Annali di Storia delle Università italiane - Volume 9 (2005)

Studi

[English summary]

Vittorio Parisi
Musei Scientifici e Orto Botanico

 

Premessa

L'Università di Parma possiede un importante insieme di materiali museali scientifici, molti risalenti al XIX e diversi al XVIII secolo; essi sono conservati in parecchie strutture museali, la cui storia si intreccia inevitabilmente con quella dell'Ateneo. Queste strutture hanno attraversato complesse vicissitudini, modificandosi nel tempo e spesso cambiando sede.

La configurazione più stabile è stata certamente quella dell'Orto Botanico che, creato nel 1770, è rimasto sempre nell'antica sede, sia pure con importanti modifiche. Altre hanno seguito il destino degli Istituti di appartenenza, recentemente conclusosi con l'accorpamento nelle nuove istituzioni rappresentate dai Dipartimenti1.

Attualmente sono presenti nell'Ateneo di Parma i seguenti Musei: Museo di Storia naturale, Museo di Paleontologia, Museo di Mineralogia, Museo di Anatomia umana, Museo di Anatomia veterinaria, oltre al già citato Orto Botanico. Vi è poi la Collezione "Macedonio Melloni" di strumentazione fisica. Nel quadro riassuntivo sono riportati i principali dati relativi a queste strutture museali con indicazione della data di formazione e l'attuale collocazione amministrativa.

Un problema comune a quasi tutti i musei dell'Ateneo, del resto condiviso dalle analoghe strutture di altri Atenei, come ha messo in evidenza la Commissione Musei della CRUI, è la cronica scarsezza di fondi specificamente riservati ad essi; se a ciò si aggiunge il ristretto numero di personale e la subordinazione dei musei alle esigenze delle istituzioni di appartenenza, si può comprendere come nel tempo essi abbiano attraversato periodi non favorevoli alla loro valorizzazione2. Del resto il personale scientifico dei musei raramente è stato assunto in rapporto ad una specifica preparazione museologica, provenendo da carriere ove tale preparazione non ha peso. Il ruolo dei conservatori dei Musei e curatori degli Orti botanici del resto oggi non esiste di fatto più3.

Nonostante queste difficoltà i musei dell'Ateneo sono riusciti a svolgere un importante ruolo non solo nella didattica universitaria, ma anche nella diffusione della cultura scientifica in una città, come Parma, che non ha tuttora musei scientifici civici.

È verso la fine del Settecento, in un periodo molto complesso della storia del Ducato, che vengono create le prime strutture museali di Parma, in relazione al rilancio della Università per merito di Du Tillot4, ministro del Duca Filippo: nel 1766 viene istituito il Gabinetto di Storia naturale (inizialmente denominato Gabinetto Ornitologico) nel quale confluiscono importanti collezioni scientifiche di tipo naturalistico quali quelle mineralogiche e paleontologiche.

Successivamente l'Ateneo acquisirà altre ed importanti collezioni, prassi che continua tuttora, con un continuo arricchimento del patrimonio museale. Nel 1770, come già ricordato, viene realizzato l'Orto Botanico. Presso l'Università esisteva già l'Osservatorio Astronomico (che includeva la meteorologia) fondato nel 1759.

Nell'Ottocento, grazie ad illustri scienziati, come Giorgio Jan, Pellegrino Strobel, Giovanni Passerini, l'assetto museale dell'Ateneo si potenzia; in particolare Strobel apre diverse sale al pubblico cittadino.

Tuttavia è nel XX secolo che vengono realizzate le prime esposizioni di rilievo nazionale, come il Museo Eritreo Vittorio Bottego (1907), il Museo Zoologico (1925) per merito di Angelo Andres e, nel secondo dopoguerra, il Museo Paleontologico Parmense per opera di Sergio Venzo. Le altre strutture museali conservano invece una funzione importante solo per la didattica universitaria.

A partire dal 1980, con l'istituzione del Museo di Storia naturale sotto la direzione di Vittorio Parisi e con una più completa fruizione pubblica dell'Orto Botanico, inizia la attuale fase che vede i musei dell'Ateneo, pur nella già citata scarsezza di personale, fondi e spazi, tendere sempre più ad una maggiore visibilità, rappresentando una parte importante dei percorsi culturali della Città.

La storia dei musei scientifici dell'Università di Parma è intrecciata in modo indissolubile con quella degli scienziati che hanno operato in essi (e giustamente l'Ateneo ne conserva la memoria indelebile nei busti esposti nel palazzo San Rocco); per questo nel raccontare le vicende dei musei universitari parmigiani ho messo in risalto il contributo che questi docenti hanno dato al sorgere ed affermarsi delle diverse strutture museali.

In effetti erano scienziati che, pur svolgendo una intensa attività di ricerca e di insegnamento possedevano una particolare sensibilità per la diffusione della cultura scientifica, ed in particolare naturalistica, nella società.

 

Orto Botanico

La tradizione botanica di Parma risale all'Orto dei Semplici; va infatti ricordato che sotto Ranuccio I Farnese (1522-1605) un allievo dell'Aldrovandi, Enrico Velario di Brabantia, venne a Parma ad impiantare un Orto dei semplici (Hortus simplicium). Nell'Orto operò Pompilio Tagliaferri, medico5.

Pur con alterne fortune l'Orto dei semplici, ove venivano coltivate piante medicinali, venne mantenuto fino alla istituzione del vero e proprio Orto Botanico. Sono conservati ancora oggi alcuni erbari risalenti a quella fase. Questo prezioso materiale è costituito da cinque fascicoli comprendenti poco meno di duecento esemplari e tale realizzazione va ascritta a Giovanni Battista Cesapini, medico, che terminò il suo lavoro nel 1722, dedicandolo a Francesco Farnese6.

Si succedettero diversi medici alla guida dell'Orto, dato che lo scopo principale di esso era in funzione dell'insegnamento medico; vanno ricordati Antonio Ponticelli ed il suo allievo Giovanni Tommasina.

Nel frattempo in Italia si diffondeva la nuova cultura a carattere eminentemente naturalistico, grazie, fra l'altro, all'opera di Linneo. Anche l'insegnamento della Botanica si avvantaggiò del rilancio dell'Università operato dal Du Tillot nel 1768 e l'arrivo a Parma di Giambattista Guatteri segnò l'inizio di un periodo di grande produttività degli studi botanici7.

L'abate Guatteri, nato a Castelnovo di Sotto nel 1739, fu a Padova per studiare storia naturale (ed in particolare botanica), ebbe insigni maestri come Giovanni Marsili, Antonio Vallisnieri e fu successivamente a Bologna. Nel 1789 ritornò a Parma, ove assunse la responsabilità dell'Orto, dando una impronta naturalistica all'insegnamento della Botanica.

Grazie alla illuminata visione del Du Tillot il Guatteri potè fondare il nuovo Orto Botanico, inaugurato nel 1770, avvalendosi dell'apporto dell'architetto Petitot, alla cui Scuola si deve il grande edificio delle Serre, terminato nel 17738.

L'Orto Botanico occupava un'ampia area, non dissimile dalla attuale, di undicimila metri quadri, nella periferia meridionale della città, area che è tuttora destinata a questo uso; oltre alle serre (incluse anche quelle "calde") ed alle aranciere vi erano «numerose aiuole con piante perenni ed erbacee classificate secondo il sistema di Linneo», come ebbe ad osservare il botanico francese A. Thouin, direttore dell'Orto Botanico di Parigi, che nel 1796 visitò l'Orto ammirandone l'impianto. Le aiuole erano disposte in un quadrato con al centro una fontana, dalla quale si dipartivano quattro vialetti; vi era un'ampia zona erborata e praticelli a formare un complesso volutamente irregolare. A quell'epoca risale la messa a dimora di diverse essenze arboree, tuttora esistenti come alberi monumentali, quali la Ginkgo biloba, l'olmo campestre e altri.

Al Guatteri, morto nel 1793 (le sue spoglie sono conservate nella chiesa di Sant'Uldarico, non lontana dall'Orto), succedette Baldassarre Pascal (fino al 1802) e successivamente Bartolomeo Barbieri, al quale nel 1817 subentrò Giorgio Jan (1791-1866). Questo illustre naturalista, fra l'altro fondatore con Giuseppe De Cristoforis del Museo di Storia naturale di Milano, dette un forte impulso agli studi naturalistici a Parma: a lui si deve fra l'altro l'inizio della carriera di docente del grande ditterologo Camillo Rondani e l'arrivo in questa città di Pellegrino Strobel. Si veniva così a formare un importante gruppo di valenti naturalisti. Jan, prima di portarsi a Milano nel 1843, potenziò l'Orto, arricchendone l'Erbario. Va osservato che con questo naturalista si riduce fortemente l'influsso della cultura scientifica francese e si apre una fase in cui, almeno nelle scienze naturali, fu forte il legame con quella lombarda.

Fu con Giovanni Passerini9 (1816-1893), subentrato allo Jan nello stesso anno, che l'Orto Botanico entrò in una nuova fase di grande prestigio. Il Passerini innovò molto e fra l'altro a lui si deve l'edificio della Scuola di Botanica; la sua lunga permanenza alla direzione dell'Orto, che resse fino alla sua morte, fu fondamentale nel rendere questa istituzione ben nota agli studiosi per la sua importanza.

Passerini fu un attento studioso della flora parmense; scrisse fra l'altro un agile volume, Flora dei contorni di Parma, con il preciso scopo, come afferma nella prefazione, di fornire un utile strumento per chi volesse approfondire le proprie conoscenze botaniche: «grazie ad un formato tascabile diverrà, per chi voglia, non incomoda compagna delle passeggiate campestri»10.

Passerini contribuì in modo estremamente valido al progresso della Micologia, della quale divenne uno dei più rinomati maestri. È tuttora conservato il suo erbario crittogamico. Allestì inoltre un erbario fanerogamico, un semenzaio. Va inoltre ricordato per le sue fondamentali ricerche sui rapporti tra piante ed insetti; divenne un grande esperto di Afidi, dei quali descrisse generi e specie nuovi. Da notare, come prima accennato, che a Parma nello stesso periodo operò un altro grande entomologo, esperto di Ditteri, Camillo Rondani (1808-1879), che fu anche un valente agronomo. Del Rondani è presente un busto in San Rocco, con la scritta: «A/Camillo Rondani/entomologo illustre/e in Italia principe dei dipterologi/per contributo/di naturalisti esteri e nazionali/e di cittadini/1881».

Passerini dotò l'Orto di laboratori di ricerca e introdusse l'uso sistematico del microscopio. Nella Scuola di Botanica è ancora conservato lo strumento da lui usato.

Alla morte del Passerini la direzione passò, dal 1893 al 1935, a Carlo Avetta e successivamente a Francesco Lanzoni (dal 1935 al 1950), che conservarono l'Orto migliorandone la gestione.

Dal 1950 al 1984 la direzione dell'Orto fu retta da Fausto Lona al quale si deve, fra l'altro, il potenziamento delle serre, la costruzione di una interessante serra alpina e di una serra tropicale.

Dopo la trasformazione dell'Istituto di Botanica in sezione del Dipartimento di Biologia evolutiva e funzionale (attuale denominazione della struttura) ed il trasferimento della maggior parte dei docenti al campus universitario di via Langhirano, l'Orto Botanico mantiene la sua importante funzione storica ed è meta di numerosi visitatori e di scolaresche che "esplorano" questo suggestivo ambiente in apposite visite guidate. Purtroppo la serra alpina e quella tropicale sono state disattivate.

Le frequenti mostre tematiche su argomenti anche di attualità, che vengono allestite ogni anno, cooperano a far conoscere sempre di più questa realtà universitaria che ha ormai una consolidata funzione cittadina.

Nel suo ambito si è venuto a formare un polo naturalistico di grande rilevanza per la presenza della sezione didattica del Museo di Storia naturale (vedi oltre): è stata così ricostituita l'unità culturale delle scienze naturali almeno per quanto riguarda i settori della botanica e della zoologia.

 

Museo di Storia naturale

L'origine dell'attuale Museo di Storia naturale11 risale al Gabinetto di Ornitologia, creato da Giovanni Fourcault (1719-1775)12, frate del Convento dei Minimi, nel 1766. Il Gabinetto venne trasferito successivamente (1768) nell'attuale palazzo universitario centrale (Palazzo San Rocco) con la ricostituzione dell'Università di Parma. Del Fourcault, ornitologo del Duca di Parma Filippo di Borbone fin dal 1763 e successivamente dell'infante Ferdinando, si conservano ancora alcuni preparati ornitologici, di notevole interesse per la particolare tecnica con cui vennero realizzati. Noto anche per la sua attività di pittore di oggetti naturali, iniziò a formare una importante collezione naturalistica, purtroppo in gran parte perduta.

Il Fourcault diresse il Gabinetto fino alla sua morte (1775). Gli succedette Michele Girardi, sotto la cui direzione il Gabinetto prese prima il nome di Gabinetto degli Animali e poi quello definitivo di Museo di Storia naturale (1780).

Seguì un periodo di disfacimento del Museo sotto la dominazione francese (soppressione dell'Università) e solo con il governo provvisorio, che ristabilì l'Università nel 1814, il Museo riprese la propria attività. Venne allora articolato in due sezioni: quella zoologica diretta da Giovanni Cotti e quella mineralogica affidata a Mario Bagatta. Al Cotti subentrò Marziale Caggiati ed al Bagatta Andrea Piroli.

Sotto il governo di Maria Luigia il Museo incrementò le proprie collezioni in modo significativo, soprattutto sotto la direzione di Giuseppe Monici (1812-1859) con le acquisizioni, oltre alle collezioni geologiche e mineralogiche, delle collezioni zoologiche tra le quali quelle di Eugenio Bertè (Entomologia) e del Settè (Ornitologia). Negli anni 1854-55 collaborò con il Museo come preparatore Alessio Lemoigne (cfr. oltre).

Nel 1849 il Duca Carlo III abolì di nuovo l'Università ed il Museo venne trasferito, con danni irreparabili alle collezioni, nel palazzo del Giardino Ducale. Venne di nuovo riportato, definitivamente, nel Palazzo San Rocco nel 1856.

Qui venne sistemato in modo adeguato alla sua crescente importanza. Infatti nel 1859 venne chiamato nell'Ateneo di Parma Pellegrino Strobel (1821-1895)13, insigne naturalista (fu, fra l'altro, il fondatore con Luigi Pigorini della Paletnologia) che dedicò gran parte della sua attività all'allestimento di sale espositive aperte al pubblico non specialistico. Incrementò le collezioni con la propria attività di ricerca. A lui si deve anche la prima esposizione del materiale raccolto in Eritrea dall'esploratore parmigiano Vittorio Bottego, per ragioni di spazio situata nel vicino Palazzetto San Rocchino. Con Strobel il Museo assunse un ruolo culturale importante grazie alla figura del suo direttore, ben noto a livello internazionale per le sue ricerche malacologiche, biogeografiche e paletnologiche. Egli compì estese esplorazioni in natura (fra l'altro esplorò le Ande Argentine e fu un attento studioso della malacofauna appenninica)14. Va ricordato che lo Strobel fu tra i primi zoologi italiani a sostenere la teoria evoluzionistica.

Durante la direzione di Strobel il museo, sito al primo piano di San Rocco15, era costituito da diverse sale di ostensione: una dedicata alla zoologia, una alla paleontologia e paletnologia, due alle raccolte mineralogiche, oltre a due stanze con raccolte geologiche e mineralogiche. Al museo erano annessi locali per gli uffici, i laboratori e i magazzini.

La Raccolta Bottego, aperta al pubblico nel 1891, consisteva in tre sale e due stanze situate al pianterreno del San Rocchino, nelle quali il materiale zoologico era esposto con criterio sistematico. Come rilevava giustamente lo Strobel, si trattava della prima esposizione di fauna regionale16.

L'attuale configurazione della sede storica del museo si deve ad Angelo Andres (1851-1933) che durante la sua lunga Direzione riuscì a realizzare nel 1907 il Museo Eritreo Vittorio Bottego, collocato nello splendido salone situato al primo piano del Palazzo universitario, e negli anni 1923-25 la Galleria della Sistematica con annessa Sala di Anatomia comparata.

Specialista di Celenterati (il cui studio condusse per anni alla stazione zoologica di Napoli) pubblicò una fondamentale opera sulle attinie e curò una suggestiva esposizione di Celenterati, ancora oggi visibile in una apposita sala nella sede di via Farini (cfr. oltre).

Si tratta di due splendide realizzazioni che resero il Museo universitario di Parma tra i primi d'Italia17, consentendo fra l'altro di sopperire all'assenza di un museo civico (assenza che peraltro permane ancora oggi).

Attualmente è ancora possibile osservare la originaria disposizione voluta da Andres, salvo l'inserimento nella galleria dello scheletro di balenottera, studiato dallo Strobel. Purtroppo invece sono state abolite le sale di ostensione del secondo piano (ora destinate ad altro uso); tuttavia il materiale che era ivi conservato è esposto nella sede di via Farini.

Annessa alla galleria vi è la "Sala degli Scheletri" di Anatomia comparata, ricca di scheletri di vertebrati, preparati anatomici, modelli in cera. Collegata con il "Bottego" vi è la raccolta del capitano Emilio Piola, costituita da materiale etnografico congolese e reperti zoologici, tra i quali due okapia, che furono tra i primi esemplari esposti in un museo italiano.

Ad Andres succedettero alla direzione del museo (inserito nell'Istituto di Zoologia, il cui direttore era anche direttore del museo) diversi zoologi non particolarmente versati nella Museologia e che tuttavia conservarono decorosamente l'esposizione, rendendola fruibile al pubblico sia pure in modo minimale. Furono direttori Antonio Pensa, Antonio Venceslao Porta, Francesco Lanzoni, Antonio Balli, Claudio Barigozzi, Lodovico Di Caporiacco e Bruno Schreiber.

La soppressione della Facoltà di Scienze (1924) non giovò certo al museo; lo scarso interesse per la ricerca museale che ha caratterizzato il successivo periodo determinò una fase di stasi del museo, che restò cristallizzato, subendo anche l'erosione di spazi, fino al 1980.

In tale anno, per iniziativa di Vittorio Parisi e grazie all'interessamento del rettore Giuseppe Pelosio, venne data autonomia amministrativa al Museo, consentendo un rilancio dello stesso anche in rapporto alla acquisizione di una seconda sede in via Farini 90. Qui è stata realizzata una sezione didattica con sale aperte al pubblico dedicate alla fauna del Parmense (collezione Alberto Del Prato; il Del Prato fu assistente di Strobel ed insigne studioso di vertebrati), ai Lepidotteri (collezione don Ezio Boarini)18 ed altri invertebrati, alla evoluzione biologica ed alla storia del territorio (sale Pellegrino Strobel). In questa sede sono state collocate la Biblioteca ornitologica Annibale Tornielli e la sala Temistocle Ferrante (raccolta etnografica congolese del Ferrante che fu procuratore del re del Belgio in Congo nella prima metà del XX secolo).

La connessione topografica della sezione didattica con l'Orto Botanico ha consentito, come già ricordato, la creazione di un interessante polo naturalistico, avente un ruolo ormai consolidato nei percorsi del turismo culturale di Parma. Va inoltre ricordato che il Museo svolge un ruolo importante per le scuole (numerose sono le scolaresche che lo visitano) ed una funzione importante nella gestione ambientale, grazie al servizio di identificazione tassonomica, attivo da oltre venti anni.

Attualmente il Museo di Storia naturale, in conseguenza della abolizione degli Istituti universitari, è una sezione del Dipartimento di Biologia evolutiva e funzionale e ne è responsabile un direttore scientifico.

 

Collezione "Macedonio Melloni"

Presso il Dipartimento di Fisica è conservata ed esposta una collezione di strumenti scientifici intitolata al grande fisico Macedonio Melloni (1798-1854).

Melloni, figlio di un ricco commerciante, studiò a Parigi dal 1819 al 1824, anno in cui fu nominato professore di Fisica teorica e pratica all'Ateneo di Parma; qui nel 1927 fondò il Gabinetto di Fisica ove tenne i suoi famosi esperimenti sul calore raggiante fino al 1830 anno in cui fu esiliato, avendo incitato i suoi studenti a seguire l'esempio di quelli parigini durante i moti rivoluzionari.

Durante il periodo in cui resse la direzione del Gabinetto ideò il termomoltiplicatore, strumento che gli consentì di conseguire fondamentali risultati nello studio dell'infrarosso.

Costruì anche un banco ottico di particolare affidabilità, che porta il suo nome; esso è esposto, assieme ad altra strumentazione, nell'atrio del Dipartimento. Tra i meriti del Melloni vi è anche quello di essere stato il maestro di Camillo Rondani.

Recentemente il Dipartimento di Fisica ha dato il via ad una importante iniziativa per le Scuole: "Microcosmo con vista. Breve viaggio nel Mondo subatomico" allestendo in un apposito locale un complesso di strumenti (fra i quali una camera a nebbia, ecc.) atti a replicare esperimenti storici, fondamentali nel progresso della Fisica.

Altri strumenti scientifici interessanti sono conservati presso l'Osservatorio Meteorologico (la cui fondazione risale a Pietro Pigorini (1833-1891), che lo separò dall'Osservatorio Astronomico) e presso il Dipartimento di Fisica sanitaria (barometri settecenteschi, eliofanometri, ecc.)19.

 

Museo Paleontologico Parmense

Le collezioni paleontologiche dell'Ateneo erano inizialmente comprese in quelle del settecentesco Gabinetto di Storia naturale (cfr. sopra).

Tra il 1840 ed il 1847 si costituì una sezione paleontologica, peraltro ancora unita a quella mineralogica, grazie alla acquisizione di collezioni importanti come quella di Giuseppe Cortesi (comprendente fra l'altro un cranio di rinoceronte, che purtroppo restò danneggiato a seguito del prestito alla esposizione mondiale di Londra, 1862). Un'altra importante acquisizione fu la collezione paleontologica del Podestà, avvenuta nel 185620.

Nel 1874 l'insieme delle collezioni mineralogiche e geologiche venne separato dalla sezione zoologica. Infine nel 1895 le collezioni mineralogiche furono rese autonome con l'istituzione del Museo Geologico.

Nel 188421 la sezione di paleontologia era costituita dalla raccolta di fossili parmensi e piacentini, risultante dalla fusione di più collezioni, dalla raccolta generale di molluschi fossili e da collezioni speciali tra le quali interessanti i pesci fossili di Bolca, i trilobiti della Scandinavia e della Boemia, le ossa fossili di grandi mammiferi dell'Uruguay.

Nella prima metà del Novecento operò a Parma Mario Anelli, profondo conoscitore del territorio parmense. A ricordarne l'opera in San Rocco è conservato un busto con scritta che così recita: «A Mario Anelli/Geologo/dell'Appennino/parmense/1882-1953».

Sotto la Direzione di Sergio Venzo (1908-1978), che fu fra l'altro il promotore del nuovo corso di laurea in Geologia, negli anni '50 venne istituito nell'ambito dell'Istituto di Geologia (trasferito nel frattempo dalla vecchia sede in San Rocco a quella in via D'Azeglio) il Museo Paleontologico Parmense, con sede in una palazzina, tuttora esistente, che si affaccia su via Kennedy di fianco al Giardino Ducale. Al primo piano della palazzina, che ospitava l'Istituto di Geologia, era presente una ricca esposizione di reperti provenienti soprattutto dall'area appenninica settentrionale. Tra gli esemplari più significativi vanno citati le balenottere (studiate dallo Strobel) ed altri Cetacei, i rinoceronti, gli elefanti, l'ippopotamo, il megacero ed altri cervidi, il bisonte. Nell'attuale museo è inoltre presente, accanto a tale materiale, una ricca raccolta di invertebrati dell'Appennino, in particolare della importante serie stratigrafica della zona del torrente Stirone.

Con la realizzazione del campus universitario a sud della città, anche il Museo Paleontologico Parmense venne spostato nella nuova sede, tranne una parte delle collezioni che venne trasferita verso la fine degli anni '80 nella sede del Museo di Storia naturale di via Farini 90. Qui i reperti di vertebrati, prevalentemente dell'area padana, sono esposti nelle sale intitolate a Pellegrino Strobel.

Al campus i materiali paleontologici sono conservati nel Dipartimento di Scienze della Terra ed in parte esposti al pubblico.

 

Museo Mineralogico

Il percorso storico delle collezioni mineralogiche si intreccia con quelle geologiche prima trattate, in quanto incluse nel Gabinetto di Storia naturale. Nel 1814 fu istituita la sezione mineralogica, affidata a Mario Bagatta e successivamente ad Andrea Piroli.

Nel 1884 le collezioni mineralogiche22 consistevano in quella generale di 8000 esemplari, nella collezione di cristalli (500 pezzi, esclusi quelli di quarzo), nella Raccolta Porta (3000 esemplari molti dei quali provenienti dall'isola d'Elba), nella collezione di minerali del parmense e del piacentino e in una raccolta a scopo didattico.

Come data di inizio dell'attuale assetto del Museo si può ritenere il 1925 quando venne acquisita dall'Istituto di Mineralogia la collezione Krantz, costituita da 500 esemplari.

Michele Deriu, direttore sia dell'Istituto di Mineralogia (gli succedette nel 1974 Francesco Emiliani) sia dell'Istituto di Petrografia e giacimenti minerari, affiancò negli anni settanta una litoteca alla sezione mineralogica; le collezioni erano situate in via D'Azeglio (nella palazzina che ospitava anche il Museo Paleontologico), successivamente i due Istituti si trasferirono in una palazzina sita in via Gramsci. Nel 1997 i due Istituti confluirono nel Dipartimento di Scienze della Terra e le collezioni vennero trasferite al campus di via Langhirano, sede del Dipartimento.

Tra le collezioni storiche del Museo vanno ricordate le raccolte Linati, Piroli, Cavezzali, Porta e Guidotti. Un catalogo complessivo, anche se incompleto, si deve a Girolamo Cocconi (1822-1904), docente dell'Ateneo e direttore del Museo di Storia naturale dal 1865 al 1867 (sostituì lo Strobel durante la sue esplorazioni in Sud America). Attualmente il Museo, che conserva circa 5000 esemplari, è situato nell'ambito del Dipartimento di Scienze della Terra; parte del materiale è esposto al pubblico.

 

Museo di Anatomia umana

Le raccolte anatomiche umane risalgono al Settecento, tuttavia il primo nucleo è riferibile alla istituzione del Museo Antropologico, fondato da Lorenzo Tenchini (1852-1906), che fu docente della Facoltà medica e che fondò nel 1887, con Ambrogio Ferrari, la rivista «L'Ateneo Parmense». Solo nel 1925 il Museo di Anatomia umana fu aperto al pubblico.

Attualmente i reperti sono esposti in due piccole stanze del Dipartimento di Anatomia umana, Farmacologia e Scienze forensi e, per il loro grande interesse, meriterebbero ben altro tipo di ostensione: infatti sono presenti due statue in cera della scuola di Clemente Susini (1773-1814)23, un notevole numero di preparati concernenti vari apparati ed una imponente raccolta di crani, risalente al Tenchini, di interesse antropologico-criminale e che fu oggetto di interesse per Cesare Lombroso: la raccolta infatti fu da lui presentata al 3° Congresso Internazionale di Criminologia di Bruxelles nel 1892.

Il Dipartimento di Anatomia umana ha elaborato un progetto di ristrutturazione che porterà ad una ostensione in grado di consentire una migliore fruizione non solo accademica delle collezioni.

 

Museo Anatomico Veterinario

Nel 1845 venne istituita la Scuola di Veterinaria dell'Ateneo ad opera di Pietro Delprato (1815-1880) insigne zooiatra; a partire da questa data iniziò in maniera organica la raccolta di preparati anatomici di interesse veterinario.

Alessio Lemoigne (1821-1900), docente di Zootomia e di Zoofisiologia, iniziò nel 1847 non solo la raccolta ma anche la preparazione di pezzi anatomici. Interessante è rilevare che il Lemoigne venne designato come "Maestro delle dissezioni anatomiche e preparatore di anatomia della Scuola di veterinaria"24. Egli inoltre collaborò come "preparatore" con il Museo di Storia naturale per il quale allestì vari scheletri fra i quali quello completo di una giraffa. Durante il periodo (1849-1854) nel quale il Lemoigne venne allontanato per motivi politici, operò Francesco Lombardi al quale si devono alcuni preparati. Nel 1857 il museo era dotato di 191 preparati, quasi tutti allestiti dal Lemoigne.

Nel catalogo steso dallo stesso nel 1864 erano elencati 304 preparati ed infine a tutto il 1892 erano presenti nel museo 434 preparati, grazie anche all'aggiornamento effettuato dal suo allievo Clemente Papi e da altri25.

Il Lemoigne fu un attento museologo come si evince dalla sua opera Indice Metodico del Gabinetto di Anatomia Normale-Agosto 1858 ove sono indicati i criteri di catalogazione dei preparati, concepiti in modo moderno.

La attuale ostensione della raccolta, che comprende circa 600 esemplari, particolarmente curata e moderna, è ora situata nel Dipartimento di Salute animale nell'ambito dell'insediamento al Cornocchio della Facoltà di Veterinaria.

In questi ultimi anni la raccolta si è arricchita di preparati ottenuti con la tecnica di perfusione ed iniezione di resine viniliche. Sono presenti anche preparati scheletrici completi di animali domestici.

 

Conclusioni

Come emerge dalle pagine precedenti, la maggior parte dei musei (e comunque quelli naturalistici) si formano o come tali (Museo di Storia naturale, Orto Botanico) o come nuclei fondativi di successivi Musei (Mineralogia, Paleontologia) verso la fine del Settecento. In questo processo un ruolo fondamentale ha avuto il Gabinetto creato da Fourcault.

Tuttavia è verso la metà dell'Ottocento che i musei dell'Ateneo conseguono una propria e consolidata configurazione, peraltro più come strutture al servizio della ricerca e della didattica accademica che come ostensioni aperte al pubblico. Solo verso la fine di tale secolo è resa possibile la fruizione per il pubblico cittadino, come testimoniano gli scritti dello Strobel.

L'Ateneo di Parma conserva oggi, come appare evidente da quanto esposto, un importante materiale museale articolato nei diversi dipartimenti. Attualmente questo materiale viene utilizzato non solo per la didattica e la ricerca universitaria, ma anche per esposizioni permanenti e per mostre temporanee fruibili con orari abbastanza estesi da un pubblico ampio di non specialisti. In particolare le scolaresche visitano abitualmente i Musei universitari grazie al servizio di visite guidate (Orto Botanico e Museo di Storia naturale) o, dal 1991, durante la annuale settimana della cultura scientifica. Alcuni musei sono peraltro visitabili su appuntamento26.

È stato istituito un servizio museale, nell'ambito del settore delle biblioteche, per rendere più efficiente il ruolo che le diverse realtà museali hanno nella divulgazione scientifica e far conoscere le collezioni e le importanti biblioteche storiche che, oltre al loro valore documentale, hanno grandi potenzialità nel campo della comunicazione, data anche l'insostituibile suggestione che hanno gli oggetti conservati. Queste potenzialità si sono espresse più volte nell'ambito della Settimana ministeriale della cultura scientifica ed in numerose mostre tematiche ed in altre iniziative promosse sia dai musei in quanto tali sia dai dipartimenti. Al riguardo si deve notare un crescente interesse dell'Ateneo nella conservazione e valorizzazione dei beni museali. Ad esempio il Dipartimento di Chimica generale ha iniziato ad attivare una sezione museale nella quale verranno raccolti oggetti e testi di valore storico. La Facoltà di Ingegneria ha allestito una mostra permanente di radio d'epoca, di grande interesse storico.

I musei dell'Ateneo svolgono in effetti più funzioni: accanto ai compiti inerenti alla didattica universitaria e di supporto per la ricerca, alla conservazione, catalogazione dei beni museali (vera memoria storica dell'Ateneo), è diventato sempre più importante il loro ruolo nella divulgazione della cultura scientifica.

Il già citato Servizio Musei, che coopera nell'affrontare i molteplici problemi della conservazione e nella valorizzazione delle collezioni, è stato affiancato dalla Commissione di coordinamento dei Musei dell'Ateneo, formata dai responsabili delle diverse strutture. Tra i compiti della Commissione vi è anche quello di definire il Sistema Museale dell'Ateneo, studiando la possibilità di un accorpamento se non di tutte almeno di alcune collezioni, in particolare in rapporto alla intenzione manifestata dalla municipalità di costituire un museo civico.

Tuttavia i Musei dell'Ateneo soffrono dei già ricordati problemi comuni alla maggior parte delle strutture universitarie di questo tipo: scarsezza di personale (fra l'altro il ruolo dei conservatori è ormai estinto), mancanza di spazi adeguati alle ostensioni, penuria di fondi (aggravata dalla mancanza di autonomia amministrativa dei Musei dell'Ateneo).

I Musei Universitari di Parma hanno ormai conseguito una visibilità notevole, che consente loro di svolgere un ruolo cittadino non limitato all'ambito universitario e sono spesso oggetto dell'interesse anche dei mezzi di informazione, grazie alle numerose iniziative attivate (mostre temporanee, convegni, conferenze, ecc.) già citate. Di fatto oggi a Parma vi è un percorso della cultura scientifica che coinvolge sia i Musei universitari, sia quelli ad altro tipo di gestione come la storica Farmacia (l'antica Spezieria di San Giovanni Evangelista), il Museo Archeologico, il Museo delle Missioni saveriane ed il Museo Ettore Guatelli della Cultura contadina.

In questo modo viene proseguita l'opera dei grandi naturalisti del passato, come Guatteri, Jan, Strobel, Passerini, Cocconi, Andres, per citarne alcuni, che hanno onorato Parma.

 

Vittorio Parisi
(Università di Parma)

index

 

Quadro riassuntivo dei musei e delle collezioni27

  • Mineralogia - (Dip. Scienze della Terra), Museo Mineralogico.
  • Chimica - (Dip. Chimica generale, ecc.), in corso di istituzione.
  • Fisica - (inclusi Astronomia e Meteorologia) (Dip. Fisica e Dip. Fisica Sanitaria), Osservatorio Astronomico, 1759 (I. Belgrado); Osservatorio Meteorologico (P. Pigorini); Collezione M. Melloni (recente, con strumenti dal Settecento in poi).
  • Botanica - (Dip. Biologia Evolutiva e Funzionale), Orto Botanico ed Erbari, 1770 (Giambattista Guatteri) (esisteva però l'Orto dei semplici, nel Seicento).
  • Zoologia e Etnologia - (Dip. Biologia Evolutiva e Funzionale), Museo di Storia Naturale, Collezione Fourcault e Gabinetto di Storia Naturale, 1766.
  • Paleontologia - (Dip. Scienze della Terra), Museo Paleontologico. Gemmato dal Gabinetto di Storia Naturale, 1768; Sezione Paleontologica, 1840-7 (Giuseppe Monici).
  • Anatomia umana - (Dip. Anatomia umana, ecc.), Museo di Anatomia Umana. Teatro di Anatomia, 1760 (M.Girardi).
  • Anatomia Veterinaria - (Dip. Salute animale, ecc.), Museo di Anatomia Veterinaria, 1845 (Lemoigne) (Delprato).

 

index

 

inizio

 

©2007 CISUI - Centro Interuniversitario per la Storia delle Università Italiane
Via Galliera, 3 - 40121 Bologna - Casella Postale 82, 40134 Bologna-22
TEL: +39051224113 - FAX: +39051223826 - E-mail: annali@alma.unibo.it