Annali di Storia delle Università italiane - Volume 7 (2003)

Fonti

Virgilio Giormani & Alba Veggetti
La travagliata riforma del corso di Medicina veterinaria nell'Università di Padova (1779-1787)

 

Premessa

L'imperversare in Europa per tutto il Settecento della peste bovina e di altre epizoozie che decimavano il già scarso patrimonio zootecnico, motore primo dell'economia di allora, portò i governanti a prendere sempre più coscienza che per salvaguardare il bestiame era necessario sottrarne la cura agli empirici preparando validi operatori sanitari. Così sull'esempio delle due prime scuole di veterinaria aperte da Luigi XV a Lione nel 1762 e ad Alfort, nei dintorni di Parigi, nel 1765, altre ne sorsero in diversi stati europei ad opera di giovani che, a spese dei pubblici erari, erano stati mandati a studiare nelle scuole francesi.

La serenissima repubblica di Venezia, fu tra i primi stati italiani1 ad affrontare il problema dell'istruzione veterinaria, grazie all'opera di promozione svolta dalle Accademie di agricoltura di Udine e di Belluno, cioè dei territori più esposti ai ricorrenti contagi veicolati dalle mandrie provenienti dall'est europeo. Nell'agosto del 1773 infatti il Senato, tramite il Magistrato ai beni inculti, autorizzò due giovani segnalati dalle suddette Accademie a recarsi ad Alfort per frequentare quella scuola di veterinaria in modo che, al termine del quadriennio di studio, fossero pronti per aprirne una analoga nel veneto dominio. Fu grazie all'interessamento del suo ambasciatore a Parigi, Alvise Mocenigo, ed alla provvidenziale segnalazione del direttore delle scuole francesi, Claude Bourgelat, che Venezia ebbe l'opportunità di anticipare l'apertura della scuola, offrendone l'incarico a un giovane parmense, tale Giuseppe Orus, che aveva appena terminato con successo il quadriennio di studi ad Alfort ma che, per intervenuti mutamenti politici nel suo ducato di origine, non avrebbe trovato adeguata occupazione una volta rientrato in patria2.

 

Il Collegium Zooiatricum Patavinum

Risale al 9 settembre 1773 il decreto con il quale il Senato istituiva in Padova3, sotto l'egida del Magistrato ai beni inculti, un "Collegio zooiatrico" affidandone l'organizzazione e la direzione a Giuseppe Orus. Contemporaneamente, ai due giovani prescelti per studiare alla scuola di Alfort fu ordinato di non partire per la Francia ma di raggiungere subito Padova «per essere impiegati in quegli uffici» che il direttore avrebbe ritenuti «più opportuni per la erigenda scuola»4 che ebbe sede nei locali dell'ex convento delle Maddalene.

Tra i tanti compiti che Orus dovette subito affrontare vi fu la stesura del piano riguardante gli studi e l'organizzazione della scuola, concepita «ad imitazione di quella di Parigi»5. Il piano fu approvato e dato alle stampe nel giugno 1774, per i tipi degli "Stampatori ducali Figliuoli del qu. Z. Antonio Pinelli", con il titolo Regole stabilite dagli illustrissimi ed eccellentissimi signori Provveditori sopra li Beni Inculti e Deputati all'Agricoltura per la Pubblica Scuola di Veterinaria. Nei diciannove articoli delle Regole erano specificate le norme di ammissione, i doveri del professore, del cappellano economo, degli studenti e del personale subalterno nonché il piano di studio dell'intero corso quadriennale.

Alla scuola potevano iscriversi allievi provenienti sia dai territori della Serenissima che da stati esteri di età compresa tra 16 e 24 anni purché sapessero leggere e scrivere. Ogni anno erano tenuti a dare pubblica dimostrazione della loro preparazione e i due risultati migliori nella teoria e nella pratica avrebbero ricevuto in premio una medaglia rispettivamente d'oro e d'argento. Nella retta annuale di 120 ducati (da lire 6 e soldi 4 per ducato) erano compresi l'insegnamento, il vitto, l'alloggio e il vestiario. Il professore oltre all'"ufficio di maestro dell'arte" ricopriva anche la carica di direttore ed a lui erano sottoposti tutti coloro che, a vario titolo, gravitavano nella scuola. Come "maestro dell'arte" era tenuto ad impartire lezioni non solo teoriche ma anche e soprattutto pratiche in sala anatomica, negli ospedali annessi alla scuola e, alla bisogna, anche sul campo, in quanto gli alunni più diligenti dovevano seguirlo ogni qual volta, su ordine del Magistrato alla sanità, il professore era tenuto a recarsi in località nelle quali erano segnalati casi anche solo sospetti di epizoozie. Durante queste assenze la direzione della scuola passava al cappellano economo al quale spettava la gestione amministrativa e l'istruzione religiosa degli allievi.

L'organizzazione didattica prevedeva nel primo anno lezioni e dimostrazioni pratiche sull'osteologia e la esteriore conformazione dei mammiferi domestici; nel secondo anno sulla miologia, sulle «operazioni farmaceutiche che alla Veterinaria convengono» e, per quanto concerne la conoscenza delle droghe e delle piante utili per le suddette 'operazioni' gli alunni dovevano frequentare «di tanto in tanto» le lezioni che i pubblici professori di Chimica e di Botanica tenevano all'università. Nel terzo anno lo studio verteva sull'apparato vascolare e sulla splancnologia e nel quarto ed ultimo anno sulla materia medica e sulle operazioni chirurgiche che più interessano le specie domestiche nonché sulle tecniche di ferratura. Nell'ultimo anno gli studenti dovevano inoltre fare pratica nell'ospedale annesso alla scuola.

Le Regole stabilivano al 1° ottobre 1774 l'apertura della scuola e al 1° giugno 1778 il termine del primo ciclo quadriennale con il rilascio del "pubblico privilegio" per esercitare l'arte veterinaria.

Le numerose e onerose trasferte effettuate per conto del Magistrato alla sanità che, a partire dal giugno 1774, tennero per mesi l'Orus lontano dalla Scuola, nonché i ritardi nel completamento delle strutture della stessa per la procrastinata erogazione dei fondi fecero giocoforza slittare alla fine di febbraio 1779 il termine del primo ciclo quadriennale6.

 

Annessione della Scuola di veterinaria all'Università di Padova e prima proposta di riforma del suo ordinamento didattico

Pochi mesi dopo la fine del corso quadriennale, con decreto 1° maggio 1779 la scuola di veterinaria patavina venne «congiunta alle altre arti dell'Università», passando dalla dipendenza del Magistrato ai beni inculti a quella dei Riformatori dello Studio di Padova7. Fu tempo di bilanci perché la gestione del corso quadriennale si era dimostrata troppo onerosa per le casse dello stato. Dopo quattro anni di insegnamento, diventati cinque a causa delle già ricordate forzate assenze di Orus, solo sette alunni avevano lasciato la scuola, ben preparati e pronti ad assumere l'incarico di veterinario. Per questo risultato, l'erario aveva speso 1300 ducati valore corrente all'anno, meno le rette, che non erano mai state sufficienti a coprire le spese di gestione. Poco o niente, infatti, avevano contribuito le accademie georgiche, le città di terraferma e privati cittadini benestanti ad inviare a loro spese degli allievi 'sudditi' e così dicasi anche per gli stati esteri, ad eccezione del ducato di Modena e del regno di Napoli.

D'altra parte, col sistema del docente unico (sia pure affiancato dai professori universitari di botanica e di chimica)8, per immettere nuovi allievi, era necessario che fosse completato il primo quadriennio, per ripartire ex novo9. Per ovviare a questo inconveniente, si rendeva perciò necessaria una riforma del corso di studi: paradossalmente - anche se la veterinaria «esiga delle cognizioni se non maggiori almeno eguali a quelle che tendono alla conservazione dell'umano corpo» e richieda «delle ricerche più lunghe e più faticose», perché gli animali non hanno «la favella o seppur l'hanno non è stata fino ad ora all'uomo intelligibile» - l'Orus propose un corso biennale all'Università, al posto del quadriennio nel Collegio zooiatrico.

Bisognava però che «i giovani studenti» fossero «obbligati in qualche modo ad attendervi colla dovuta frequenza ed assiduità» e che l'insegnamento dell'anatomia non venisse diviso «dalla descrizione del morbo e della sua medicatura». A tale scopo, il primo anno sarebbe stato dedicato alla medicina interna e alla medicatura degli animali, il secondo alla medicina esterna, facendo precedere di volta in volta alla trattazione delle singole malattie, le «cognizioni anatomiche delle parti degli animali attaccate dal morbo». Le lezioni medico-pratiche, in volgare, «per viemeglio essere intese dalla scolastica gioventù», si sarebbero tenute nel teatro anatomico del Collegio zooiatrico, mentre in Bo si sarebbero impartite lezioni

sul governo da prestarsi a ciascuna specie d'animali domestici, siccome sovra quelle esperienze, osservazioni e risultati che fossero degni di essere pubblicamente esposti pel progresso e pel decoro dell'Arte [...] nel modo istesso dei Pubblici Professori di Chimica, di Botanica in quei giorni e in quelle ore che fossero opportunamente destinate.

L'Orus, perfettamente consapevole che il Collegio zooiatrico non può avere le stesse regole «di quello di Francia, perché non possono obbligarsi, come costumasi in quel Regno, le Città, i Territori, le Ville e i rispettivi Corpi di cavalleria a mantenere un numero d'alunni con rischio poi di restare anche privi di un congruo mantenimento dopo di avere studiato», propose che anche gli aspiranti chirurghi latino sermone fossero obbligati a frequentare le lezioni di veterinaria. Alla fine del corso, superato il pubblico esame, conseguirebbero la licenza per il libero esercizio dell'arte veterinaria nelle terre di s. Marco. Inoltre il corso poteva essere frequentato da altre persone interessate a tale licenza e anche da stranieri che potevano trovare ospitalità nelle sei apposite stanze del Collegio zooiatrico, il cui personale subalterno sarebbe stato ridotto, in conformità. Quanto ai sette allievi dell'Orus che avevano finito il quadriennio - se i Riformatori ritenessero di «deliberare che oltre le sessioni e gli esami già pubblicamente fatti, debbano di bel nuovo», prima di ottenere tale licenza, «assoggettarsi ad un esame alla presenza di chi venisse per tal effetto destinato - saranno questi sempre pronti nel corrispondere a simili comandi egualmente che ad altri loro fossero significati dal Magistrato Eccellentissimo suddetto»10.

Provveduto così a sistemare il passaggio della scuola di veterinaria all'università, l'Orus rimase in attesa di risposta alle sue proposte. I Riformatori parvero accoglierle favorevolmente perché lo invitarono ad unirsi «in conferenza» con il pubblico professore di chirurgia, Camillo Bonioli, onde definire nei dettagli i «modi con cui potrebbonsi utilmente appoggiare gli studi della medicina comparata ai chirurghi»11.

Anche il Bonioli, come vedremo dappresso, al pari dell'Orus, stava lavorando alla riforma del suo corso chirurgico.

 

I Piani di riforma di Camillo Bonioli per il corso chirurgico

Occorre ricordare che, fin dal 1770, venne ripreso il discorso sulle riforme universitarie ad opera dei Riformatori Alvise Vallaresso, Francesco 2° Lorenzo Morosini e Andrea Tron. Con la terminazione 29 agosto 1771, venne attuata

una razionalizzazione della didattica, che doveva permettere di controllare meglio i contenuti e i risultati dell'insegnamento; [...] lo studio degli scolari non doveva essere finalizzato unicamente alla preparazione dei puncta del dottorato, ma doveva mirare all'apprendimento di conoscenze, che andavano controllate di anno in anno mediante esami pubblici12.

Il decreto del Senato 18 settembre 1771, incarica i Riformatori di «consulere Studio Patavino et decernere studium chirurgiae», assieme alla Sanità13. In quest'ottica si inserisce il Piano per la chirurgia ideato da Camillo Bonioli che nel 1776 era succeduto a Girolamo Vandelli nella cattedra di chirurgia a Padova.

In detto Piano la chirurgia era divisa in tre parti, la prima, «grande e sublime», la seconda, «bassa» e la terza, «servile flebotomia». Gli aspiranti alla «chirurgia grande e sublime» all'atto dell'iscrizione all'università non dovevano aver compiuto i sedici anni e dovevano possedere oltre il latino, anche «fisiche cognizioni». Qui li aspettava un quadriennio di studi, con le terzerie e gli esami annuali (ogni anno, anatomia, operazioni chirurgiche, botanica), oltre ad essere giornalmente presenti alle visite effettuate dai professori di chirurgia all'ospedale. Al primo e secondo anno si studiavano fisiologia, istituzioni chirurgiche nei giorni ordinari e, negli straordinari, chirurgia pratica e fisica sperimentale. Al terzo e quarto anno, patologia, istituzioni chirurgiche, chirurgia pratica e arte ostetrica. Finito il quadriennio, muniti delle terzerie dai professori medici e chirurghi e degli attestati comprovanti gli esami annuali, dopo l'esame privato all'ospedale su due delle «grandi operazioni» di chirurgia, estratte a sorte, dovevano sostenere il solenne esame al Bo con i due professori di chirurgia, l'ostetrico, l'anatomico, il fisiologo, il medico pratico all'ospedale e il botanico, per ottenere il titolo di «chirurgo maggiore, o sia maestro in chirurgia».

Per la «bassa chirurgia», era sufficiente un biennio universitario, sia per i giovani che avevano servito come «chirurghi astanti negli Spedali dello Stato», sia per i sedicenni che non avevano fatto gli astanti, ma che, dietro permesso dei Riformatori, avevano studiato la chirurgia sotto un abile maestro chirurgo e avevano fatto pratica negli Ospedali delle Città pur dello Stato. Dietro presentazione degli attestati richiesti gli aspiranti alla «bassa chirurgia» dovevano sostenere un rigoroso esame da parte dei due professori di chirurgia, che dovevano accertarsi se due soli anni di studio all'università erano sufficienti per renderli «abbastanza abili chirurghi». Al primo anno si studiava, nei giorni ordinari, fisiologia, istituzioni chirurgiche e, nei giorni straordinari, chirurgia pratica, arte ostetrica e fisica sperimentale. Al secondo, si continuava lo studio delle materie del primo anno, sostituendo la fisiologia con la patologia. Con le terzerie dei professori medici e chirurghi e gli attestati degli esami annuali, dopo l'esame privato all'Ospedale alla presenza dei due professori di chirurgia, su due operazioni proprie alla «bassa chirurgia», si doveva sostenere l'esame pubblico al Bo, su tre o più casi estratti a sorte il giorno precedente: gli esaminatori erano gli stessi dei chirurghi maggiori.

Per la «servile flebotomia», dopo un anno di studio sotto qualche chirurgo, i giovani dovevano frequentare un anno all'università, sotto i professori di chirurgia, eseguendo le operazioni loro proprie «molte volte nello Spedale». Vi era prima l'esame privato e poi quello pubblico, con tre esaminatori: i due professori di chirurgia «e l'ostetrico, alternativamente coll'anatomico, il pratico dell'Ospedale, etc.»14.

I Riformatori ritennero che questo piano abbisognasse di alcune correzioni e incaricarono il Riformatore di mese, Alvise Vallaresso, di informare il Bonioli delle loro volontà. Così il 14 dicembre 1780 il professore di chirurgia presentò ai Riformatori un «secondo Piano regolato». In esso venivano fissati tre soli anni (anziché quattro) per la chirurgia «sublime»: nel primo anno, istituzioni chirurgiche nei giorni ordinari e, nei giorni straordinari, chirurgia pratica e chimica farmaceutica. Nel secondo, fisiologia, istituzioni chirurgiche, chirurgia pratica, arte ostetrica. Nel terzo, si sostituiva la patologia alla fisiologia, rimanendo il resto inalterato. Quanto agli esami, si disponeva che il candidato pagasse lire otto, quale contributo per le spese dell'esame privato all'ospedale, ove doveva eseguire sul cadavere, due «grandi operazioni», estratte a sorte. Al Bo, ai sette esaminatori venne aggiunto il professore di chimica, in quanto il decreto del Senato 31 agosto 1780 lo aveva aggiunto al Collegio chirurgico unitamente al professore di botanica. Per la «bassa chirurgia», al corso biennale universitario potevano essere ammessi anche giovani che avessero studiato altrove, per due anni (anziché tre). Per il primo anno, il Bonioli sostituì la fisica sperimentale con la botanica, mentre per il secondo anno l'unica variante fu l'introduzione della chimica farmaceutica nelle materie di studio. All'esame finale veniva respinto colui che avesse riportato due voti contrari, anziché tre, come nel Piano precedente15.

 

Il Piano di riforma Bonioli-Orus

Nel frattempo anche l'Orus, che, come già detto, era stato sollecitato a correggere il suo piano «in conferenza» con il professore di chirurgia, inviò ai Riformatori una nuova scrittura «relativa al Piano del pubblico professore Bonioli circa gli studj anco della Veterinaria per li Chirurghi». Preso atto che il Bonioli aveva diviso in due classi gli studenti di chirurgia, Orus fece presente che solo quelli

della prima classe, cioè quelli che dovranno fermarsi per il giro di quattro anni scolastici, si trovano avere alcune ore libere da qualunque esercitazione nei giorni straordinarj di modo che possono in quelle vantaggiosamente essere costretti alle terzerie di questo genere di medicina [ossia di quella comparata]. Così l'ora di studio affatto libera e la più opportuna per le instruzioni ed esperienze veterinarie può essere dalle vent'una sino alle ventidue ovvero dalle ventidue sino alle ventitre.

Inoltre, «atteso il giro di quattr'anni», la materia poteva

dividersi a maggior facilità e profitto degli studenti nel modo seguente. Nel primo anno si tratterà di tutte le infermità interne alle quali vanno soggetti gli animali domestici villarecci come il bue, la pecora, la capra, il maiale, il cavallo, il cane ed alcuni volatili. Nel secondo anno delle malattie interne tanto endemiche quanto epidemiche. Nel terzo anno delle malattie esterne che particolarmente alla Chirurgia spettano. Nel quarto ed ultimo anno delle malattie epidemiche che esigono operazioni chirurgiche16.

Si deve però osservare che in questa sua 'scrittura', priva di data, l'Orus si riferisce al primo Piano del Bonioli, quello che prevedeva un corso quadriennale per la chirurgia «grande e sublime» per cui è giocoforza ritenere che detta 'scrittura' sia stata stesa prima che il Bonioli presentasse il suo «secondo Piano regolato» (che contemplava un triennio), ossia ante il 14 dicembre 1780.

 

Il forzato silenzio didattico del professore di veterinaria

Per la mancata approvazione dei piani di riforma anche l'anno accademico 1780-81 iniziava senza che «il professore di Medicina comparata sia stato incaricato di esercitarsi nelle pubbliche incombenze spettanti la sua facoltà».

Orus, allora, per non restare inoperoso, chiese ai Riformatori «di potersi occupare nell'eseguire alcune parti di cui è mancante il Pubblico Instituto per l'intiera sua perfezione, tanto più ch'esse sono anco necessarie, e indispensabili, lorchè debbasi con metodico corso diffondere i precetti di questa scienza medica a' giovani studenti». Si trattava di approntare gli scheletri naturali e artificiali «di ciascuna specie degli animali domestici» e le preparazioni anatomiche dei loro vari organi, onde completare la raccolta già esistente nel gabinetto di anatomia della Scuola, raccolta della quale Orus fornisce un dettagliato elenco. Occorreva inoltre preparare «una discreta collezione dei ferri che devono applicarsi ai piedi del cavallo, del bue, del mulo o dell'asino in occasione di malattia accidentale o di difettosa conformazione a cui vanno soggetti». Poiché l'acquisto all'estero di siffatta collezione di ferri «costrutti in diverse maniere» sarebbe risultato troppo costoso, l'Orus propose «di eseguirne egli stesso i modelli in piombo», per cui la spesa «per farli ridurre di getto in ottone o in rame», si sarebbe limitata a circa cento ducati17.

Queste richieste devono avere avuto l'assenso dei Riformatori perché, nel giugno successivo - «essendosi terminata la stagione, in cui si possa prosseguire a incidere, preparare, e conservare cadaveri tanto per uso di questo Pubblico Gabinetto Zootomico, quanto per gli insegnamenti dell'Arte» - l'Orus inviava a Venezia «la copia delle preparazioni degli animali che ha potuto possibilmente eseguire, dacché gliene fù commessa [...] dai [...] Riformatori [...] la esecuzione, e delle rispettive spese in tal caso occorse». Premeva all'Orus che quel Magistrato conoscesse «quei pocchi lavori molto lunghi, e al sommo difficili, ne' quali si è sinquì occupato»18. Non vi fu invece risposta al cauto accenno dell'Orus riguardo agli «insegnamenti dell'Arte». L'unico contatto con l'autorità sembra essere lo stipendio, che viene regolarmente pagato19, ma nemmeno l'anno accademico 1781-82 vide il decollo delle lezioni di veterinaria.

Nel frattempo, ad aggravare questa situazione di precarietà si aggiunsero anche i ritardi nei lavori di ristrutturazione dei locali del collegio e della scuola, gravemente danneggiati dal memorabile fortunale abbattutosi su Padova il 18 luglio 1782, a riprova del disimpegno che le autorità manifestavano verso l'istituzione veterinaria20.

Il 20 febbraio 1784 l'Orus si presentò nuovamente «alla clemenza» dei Riformatori, senza peraltro ottenere alcuna risposta:

penetrato dalla più viva afflizione per vedersi dal giorno primo maggio 1779 fino al presente, reso affatto innoperoso nella sua professione, mancandogli le Commissioni, e li metodi necessarj per rendersi attivo in questo genere d'insegnamento. In tale languido stato, e di sola grave mortificazione per lui, [prosegue l'Orus], non potendo essere di verun'utile alla nazione, ne di un'onesto conforto a se stesso, implora dall'autorità, e sapienza di vostre eccellenze, che siano accolti li riverenti suoi voti, onde possa riprodursi a quell'esercizio di lezioni, e di educazione nell'arte veterinaria, per cui si trova destinato. La somma sapienza ed umanità delle eccellenze vostre, potranno, esaudendo tali umilissime istanze, apportare alla nazione il contemplato vantaggio, e sollevare la riverente persona sua da quello stato di amarezza, in cui giustamente è immerso coll'esistere in una per se fatale inutilità21.

Il 26 dicembre 1784 il capitano e vice podestà di Padova, Caterino Corner, riferì ai Riformatori che «alcuni alunni del Collegio S. Marco» e dell'università avevano manifestato «i propri desideri» di frequentare «un corso teorico pratico degli studi di medicina, e di chirurgia comparata» e che a tale scopo, l'Orus chiedeva «gli opportuni mezzi per poter prestarsi utilmente». I Riformatori - tramite il Corner - lo invitarono a produrre una «distinta nota di tutto ciò che fosse per occorrergli, come pure delle opportunità, che se gli rendessero necessarie per porsi in attività d'esercizio e d'insegnamento»22.

Terzo piano di riforma presentato da Orus

 

Il 17 marzo 1785 Orus presentò ai Riformatori un nuovo piano, per l'esattezza il terzo. In esso ribadiva che, «quantunque siano molto estese le diverse parti, che derivano dall'Arte comparata», le cognizioni necessarie a «un corso teorico pratico degli studj di Medicina, e di Chirurgia Comparata [...], possono essere insegnate nel giro di due anni» scolastici. Nella sua lettera accompagnatoria, egli dice di sperare che il suo corso possa finalmente avere inizio «acciocché possa recare alla Nazione il contemplato vantaggio e sollevarsi da quello stato di amarezza in cui giustamente si trova immerso coll'esistere in una per se fatale innutilità sommamente dannosa ai suoi studj, nonché al proprio interesse»23.

Finalmente, nel 1787, si pose riparo all'inconveniente già rimarcato dall'Orus nel passato, in quanto la terminazione 29 agosto 1775, che stabiliva l'orario delle lezioni pubbliche e private all'università, lasciava «vacue» le ore pomeridiane «di molti giorni» per cui, essendo disoccupati in quei giorni, «li scolari si abbandonavano con infinito loro discapito all'ozio ed al dissipamento». Pertanto, i Riformatori deliberarono che l'Orus, in tutti i giorni ordinari, dovesse «eseguir nell'Università a Scolari Artisti le lezioni di medicina comparata nella seconda ora pomeridiana». A questa lezione dovevano assistere gli studenti di chirurgia «per li due anni che debbono dimorare nello Studio e riportare le fedi di Terzaria». Così recita la terminazione del 29 settembre 1787 che immette «finalmente nel ruolo dei professori» Giuseppe Orus24.

Dopo un lungo silenzio che durava dal febbraio del 1779, l'Orus riprese il suo corso d'insegnamento: il 7 febbraio 1788, «nel dopo pranzo [...] fece la sua prima pubblica lezione nel Bo con invito de' lettori, la fece in lingua volgare e fu giudicata dagl'intendenti una sconcia e ricadiosa tiritera»25. Sorprende non poco questo giudizio riportato dal Gennari, per la verità mai molto tenero verso le prolusioni26, specie se si ripensa all'entusiastica accoglienza riservata da professori dello Studio, autorità e studenti alla prolusione tenuta dall'Orus il 10 marzo 1776, giorno dell'inaugurazione ufficiale del Collegium Zooiatricum27 ed alla straordinaria affluenza alle sue lezioni ancorché messa più in evidenza dalla limitata capienza dell'aula a sua disposizione, come risulta da una sua lettera al segretario dei Riformatori, del 10 febbraio successivo (che cade di domenica):

dopo di aver parlato nella pubblica lezione sopra il polso degli animali, nella privata feci portare alcune preparazioni anatomiche sul tavolino, per dimostrare le arterie cui si riscontrano i differenti polsi. [Per poter vedere meglio i preparati, gli studenti] precipitarono [...] d'intorno alla tavola [...] in numero circa di duecento, da cui sono sin qui giornalmente onorato [e] non potendo loro soddisfarsi si arrampicavano o l'uno sopra l'altro e con tale impeto e forza andavano spingendosi che quasi mi schiacciarono il petto tra la tavola e la carega di cui con stento e preghiera mi liberai terminando poi brevemente quanto avevo prefisso di dire28.

Pur scritta dall'Orus per ottenere «alcune banche ammovibili in scalinata da porsi d'intorno la tavola all'occasione delle dimostrazioni [onde poter] dimostrare [le] ostensioni anatomiche in quest'anno, [e] nel venturo le operazioni chirurgiche», la lettera deve essere veritiera, in quanto avrebbe potuto essere facilmente smentita, interpellando il bidello o il cancelliere artista29. Durante l'estate i Riformatori fecero attuare l'ampliamento richiesto affinché potessero «tutti egualmente vedere e restarsene soddisfatti e queti, [non] verranno le preparazioni rovinate, il tempo [non] sarà perduto e [l'Orus] stesso [non] sarà esposto ad un continuo pericolo»30. Tra i presenti alla lezione, che risultano «in numero circa di duecento» con tutta probabilità, vi erano, oltre agli studenti artisti, anche molti «uditori non universitari che, come proposto a suo tempo dall'Orus, potevano assistere alle sue lezioni»31.

Nel suo piano inviato ai Riformatori il 17 febbraio 1780, dopo aver descritto l'andamento del futuro corso di chirurgia, destinato agli studenti artisti, l'Orus auspicava che il Magistrato dei Riformatori

non dovrà impedire che altre persone di qualunque condizione possano intervenire alle lezioni e agli esami egualmente degli altri. Soltanto il licenziamento dovrà essere diverso da quello dei Chirurghi; in tal caso basterà di rilasciare senza veruna formalità, dopo il quadriennale loro corso scolastico, qualora però si saranno distinti negli esami, una semplice Lettera Patente in quella forma e in quei modi che vorrà la sapienza del suddetto Eccellentissimo Magistrato.32

Analogamente si comporterà Antonio Rinaldini, l'allievo prediletto dell'Orus e suo successore nella cattedra, quando, per ordine della Sanità, dovrà «esaminare in quest'Ufficio di Salute di Padova alcuni maniscalchi ansiosi di più distinto privilegio». Anche Rinaldini non si lascia sfuggire

l'occasione d'istruirli per alcuni giorni nei punti più interessanti nei casi di contagi. Senza urtarli nell'amor proprio gli è riuscito e gli riesce in altri, che qui concorrono, ed ai quali sa il Cielo per quanti anni ancora verranno affidati i preziosi nostri armenti, per mancanza di Veterinarii istrutti, gli è riuscito, dice, di convincerli con destrezza in molti decisivi pregiudiziii e coll'introdurli in questo Gabinetto alle ispezioni delle zootomiche preparazioni di far ad essi rimarcare la necessità di conoscere quelle macchine, che tentano alla cieca di medicare, e doversi questa Medicina per principii apprendere. Pargli con queste strade di renderli meno azzardosi e presuntuosi nella loro abilità e zelanti per questa Scuola, in cui vorrebbero essere stati iniziati e dove probabilmente inizieranno i loro figli. Le informi, capricciose, per lo più costosissime ricette per essi fruttiferi capitali, queste pure gli riesce di trarle loro di mano, tosto rimpiazzandole per altro colle più semplici e più indicate33.

In tutti gli insegnamenti che richiedono delle dimostrazioni e delle esercitazioni pratiche, si presenta per l'Università, il fenomeno - meritevole di approfondimento - degli uditori. Nello stesso anno 1794, Antonio Bonato (che fa da supplente all'infermo professore di botanica, Giovanni Marsili) scriveva ai Riformatori che, avvicinandosi il tempo dell'apertura dell'Orto botanico, se il Marsili non avesse potuto, a causa della sua inferma salute, sovrintendere l'Orto, c'era da temere che «anco in quest'anno» gli studenti artisti, «li medici, chirurghi e speziali» sarebbero rimasti privi delle dimostrazioni e distribuzioni dei semplici medicinali con i quali preparavano gli erbari «col mezzo dei quali e delle convenienti istruzioni è loro facile di acquistare la cognizione di que' vegetabili inservienti ad uso medico ed economico»34.

Tornando aIl'Orus, il 30 luglio 1788, fu ammesso dai Riformatori nel Collegio di chirurgia, «per le di lui scientifiche cognizioni e per decoro e dignità della cattedra [...] lodevolmente [ricoperta], giacché le di lui istruzioni sono direttamente rivolte all'utilità ed incremento della facoltà chirurgica»35. In questo periodo, oltre ad alcuni sopralluoghi nell'udinese, eseguiti per incarico del Magistrato alla sanità, nella primavera del 1789, poco risulta di lui36.

Purtroppo «dopo soli cinque anni dalla sua iscrizione nei rotuli dello Studio, nel pieno della sua maturità scientifica [Orus] mancò improvvisamente il 27 novembre 1792 all'età di 42 anni»37.

 

La mancata riforma quadriennale del corso chirurgico proposta da Bonioli-Orus

C'è un argomento che merita maggiore approfondimento, ossia perché non sia stato attuato il quadriennio proposto dalla riforma Bonioli-Orus. Non è la sola proposta per la chirurgia a non essere stata attuata: ve ne è una, ad esempio, originata dall'osservazione che, per le operazioni chirurgiche sul cadavere, svolte dal Sografi durante il carnevale e dal Bonioli in quaresima, era «necessario un tempo più lungo del Carnovale, e della Quaresima». Questo, perché

nel Carnovale si fanno anche le lezioni di notomia dal professor Caldani, mancano perciò i cadaveri sicché il Sografi non può fare, e mostrare che alcune poche operazioni, e queste anche interrottamente per questa ragione, onde il metodo rimane necessariamente incompleto e difettoso, né può [...] presentare alla gioventù un vero corso di chirurgiche operazioni. Lo stesso fa il Bonioli in Quaresima, dovendosi anch'egli riportare all'opportunità de' cadaveri, i quali poi sebbene vi fossero sempre in sufficiente quantità dentro il tempo stabilito, convien riflettere, che non possono questi due professori, nel tempo stesso che sono obbligati a visitare e a curarre gl'infermi, che loro appartengono, assumere anche il grave peso d'un vero trattato di chirurgiche operazioni, il quale è un argomento totalmente separato dagli altri mali communi, e che esigge una particolare e distinta attenzione.

Pertanto, viene suggerita l'istituzione di una nuova cattedra, il cui titolare possa eseguire le operazioni cominciando «ogn'anno dal principio dello studio fino al termine di esso» e possa anche

operare su de viventi, qualunque volta nell'Ospitale si presentasse qualche malattia, che fosse da esso giudicata curabile coll'operazione. Quindi ne viene la necessità, ch'egli abbia una piena facoltà di servirsi de' cadaveri per tutto il corso dell'anno scolastico, e che in ogni occasione possa senza veruna dipendenza operare ne' corpi viventi38.

Anche questa proposta non andrà in porto: ancora nel 1798, «i due professori di chirurgia fanno le operazioni chirurgiche sopra i cadaveri in tempi diversi». L'unica variante fu il ricambio generazionale, in quanto il Bonioli morì il 13 novembre 1791 e, dopo una lunga ricerca dei Riformatori per trovargli il successore, al suo posto verrà chiamato Vincenzo Malacarne, il 15 marzo 179439.

Così, il corso di chirurgia rimane sempre quello fissato dal decreto del Senato 2 maggio 1761, con «due anni di terzarie» e, dal 1771, invece della «recita generale» prima del licenziamento, con gli esami annuali. Dopo i due anni di frequenza e gli esami, gli studenti di chirurgia, a seconda delle loro condizioni (quali la povertà, l'esterità), conseguivano il licenziamento latino sermone, nel Collegio Sacro o nel Collegio Veneto artista.

A Venezia, il Privilegio per i licenziati latino sermone (dopo l'esame davanti alle due presidenze, fisica e chirurgica, effettuato nel Collegio Chirurgico), venne esteso, nel 1738, «a norma di quello che si dispensa nel Collegio episcopale di Padova» (ossia il Collegio sacro, presieduto dal vescovo di Padova o da un suo delegato). Il conferimento del Privilegio dal priore del Collegio dei Medici fisici di Venezia, «con tutta la sua presidenza, come capo di Studio Generale eretto con autorità pontificia et imperiale, veniva perciò ad apportare al licenziato il jus [di ingresso] al Collegio [Chirurgico] come vogliono le leggi»40.

Risulta che il candidato alla licenza latino sermone nel Collegio sacro, doveva studiare «per due anni continuamente la chirurgia scientificamente nella città di Padova». Non così, nel Collegio Veneto artista, «potendo ogni chirurgo, quando voglia, con l'esborso di picciola summa di soldo, in pochi momenti di tempo, senza essere stato mai per l'avvanti in quello studio, ricevere la laurea dottorale». Inoltre, questo «dottorato di chirurgia» ricevuto nel Collegio Veneto di Padova, era «simile in tutte le sue parti a quello di questa città [di Venezia]»41.

Così, nel 1749: ma l'anno dopo, il presidente del Collegio Veneto artista, Giuseppe Suzzi, descrive la modalità dell'esame latino sermone, ove «in tutto e per tutto s'osserva esattamente quanto in tali casi s'osserva nel Collegio episcopale»42. Il Collegio Veneto di Padova «crea per publica autorità chirurghi scientifici con autorità di insegnare l'arte in publico et in privato [...] doppo due anni di studio in quella Università»43. Esso è composto da otto lettori, i quattro delle prime cattedre (medicina teorica, medicina pratica, filosofia, anatomia) e i quattro loro concorrenti44.

Ma vediamo un'altra testimonianza: nel 1752, Giovanni Casotto, un chirurgo vulgari sermone di Venezia, si reca a Padova ove «duorum vel trium dierum curriculo in Collegio nuncupato Veneto (vulgo Collegietto)», ottiene la licenza latino sermone45.

In questi anni a Padova il numero degli iscritti all'università arriva al minimo storico: dei circa 700 iscritti del 1738, si scese progressivamente ai poco più di 300 del 1764. Tra le disposizioni richiamate al loro vigore per riportare l'università dalla «decadenza» al «lustro per tanto tempo goduto» vi è quella che nessun medico possa esercitare la professione «senza il requisito del dottorato in Padova» e «senza l'approvazione e licenziamento latino oppure volgare sermone della Università stessa, quanto alli chirurghi». La proposta dei Riformatori (scrittura al Senato del 24 aprile 1761) viene approvata con il decreto del 2 maggio successivo: la terminazione dei Riformatori, esecutiva del decreto in questione, è del 1° giugno 176146.

Cessano così i licenziamenti latino sermone nel Collegio chirurgico di Venezia fino al 1768, quando riprenderanno (in seguito alla supplica dei chirurghi veneziani del 30 luglio 1765) su proposta dei Riformatori del 19 maggio 1766, che il Senato approvò il 19 luglio successivo47. A questo decreto seguirono le terminazioni esecutive: dei Riformatori, il 30 luglio dello stesso anno e della Sanità, il 1° ottobre 1768. Per quanto riguarda i licenziamenti vulgari sermone, resteranno sospesi fino al 1790, anno in cui vi sarà la loro ripresa, in virtù della terminazione della Sanità del 6 ottobre 1790.

Tra il 1768 e il 1769, venne istituita a Venezia una scuola di chirurgia, affidata al veronese Francesco Pajola, che aveva studiato e fatto pratica a Padova, Montpellier, Parigi e Rouen. La terminazione dei Riformatori del 29 maggio 1769 gli prescrive di istruire al massimo dodici studenti «in dialetto italiano» nelle malattie delle ossa e nelle fasciature, tra luglio e dicembre di ogni anno. Poi, fino a febbraio, doveva eseguire le operazioni sui cadaveri, esponendone prima la teoria, e anche gli studenti dovevano di quando in quando eseguire le operazioni. Avrebbe poi scelto quattro o sei malati all'ospedale dei Santi Pietro e Paolo sui quali insegnare l'arte teorica e pratica chirurgica. Il suo corso era triennale ed obbligatorio per i giovani che volevano essere licenziati in chirurgia48. L'istituzione di questa scuola non venne recepita con molto favore dal Collegio chirurgico di Venezia perché veniva in buona parte sottratta ai chirurghi l'istruzione teorica e pratica dei giovani apprendisti, che era effettuata con una pratica di almeno due anni, sotto la guida di un chirurgo approvato.

Nel 1770 venne aperta sempre a Venezia, una scuola di ostetricia per le levatrici e la frequenza di essa fu resa obbligatoria anche per gli studenti di chirurgia, nel 1773. A causa di forti contrasti in seno al Collegio chirurgico di Venezia, la Sanità sospese gli esami latino sermone il 6 gennaio 1771, more veneto. Il 4 febbraio successivo, la Sanità presentò al Senato una scrittura che è una fotografia impietosa del basso profilo dell'aspirante chirurgo a Venezia il quale trascurava la scuola di anatomia istituita nel Collegio medico «da tempo remoto» e la scuola di chirurgia, istituita nel 1769. Inoltre, mentre i medici neo-laureati, prima di poter esercitare, dovevano fare tre anni di pratica sotto la direzione di un medico già approvato, i neo-chirurghi, «il giorno medesimo del licenziamento, senza alcuna prattica passano subito ad eseguire essi medesimi tutte le operazioni anche le più difficili dell'arte loro».

La Sanità propose l'obbligo della frequenza triennale delle scuole di anatomia e di chirurgia, con esami annuali, in lingua italiana, nei primi due anni, davanti ai due priori, fisico e chirurgico e al protomedico. Superato l'esame latino sermone dopo il terzo anno, al licenziato veniva prescritta una pratica biennale sotto di «un chirurgo approvato» e solo allora otteneva il privilegio di esercitare «da se solo sia in Venezia o altrove» Perché venisse proposta la sua ammissione al Collegio chirurgico, dovevano trascorrere otto anni dal suo licenziamento.

Il Senato approvò la scrittura della Sanità con il decreto del 21 marzo49 e dispose inoltre che la Sanità dovesse «versare a compimento totale della materia, anche sul grado, facoltà e privileggi dei medici chirurghi e, uniformando a quanto praticato nello Studio di Padova, coi Rifformatori dello Studio medesimo passerà d'intelligenza a tal'effetto»50. Inoltre, il Senato deliberò che di queste «presenti, provide regolazioni, niuna di esse possa mai essere neppure alterata e riformata, se non soggiaccia prima all'esame ed assenso anche del magistrato dei Rifformatori dello Studio di Padova e non sia approvata poi da questo Consiglio»51.

Sulla validità della riforme attuate a Venezia, si può dire subito che per alcuni anni nessun giovane uscì dalla «utile ed importante» scuola di chirurgia52. Così il Collegio chirurgico non fu in grado di presentare all'esame latino sermone nessuno che disponesse dei requisiti richiesti dalla Sanità e poté solo aggregare a sé dei chirurghi approvati latino sermone da almeno dieci anni. Tenendo presente che, dal 1772 al 1780, ben 17 collegiati morirono e che, dal 1761, i licenziati latino sermone ai Collegi di Padova non concorrevano più al Collegio chirurgico di Venezia «ob restrictivas praescriptas», era necessario «licentiandis facilem viam aperire». Ad esempio, cambiare la disposizione che prescriveva tre anni «continui e consecutivi» alla scuola di chirurgia o ridurre l'attesa di almeno dieci anni al licenziato latino sermone prima di entrare in Collegio. Una supplica in tal senso, fatta dal priore chirurgico alla Sanità il 21 gennaio 1780, venne recepita dalla scrittura della Sanità del 30 aprile successivo. Con decreto del 20 maggio 1780, il Senato rimise «tutto il complesso di questa materia» all'esame di una conferenza tra la Sanità e i Riformatori53. Si osservi che i Riformatori dovevano ancora adempiere al decreto del Senato del 18 settembre 1771, ossia, come si è già detto, «consulere Studio Patavino et decernere studium chirurgiae»54.

Proprio sulla riforma dell'insegnamento agli studenti di chirurgia, si inseriscono i già visti due piani del Bonioli e quello dell'Orus, tutti diretti ai Riformatori55. Secondo l'abate Nicola Brunetti, cappellano della Scuola di veterinaria, «uno dei sommi obiettivi del piano del Bonioli [fu] quello di far studiare agli scolari un'infinità di materie, così egli cercò, occultamente, di rovinare la veterinaria perché scemata questa restava più tempo alle altre cose», e così si finiva per dare alla veterinaria sempre meno importanza.

Il Bonioli unito al Caldani, ed agli altri della lega [...] addossarono agli scolari lo studio di moltissime cose, distaccate affatto dall'arte, ma utili ai professori che le insegnano perché, e negli esami, e nei licenziamenti devono intervenire e riceverne le sportule: esclusero da tali cose l'Orus, sebbene dovessero gli esami versare sopra la di lui arte.

In un altro punto, il Brunetti si riferisce al Bonioli «e gli altri della cabala» e, integrando la sua lettera con altre notizie, possiamo sapere come iniziò questa «cabala»56.

Quando, il 20 luglio 1775, tornò dalla Dalmazia l'allievo dell'Orus, il modenese Antonio Fantini, il giorno dopo l'Orus lo portò a Venezia, per presentarlo al Magistrato alla Sanità e consegnare la nota spese della missione tanto brillantemente compiuta. Dopo, l'Orus andò ad esibire al Magistrato dei beni inculti l'elenco di quanto gli occorreva per svolgere il corso di anatomia invernale, per una spesa che preventivava non inferiore ai 200 ducati effettivi. Inoltre, poiché intendeva insegnare l'anatomia comparata come si fa in Francia, chiedeva al Magistrato alla sanità il permesso di

levare dall'ospitale di Padova quelli cadaveri umani che abbisogneranno per dimostrare le differenze che si ravvisano tra le parti loro e quelle degli animali Cavallini, Bovini, Pecorini, Suini, Canini, ecc. il di cui acquisto non si potrà fare sinché non sia stabilito un annuale assegnamento il quale eziandio servi a comprare tutto quello che vi vuole per iniettarli, macerarli e prepararli57.

Il Pastore ritiene probabile che, con «questo legittimo interessamento all'anatomia umana», l'Orus si «creò l'inimicizia del professor Caldani»58.

Fin dal 1740 alcune dispute tra il Morgagni e il Vandelli (i predecessori del Caldani e del Bonioli, rispettivamente) avevano indotto i Riformatori a disporre che i primi due cadaveri idonei spettassero al Morgagni e il terzo al Vandelli. L'introduzione nel 1764 della nuova cattedra di chirurgia pratica all'ospedale, affidata al Sograffi, e quella di medicina pratica all'ospedale, affidata al Dalla Bona, non fa che aumentare le difficoltà del reperimento dei cadaveri, essendo stato concesso al Dalla Bona il diritto di eseguire autopsie in ospedale come al Sograffi. Così, il Dalla Bona «quando termina la malattia in morte, apre esattamente il cadavere ed [...] esamina distintamente la parte, che si è creduta, e dichiarata mal affetta, nonché le altre vicine, e lontane, che ne hanno la maggior relazione o per riconfermare il giudizio, o per riconoscere l'errore»59.

Appare naturale il risentimento di quanti hanno il diritto al cadavere quando, nel 1776, l'Orus, che non è neanche professore universitario, chiede «annualmente un qualche cadavere dagli ospitali di Padova»60. Il suo principale oppositore è il Caldani, che sul diritto al cadavere esercita la parte del leone. Il Brunetti, che ha conosciuto il Caldani «quando questi aveva tenuto lezioni di anatomia comparata agli studenti di veterinaria durante le assenze dell'Orus, [...] avendone capito il carattere, consigliò l'Orus di desistere dal suo proposito». Scrive il Brunetti a Pietro Contarini (Riformatore dal giugno 1782 al giugno 1783): «Io fui che lo persuasi a non voler insegnare l'anatomia comparata come in Francia, perché avrebbe urtato il Caldani, e mi credette. Tuttavia il Caldani cominciò a prenderlo in urta, perché Orus felicemente esegue le anatomiche preparazioni e sa iniettare a perfezione, cosa che non è mai riuscita di fare al Caldani nemmeno sufficientemente61. Qui cominciò la cabala»62.

L'avversione del Caldani, dei tre clinici e, alla fine, di tutti i professori universitari, diventa una vera «guerra» allorché la Scuola dell'Orus passa dai Beni inculti ai Riformatori e quindi l'Orus sta per diventare un loro collega. Infatti, «tutti i professori che tremano ad ogni ducato che esce dalla cassa di quel magistrato e che non tocchi loro, si allarmarono quando appresero che un tal uomo, messo nel rango di essi [poteva togliere] la facoltà di ottener li pretesi bisogni di ognuno [e] cominciarono allora a dispreggiarlo»63.

Si deve al Riformatore Alvise Vallaresso (in carica dal novembre 1779 al maggio 1781) l'idea di riformare la chirurgia, «includendo in essa la veterinaria» e si deve al Tron (che occuperà la stessa carica dall'aprile 1783 al 1784) l'opposizione alle suppliche dell'Orus. La richiesta da Padova di un corso di anatomia comparata arrivò «ai nuovi riformatori, tra i quali era Lorenzo Morosini, amico di Francesco Pesaro e Piero Contarini» e Andrea Querini. Completava la terna Piero Barbarigo: «dopo l'eclisse politica di Tron, furono il Procuratore Francesco Pesaro e lo 'zelante' Piero Barbarigo che in ambiti diversi, conquistarono una posizione di preminenza». Con la terna costituita da Andrea Querini, Zaccaria Vallaresso e Francesco Pesaro si concretarono le aspirazioni dell'Orus64.

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