Annali di Storia delle Università italiane - Volume 6 (2002)

Archivi, biblioteche, musei

Giulio Peruzzi & Pierangela Quaja
I MUSEI, LE COLLEZIONI E LE BIBLIOTECHE ANTICHE DELL'UNIVERSITÀ DI PADOVA

 

L'Università di Padova, fondata nel 1222, è uno degli atenei più antichi d'Europa. In virtù di questa sua lunga storia la ricchezza delle sue Collezioni scientifiche e dei suoi Musei, e la vastità del patrimonio di documenti e di libri conservato nelle sue Biblioteche antiche è sorprendente, anche se tutto ciò rimane ancora poco conosciuto alla maggioranza dei cittadini. Per questo l'Ateneo patavino ha perseguito negli ultimi anni un'organica politica di valorizzazione di questo patrimonio, nella consapevolezza che esso non appartiene solo al nostro Ateneo ma all'intera umanità.

Un primo passo importante venne fatto nel 1984, quando il Consiglio di amministrazione dell'Ateneo patavino creò il Centro Interdipartimentale di Servizi Musei Scientifici, al fine di gestire questo ingente patrimonio con maggiore efficacia. Il passo successivo è stato quello di inserire nello Statuto di Ateneo, approvato nel novembre del 1995, un articolo nel quale si afferma che «l'Ateneo si impegna a conservare gli archivi storici e correnti nonché ogni testimonianza relativa alla storia dell'Università, per quanto concerne sia l'Amministrazione centrale sia la vita scientifica e culturale di Facoltà, Dipartimenti, Istituti e Centri. L'Ateneo cura la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali, delle collezioni epigrafiche e naturalistiche nonché degli strumenti scientifici di sua proprietà» (art. 42 dello Statuto). Un ulteriore passo avanti si è avuto nel marzo 2000 con l'approvazione del Regolamento generale di Ateneo che al Titolo IV prevede l'istituzione del Sistema museale di Ateneo, nell'ambito del quale opera il Centro di Ateneo dei Musei (CAM) al quale è affidato il coordinamento delle attività di tutti i musei presenti nell'Ateneo. Infine, nel gennaio del 2002, con l'istituzione del CAM, che sostituisce completamente il precedente Centro interdipartimentale, il processo di istituzionalizzazione disegnato dallo Statuto e dal Regolamento è giunto a termine e l'Ateneo patavino ha, tra i primi in Italia, le strutture idonee atte sia a tutelare, valorizzare e incrementare il patrimonio storico e culturale, sia a favorire le attività di studio e ricerca connesse a tale patrimonio, sia a promuoverne la fruizione da parte della collettività.

In stretto collegamento con le attività del CAM, opera dal 2002 un'apposita sezione del Centro di ateneo delle biblioteche dedicata alle biblioteche antiche.

I Musei, le Collezioni scientifiche e le Biblioteche antiche di Ateneo sono ospitati nelle sedi dei Dipartimenti di appartenenza, ubicate in diverse zone della città. Se ne traccia, qui di seguito, una sintetica descrizione, che speriamo stimoli nei lettori la curiosità e il desiderio di approfondirne la conoscenza.

 

Museo di geologia e paleontologia

Collocato nello storico Palazzo Cavalli prospiciente via Giotto, sede del Dipartimento di afferenza, nacque dalla donazione della collezione di Antonio Vallisneri senior effettuata dal figlio, Antonio junior, nel 1733. Da allora si è sempre arricchito per giungere all'attuale consistenza di circa 44.000 campioni distinti fra fossili di invertebrati (26.000), vertebrati (6000), vegetali (6000) e rocce (6000). Essendo ancora luogo di ricerca e studio attivi, in particolare per quanto riguarda la geologia e paleontologia del Triveneto (si pensi al giacimento di Bolca), la collezione è in costante, anche se lento, incremento.

 

Museo di mineralogia e petrologia

Ospitato in un edificio attiguo e in parte comunicante con Palazzo Cavalli, prospiciente corso Garibaldi, sede del relativo Dipartimento, il Museo di mineralogia e petrologia ha esattamente la stessa origine di quello di geologia: la donazione Vallisneri del 1733. Esso si articola nelle seguenti Collezioni: sistematica; genetica; dei giacimenti minerari; "Georg Gasser": tipico esempio di collezione regionale perché comprende minerali di Tirolo, Alto Adige e Trentino; cristallografica; delle gemme; fenomenologica. Per un totale di 5000 campioni circa.

 

Museo di scienze archeologiche e d'arte

Sito in Piazza Capitaniato, al "Liviano": il noto edificio progettato dall'architetto Gio' Ponti, realizzato fra il 1937 e il 1939, affrescato da Massimo Campigli e che ospita, nell'atrio, la scultura di Arturo Martini dedicata a Tito Livio. Il primo nucleo delle raccolte storiche nasce, anch'esso, dalla donazione Vallisneri, che comprendeva una parte della importante collezione cinquecentesca del giureconsulto padovano Marco Mantova Benavides. Nei secoli il patrimonio si è continuamente arricchito - fino ai 5000 pezzi attuali - e si può suddividere in tre sezioni: sala Mantova Benavides: raccoglie quanto è giunto sino a noi delle serie antiquarie e artistiche della collezione originaria; salette didattiche: raggruppano i materiali più propriamente archeologici secondo criteri cronotipologici. Per consistenza e composizione è una delle maggiori raccolte universitarie in Italia, dopo il Museo di arte antica dell'Università "La Sapienza" di Roma.

Gli scavi condotti dal Dipartimento di scienze dell'antichità periodicamente arricchiscono il Museo, mantenendolo attivo.

 

Museo di antropologia ed etnologia

Provvisoriamente ospitato in un edificio sito in via Marzolo, purtroppo non agibile al pubblico, è in attesa della prevista ristrutturazione di Palazzo Cavalli, che in un prossimo futuro diventerà uno dei poli del sistema museale di Ateneo. La formazione delle collezioni risale agli inizi dell'Ottocento; da allora la loro consistenza e varietà si sono accresciute, seguendo lo sviluppo delle scienze antropologiche a Padova. Si possono elencare le seguenti collezioni: collezione osteologica (custodita provvisoriamente nel Palazzo del Bo'), che rispecchia gli interessi scientifici di un'epoca che identificava in questo tipo di collezioni - in specie quella craniologica con 1600 esemplari - il principale strumento di documentazione e indagine della variabilità umana; collezione paleoetnologica, che consta di oltre 3500 pezzi provenienti da stazioni neo-eneolitiche e del bronzo della Lombardia, del Veneto, del Trentino, del Friuli, dell'Emilia e altre regioni dell'Italia centro-meridionale e insulare; collezione etnografica, di circa 1000 pezzi, con raccolte dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania e, in piccola parte, dell'America. Accanto alle serie etnografiche esiste una raccolta di oggetti folkloristici connessi al mondo religioso e rurale europeo e italiano e una collezione d'arte orientale di circa 4000 pezzi in deposito dal Museo d'arte orientale di Ca' Pesaro, a Venezia, in massima parte giapponesi, cinesi e siamesi.

 

Museo zoologico

Sito in un edificio di via Jappelli, è in fase di radicale ristrutturazione per giungere a una parziale riapertura al pubblico, in attesa comunque anch'esso della definitiva collocazione in Palazzo Cavalli, futura sede del Polo naturalistico del Sistema Museale di Ateneo. Come altre Collezioni universitarie padovane fin qui descritte, nacque dalla donazione di Antonio Vallisneri junior del 1733; questo nucleo originario ci tramanda uno spaccato alquanto curioso della museologia del Sei e Settecento, che ebbe una particolare attrazione per le rarità e le bizzarrie della natura. Nel tempo, fra alterne vicende di rispettabile attività scientifica e decadenza, la collezione comunque aumentò in quantità e varietà. Attualmente, oltre agli esemplari antichi di valore storico - come la famosa tartaruga marina «di Clemente XIII» donata da questo papa all'Università di Padova nel 1756 - le specie animali conservate nel museo sono 5000 circa: uccelli, mammiferi, pesci, insetti. Importanti, fra tutte, le collezioni aracnologiche di Canestrini, che contengono numerosi esemplari-tipo, cioè pezzi di particolare importanza sul piano della ricerca zoologica anche contemporanea, perché su di essi una specie è stata descritta e classificata per la prima volta. Significativa la collezione di molluschi terrestri e d'acqua dolce. Rilevante il materiale osteologico.

 

Museo di storia della fisica

È ospitato dal Dipartimento di fisica in via Loredan e normalmente visitabile. È auspicabile che esso possa trasferirsi in una sede più consona, permettendo così l'esposizione e la valorizzazione di tutto il patrimonio di strumenti di grande valore storico e scientifico posseduti. La strumentazione scientifica di interesse storico qui conservata deriva dalla raccolta del Teatro di filosofia sperimentale di Giovanni Poleni inaugurato nel 1740, il primo laboratorio di fisica sperimentale annesso ad una Università del nostro Paese. Tale originario nucleo, destinato sia alla ricerca sia alla didattica, è stato poi, nel corso dei secoli successivi, arricchito dai vari professori di fisica sperimentale dell'Ateneo, e abbraccia un arco di circa cinque secoli, dal XVI al XX secolo. Comprende 1000 pezzi circa, dei quali trecento già esposti nelle vetrine; altrettanti restaurati e schedati, custoditi in magazzino, causa carenza di spazi espositivi; altri ancora catalogati ma ancora da studiare, restaurare. Molti sono i pezzi di gran pregio, fra i quali: una sfera armillare cinquecentesca; un astrolabio costruito a Lovanio nel 1566; un raro microscopio, firmato dal famoso Eustachio Divini, del 1671; una pompa pneumatica probabilmente proveniente dal laboratorio di Hauksbee dei primi anni del 1700; la grande macchina divulsoria di Giovanni Poleni del 1743.

 

Museo di macchine "Enrico Bernardi" e Collezioni della Facoltà d'ingegneria

Il patrimonio delle Collezioni di materiale storico appartenente alla Facoltà di ingegneria ammonta a circa 500 apparati ed è ospitato nel prestigioso edificio del Donghi. Il Museo di macchine "Enrico Bernardi", invece, è ubicato nel moderno edificio su viale Venezia che ospita il Dipartimento di ingegneria meccanica. Con i suoi 50 apparati, se pur piccolo, è aperto al pubblico regolarmente. Il pezzo forse più significativo è l'automobile a tre ruote del 1894, inventata appunto da Enrico Bernardi; esemplare di vettura con applicazione del primo motore a benzina, che tuttora è in grado di muoversi. Si sta inoltre lavorando affinché molti strumenti, importanti per la storia dell'evoluzione della tecnica, e giacenti presso singoli Istituti e Dipartimenti, trovino unificazione in una struttura adeguata.

 

Museo dell'educazione

Costituito nel 1987, il museo fa parte del Dipartimento di scienze dell'educazione e si propone di: tutelare, acquisire, ordinare, studiare ed esporre tutti i beni culturali relativi alla storia dell'infanzia e della sua educazione (arredi scolastici, sussidi didattici, giocattoli, libri, oggetti e reperti di vario genere); rispondere alle esigenze scientifiche (pedagogisti, storici, antropologi, sociologi e psicologi) di approfondire la storia del sistema di formazione all'interno dei rispettivi campi di ricerca; richiamare l'attenzione degli insegnanti e contribuire al rinnovamento dell'insegnamento della storia, organizzando per gli alunni attività didattiche che partono dalla conoscenza diretta del documento storico e dalla sua collocazione nello spazio e nel tempo.

 

Erbario-museo botanico

L'Erbario dell'Università di Padova fu fondato agli inizi dell'Ottocento; fra fine Ottocento e primi del Novecento raccoglieva già 21.000 specie circa in 60.000 exsiccata; da quel momento in poi la collezione si è sempre arricchita fino ai circa 350.000 exsiccata odierni. Tuttora gli studiosi padovani del settore raccolgono nuovi esemplari, li seccano e li inseriscono nell'Herbarium. Dell'erbario-museo botanico fanno parte le Collezioni botaniche, Herbarium Patavinum, così articolate: erbari, collezioni micologiche, collezioni dendrologiche, spermoteche, cecidoteche.

A questi musei che costituiscono le sezioni attuali del CAM si aggiungono musei e collezioni in procinto di entrare nel sistema museale di Ateneo:

 

Collezioni e musei degli Istituti e Dipartimenti della Facoltà di medicina

L'Istituto di storia della medicina conserva una preziosa collezione di 32 cere raffiguranti patologie oculistiche; altre 20 cere circa di tema analogo, molto probabilmente realizzate a Padova nel tardo Ottocento, nell'ambito della clinica oculistica.

L'Istituto di anatomia patologica conserva una imponente collezione di preparati anatomici, molti dei quali indubbiamente realizzati dal professor Lodovico Brunetti (1813-1899) nella seconda metà dell'Ottocento con la metodica della tannizzazione, da lui inventata.

L'Istituto di anatomia umana normale conserva una piccola collezione di microscopi, una collezione di crani, una collezione di modelli anatomici in cera e in gesso e un'imponente collezione di preparati anatomici, nella quasi totalità attribuibile alla seconda metà dell'Ottocento. Solo un preparato in gesso risulta firmato "E. Deyrolle Paris". Anche se privi di qualsiasi indicazione, molti dei preparati anatomici possono essere attribuiti al professor Lodovico Brunetti (1813-1899).

Il Dipartimento di farmacologia conserva alcuni reperti degli antichi Istituti, quali ad esempio una 'farmacia' omeopatica da viaggio, confezioni di farmaci storicamente significativi e modelli in cera di funghi; inoltre la biblioteca del professor Luigi Sabbatani (1863-1928): un ricco fondo librario antico.

L'Istituto di fisiologia conserva numerosi strumenti scientifici ottocenteschi, acquistati o realizzati dai tecnici interni e da artigiani locali.

L'Istituto di medicina legale e delle assicurazioni, tra i numerosi reperti organici, custodisce una mummia naturale proveniente da Venzone (Udine).

L'Istituto di radiologia conserva pochi ma significativi 'cimeli' del periodo pionieristico della radiologia.

La Clinica oculistica conserva una piccola collezione di strumenti 'specialistici' della seconda metà dell'Ottocento e degli inizi del Novecento.

La Clinica ostetrica conserva una piccola collezione di strumenti 'specialistici' dell'Ottocento e una interessantissima collezione di oltre quaranta «preparazioni in cera colorita», come vengono definite dal professor Vincenzo Malacarne nel catalogo del "Museo ostetricio" da lui edito nel 1807.

Il Dipartimento di specialità medico-chirurgiche che comprende due piccoli musei, il Museo Morgagni che raccoglie documenti e scritti di Giovanni Battista Morgagni e il Museo anatomico con 18 vasi di vetro contenenti pezzi anatomici in formalina.

 

Museo della Facoltà di medicina veterinaria

Il Museo, in via di completamento presso la Facoltà di medicina veterinaria ubicata a Legnaro-Agripolis, comprende le seguenti sezioni: 1. preparati storici, costituiti da una serie di scheletri risalenti all'istituzione della Scuola di veterinaria dell'Ateneo (fine Settecento) e da una collezione di parassiti attualmente allocati nel Museo di zoologia; 2. anatomia comparata veterinaria, che raccoglie scheletri di animali domestici e di mammiferi selvatici di interesse veterinario ai quali, recentemente, si sono aggiunti alcuni preparati plastinati di visceri di mammiferi domestici; 3. anatomia patologica veterinaria, costituita da preparati plastinati di organi recanti patologie significative dal punto di vista comparativo; 4. parassitologia comparata, che raccoglie parassiti di interesse medico-veterinario; 5. patologia ostetrica e chirurgia veterinaria, che raccoglie preparati plastinati di arti di mammiferi domestici di interesse nelle dimostrazioni chirurgiche. Il Museo della Facoltà è stato previsto per rispondere ad una precisa richiesta della Commissione di valutazione europea delle Facoltà di medicina veterinaria. Il Museo, in via di allestimento, è continuamente aperto al pubblico.

 

Collezione di modelli di macchine agricole del Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali

La collezione del Dipartimento territorio e sistemi agro-forestali di Legnaro-Agripolis è composta da 263 modelli in scala di macchine e attrezzature agricole realizzati tra il 1830 e il 1870. È collocata in 9 bacheche, lunghe 2 m ciascuna e alte 1,88 m, poste in un corridoio del Dipartimento. La collezione è accessibile con visite guidate e sono predisposte la consultazione gratuita di opuscoli informativi e la consultazione gratuita di materiale informatico.

Merita una menzione in questo contesto anche l'Orto botanico, che dal 2002 è stato trasformato in Centro di Ateneo dell'Orto botanico:

 

Orto botanico

Nel 1995 l'Orto ha compiuto 450 anni di vita e rappresenta una straordinaria eredità culturale, avendo mantenuto ininterrottamente, dai tempi della fondazione, la medesima ubicazione, struttura e funzione didattica e scientifica a livello universitario. Nel 1997 ne è stato riconosciuto il «valore universale eccezionale» con l'inserimento nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. L'annesso edificio storico ha subito radicali lavori di ristrutturazione a opera dell'Università e del Magistrato alle acque. In questo edificio sono collocati, oltre agli uffici del CAM e del Centro di Ateneo dell'orto botanico, la biblioteca dell'orto botanico, l'erbario-museo botanico, il costituendo Museo della spezieria e le sale del CAM destinate a mostre temporanee.

Strettamente collegate con questo ingente patrimonio di musei e collezioni sono le biblioteche antiche, nelle quali si trovano documenti e monografie originali spesso indispensabile complemento allo studio, alla comprensione e alla fruizione dei manufatti e reperti di varia natura conservati nei musei e collezioni stesse.

 

Biblioteca medica "Vincenzo Pinali", sezione antica, e Collezioni mediche

È una biblioteca specializzata, istituita alla fine dell'Ottocento a seguito della donazione del clinico Vincenzo Pinali, oggi annessa all'Istituto di storia della medicina e conserva: 8 incunaboli medici, 117 manoscritti, 481 edizioni cinquecentine, più di 20.000 opere di biologia e medicina dei secoli passati e varie miscellanee. Sua caratteristica peculiare è quella di essere nata e di essersi poi arricchita attraverso lasciti di fondi librari specialistici privati.

 

Biblioteca dell'orto botanico

La biblioteca custodisce il patrimonio librario antico, ma non solo, degli ex Istituti di antropologia, zoologia e anatomia comparata, botanica della Facoltà di scienze; inoltre libri e riviste legati all'attività dell'orto botanico e dell'erbario; per un totale di 20.000 volumi, dei quali 15.000 nella sezione antica. È una delle più ricche ed esaustive biblioteche italiane come fonte documentale per la storia delle scienze naturali e biologiche.

A conclusione vorremmo aggiungere un cenno ad un Museo che, pur non essendo formalmente patrimonio dell'Ateneo di Padova, intrattiene un rapporto privilegiato con il Centro di Ateneo per i Musei nell'organizzazione di molte attività volte alla valorizzazione del patrimonio e alla divulgazione della cultura scientifica.

 

Museo della Specola

Sito nella torre maggiore del Castelvecchio di Padova, dove venne eretto l'osservatorio astronomico, con decreto del Senato della Repubblica veneta del 21 maggio 1761. Nel 1767, per merito del professore di astronomia Giuseppe Toaldo e dell'architetto Domenico Cerato, partirono i lavori che portarono alla realizzazione di una delle più belle specole settecentesche d'Europa. Il percorso museale si svolge attraverso gli stessi ambienti che nel Sette e Ottocento servirono agli astronomi per le loro osservazioni; ed essi sono ancora arredati sia con gli strumenti utilizzati agli inizi dell'attività della Specola, sia con quelli ottocenteschi che consentivano di fare misure astronomiche sempre più precise. Si tratta di 200 strumenti circa, fra i quali: cannocchiali con i loro accessori (come livelle e micrometri); globi; orologi a pendolo.

Ulteriori informazioni sono disponibili alla pagina: http://www.unipd.it/area/area-12.htm.

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