una scuola privata:

Ill.mo e Rev.mo Signore. Tenuto presente il rapporto di cotesta commessione del 5 ora scorso Marzo nella sessione del 6 andante mi sono determinato di accordare all'avvocato D. Nicolò Uzzo il permesso di dare in propria casa lezioni private di giurisprudenza.

4. ASP, CPI, b. 407, "1849. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dare studio privato", c. n.n. Senza data. Supplica di Nicolò Uzzo presentata al Luogotenente generale:

Eccellenza. L'avvocato Nicolò Uzzo Giudice Supplente del Circondario Molo in Palermo umilia all'Eccellenza Vostra quanto siegue. Egli nel 1847 chiese, ed ottenne, dal Real Governo autorizzazione per insegnare il diritto nella sua privata abitazione; e comecché la gioventù studiosa ed i buoni padri di famiglia hano oggi ripetute volte richiesto il supplicante per rinnovare quel privato insegnamento, così il supplicante priega Vostra Eccellenza perché venisse novellamente abilitato a quell'ufficio. Ciò che spera.

5. ASP, CPI, b. 407, "1849. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dare studio privato", c. n.n. Palermo, 2 settembre 1850. Il Vicario generale della diocesi di Palermo avvisa il Presidente della Commissione sulla condotta di Nicolò Uzzo:

Eccellenza Rev.ma. Il Dottor D. Nicolò Uzzo Giudice Supplente del Circondario Molo, secondo le avute informazioni, è di ottima morale, saggio, probo, e di costumi irreprensibili.

6. ASP, CPI, b. 407, "1849. Scuole Private. Palermo Capitale. Oggetto. Per le diverse dimande per dare studio privato", c. n.n. Palermo, 13 novembre 1850. Dal Ministero e Real Segreteria di Stato si comunica al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione, Diego Planeta, che Nicolò Uzzo è stato autorizzato a continuare a dare lezioni private presso la sua abitazione:

Presa in considerazione la dimanda del D.D. Nicolò Uzzo, Giudice Supplente del Circondario Molo, contenuta nel di lei foglio del 12 Ottobre scorso, N. 1337, colla quale dopo avere esposto di essere stato egli autorizzato nel 1847, a dare in propria casa studio privato di giurisprudenza, ha chiesto in esecuzione del Real Decreto del 16 Novembre 1849, poter proseguire a dettare lezioni in quella facoltà, mi son determinato consentire alla di lui richiesta.

7. ASP, CPI, b. 409, "Suppliche diverse per aprire scuole private", c. n.n. Senza data. Supplica presentata dal patrocinatore Giuseppe Fazio al Presidente e ai componenti della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione:

Il Patrocinatore Giuseppe Fazio con tutto rispetto espone che ha molti anni ch'esercita lo studio di procedura a causa del suo ministero; ed avvolendo essere utile a diversi suoi allievi, ed altri giovani che aspirano a tal professione con dar loro lezioni private di procedura prega le Signorie loro affinché si degnino rilasciarne il corrispondente permesso. Le sudette lezioni le darà nella sua casa di abitazione sita in via di Lampedusa casa di Monsignor Turrini segnata col numero sei primo piano dalle ore 24 sino ad ore due di notte al più; l'autore di cui farà uso frequente sarà il Berriat-Saint-Prix.

8. ASP, CPI, b. 409, "Suppliche diverse per aprire scuole private", c. n.n. Senza data. Supplica dell'avvocato Vincenzo Furnari che chiede l'apertura di una scuola privata e fornisce le indicazioni relative ai giorni, al luogo e ai testi per le lezioni:

L'avvocato D. Vincenzo Furnari con rassegnazione fa presente alla Commessione di essersi da dieci anni a questa parte dedicato allo studio della giurisprudenza sotto la scorta dell'emerito giureconsulto D.D. Stefano Bonelli. Desso ha procurato d'istruirsi nel dritto civile e penale, non che nelle rispettive procedure formandosi per sua privata utilità un metodo sistematico, o sia scientifico con esporre la legge, ricercarne le origini, sviluppare le conseguenze, conoscere i motivi di equità, o le ragioni rigorose che hanno dettato i suoi precetti. E sotto la direzione del prelodato Sig. Bonelli non ha lo esponente negletto le decisioni de' magistrati, che discendendo ad ampii e minuti esami sull'applicazione de' principii del dritto ai casi particolare sviluppano, e determinano il vero senso delle legislative disposizioni. Egli ha tratto maggior profitto nella studio della prima, e terza parte del Codice rassomiglianti a quelle di Francia dalle dottissime opere del Foullier, Delvincourt, del Carrè, del Berriat-Saint-Prix, che hanno unito la teoria alla pratica; nello studio poi della seconda, e quarta parte del Codice ha tenuto per guida le classiche opere del Carnot, del Nicolini, del Canofari, del Roberti, precisamente di questi tre ultimi commentarj al testo del nostro ramo penale. Volendosi oggi lo esponente rendere utile a se medesimo, non che ai principianti del dritto hassi animato a voler dare studio di principj elementarj sulla prima, e terza parte del Codice, spiegando le lezioni, secondo le norme del Delvincourt, e del S. Prix. Egli è perciò che lo esponente implora affinché la Commessione fosse compiacente ad autorizzarlo. E si lusinga che l'ottima Commessione non reputerà indegna di ascolto la implorata autorizzazione. Le conferenze incomincieranno dalle ore ventidue, e mezza sino all'angelica salutazione, e si terranno in ogni giorno, esclusi i festivi, e quelli di vacanza, dentro il monastero di S. Carlo alla fieravecchia, ove l'esponente commora.

9. ASP, CPI, b. 420, "Lettera F. Provincia di Catania. Scuole private", c. n.n. Catania, 6 (manca l'indicazione del mese) 1855. L'avvocato Pietro Fiorentino chiede l'autorizzazione ad aprire una scuola privata:

L'avv. Pietro Fiorentino da Catania avendo ottenuto la laurea dottorale nella regia Università degli studi di questa, ha la facoltà di professar giurisprudenza. Tuttavia, egli, per le sagge disposizioni del real Governo, non potrebbe esercitare tal diritto senza un preventivo speciale permesso. Epperò, desiderando l'esponente insegnare privatamente le scienze legali, supplica l'E.V. Rev.ma, affinché voglia degnarsi accordargli l'analoga autorizzazione.

10. ASP, CPI, b. 420, "Lettera M. Provincia di Catania. Scuole private", c. n.n. Catania, 1 agosto 1858. Giuseppe Mangano Pulvirenti chiede al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione l'autorizzazione ad aprire una scuola privata:

Il dottore Giuseppe Mangano Pulvirenti da Catania, in atto Segretario della Procura generale presso la Gran Corte civile di Catania, e Segretario del decurionato di cui è membro, la supplica perché si degni ottenergli il permesso di dettar lezioni private di diritto. Della condotta morale e politica dell'Oratore non può dubitarsi essendo rivestito delle predette cariche dopo al 1849, ed oltre a ciò nel 1856 fu ammesso all'esame per magistratura, e ne riportò esito favorevole.

 

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