Annali di Storia delle Università italiane - Volume 8 (2004)

Studi

[English summary]

Grazia Zini
La Fisica sperimentale e il Gabinetto di fisica dell'Ateneo ferrarese tra la fine del secolo XVIII e l'inizio del XX

 

1. Introduzione

Il cospicuo patrimonio di libri, strumentazione ed oggetti di interesse storico-scientifico dell'Ateneo ferrarese, oltre a strutture che hanno da sempre suscitato l'interesse dei ricercatori, come la Biblioteca, l'Orto botanico, il Museo anatomico, presenta lati per lungo tempo trascurati o misconosciuti. È questo il caso della "strumentazione scientifica antica"1 esistente presso il Dipartimento di fisica, il cui recupero e valorizzazione sono iniziati nell'anno Duemila per l'interesse di ricercatori, tecnici e studenti del dipartimento stesso. Il lavoro ha riportato alla luce circa settecento strumenti2 che testimoniano l'attività didattica e di ricerca nel campo della fisica svolta nell'Ateneo ferrarese fino agli inizi del secolo XX3.

È stato naturale, mentre venivano alla luce apparati di pregevole fattura, porsi alcune domande. Quando era iniziata la pratica sperimentale della fisica a Ferrara? Quando erano stati acquisiti gli strumenti? Chi aveva usato gli strumenti e come? Cosa era successo nel tempo? Quali i legami alle vicende storiche ferraresi? Come si giustifica la contraddizione fra il cospicuo patrimonio di strumentazione esistente a tutt'oggi e la scarsa, per non dire nulla, attenzione riservata dagli studiosi alla storia della fisica nell'Ateneo4?

Questo lavoro presenta i risultati di una ricerca tendente a rispondere a queste domande, e quindi, a ricostruire la storia del Gabinetto di fisica5 dell'Università di Ferrara. Essa riguarda l'arco di tempo compreso tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XX. Il periodo è stato determinato anche dalla probabile epoca di costruzione di molti strumenti oggi esistenti nella collezione. Sarà sicuramente una ricerca parziale, perché l'indagine storica che viene presentata è ancora limitata. Infatti imprescindibili problemi di recupero, identificazione e pre-catalogazione, tra l'altro ancora in atto, hanno procrastinato le ricerche storiche fino all'anno scorso (2003).

Si presenta, quindi, un primo percorso storico con gli elementi oggi conosciuti. Fonti di informazione sono stati documenti d'archivio, testi, Internet e gli strumenti stessi, inesauribili fornitori di notizie di carattere sia puramente storico che storico-scientifico.

Le origini e i primi sviluppi del Gabinetto di fisica dell'Ateneo ferrarese hanno molte analogie con quanto avvenne negli altri Gabinetti di fisica italiani ed europei. Si prepone quindi una breve nota su questi, con l'intento anche di inserire la storia ferrarese in un contesto più ampio.

 

2. Origini e primi sviluppi dei Gabinetti di fisica europei

Una nuova scienza, la "Fisica sperimentale" apparve in Europa a partire dal secolo XVII, sulla scia delle intuizioni e dei lavori di Galileo Galilei (1564-1642) e Isaac Newton (1643-1727)6. Questa prevedeva l'osservazione dei fenomeni naturali e le dimostrazioni delle leggi fisiche secondo il metodo innovativo dei due grandi scienziati. Fecero così la loro comparsa nuovi strumenti. Erano solidi oggetti di legno, ottone, vetro, generalmente di pregiata fattura: termometri (1638), barometri (1643), pompe a vuoto (1654) e, dalla fine del secolo XVII, le prime macchine elettriche.

Antecedentemente la grande maggioranza degli strumenti scientifici antichi serviva per scopi eminentemente pratici, per la navigazione, la guerra, l'agrimensura, ed era utilizzata generalmente da persone che non "sapevano di matematica". Solo pochi di questi oggetti avevano un rapporto diretto con la scienza allora codificata, ossia venivano usati per qualcosa che assomigliasse, se pur vagamente, alla "ricerca scientifica" come l'intendiamo oggi7. Questi strumenti pratici erano chiamati "macchine matematiche", forse proprio perché permettevano di eseguire dei calcoli. Il termine venne adattato successivamente per il nuovo tipo di strumenti di cui si è detto, che furono noti come "macchine fisiche", per differenziarli, forse, dai precedenti8. Ben presto le macchine fisiche, ossia, quelle "inservienti alla Fisica sperimentale" furono riunite in un luogo specifico, il Gabinetto di fisica, denominazione che passa poi a definire non solo il luogo di raccolta, ma anche lo stesso insieme della strumentazione.

L'abitudine ad insegnare la fisica anche tramite dimostrazioni con appropriati apparecchi è stato un fenomeno che ha coinvolto tutta l'Europa a partire dalla fine del secolo XVII. Tra i primi docenti dimostratori vi furono: ad Oxford John Keil (1671-1721) e John Theophilus Desagulier (1685-1744), William Whiston (1667-1752) a Cambridge e Londra, e in Olanda Willem Jacob's Gravesande (1688-1742) che divenne professore di matematica e astronomia nella città di Leida. Da ricordare anche l'abate Antoine Nollet (1700-1770) che scrisse (1738) un trattato di Physique expérimentale elencando ben 354 apparati per eseguire gli esperimenti previsti nel corso9. In questo secolo dei lumi, l'interesse per la nuova scienza era tale che dimostratori erranti percorrevano l'Europa portandosi al seguito i loro strumenti. Notevole anche la presenza di macchine fisiche in case di facoltosi personaggi o principi: possedere un Gabinetto di fisica era simbolo di ricchezza, potere. Gli apparati erano spesso destinati all'intrattenimento durante favolose feste o servivano pour amuser les dames. Particolarmente graditi erano i primi, spettacolari, fenomeni elettrici. Gabinetti di fisica privati famosi furono ad esempio10 quello dello zar Pietro il Grande (inizio XVIII secolo), quello di lord Cowper a Firenze (attorno al 1750), quello di Laura Bassi (attorno al 1750) a Bologna, o quello di re Ferdinando II di Borbone a Napoli (attorno al 1850).

Nelle Università le macchine fisiche furono dapprima di proprietà dello stesso insegnante di fisica sperimentale che spesso faceva "lezioni private", cioè lezioni pagate dall'Università tenute dal professore spesso in «sua propria casa». Furono poi acquistate dalle Università stesse e confluirono, assieme a donazioni provenienti dalle grandi collezioni private, nei Gabinetti di fisica, generalmente istituiti con delibera delle Università. In Italia nacquero così, tra il secolo XVIII e il XIX, importanti Gabinetti di fisica11 come quelli di Torino (1721), Padova (1740), Bologna (1745), Perugia (1759), Pavia (1771), Roma (1740 ca), Napoli (1811), Modena (1772), Urbino (1832). Venivano stanziati fondi particolari che dovevano servire anche per il compenso al "macchinista", un abile artigiano addetto alla manutenzione delle "macchine" e che eseguiva materialmente esperienze dimostrative di quanto spiegato dal professore. Questo personaggio, spesso uomo di scienza, era un abilissimo artigiano, capace inoltre di realizzare nuove apparecchiature su richiesta del docente. Il macchinista aveva anche l'incarico di migliorare, adattare strumenti acquistati da costruttori italiani, francesi, inglesi, tedeschi oppure oggetto di lasciti. A volte lo stesso professore era costruttore ed ideatore di strumenti o ne seguiva da vicino la realizzazione.

I Gabinetti di fisica universitari ebbero quindi origine per esigenze di insegnamento e studio. Importante era considerato anche l'aspetto della divulgazione della nuova scienza. A Roma12, nel 1794, durante il papato di Pio IV, in «periodo di vacanza» si tenevano lezioni pubbliche con esperimenti eseguiti dal macchinista, e a Torino13, nel 1814, alle "pubbliche esperienze" assistevano non solo gli studenti, ma «pure moltissimi amatori delle fisiche cognizioni» e anche qui le lezioni si tenevano «nel giorno feriato di ciascuna settimana». L'abitudine di presentare gli esperimenti in giorno «feriato» era comune all'epoca, evidentemente si voleva che anche semplici amatori delle scienze fisiche potessero assistervi. L'Università era, infatti, tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo il luogo destinato principalmente alla istruzione di tutti, scolari e popolo, mentre la ricerca era considerata più un'attività quasi privata14, da svolgersi, ad esempio, anche in casa propria.

 

3. I difficili inizi del Gabinetto di fisica dell'Università di Ferrara e le occasioni mancate

Macchine "inservienti alla Fisica sperimentale" diventarono di proprietà dell'Ateneo ferrarese tra il 1795 e il 179815, dopo difficili trattative e varie occasioni perdute16.

La prima occasione si presentò nel 1771 quando la "fresca riforma di questa Università", quella della Costituzione Clementina17, fece sperare al marchese Cristino Francesco Bevilacqua che fosse arrivato il momento di

cedere a comodo e pubblico vantaggio non poche macchine, ed istromenti, ed altro, fabbricato a spese del Marchese Ercole suo Padre, con più altre ancora fatte costruire da lui stesso e con suo dispendio a uso della Fisica Sperimentale18.

Essendo il marchese Ercole morto nel 1750, un Gabinetto di fisica privato con «non poche macchine» esisteva evidentemente in casa Bevilacqua a Ferrara fin dalla prima metà del '700. Come succedeva a Firenze o Bologna, il Gabinetto era probabilmente frequentato dai ferraresi più interessati al risveglio della cultura ferrarese e a promuovere radicali cambiamenti nell'insegnamento scientifico universitario. Tale insegnamento, a Ferrara, era arretrato rispetto a quello delle altre Università Italiane: a Bologna le esercitazioni con cadenza settimanale ebbero inizio nel 1715-1716 e a Roma la prima cattedra di Fisica sperimentale è del 174019.

Cristino Francesco, come il padre, aveva sviluppato interessi in campo scientifico ed aveva personalmente promosso la riforma Clementina del 1771 «con tutto il possibile suo studio».

È opportuno dare qui un cenno delle ragioni contingenti che avevano indotto il marchese, "impaziente", a proporre il dono vari anni dopo la morte del padre, cioè ad aspettare, per presentarlo, «opportunità di circostanze».

Prima della riforma voluta da papa Clemente XIV (la riforma Clementina) l'Università di Ferrara era regolata, per ordine del papa Benedetto XIV, dalla "Costituzione del Cardinale d'Elci", promulgata il 20 aprile 174220. Questa riforma destinava specificamente i doveri dei docenti (lettori) nonché le materie d'insegnamento. I lettori si dividevano in due classi, "giuristi" ed "artisti". Tra «le materie che si assegnano alle cattedre dè lettori ordinari artisti» rientrava la lettura di "Filosofia esper. nell'ora terza della mattina". La versione a stampa della costituzione riporta il nome e gli argomenti dell'insegnamento21:

L'anno       1. de corp. et inan.

                   2. de mot. et gravit.

                   3. de elasticit. et liquidor nat.

L'Università era diretta da una oligarchia, più attenta ai propri privilegi che al bene dello Studio22. Le lezioni si tenevano in latino, con letture e discussioni su testi antichi, anche per le materie scientifiche.

Con la Costituzione Clementina si mantenne la suddivisione dei lettori nelle due classi ma, anche se l'accento era sulle Facoltà di medicina e di giurisprudenza, gli insegnamenti scientifici erano molto più in evidenza che nel passato. Comparvero un lettore di "Fisica generale e particolare23" e altri "di Chimica e Bottanica, di Mattematica, ed Idrostatica24" (in italiano nel testo, gli errori di ortografia erano molto comuni all'epoca). L'anno scolastico andava dal 5 novembre alla fine di giugno, con molte feste religiose, a cui si doveva partecipare. L'uso del latino era meno diffuso, ma continuava, soprattutto nei vari insegnamenti legati alla religione cattolica come teologia.

Questa riforma portava, quindi, molte speranze ai cultori di scienza, e tra questi appunto il marchese Bevilacqua, che, sperando di promuovere il rinnovamento dell'insegnamento della fisica, aveva sottoposto il dono alle seguenti condizioni:

I. Che construtta fosse una camera acconcia a raccorle e per gli esperimenti. II. Che si consegnassero a Lettore atto per le dimostrazioni. III. Che si stabilisse fondo di accertato reddito, ossia perpetuo assegnamento per le spese necessarie per mantenerle, come per accrescerle, a qual fine fa mestieri di uno Macchinista stipendiato, che possa fabbricarne di nuove, e maneggiarle. IV. Che finalmente della donazione si deve fare pubblico Istromento per vieppiù assicurare col buon uso di esse il profitto della Gioventù studiosa25.

Quello che si richiedeva dunque, e con molta precisione, era l'istituzione di un Gabinetto di fisica che, evidentemente, non esisteva ancora nella Pontificia Università di Ferrara.

Purtroppo le speranze del marchese risultarono vane: nel 1774 le sue macchine fisiche erano ancora in palazzo Bevilacqua dove venivano usate dal veneziano abate Zorzi26, precettore del figlio.

I documenti dimostrano che nonostante un primo, positivo apprezzamento, la donazione venne sempre lodata («prezioso dono»), mai respinta, ma solo dilazionata più volte, con varie scuse, fino a scomparire dai documenti d'archivio. Era andata in fumo, soprattutto per l'intervento del cardinal Gianmaria Riminaldi, che, da Roma e a nome del papa, guidava la vita dell'Università ferrarese. In molte lettere, tra cui quelle private alla nipote Ludovica27, il monsignore dichiarava molto apertamente che preferiva destinare i pochi fondi dell'Università di Ferrara al teatro anatomico, al museo (numismatico essenzialmente) o all'orto botanico che erano strutture già previste dalla costituzione e che «Una scienza nuova» cioè la Fisica sperimentale, secondo lui, «per ben fare avrebbe richiesto molti capitali e persone».

Le stesse difficoltà di carattere politico e finanziario si riproposero undici anni dopo al dott. Antonio Campana, giovane di ingegno eclettico, come d'altra parte molti degli uomini di scienza contemporanei, nonché costruttore di macchine fisiche. Antonio Campana (1751-1832)28, meglio noto per la sua famosissima Farmacopea Ferrarese (pubblicata nel 1799), nacque a Ferrara il 2 aprile 1751 e si laureò in medicina a Padova, nel 1776. Dopo un breve intervallo a Firenze, tornò a Ferrara come dimostratore di fisica nel 1782 a 31 anni. Qui, a parte un breve intervallo di assenza per ragioni politiche29, restò sulla scena dell'Università con vari incarichi, di fisica, chimica, botanica, anche contemporanei, per ben 35 anni.

Come detto, Campana, dopo la laurea, si spostò a Firenze dove, dal 1778 al 1782, si interessò di medicina, botanica e chimica. Frequentò, inoltre, il famosissimo e fornitissimo Gabinetto di fisica di lord Cowper (1738-1789), di cui diventò amico30. Naturalmente conobbe anche il direttore del Gabinetto stesso, Carlo Alfonso Guadagni che fu primo docente di Fisica sperimentale dell'Ateneo pisano dal 1749 al 1795. Nello stesso periodo strinse rapporti di amicizia con l'abate Felice Fontana (1730-1805), creatore e curatore del "Regio Museo di Fisica e Storia naturale" fondato a Firenze nel 1775 dal granduca Pietro Leopoldo. Sia Guadagni che Fontana erano esperti costruttori ed ideatori di macchine fisiche e particolarmente interessati alla divulgazione della nuova scienza. Molti degli strumenti delle due collezioni nominate erano dovuti agli stessi direttori, anche se non mancavano opere di costruttori di altre nazioni, soprattutto inglesi e francesi.

A Firenze Campana frequentò quindi ambienti scientifici d'avanguardia e apprese le tecniche di costruzione degli strumenti fisici e il loro uso nelle dimostrazioni a scopo didattico o di divulgazione scientifica ad alto livello. Furono queste le qualità che, forse, attrassero nel 1782 l'interesse di Francesco Corbi, lettore di fisica presso l'Università di Ferrara dal 1764. Dal programma a stampa (Sillabo)31 delle lezioni universitarie si ha:

V. Exc. D. Franciscus Corbi Ferrareiensis Phisicae Universae Professor, Explicabit Physicam Generalem, et Particularem.

Il professor Corbi, nonostante la riforma, insegnava, molto probabilmente, ancora col metodo classico della dettatura delle lezioni e discussioni e interrogazioni discutendo sugli antichi testi. Nel 1776 tenne l'orazione di inaugurazione dell'Ateneo dal titolo De Aeree, de Aqua, de Igne, et Meteoris32. Francesco Corbi sentiva fortemente la necessità di rinnovamento e frequentava, forse, palazzo Bevilacqua che continuava ad essere centro di intellettuali. Nel 1782, infatti, presentò una Memoria al "Collegio degli Eccelentissimi e Illustrissimi Signori Riformatori33" che inizia con le seguenti parole:

Considerando essere la Fisica sperimentale tanto utile e dilettevole ad ogni classe di Persone, quanto impossibile ad inserirsi per ora nella nostra Università a cagione delle gravi spese occorrenti, si è pensato alla maniera di cominciare all'apertura degli studi un corso di lezioni e di sperienze distribuite per tutto l'anno scolastico senza un sensibile incomodo delle presenti circostanze.

Il sig. Dott. Antonio Campana ha seco recato da Firenze parecchie macchine spettanti alle prove di elettricità, di fermentazioni, di fissazioni d'aria, di statica, di calamite, e di altre cose. Egli maneggia queste macchine con particolare destrezza, ed è espertissimo nelle preparazioni. Egli pure è pronto di usarle a favore dell'Università mostrando i Fenomeni, e riscontrandoli col sistema preso dal Professore nella di lui spiegazione34.

Non gli erano d'altra parte ignote le difficoltà, soprattutto di ordine economico, che avrebbe sollevato la proposta. La lettera, infatti, prosegue specificando che egli non chiedeva nulla per sé, a parte il gradimento dei Riformatori e che il Campana si sarebbe accontentato di «un piccolo regalo annuale», stabilito dai riformatori stessi per uso e maneggio delle macchine e per «la istruzione da farsi nel mentre che succedono gli esperimenti».

Anche ora, come precedentemente, sembrava che tutto dovesse andar bene e Campana, in una lettera dell'8 giugno 1782 scrisse ai Riformatori, credendo di essere già stato nominato professore di Fisica sperimentale35:

Sarà a notizia di VS Ima Ecc.mo essere io stato dichiarato Fisico Sperimentale dell'Università di Ferrara [...].

Io non sono intieramente informato del progetto, perché sono da vari mesi a Firenze per alcuni miei particolari progetti di Chimica: so però che è stato proposto, che le esperienze da prima si faranno con quelle poche Macchine ch'io ho, che con poco tempo si accresceranno tanto da formare un sufficiente Gabinetto di Fisica.

[...] Ben esaminate le cose, io vedo necessario, e per loro decoro e per tutte le convenienze di accrescere qualche poco, avanti l'apertura del Gabinetto, il numero delle Macchine per poter dare un discreto corso d'utili Lezioni, cosa che a Firenze mi sarebbe facile, ed economico. Quasi altrettante macchine quante ne ho io in Ferrara sarebbero bastanti per dare istruttive lezioni di una scienza che in Ferrara è del tutto nuova.

Campana aveva già un programma ben chiaro delle necessità di un Gabinetto di fisica per lezioni e divulgazioni al pubblico, ma, in realtà la cattedra di Fisica sperimentale non era stata istituita, e quindi a Campana non venne dato il titolo di professore ordinario. Ottenne però la possibilità di eseguire le dimostrazioni per un anno, a titolo di prova e la possibilità di poter continuare nel caso in cui il corso fosse stato frequentato da molti studenti36. A questo proposito scriveva il Riminaldi, rispondendo indirettamente a Campana, in una lettera ai Riformatori37:

Dubito però che la mancanza delle macchine, le quali devono essere copiose, e dispendiose per ben operare le fisiche dimostrazioni, ridurranno queste fatiche ad un piccolo vantaggio [...].

Per questi riflessi ho dovuto sempre consigliare al Collegio negli anni addietro di differire ad altro tempo una scuola, che domanda troppi aiuti, e spese per essere decorosa, ed utile: basta bene che quanto ora si fa si riguardi per una prova, e mero esperimento: e qualunque sia il luogo destinato per la custodia delle poche macchine sarà un imbarazzo da non alterare la cura e l'ordine delle altre cose.

Inoltre egli suggeriva di verificare che «sotto l'ombra di una causa pubblica non si celi un privato interesse, che facesse poi pentire di quelle condiscendenze che si sono praticate» e questo anche se la spesa per averlo sarebbe stata effettivamente minima.

Ancora una volta in pochi anni il cardinale ostacolava l'istituzione ufficiale del Gabinetto di fisica presso la Pontificia Università di Ferrara, cosa che avrebbe messo Ferrara a livello di qualunque altra Università italiana.

Il Gabinetto di fisica ad uso dell'Università ferrarese nacque, di fatto, nel 1782 con le poche macchine di proprietà del Campana che «furono trasportate, a spese dell'Università»38 dalla sua casa di campagna, probabilmente alla sede dell'Università in via Scienze, dove si tenevano le lezioni di quasi tutte le facoltà.

Nonostante il successo ottenuto presso gli studenti e l'approvazione di molti colleghi, e anche del cardinale Riminaldi, le dimostrazioni fisiche vennero fatte cessare nel 1786, per ragioni economiche39. Campana, molto contrariato, sembrava intenzionato a tornare in Toscana ma l'opportunità di restare a Ferrara, a cui evidentemente era molto legato, si ripresentò quasi subito quando, nell'adunanza del 25 settembre 178640, i Riformatori decisero di nominare sostituti per i professori di vari insegnamenti e Antonio Campana diventò sostituto di Botanica, Chimica, Fisica. I professori che era tenuto a sostituire in caso di malattia o di dimissioni erano41, a parte Corbi, Giuseppe Parolini, lettore di Chimica, il professore di Botanica nonché il dimostratore di Botanica che teneva tra aprile e maggio le sue lezioni, alla sera, nell'Orto botanico.

Campana poté quindi continuare a coltivare non solo la fisica, ma tutti i suoi interessi scientifici. Egli, d'altra parte, come d'uso a quei tempi, non faceva la distinzione tra le varie scienze, come oggi è costume. In particolare, tra il 1782 e il 1786, aveva conservato macchine fisiche presso il laboratorio di chimica42 e reagenti chimici presso il Gabinetto di fisica. Alcuni strumenti del suo Gabinetto fisico verrebbero considerati oggi come appartenenti ad un laboratorio di chimica. È ipotizzabile che Campana abbia continuato a presentare esperimenti di fisica, ma non si hanno documenti né della locazione delle macchine né del loro uso per un lungo periodo, fino a dopo la sua nomina a professore43.

Secondo la "notificazione" a stampa del concorso alla "Cattedra di Fisica" del 1° gennaio 1790 il lettore doveva44

fare Cento Lezioni Pubbliche, e Cento private nel corso di otto mesi, che compongono l'Anno Scolastico, secondo i tempi e modi descritti dal Giornale: che la Lettura sarà per tre anni.

Lo stipendio era di 70 scudi, con «possibilità di accrescimento» per riconosciuti «assiduità e valore». Si trattava ancora di una cattedra di Fisica, non Fisica sperimentale, e gli esperimenti non erano specificati nel bando di chiamata.

La scena politica era però cambiata con la morte di Riminaldi avvenuta nel 1789 e, secondo i Riformatori, l'Università necessitava di: «due scuole interessantissime, quella di chimica e quella di fisica, che formano il genio del secolo nello stato attuale delle scienze in Europa»45.

Evidentemente Campana, negli anni, aveva insistito presso i Riformatori perché «l'Università pensasse alla Chimica ed alla Fisica» ed aveva offerto, una volta ancora, le sue macchine.

Si deve però aspettare il 1795 perché le dimostrazioni di fisica compaiano nel programma degli studi dell'Università di Ferrara. Nel sillabo (Fig. 1) pubblicato a stampa all'inizio dell'anno scolastico 1795-96, infatti, «all'Hora prima Matutina», punto VI, si legge:

‑Excmus. D. Antonio Campana Ferrariensis Physicae universae Professor aget de Physica Generali, et Particulari, et diebus in kalendario  statutis doctrinas traditas publice experimentis confirmabit46.

Cioè lo stesso professore confermava quanto aveva spiegato nelle sue, come oggi diremmo "lezioni cattedratiche", eseguendo degli esperimenti durante incontri a questo dedicati, 20 incontri tra il 26 aprile e il 3 giugno47.

È questa la prima volta che gli esperimenti di fisica compaiono nel sillabo. Antecedentemente l'Università ne dava notizia con dei semplici foglietti a stampa, come oggi avviene, ad esempio, per cicli di seminari. Gli incontri erano pubblici, cioè potevano assistervi non solo gli scolari, ma anche gli amatori delle scienze fisiche. Il professore, probabilmente, era coadiuvato dal nuovo sostituto, Ferdinando Poletti48.

Si presuppone qui che il Gabinetto di fisica fosse nel 1795-96 una realtà, riconosciuta ufficialmente. In un lungo elenco di documenti d'archivio dell'Università, stilato a fine Ottocento, si legge49: «[...] nel 1795 Gabinetto di Fisica - macchine acquistate dal Prof. Antonio Campana [...]». Il Gabinetto consisteva di due stanze più uno stanzino «a destra entrando» ed era disposto sopra l'Orto botanico, nel palazzo dell'Università in via delle Scienze.

Ma certo molte, se non tutte, le macchine fisiche che Campana usava erano ancora di sua proprietà. Egli offrì ai Riformatori per 350 zecchini ben centotrentanove macchine, «esistenti nella Pontificia Università di Ferrara». Scriveva di suo pugno50:

Il Prezzo delle macchine fisiche esistenti nella Pontificia Università di Ferrara, descritti nell'annesso inventario:

1 - Meccanica
Zecchini
20
2 - Moto composto e Forze centrali
"
12
3 - Gravità e Pendoli
"
32
4 - Idrostatica e tubi capillari
"
20
5 - Apparato per i Gas
"
38
6 - Pneumatica
"
82
7 - Elettricità
"
70
8 - Pirometria
"
12
9 - Ottica
"
40
10 - Magnetismo
"
24
Somma Zecchini
350

La somma era circa un terzo di quello che spendeva l'Università di Pavia (1000 zecchini) negli stessi anni51, e non era certo una cifra esagerata dato il numero e la complessità degli apparati, considerando anche che si trattava di macchine al passo coi tempi. L'elenco comprendeva tutti gli argomenti della fisica allora conosciuti, salvo l'acustica.

Nonostante ciò la proposta trovò ancora molte riserve e si iniziò un lungo iter burocratico.

Fu nominata dai Riformatori una commissione composta dal famoso matematico Gianfrancesco Malfatti52, e dal Prefetto degli studi Ignazio Monteiro. Questi importanti uomini di scienza dovevano «esaminare e stimare» le macchine. Non sentendosi però in grado di valutarne il valore, richiesero il parere di un esperto. L'esperto in questione fu il caro amico Fontana che, qualche giorno prima dell'ingresso dei Francesi a Ferrara (23 giugno 1796), il 4 giugno 1796 rispondeva a Malfatti, professore nell'Università di Bologna e Ferrara:

Ho ricevuto la lettera [...] ed ho letto ed esaminato l'Inventario delle macchine esistenti nel Gabinetto fisico della Pontificia Università di Ferrara che mi ha mandato. L'Inventario finisce con le parole Antonio Campana P.re di Fisica, ed il prezzo che si domanda delle macchine è di 350 Zecchini.[...].

Il mio parere è dunque che valgano assolutamente i 350 Zecchini, che si domandano, e quando ancora si fosse domandato 400 Zecchini non avrei creduto la domanda né ingiusta, né indiscreta53.

La scelta di un esperto, del cui parere positivo si era pressoché sicuri, era, forse, dovuta allo stesso Malfatti che condivideva appieno le idee di Campana sulla necessità di un insegnamento moderno e in italiano delle materie scientifiche. In ogni caso, il parere di un così importante personaggio di scienza fu certamente di peso e la Commissione diede parere favorevole all'acquisto: «Attestiamo che esse (dette macchine) meritano la somma dimandata dal sudd.to Sig. Antonio Campana54». La lettera non è datata, ma è firmata «Ignazio Monteiro Prefetto de' Studi e Gianfranco Malfatti Deputato».

Il primo inventario "datato" a disposizione55 è del 27 gennaio 1798. Da notare che non è certo quello nominato nella lettera Fontana, infatti non è firmato. La data, segnata alla fine del documento, è in pieno periodo napoleonico ma l'intestazione è "Macchine esistenti nel Gabinetto fisico della Pontificia (sic) Università di Ferrara". Si tratta evidentemente di un inventario preesistente al 1798. Esso rispecchia, però, molto fedelmente la suddivisione negli argomenti dell'offerta di vendita di cui sopra.

L'evidenza documentaria attualmente a disposizione della scrivente porta quindi ad affermare che l'acquisto da parte dell'Università delle macchine fisiche avvenne tra il 4 giugno del 1796, data della lettera di Fontana, e il 27 gennaio 1798, in periodo napoleonico, anche se non si esclude l'esistenza di alcune macchine in data anteriore. Saranno necessarie altre ricerche per precisare meglio la data.

Questo avvio così contrastato differisce da quello che succedeva nel resto d'Italia, specie a Napoli, Firenze, Milano e Pavia, ma persino nello stesso Stato pontificio.

A Roma, già con la riforma di Benedetto XIV (1740), vennero stanziati per lo Studium Urbis fondi dai redditi di dogana. Sappiamo anche che nel 1747 il Gabinetto di fisica romano aveva ricevuto dal papa Pio IX sei "macchine", tra cui una pompa pneumatica, e che nel 1751 il Gabinetto di fisica era stato sistemato al piano superiore della Sapienza. Di questo periodo (1794), sotto il pontificato di Pio VI, è anche il primo Catalogo delle macchine destinate per l'uso della Fisica Sperimentale nell'Archiginnasio della Sapienza di Roma consistente in circa 200 strumenti56.

Il papa, ovviamente, non aveva molto interesse per i professori di una città di frontiera come Ferrara. Tra l'altro non pagava i viaggi per acquisti di macchine dai famosi produttori francesi e inglesi, come facevano i reggitori di Firenze e Pavia57.

Confrontando queste ed altre notizie sui Gabinetti di fisica dell'epoca, si può dire però che, nonostante difficoltà di ordine politico e la pochissima disponibilità di fondi, il Gabinetto di fisica dell'Università di Ferrara non è stato l'ultimo ad essere fondato ed aveva, sin dall'inizio, un corredo decisamente importante per numero e qualità di macchine.

 

4. I primi quaranta anni del Gabinetto di fisica ferrarese

Tra la fine del secolo XVIII e i primi decenni del XIX l'Italia, come il resto d'Europa, visse una successione incalzante di avvenimenti politici.

In diciannove anni, dal 1796 al 1815,

Ferrara, in tutta la sua storia, dalla signoria Estense alla Devoluzione e in due secoli di amministrazione pontificia non ha mai conosciuto cambiamenti e rivolgimenti tanto diversi tra loro e in così breve tempo. In questi anni Ferrara ha cambiato undici volte governo, passando attraverso forme di regime che vanno dall'assolutismo "teocratico" papalino alla democrazia del primo triennio repubblicano, dal regime regio-imperiale asburgico alle repubbliche moderate del periodo napoleonico e ancora alla monarchia di "ispirazione" francese [...]58.

Questo naturalmente si rifletteva sulla vita dell'Università.

L'inizio del periodo napoleonico, (i francesi entrano a Ferrara, senza colpo ferire, il 23 giugno 1796), aprì molte speranze per l'interesse verso l'educazione dei cittadini e la cultura scientifica. Ai professori venne concesso un aumento di stipendio, ed essi ringraziarono (14 giugno 1797, anno 2° della Repubblica Cispadana)59. Tra le dieci firme, che comprendono quelle di Gianfranco Malfatti, professore di algebra e meccanica e di Teodoro Bonatti60 professore di idrostatica, la penultima è quella di Antonio Campana, professore di fisica61. Iniziò per molti dei professori l'impegno politico.

Secondo quanto accertato da questa ricerca, durante questo periodo il Gabinetto di fisica passò di mano in mano, spesso con l'assistenza di un notaio che ne verificava l'entità e metteva il suo sigillo sull'inventario.

Il primo cambiamento si ebbe quando Campana nell'anno scolastico 1797-98 fece un solo mese di lezioni e poi venne «spedito a Milano per rappresentare Ferrara assieme ad altri ragguardevoli cittadini al Corpo Legislativo per lo stabilimento di leggi dirette al bene essere comune62». Il Gabinetto fu lasciato, in sua assenza ma col suo consenso, il giorno 8 piovoso (27 gennaio 1798) (la "traduzione" della data col vecchio calendario è nel documento), al sostituto «cittadino Dr Ferdinando Poletti». L'inventario fu legalizzato dal sigillo e dalla firma del notaio Giuseppe Fergoli63. Poletti sostituì quindi Campana ad anno iniziato64. Il corso era di successo, aveva ben otto studenti, su un totale di una cinquantina per la sezione Artisti65.

L'ingresso degli austriaci a Ferrara il 22 maggio del 1799 portò alla chiusura dell'Università cui seguì, quasi subito, il 2 giugno 1799, d'ordine della "Cesarea regia provvisoria reggenza" una revisione completa di tutto ciò che esisteva nel "Palazzo ad uso dell'Università in via delle Scienze": biblioteca, museo, archivio, Gabinetto fisico, Orto botanico, computisteria66. L'archivio storico universitario conserva la registrazione dell'atto notarile con firma e sigillo del notaio Gaetano Dotti, che, nell'estrema precisione della descrizione degli atti compiuti il giorno 3 giugno seguente, rende la sensazione di paura data da uno stato a carattere poliziesco. La revisione venne eseguita in presenza di due testimoni e del conte Giovanni Cremona, che era uno dei reggenti e presidente deputato all'Università. Per ognuna delle strutture sopraddette viene nel documento è specificato sia che il conte era rimasto per tutto il tempo della revisione, sia il nome e titolo della persona che aprì i locali e di quella a cui fu consegnata la chiave.

Per il Gabinetto di fisica, che era costituito dalle tre camere citate, è il Campana stesso che aprì i locali:

[...] Da lì [nota: dall'Archivio] siamo passati al Gabinetto Fisico di detta Università quale aperto dal Sig. Dott. Antonio Campana Professore di Fisica si è cominciato il riscontro delle Macchine ivi esistenti, quali si sono trovate perfettamente combinare coll'Inventario delle medesime fatto dal succitato dottor Fergoli che pure mi si passa da inserire nel presente atto segnato num. 4, le quali macchine sono state d'ordine del sulodato (?) Sig. Conte Presidente consegnate provvisoriamente al Molto Rev.do Sig. Baruffaldi mediante il passaggio delle chiavi che il Sig. Campana ha fatto in sua di lui mano.

Fatto il presente atto nelle Camere componenti detto Gabinetto alla presenza del Sig. Bernardo Stevani (?) suddetto, e Dott. Giuseppe Fergoli Notaio il dì mese ed anno di cui sopra.

Siamo in seguito discesi all'Orto Botanico [...].

L'inventario è riportato nell'allegato numero 4, con altri tre documenti, ed è proprio una copia di quello precedente, quello della consegna a Poletti. Chi ha copiato ha registrato anche la data precedente: 27 gennaio 1798. Alla fine dell'inventario che, come ultimo allegato chiude il documento notarile, c'è l'autenticazione con il sigillo e la firma del notaio Gaetano Dotti.

Campana, per il suo impegno nella Repubblica Cispadana, fu destituito dalla sua cattedra e i Riformatori bandirono un concorso alla cattedra di Fisica generale che fu vinto da Giovanni Battista Moratelli, abile insegnante e sperimentatore, con 11 voti favorevoli e uno contrario67.

Dopo la partenza degli austriaci, col ritorno del Governo della Repubblica Cisalpina a Ferrara (19 gennaio 1801), a Campana venne restituita la cattedra di Fisica, anche se con una diminuzione di stipendio68. Tuttavia, non ebbe subito a disposizione il Gabinetto di fisica che poté usare solo dopo molte insistenze69, «per poter dare il solito corso di Fisica Sperimentale», cioè con gli esperimenti. La consegna fu, su sua richiesta, fatta "legalmente", in sua presenza, con una nuova verifica dell'inventario70.

Effettivamente, nella primavera del 1803 «il Cittadino Dottor Antonio Campana professore di Fisica insegna la Fisica Generale e particolare et in Primavera la mattina dalle ore undici a mezzogiorno si fanno gli esperimenti Fisici71». L'intestazione del programma degli studi a stampa è ora:

REPUBBLICA ITALIANA
ELENCO
DE' CITTADINI PROFESSORI DELLO STUDIO PUBBLICO  DI FERRARA,
E DELLE RISPETTIVE MATERIE CHE, D'ORDINE
DELLA COMMISSIONE DEGLI STUDI
S'INSEGNANO NEL CORRENTE ANNO SCOLASTICO

Dalli 5. Novembre 1802. I Repubblicano alli 28 Giugno 1803. II Repubblicano

La Fisica sperimentale era ormai una realtà ufficiale nel palazzo delle Scienze. Il corso di primavera veniva indicato da Campana stesso in una lettera come corso di "Fisica Sperimentale72". Si trattava di un corso separato da quello delle lezioni cattedratiche, come era già stato nel periodo 1882-86.

Anche per l'anno 1803-1804, il sillabo riportava la stessa scritta di cui sopra. Campana, però non figurava più come professore di fisica, ma di chimica. Il suo posto era stato preso dall'abate Moratelli, che veniva indicato come professore di fisica.

Il nuovo ordinamento universitario nel territorio della Repubblica italiana era entrato in vigore il 31 ottobre 1803; l'Università di Ferrara era stata tramutata in liceo e aveva perso la facoltà di concedere lauree. Vi si insegnavano le scienze mediche, matematiche e legali. Fisica faceva parte della Facoltà di matematica, ma era frequentato anche dagli scolari di medicina73.

Al Gabinetto di fisica venne assegnato un fondo annuale per le spese ordinarie, ma la penuria di fondi continuava. Spesso il professore era costretto ad anticipare fondi ed otteneva l'acquisto di nuove macchine solo dopo molte insistenze. Questa situazione si protrasse attraverso le vicissitudini degli anni dal 1803 al 1816 e poi anche quando l'Università ritornò sotto la podestà del papa.

Del 2 novembre 1823 è la data di un altro inventario74, in calce al quale compaiono le firme di Campana e di Bartolomeo Ferriani, nominato professore di "Fisica" il 18 ottobre 182375. Nonostante i tempi difficili la dotazione di macchine era aumentata passando dal nucleo originario di 139 strumenti a 202 pezzi.

Nel settembre 1824 Campana, ormai di 75 anni e in pensione, si occupava ancora dei suoi Gabinetti scientifici, mentre probabilmente Ferriani gli era già subentrato di fatto. Il vecchio professore scrisse in una lettera del 1824:

Eminenza Reverendissima,

Tanto per il Gabinetto Fisico quanto per il Laboratorio chimico occorrono alcuni lavori ed alcune macchine per poter ripetere ed esperimentare tutto ciò che si scopre in questi due rami di umano sapere76.

Con l'inventario del 1823, firmato da Campana e Ferriani, finiscono i primi quaranta anni del Gabinetto di fisica dell'Università di Ferrara.

Dai documenti a disposizione risulta che le "macchine fisiche" sono state usate per un insegnamento della fisica ad alto livello, al passo con i tempi. D'altra parte la presenza di tanti strumenti a casa Campana, soprattutto agli inizi della sua carriera, sembra suggerire che egli se ne servisse anche per ricerche in campo fisico, di cui però attualmente non è stata trovata traccia.

 

5. Dai primi decenni del secolo XIX all' inizio del XX secolo

Nel 1824, ripristinato lo stato pontificio, l'Università ritornò all'antico. Il "Nuovo regolamento degli studi per la Regia Università di Ferrara" definiva tre facoltà: Giurisprudenza, Medicina e chirurgia, Matematica. Fisica sperimentale era una cattedra della Facoltà di matematica77. Era previsto, inoltre, che ciascuna Università dello Stato pontificio fosse fornito di un Gabinetto di fisica78.

Questo stato di cose permase, nonostante gli sconvolgimenti politici, fino all'Unità d'Italia. L'Università di Ferrara fu allora chiusa per tre anni, fino al 1863. Alla riapertura c'erano due corsi di Fisica rispettivamente al secondo e terzo anno nella Facoltà di matematica e un corso di Fisica al primo anno della Facoltà medico-chirurgica79.

In questo lungo periodo emersero le figure di tre professori di fisica: oltre a Bartolomeo Ferriani, già nominato, Curzio Buzzetti e Giuseppe Bongiovanni che furono, naturalmente, anche direttori del Gabinetto annesso. Un breve profilo di ciascuno viene qui presentato, privilegiando l'aspetto che riguarda l'insegnamento della Fisica sperimentale e il Gabinetto di fisica.

 

a) Bartolomeo Ferriani

Il prof. Bartolomeo Ferriani80 si proclamava discepolo di Campana. «Campana è stato il mio grande maestro» e ne era un degno successore. Laureato nella Facoltà filosofica-matematica di Ferrara nel 1818, nominato professore di Fisica generale il 30 ottobre 1824, fu giubilato (andò in pensione) nel 1859, ma insegnò fino a tutto l'anno scolastico 1861-62. Morì il 25 novembre 1863.

Le difficoltà economiche dell'Università erano endemiche, nonostante ciò Ferriani si batté per i fondi destinati al Gabinetto di fisica. Ottenne, dopo ripetute richieste, l'acquisto di nuove macchine e lavori di riattamento81.

Ottenne anche la nomina di un "custode" per il Gabinetto di fisica, nella persona di Giuseppe Campana82 che prese servizio il 18 gennaio 182583. Uno dei primi impegni di questo custode, in realtà un macchinista, esperto nell'uso di macchine fisiche, fu quello di aggiornare l'inventario del 182384. Restò custode del Gabinetto di fisica fino agli ultimi mesi del 1845 quando si dimise dall'incarico85.

Lo sostituì subito, il 16 ottobre dello stesso anno, Carlo Minzoni che, oltre al beneplacito di Ferriani «ha fatto un corso regolare di Fisica e conosce le macchine86», presentava ottime referenze sia del prete della sua parrocchia, San Gregorio, sia da parte della polizia87.

Quest'ultimo particolare è certo uno specchio delle preoccupazioni dello stato pontificio per i moti insurrezionale che percorrevano l'Italia.

Le stesse preoccupazioni già nel 1830 avevano causato la chiusura dell'Università. Alla riapertura, nello stesso anno si ebbe lo smembramento di molti corsi dal Palazzo delle Scienze per evitare che «ci fosse troppo assembramento di giovani facinorosi nello stesso posto88». Il Gabinetto di fisica resta nel Palazzo delle Scienze, ma è in uno stato pietoso. In una lettera del prefetto dell'Università, monsignor canonico Agostino Peruzzi, 11 settembre 1831, si legge89:

Il Gabinetto fisico, quantunque bastevolmente provvisto di macchine presenta un aspetto di tale meschinità che fa vergogna; manca di armadi per contenere tutte le macchine, delle quali non poche si devono tenere a terra, e i vecchi armadi sono ridotti a tale stato che le macchine che vi sono dimorate non possono difendersi dalla polvere che sommamente le pregiudica.

Il museo e il tepidario dell'Orto botanico non erano messi meglio. I lavori per il riattamento del Gabinetto fisico vennero assai prontamente (16 settembre 1831) appaltati al capo mastro Giuseppe Sivieri, per ordine del gonfaloniere di Ferrara90.

Il 1835 vide la richiesta di un altro inventario del Gabinetto da parte dell'amministrazione universitaria91. Risulta che Ferriani aveva aumentato la dotazione del Gabinetto di fisica. Questo impegno, e anche un secondo incarico, di insegnante di Introduzione al calcolo, non gli impediva di dedicarsi all'insegnamento della Fisica con molta passione e successo92.

Gli argomenti svolti nelle sue lezioni sono quasi certamente indicati in un quadro sinottico molto preciso degli argomenti del corso93, scritto a mano e firmato da Massimiliano Martinelli "professore di Fisica ad temporem" nel 185094, ma sottoposto alla sua approvazione95. Ferriani era probabilmente96 impossibilitato temporaneamente a fare lezioni, ma non a verificare il buon andamento dell'insegnamento.

Il quadro evidenzia che ciascun gruppo di argomenti era sottolineato da una o più esperienze, mettendo in gioco tutti gli strumenti allora esistenti nel Gabinetto di fisica. Da una prima analisi sembra che fossero gli studenti stessi ad eseguire certe esperienze.

Dalla ricerca d'archivio emergono anche nomi ed elaborati di studenti del prof. Ferriani. Nel 1838 il sig. Trentini voleva essere ammesso come uditore per la classe di Fisica, ma gli impongono di ripetere tutte le materie del primo anno97.

Interessanti sono, inoltre, gli elaborati dei partecipanti ai concorsi a premio per la Fisica degli anni 1837, 1841, 184798. L'Università bandiva infatti, ogni due anni, concorsi a premi per le varie discipline dello studio ferrarese, compresa Fisica. Per "la classe Fisica" si hanno notizie di tre concorrenti nel 1837 e nel 1841 e otto nel 1847 (numeri abbastanza cospicui data la popolazione studentesca dell'epoca). Tra una serie di undici o più temi proposti dal professore sulla base degli argomenti del quadro sinottico, ne veniva estratto uno che costituiva la prova scritta per i concorrenti. Gli elenchi delle prove proposte e alcuni dei temi scritti conservati sono degli ottimi indicatori della validità, profondità e "modernità" dell'insegnamento del prof. Ferriani.

Nel 1837 il tema scelto è "Alcune cose principali della cromatica e proprietà calorifiche e chimiche dello spettro solare". Ricordiamo che la pubblicazione dei primi importanti risultati ottenuti dal Melloni sulla propagazione del calore per irraggiamento sono del 183399.

Altre volte erano argomenti più classici: il processo verbale del 5 luglio 1847, per il concorso al premio della Facoltà medico-chirurgica nella classe di Fisica, relativo a quattro concorrenti, riporta come tema scelto: "Problemi intorno ad alcune cose della statica dei fluidi, Archimede100".

I temi, molto ben sviluppati, sono spesso corredati da disegni o schemi esplicativi, proprio come farebbe oggi un fisico. Iniziano tutti con un'accurata descrizione del fenomeno e dei problemi che l'osservazione suggerisce e inseriscono molte prove pratiche sperimentali per dimostrare le leggi fisiche presentate.

L'Unità d'Italia portò, naturalmente, grandi cambiamenti non solo nel Paese, ma anche nell'Università. Ovviamente questo comportò il riscontro dei beni e anche un nuovo inventario, datato 1859.

Alla riapertura dell'Università (1863) il concorso alla cattedra di Fisica va deserto. Solo un anno dopo, per chiamata, compare sulla scena ferrarese Curzio Buzzetti.

b) Curzio Buzzetti101 (28 settembre 1815-15 agosto 1887)

«[...] essendo andato deserto il concorso del 1863 per la cattedra di Fisica sperimentale», indetto alla ricostituzione della Università dopo l'Unità d'Italia,

la commissione nominata del riordinamento della Università Libera, sopra le proposte della Facoltà Matematica e del Reggente con rapporto del 14 Novembre 1863 ha proposto il Sig. Buzzetti a Professore Ordinario del suddetto insegnamento unitamente alla Meteorologia ed ebbe questa nomina dal Consiglio Comunale del 11 febbraio 1864.

Qui, per la prima volta, si associa alla fisica la meteorologia, una scienza che aveva grandi antecedenti e che era in grande sviluppo alla fine del 1800, quando si poterono trasmettere dati meteorologici via telegrafo.

In precedenza Buzzetti era stato allievo aggiunto dell'Osservatorio astronomico di Brera102 e supplente di Fisica e Storia naturale presso il Regio Liceo di Brescia.

Come già Massimiliano Martinelli e Giuseppe Bongiovanni dopo di lui, anche Ciro Buzzetti ebbe il doppio incarico di insegnamento nella scuola e nell'Università e mantenne tale stato di cose anche a Ferrara.

Arrivava da Brera con la passione della meteorologia: cominciò subito a registrare dati meteorologici con strumenti posti a casa sua e nell'Orto botanico dell'Università. Un anno dopo iniziò a pubblicarli sulla Gazzetta di Ferrara, perché «potessero essere di pubblica utilità».

Nel 1876 curò la creazione del primo osservatorio meteorologico di Ferrara eretto, ad opera del Municipio, sull'angolo sud-ovest del Palazzo dell'Università in via delle Scienze103. È ipotesi plausibile che strumenti meteorologici da questo momento facciano la loro comparsa anche nel Gabinetto di fisica universitario e che il professore li usasse per sue ricerche.

In ogni caso la tradizione continua: Buzzetti imposta le sue lezioni su basi sperimentali, anche se non trascura certo la teoria, come testimoniano due fascicoli di lezioni manoscritte del suo corso di fisica, il primo sulla meccanica, il secondo sul "centro di gravità", conservate presso l'Archivio storico dell'Università ferrarese.

Buzzetti insegnò all'Università "solo" per 20 anni.

Nell'anno scolastico 1883-84104 venne incaricato del corso di Fisica, Giuseppe Bongiovanni professore dell'Istituto Tecnico ed Assistente di Fisica», e che era, dal 1877, insegnante di fisica e chimica presso il Regio Liceo di Ferrara.

c) Giuseppe Bongiovanni105 (1851-1918)

Giuseppe Bongiovanni fu un grande personaggio, molto noto nell'ambiente scientifico italiano e internazionale dell'epoca106.

Abile sperimentatore, da assistente diventò professore di Fisica sperimentale e meteorologia presso l'Ateneo ferrarese nel 1887. Fu anche direttore del Gabinetto fisico, di cui usava gli strumenti non solo per la didattica ma anche per le sue ricerche in campo fisico e meteorologico.

Bongiovanni proseguì e portò al massimo del suo splendore l'osservatorio meteorologico di Ferrara, e compì ricerche di fisica in molti campi. Nel periodo finale della sua attività si occupò particolarmente di magnetismo. Fu uno dei promotori della fondazione della Società Italiana di Fisica. Scrisse molti lavori a stampa che coprono quasi completamente i temi della fisica del suo tempo.

Oltre alla ricerca in fisica e all'attività per la meteorologia, si dedicò con passione all'insegnamento, sia nell'Università che, come già detto, nel Liceo ferrarese.107

I lavori a carattere didattico sono estremamente chiari, con ampio spazio alla sperimentazione. Quest'ultima è privilegiata negli scritti per gli studenti del liceo, mentre in quelli a carattere universitario, viene privilegiata la teoria, presentata in modo approfondito anche sotto l'aspetto matematico, cosa non molto usuale per i tempi. Lo stesso Righi, a Bologna, scrive negli stessi anni dei chiarissimi testi sulle onde elettromagnetiche che non contengono neppure una formula107.

Questa instancabile persona aveva a disposizione, per le sue attività sperimentali oltre al Gabinetto di fisica universitario anche quello del Regio Liceo ferrarese. Quest'ultimo, nel 1877, contava già «200 apparati divisi fra tutti i rami principali della Fisica contemporanea: meccanica, ottica, acustica, termologia, elettromagnetismo». Molti di questi strumenti erano stati acquistati da Curzio Buzzetti quando era stato, per un anno (1874-1875), insegnante al liceo suddetto. Il numero e il tipo di apparati non aveva nulla da invidiare a quelli del Gabinetto universitario e Bongiovanni usava indifferentemente, sia per le sue ricerche che per la didattica, strumenti delle due strutture.

Elenchi manoscritti di strumenti conservati presso il liceo riportano ad esempio108:

Portaluce appartenente al microscopio solare. Quest'istromento si tiene nel Gabinetto di Fisica dell'Università di Ferrara perché, nel Gabinetto di questo liceo ne esiste un altro che serve benissimo egualmente. Invece del detto istrumento si tiene nel Gabinetto di Fisica di questo Liceo il "Motore a vapore con cilindro orizzontale" del Gabinetto di Fisica dell'Università.

Fu durante la direzione del prof. Bongiovanni, nel 1895, che il corso di fisica e il Gabinetto di fisica annesso, che erano stati per quasi un secolo nelle stanze del Palazzo dell'Università di via delle Scienze, vennero trasferiti, a spese dell'Università, nei locali del fabbricato detto di S. Agnesina109. Altre strutture universitarie, il museo anatomico, le scuole e i laboratori di anatomia, erano stati già trasferiti (1892), a spese del comune, nello storico palazzo Schifanoia dove «poterono ordinarsi in modo più comodo e confortevole110».

Non altrettanto felice fu la sorte del Gabinetto di Fisica.

I locali di S. Agnesina, per quanto avessero subito dei restauri «non erano assolutamente adatti al decoro della Scuola». Così si esprime Bongiovanni, in una lettera inviata al rettore il 31 ottobre 1899, «dopo che il Gabinetto e la scuola di Fisica di questa Università vennero trasferiti nei locali di S. Agnesina [...]». Si trattava del primo piccolissimo nucleo (tre stanze) di quello che è oggi il Dipartimento di fisica ferrarese. Quest'ultimo occupa ora quasi tutto lo spazio dell'antico quartiere tra via delle Scienze, via del Paradiso e via Romiti.

Ma continuiamo con i problemi del prof. Bongiovanni, il quale, nella stessa lettera sopraccitata, dà una descrizione drammatica dello stato dei locali in cui c'erano infiltrazioni di acqua piovana, e poi continua:

La dotazione annua del Gabinetto di Fisica che era non molto tempo fa di £ 1000, adesso che si lavora molto di più e che qualche giovine frequenta il laboratorio [...] è solo di £ 800. e con essa non solamente si devono come prima, fare gli acquisti di nuovi strumenti necessari per tenersi quanto più è possibile aggiornati ai progressi della Scienza, e le spese delle esperienze, ma si deve inoltre, cosa che prima non accadeva, provvedere al riscaldamento della scuola e del laboratorio, all'acqua potabile, al gas, alla illuminazione elettrica, alle pulizie e altri servizi che la Scuola e il Gabinetto richiedono.

Sono anche riferite le lamentele del macchinista (era un ferrarese di cognome Duo), il quale

si lagna  meco continuamente della troppo scarsa retribuzione che gli è assegnata, minore di quella di cui godeva il suo predecessore, il quale stava meno tempo in laboratorio e non aveva il peso della osservazione meteorica mattutina, per il telegramma che si manda tutti i giorni a Roma [...].

Solo dopo reiterate lettere, nell'ottobre del 1902, le richieste di Bongiovanni vengono accolte: il preventivo dei lavori è di lire 200.10111.

Che l'Università dovesse sopperire alle necessità del Gabinetto di fisica è data da un curioso documento: la richiesta di rinnovo del contratto per la fornitura dell'acqua112.

Con un modulo prestampato del 10 settembre 1900, si avverte: «Con il giorno primo ottobre 1900 scade il contratto di concessione acqua stipulato con V.S. [il Rettore] portante il N. di polizza 710 (Casa di via Scienze n. 29, Gabinetto di Fisica)». (Fig. 4).

La Scuola di fisica e l'annesso Gabinetto, che con l'attività instancabile del professor Bongiovanni erano stati riportati al  "decoro" loro dovuto, decadono ben presto dopo la sua morte (1918).

La Scuola di fisica aveva però ottenuto una sua identità e diventò "Istituto di Fisica" nel 1821. Una targa con questo nome esiste tuttora al n. 29 di via delle Scienze.

Inizia qui un nuovo periodo per la fisica dell'Università di Ferrara, che porterà, nel 1974, alla istituzione del Dipartimento di fisica attuale. Oggi l'Università di Ferrara fornisce lauree, corsi di specializzazione, dottorati in fisica ed il Dipartimento di fisica è sede di ricerche in vari campi della Fisica a livello internazionale113.

 

6. Gli inventari e gli strumenti come portatori di informazioni

a) Gli inventari

La successione temporale degli inventari riguardanti il Gabinetto di fisica, tutti manoscritti, scandisce i cambiamenti dei professori nell'insegnamento della fisica o gli avvenimenti storici importanti per l'Università, ad esempio quando veniva comandata dall'autorità del tempo la revisione del materiale esistente in tutte le strutture dell'Università (i vari gabinetti, la biblioteca, il museo etc.). La velocità stessa dei cambiamenti politici è evidente analizzando gli inventari: la data in calce allo scritto può indicare un periodo politico mentre il titolo ne indica uno diverso (cfr l'inventario del 1897). Sono molto significativi anche i titoli stessi, che passano da "Macchine esistenti nella Pontificia Università di Ferrara" a "Inventario degli strumenti in dotazione della Libera Università di Ferrara".

Altre informazioni si possono dedurre dal numero totale e tipo degli strumenti. Ad esempio, nell'inventario del 1823 aumenta il numero delle "macchine idrauliche". Questo è collegabile al seguente fatto: nel maggio 1821 chiude la scuola degli ingegneri, che aveva un suo laboratorio di idraulica ed è Ferriani che viene incaricato della loro sistemazione. Egli deve preoccuparsi del trasporto di queste al Palazzo delle Scienze e farne l'elenco. Di queste poi una parte resterà a Palazzo Scienze sotto la custodia di Ferriani, altre andranno nel deposito universitario di S.Agnese114.

Gli inventari sono quindi una fonte di interessanti informazioni storiche e sono anche di conferma a documenti cartacei.

Dal punto di vista della storia della scienza il discorso si allungherebbe quanto mai, con connotazioni, anche didattiche, molto interessanti.

Le descrizioni degli strumenti fatta negli inventari riporta i nomi di produttori e inventori. Sono i nomi che scandiscono lo sviluppo ottocentesco di quella che oggi chiamiamo "Fisica classica" e il passaggio da questa alla "Fisica moderna" tra la fine dell'1800 e l'inizio del 1900.

Si aprono quindi diversi ambiti futuri di ricerca, sia per lo studio comparato degli inventari sia per quanto riguarda i singoli strumenti. In questo lavoro si riporta, in appendice, un elenco degli inventari del Gabinetto di fisica di cui si ha notizia.

b) Gli strumenti

Grande era la tentazione di inserire nel testo immagini di strumenti oggi presenti nella collezione "Instrumentaria delle Scienze Fisiche", che sembrano corrispondere a quelli descritti negli Inventari. Purtroppo la ricerca sui singoli oggetti è ancora più arretrata di quella sulla collezione nel suo insieme e i problemi non sono pochi.

La prudenza è d'obbligo. Molti strumenti hanno perso il cartellino di inventario e, inoltre, le nuove acquisizioni venivano catalogate a seconda dell'uso, non in successione cronologica. Negli ultimi cataloghi le descrizioni sono di difficile interpretazione, evidentemente dovute a persona non competente in materia. C'è da considerare anche la possibilità di donazioni di singoli o più oggetti, nonché l'abitudine, invero anche moderna, di eseguire copie conformi di strumentazione antica115.

Qui presentiamo, quindi, solo due strumenti nel cui interno è stata trovata, durante i lavori di pulitura, la firma del prof. Ferriani, il docente di fisica negli anni 1823-1861.

Il primo (Fig. 4) è un "microsocopio catadiottrico", costruito a Modena dal famoso costruttore di strumenti Giambattista Amici, che lavorò a Modena e poi a Firenze116. Lo strumento ha una particolare sistemazione orizzontale. Il tubo del microscopio è sostenuto da una colonna di ottone che si avvita su una sede filettata della cassetta di legno che fa da base ed è anche un contenitore per molti accessori. Il copriobiettivo di ottone reca incisa la scritta "Amici, Modena". Durante la pulitura si è riusciti ad aprire il cassetto che risultava bloccato117. È allora apparso un foglietto a stampa (vedi figura a fianco) con le istruzioni per l'uso, e le parole manoscritte: "Proprietà del prof. Ferriani".

La firma di Ferriani è stata scoperta anche sotto una lastrina di ottone in una "macchina elettrostatica"118. La macchina è in un contenitore a vetri. Essa consiste essenzialmente di due dischi, di circa 40 cm di diametro, che ruotando e strisciando uno sull'altro, si elettrizzano. Le cariche elettriche generate venivano raccolte e servivano per esperienze di elettricità. Particolarmente affascinante e da sempre sfruttata nelle dimostrazioni di fisica, è la lunga scintilla che si genera, con scoppiettii, tra l'estremità di due aste di metallo (non visibili in Fig. 5), collegate opportunamente alla macchina.

Queste due macchine sono state, quindi, usate dal prof. Ferriani. Ulteriori ricerche sono, tuttavia, necessarie per accertare che non siano dovute a donazioni successive, ma siano proprio quelle delle descrizioni contenute negli inventari.

 

Conclusioni

Il lavoro di ricerca storica qui presentato, pur nelle limitatezze della investigazione, ha dato, ci sembra, un certo numero di risposte abbastanza esaurienti alle domande iniziali. La pratica sperimentale della Fisica è iniziata a Ferrara nel 1782, con le macchine di Campana, ma la creazione di un Gabinetto fisico con macchine di proprietà dell'Università è avvenuta nel corso degli anni 1795-98. Gli strumenti fisici sono stati usati principalmente per didattica e divulgazione tra la fine del 1700 e la prima metà del XIX secolo, mentre poi si inserisce anche la ricerca in vari campi della fisica, principalmente in meteorologia e magnetismo. Sono state anche individuate quali vicende storiche e quali personaggi hanno, nel tempo, principalmente influenzato le vicende della fisica nell'Ateneo ferrarese.

Fino a qui la storia del Gabinetto di fisica ferrarese non si discosta poi molto da quella di altri Gabinetti, a parte la continua ristrettezza di fondi.

Restano, naturalmente, ancora molti problemi senza risposta. Quelli per noi fondamentali riguardano la storia dei singoli strumenti, l'analisi critica degli inventari e, naturalmente, ulteriori accertamenti sulle vicende storiche e scientifiche del Gabinetto di fisica.

Di sicuro appare che l'opera dei professori, succedutisi tra la fine del 1700 e i primi anni dell'800 sulla cattedra di Fisica, fu rivolta costantemente al miglioramento progressivo dell'insegnamento e del Gabinetto fisico. Resta tutto da scoprire, o quasi, l'aspetto storico della ricerca scientifica eseguita con la  strumentazione esistente nel Gabinetto fisico dell'Ateneo ferrarese.

 

Grazia Zini
(Università degli Studi di Ferrara)

  

 

Appendice

 

Cronologia degli inventari noti o di cui si ha notizia per il periodo 1795-1860

1795-1796. Inventario delle macchine a firma Campana, di cui parla Fontana. Non disponibile.

1798, 27 gennaio. ASUFe, serie I, fasc. 1305; n. oggetti 139, non firmato. (stessa cartella d'archivio in cui è l'offerta delle macchine per 350 Zecchini). Titolo: "Inventario delle Macchine esistenti nella Pontificia Università di Ferrara".

1798, 27 gennaio. ASUFe, serie II, fasc. 1418; n. oggetti 139. Titolo: "Inventario delle macchine esistenti nella Pontificia Università di Ferrara". Consegna del Gabinetto fisico della Università degli Studi di Ferrara al "Cittadino" dott. Ferdinando Poletti, a firma notaio dottor Fergoli.

1799, 3 giugno. ASUFe, serie I, fasc. 1623; n. oggetti 139, nessun titolo specifico. Inserito nella revisione di tutti i beni esistenti presso il Palazzo dell'Università in via delle Scienze. Alla fine firma e sigillo del notaio Gaetano Dotti.

1803. ASUFe, serie II, fasc. 2122; n.oggetti 167. Titolo. "Continuazione dell'Inventario delle Macchine Fisiche" (è disponibile solo la seconda parte di inventario). Firma: Antonio Campana P.P. di Fisica.

1823. ASUFe, Miscellanea, n. 84, n. oggetti 202. Contenuto in un documento del 1824 con gli inventari di tutti gli altri gabinetti, museo e biblioteca. Non firmato, ma alla fine è scritto di pugno dal redattore dello scritto: Antonio Campana-Bartolomeo Ferriani

1835, 10 agosto. ASUFe, serie III, fasc. 1835; n. totale di oggetti 207. Titolo: "Gabinetto di Fisica". Richiesto, assieme agli altri inventari, ordinati da una circolare della Congregazione degli Studi.

1840. Non disponibile, nominato nell'inventario successivo.

1859. Titolo: "Inventario degli strumenti in dotazione della Libera Università di Ferrara al Settembre 1859". Firma: B. Ferriani.

Un altro antico inventario disponibile, ma qui non riportato in quanto è del 1942, è conservato presso il Dipartimento di Fisica.

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