Annali di Storia delle Università italiane - Volume 10 (2006)

Studi

[English summary]

Tiziana Ferreri
Il Rettore, Governatore e Generale Amministratore della Casa di Sapienza di Siena alla fine del '400*

 

1. Premessa

La qualifica e i privilegi di Studium generale concessi dall'imperatore Carlo IV nel 1357 consentivano che a Siena venisse impartito l'insegnamento di materie quali il diritto civile e canonico, la medicina, la filosofia, la logica e la grammatica, ma non contemplavano la teologia, il cui insegnamento sarebbe stato autorizzato circa mezzo secolo dopo, nel 14081. Con lo stesso privilegium, inoltre, l'Imperatore riconosceva ai docenti dello Studio senese la facoltà di conferire i gradi accademici e le insegne dottorali, al vescovo la funzione di «conservatore» e il diritto di sovrintendere alla concessione delle lauree e, infine, agli studenti e agli stessi maestri, la protezione imperiale e l'esenzione da tasse e da altri obblighi2.

La politica che adottò il Comune di Siena subito dopo la concessione del privilegio, fu di carattere prevalentemente protezionistico e venne attuata con disposizioni legislative che in alcuni casi si rivelarono piuttosto "coercitive": tutti i senesi che stavano studiando altrove, infatti, vennero richiamati in patria e venne proibito ai cittadini e ai maestri del luogo di recarsi a studiare e a insegnare in altri Studi3. Nonostante questi sforzi l'istituzione universitaria senese non riuscì a conseguire lo sviluppo desiderato: ciò fu dovuto in prevalenza alle numerose crisi di natura politico-istituzionale e alle conseguenti difficoltà economiche che la città dovette affrontare nella seconda metà del XIV secolo, specialmente dopo la caduta del governo dei Nove. In questo periodo lo Studio non venne sostenuto da una politica finanziaria adeguata, che avrebbe permesso di condurre a Siena docenti di fama e scolari in gran numero: le cifre stanziate dai Signori del Concistoro si rivelarono, infatti, insufficienti a pagare i dottori più famosi e a nulla valeva sollecitarli a preferire l'insegnamento in uno Studio generale come quello senese a un'attività, sicuramente più remunerativa, svolta in scuole che, sebbene economicamente più forti, non erano, però, altrettanto prestigiose4. Nel 1390 si arrivò sino al punto di sospendere del tutto il pagamento dei salari per far fronte alle spese necessarie per la conduzione della guerra, nonostante fossero di soli tre anni anteriori sia la creazione di un Collegio di sei Savi con il compito di nominare e pagare i professori, sia lo stanziamento, a questo fine, della somma di 2.500 fiorini5.

I primi anni del XV secolo segnarono un netto miglioramento per le sorti dello Studio. Il 7 maggio 1408 papa Gregorio XII promulgò otto bolle relative all'istituzione senese: le prime quattro resero possibile la costituzione di un collegio universitario al quale fu attribuito il nome di Casa di Sapienza, mentre con le ultime quattro si conferirono ai dottori e agli scolari senesi gli stessi privilegi di cui beneficiavano i loro colleghi di Bologna e di Parigi, fondando, altresì, la Facoltà di Teologia6. L'emanazione delle otto bolle pontificie segnò l'inizio di un periodo che si protrasse oltre la metà del secolo, durante il quale lo Studio senese, ormai consolidatosi, si sviluppò sino a raggiungere grande fama e prestigio con l'arrivo di alcuni dei docenti più famosi del tempo7.

Nell'ultimo ventennio del Quattrocento Siena si trovò a essere protagonista di una prolungata crisi politica. Anche se le cronache dell'epoca non parlano di gravi pestilenze, vi fu, comunque, in quel periodo una terribile calamità, vale a dire la guerra provocata dalla congiura dei Pazzi. Nel 1480, infatti, a seguito di questa congiura, ordita a Firenze nel 1478 dalla famiglia dei Pazzi contro quella dei Medici, si scatenò un conflitto che vide Siena alleata del re di Napoli e del Papa contro i fiorentini8. La città ne uscì devastata nel territorio e nelle finanze, mentre le conseguenze per la vita dello Studio consistettero nella sostituzione degli insegnanti confinati o esiliati e in un rallentamento dell'attività didattica9. Un'altra fase di questa crisi politica si ebbe intorno al 1483 con la cacciata dalla città, a seguito della rivolta condotta contro il Monte dei Nove, di numerosi cittadini appartenenti a tale "ordine"10. In questo caso le conseguenze immediate per lo Studio furono le richieste di pagamento del salario spettante per l'intera condotta, avanzate dai dottori costretti a lasciare la città dopo soli cinque mesi dall'inizio del loro incarico11.

 

2. Magistrature comunali e organizzazione amministrativa dell'istituzione universitaria

Come si è già avuto modo di sottolineare, la vita dello Studio senese, soprattutto nella prima metà del XV secolo, non fu affatto facile e l'attività didattica subì diverse interruzioni causate, di volta in volta, dai problemi derivanti dalla carenza degli scolari, dalle crisi finanziarie e in particolar modo dalle numerose epidemie di peste che colpirono la città e che costrinsero lo Studio a trasferire più volte la sua sede in località più sicure12. Tutto ciò, però, non arrestò lo sviluppo dell'Università, così come dimostra il ruolo dei docenti che operavano a Siena, passati da un numero di dieci-quindici nel primo trentennio del '400 a venti-venticinque verso la metà, per arrivare a quaranta-cinquanta entro la fine del secolo. Finalmente le istituzioni politiche cittadine dimostravano di comprendere appieno i grandi vantaggi di cui avrebbe potuto godere la città grazie allo Studio generale. La prosperità di Siena dipendeva, ormai, anche da quella del suo Studium e forse fu proprio per assicurarsi il perseguimento di questo fine, che l'autorità comunale cercò sempre di dirigere l'attività dell'istituzione universitaria13.

Di questo preponderante interesse sono testimoni le numerosissime delibere che i vari organi amministrativi della città emanarono nel corso del XV secolo in ordine alla vita dello Studio e dei suoi membri. In questo ambito un ruolo certamente rilevante venne sempre rivestito dal Concistoro, l'organo che più di ogni altro esercitava la direzione della cosa pubblica e il governo effettivo del Comune14. Ai Signori del Concistoro, infatti, erano sottoposte tutte le altre magistrature senesi e anzi, con il trascorrere del tempo, il suo potere andò accentuandosi anche a discapito di quello del Consiglio generale, grazie al quale i cittadini venivano chiamati a partecipare direttamente al governo della città15.

Lo strumento principale tramite il quale il Comune esercitava il controllo sullo Studio era costituito dalla magistratura dei Savi o Riformatori dello Studio. I Savi, in numero di sei, non potevano essere scelti né tra i dottori, né tra gli studenti e duravano in carica per un solo anno, periodo durante il quale non erano assolutamente autorizzati ad allontanarsi dalla città per altri impegni16. Il Collegio dei Savi, che si occupava in generale di ogni questione attinente allo Studio, esercitava un ruolo sia consultivo che esecutivo e svolgeva tutta una serie di compiti che andavano dal rappresentare il Comune negli affari riguardanti le condotte degli insegnanti alla sottoscrizione delle autorizzazioni per il pagamento dei salari del bidello e del notaio dell'università17. Sin dal 1419 venne affidato ai sei Savi, oltre al governo dello Studio, anche quello del Collegio di Sapienza18: si ebbe, così, un unico organo amministrativo per entrambe le strutture19.

La giurisdizione su tutta la scolaresca, come sugli stessi professori, era affidata al Rettore dello Studio o dell'Universitas scholarium, che aveva un ruolo importantissimo nella vita dell'università senese: in esso coincidevano, infatti, entrambe le sfere di competenza dello Studio e delle Università studentesche ed è anche per questa ragione che il Comune partecipava in prima persona alla sua nomina. Questo Rector, infatti, veniva eletto dall'intera scolaresca riunita nelle sale del Palazzo Pubblico e alla presenza dei Signori del Concistoro, in base a una terna di candidati stabilita in precedenza dallo stesso Concistoro insieme ai Savi dello Studio, al Rettore uscente e ai suoi Consiglieri20. Questa terna di candidati era il frutto di una scelta compiuta su una rosa di sei nominativi, tutti rigorosamente scolari e forenses, proposti alle autorità comunali dallo stesso Rettore dell'Università e dai suoi Consiglieri21. Sin dalla seconda metà del '400, tuttavia, diventando sempre più difficile trovare chi accettasse di ricoprire questo incarico, a causa delle ingenti spese che si dovevano sostenere, il Comune si trovò più volte nella necessità di dover procedere alla nomina di un Vicerettore22. Nel 1491 il Concistoro si vide addirittura costretto a «facere et apponere scriptas sive cedulas in locis publicis et consuetis Civitatis Senarum et per scolas Sapientie», avvertendo che, se non si fosse presentato nessuno per ricoprire l'ufficio del rettorato entro un mese dal giorno dell'affissione dell'avviso, l'incarico sarebbe stato affidato al Vicerettore23. Quest'ultimo, anch'esso uno studente, era nominato direttamente dal Concistoro e spesso senza che la scolaresca venisse consultata, esercitava le stesse funzioni del Rettore, anche se con minor fasto, rimaneva in carica per un periodo di tempo determinato di volta in volta a seconda delle necessità e percepiva un salario calcolato in base alla durata dell'incarico svolto24. Nel corso dell'ultimo quarto del XV secolo fu spesso nominato Vicerettore dello Studio il Rettore della Casa di Sapienza finché, intorno al 1500, chiunque veniva eletto Rettore della Sapienza assumeva automaticamente anche l'incarico di Vicerettore dello Studio25.

La cerimonia per l'investitura del Rector Studii Senensis sive Universitatis scholarium era splendida e costituiva un vero e proprio avvenimento per tutta la città. Una serie di deliberazioni del Concistoro risalenti al 1493 la descrivono minuziosamente. Prima del giorno fissato tutte le vie della città dovevano essere percorse a cavallo dal designato attorniato da otto docenti dello Studio - tra i quali dovevano necessariamente trovarsi due dottori di diritto civile, due di diritto canonico e due di medicina - e preceduto da «bidelli», sempre a cavallo, e da trombettieri. Queste sfilate servivano per dare a tutti l'annunzio della cerimonia di investitura ormai prossima26, che si svolgeva nelle sale del Palazzo del Comune alla presenza di tutti i dottori: il nuovo Rettore veniva accolto con un discorso e subito dopo si procedeva all'investitura vera e propria, che consisteva nella consegna delle insegne del rettorato e della cappa. Concludeva il tutto l'orazione che doveva tenere il neo eletto. Erano previste, in seguito, diverse cerimonie pubbliche e il nuovo investito era tenuto a rendere omaggio al Capitano del Popolo, al notaio e ai Signori del Concistoro, con abiti di panno finissimo e costosissimi cappelli, ciascuno del valore di 11 fiorini d'oro27.

 

3. La Casa di Sapienza

Una corretta e completa ricostruzione dell'ambiente accademico senese del XV secolo non può assolutamente prescindere da un esame seppur breve della storia della Domus Sapientiae e della vita che al suo interno vi conducevano gli studenti28. La Sapienza di Siena nacque dalle ceneri della Casa della Misericordia - un importante istituto di carità sorto nel XIII secolo29 - su impulso del vescovo di Siena Francesco Mormille che, nel 1392, ne suggerì all'autorità comunale la fondazione a somiglianza dei collegi universitari di Bologna e Perugia. Fu, però, papa Gregorio XII, con le sue bolle del 1408, a decretarne l'istituzione: egli destinò, infatti, alla creazione della Casa il suddetto Ospedale della Misericordia con tutto il suo patrimonio e le sue rendite e altre cospicue entrate provenienti dalle diocesi di Siena, Massa e Grosseto. Nel 1409 il Concistoro affidò ai Savi dello Studio l'attuazione delle disposizioni papali e nel 1415 i sei Savi, ormai investiti ufficialmente dell'incarico, riuscirono a sopprimere in via definitiva la Casa di Misericordia, decretando finalmente la costituzione della Domus Sapientiae30. La rilevanza che questa istituzione andò assumendo nell'ambiente accademico senese dell'epoca fu di tale entità che già pochi anni dopo la sua fondazione la Domus Sapientiae era diventata il «membro principale» dello Studium, così come si legge nel verbale della seduta del Consiglio generale del 25 febbraio 1438, e quindi il più importante punto di riferimento istituzionale ed economico per lo sviluppo futuro dell'Università di Siena31.

La sede che ospitava la Casa di Sapienza era la stessa della Casa di Misericordia32, collocata nel Terzo di Camollia e costituita da più edifici tra i quali era compreso anche il piccolo ospedale di Santa Maria della Stella, conosciuto anche come ospedale dei Salimbeni, dalla vedova di Benuccio Salimbeni che aveva donato il terreno sul quale l'istituto era sorto33. All'interno della Domus si trovavano trenta camere, una delle quali doveva essere esclusivamente riservata alla persona del Rettore, pena il pagamento di una sanzione pecuniaria pari a cento ducati34.

Pensata, inizialmente, quale collegio destinato a ospitare gratuitamente gli studenti poveri della città, quando nel 1416 furono accolti i primi dieci scolari, fra di essi non c'era neppure un senese e tutti potevano permettersi di pagare i 50 fiorini necessari per avere il vitto e l'alloggio per sette anni, periodo massimo entro il quale gli studenti dovevano addottorarsi35. Il posto in Sapienza era assai ambito da tutti gli scolari dello Studium, poiché l'esser "sapientini" comportava indubbiamente alcuni vantaggi, tra cui si ricordano quello di ottenere dai dottori libri in prestito durante le vacanze36 (che andavano dall'11 agosto al 17 ottobre, mentre per gli studenti di medicina iniziavano il 25 giugno), l'assegnazione di una delle quattro "letture morte"37 e, infine, avere maggiori contatti con i lettori, spesso di grande fama, che venivano a insegnare a Siena e che solevano intrattenersi con gli studenti dopo la fine della lezione38.

I "sapientini" rappresentavano un gruppo d'élite rispetto al centinaio di colleghi, che, insieme a loro, frequentavano le lezioni dello Studio, ma essere accettati in Sapienza era molto difficile e spesso bisognava fare ricorso alle raccomandazioni di sovrani, prelati e magistrati comunali39. Gli scolari, per essere ammessi, dovevano pagare una tassa d'iscrizione pari a 50 fiorini d'oro e non assumevano che l'obbligo di osservare gli Statuti della Casa e di addottorarsi a Siena entro sette anni; la Sapienza, a sua volta, garantiva loro, per questo periodo, sia il vitto che l'alloggio40. Si chiedeva, inoltre, al futuro convittore di presentare un idoneo fideiussore che garantisse, nel caso in cui lo studente si fosse allontanato da Siena prima di aver concluso gli studi, il pagamento dei debiti da lui contratti, primo fra tutti la tassa da versare alla Casa di Sapienza41. Agli abitanti della Domus non era consentito introdurre estranei nel collegio e i trasgressori potevano essere denunciati dai loro colleghi per essere severamente puniti42. L'imposizione agli scolari di un periodo obbligatorio di permanenza nella Casa (7 anni) mirava a impedire che essi lasciassero Siena per laurearsi in università concorrenti43.

Dal punto di vista amministrativo l'aspetto che rendeva la Casa di Sapienza diversa dagli altri collegi universitari italiani del tempo era la presenza preponderante dell'autorità secolare nella direzione dell'istituto. La creazione della Domus Sapientiae era stata, infatti, il frutto di una serie di iniziative comunali ed era, quindi, lo stesso Comune che si occupava direttamente della sua amministrazione. L'unica presenza dell'elemento studentesco nella gestione della Casa era costituita dal Rettore degli scolari che, dalla metà del '400 in poi - in risposta a pressioni studentesche e su esempio di altri collegi - doveva essere uno studente eletto. Costui durava in carica circa un anno e percepiva a titolo di indennizzo un salario librarum centum denariorum, rappresentava tutti i "sapientini", era investito principalmente del controllo disciplinare sui colleghi ed esercitava una sorta di giurisdizione sui rapporti di tipo privatistico intercorrenti fra questi; inoltre, stando a quanto riporta una delibera del Concistoro risalente al 1495, doveva essere nominato direttamente dai Signori del Concistoro e alla presenza dei Savi dello Studio44.

L'autorità di questo Rettore risultava fortemente limitata dal diretto controllo esercitato su di esso dai Savi dello Studio i quali, preposti dall'autorità comunale al governo della Domus sin dalla sua fondazione, ne costituivano il vero e proprio organo amministrativo. I sei Savi dirigevano, infatti, le numerose attività della Sapienza e si preoccupavano di far quadrare il bilancio, costituito non soltanto dalle entrate dovute al debitum, pretium et mercedem pro introitu dicte Domus, ma soprattutto dalle rendite derivanti dai beni immobili incamerati con la soppressione della Casa di Misericordia. Fu per questa ragione che dalla nascita della Sapienza in poi i sei Savi vennero definiti «Savi dello Studio e della Sapienza», perché, come si è visto, ad essi era stato attribuito il governo di entrambe le istituzioni45.

Oltre alla magistratura dei sei Savi dello Studio, nonché al Rettore e al Vicerettore della Casa di Sapienza, che venivano nominati tra gli studenti forenses ivi residenti, un'altra figura necessaria per la vita del collegio era quella del Camerarius, una sorta di tesoriere dell'istituto, che durava in carica generalmente un anno e che veniva considerato come l'unico responsabile sotto il profilo contabile46. Costui doveva sottoporre il suo operato all'approvazione dei Savi47 e aveva il compito precipuo di accogliere nella Domus gli scolari autorizzati da questi ultimi48, essendogli preclusa sin dal 1475 la possibilità di decidere autonomamente su chi dovesse essere ospitato in Sapienza49. Il sindacato contabile sui conti della Casa era svolto, invece, dai regolatori o Regulatores, che dal 1363 costituivano una sorta di Corte dei Conti della repubblica senese50.

 

4. Il Rettore, Governatore e Generale Amministratore della Domus Sapientiae

Le indagini condotte da una autorevole storiografia attestano che nella prima metà del XV secolo il governo della Casa di Sapienza non era affidato ai soli Savi dello Studio e al Rettore degli scolari, ma era attribuito anche ad un altro Rettore che non era uno studente eletto, ma un cittadino designato dal Comune: era questo Rector a costituire, in effetti, il vero e proprio Amministratore generale della Domus. Sino al 1443 questo Rettore veniva eletto a vita, percepiva uno stipendio annuo pari a 80 fiorini d'oro e gli veniva accordata la medesima autorità del Rettore dell'Ospedale della Scala: doveva, infatti, precedere in qualunque occasione il priore dei Savi e il Rettore degli scolari, godeva del titolo di «dominus» e partecipava a tutti i consigli con diritto di precedenza su tutti i dottori51.

Dopo la metà del XV secolo la qualifica di Rector in alcune fonti si trova aggiunta a quella di Camerarius e Governatore di Sapienza: è del 1476, infatti, una delibera del Concistoro in cui si provvede a nominare tra sei cittadini il «Rector sive Gubernator et Camerarius Sapientie»52. L'esempio fornito da questo tipo di designazione, tuttavia, è destinato a rimanere isolato nella documentazione prodotta dal Concistoro nell'ultimo quarto del XV secolo, perché le successive elezioni deliberate da questo organo non riguardano in senso stretto il «Rector sive Gubernator et Camerarius Sapientie» ma la sola figura del Camerarius Sapientiae, scelto, tra l'altro, fra un numero di cittadini ben più alto del precedente. Sono, infatti, ventisette i cives tra i quali deve essere designato il Camerarius, nove per per ogni Terzo (Terzo di Città, di San Martino e di Camollia) e per ogni Monte della città (Monte dei Nove, del Popolo e dei Riformatori)53, anche se nel 1487 a questi ventisette cittadini se ne aggiungono altri otto in rappresentanza del Monte dei Dodici e di quello dei Gentiluomini54.

Nel 1488 le autorità comunali danno nuovamente avvio alla procedura necessaria per la designazione del nuovo Camerarius di Sapienza, individuando a tal fine quei ventisette cittadini tra cui è consuetudine che venga scelto55. A questa disposizione non fa seguito, però, la tradizionale nomina. Si procede, invece, alla emanazione di un provvedimento del tutto eccezionale con cui si istituisce la figura del Rettore, Governatore e Generale Amministratore della Casa di Sapienza. Nella lunga delibera che ci tramanda questa importante decisione, datata 29 maggio 148856, i Signori del Concistoro non si limitano soltanto a dare luogo alla nuova elezione, ma provvedono anche ad elaborare un lungo regolamento in cui vengono dettagliatamente elencati i compiti e le funzioni di questo particolare organo, nonché l'esatta disciplina a cui deve attenersi nei rapporti con le altre magistrature dell'istituto.

Ancor prima di passare ad illustrare gli esatti contenuti di questo documento e le ragioni che possono averne determinato l'emanazione, è necessario averne ben presente il testo, che qui di seguito si riporta per esteso57:

Magnifici et Potentes Domini Domini Priores Gubernatores Communis et Capitaneus Populi Civitatis Senarum una cum Spectatissimis Vexilliferis Magistris et Sapientibus Studii in consistorio convocati et congregati, servatis servandis, secundum formam Statutorum et Ordinamentorum Communis Senarum, habentes ad infrascripta omnia et singule faciendum plenam et amplam autoritatem potestatem et baliam a consilio populi et gienerali Magnifici Communis Senarum prout de consilio populi constat manu mei notarii consistorii et consilio gienerali constat manu Ser Bartholomei Leonardi de Grasseto notarii reformationum et vigore dicte eorum autoritatis et balie attendentes ad utilitatem et augumentationem Domus Sapientie et bonorum suorum, concorditer decreverunt et deliberaverunt eligere et deputare et conmictere et conmiserunt, eligerunt et depu//taverunt venerabilem religiosum Dominum Pierum Antonii, civem Senarum et plebanum Pacine58, in Rectorem et Gubernatorem et gieneralem administratorem dicte Domus Sapientie et bonorum suorum omnium generaliter et particulariter et in locum Camerarii et pro Camerario dicte Domus ad vitam ipsius Domini Pieri et durante vita ipsius cum pactis, modis, capitulis et condictionibus videlicet.

In prima che lo dicto Misser Piero s'intendi et sia conmesso a sua vita ne la chasa de la Sapientia et in tutto si dia cò la persona sua a la detta casa et governo d'essa et se intendi essare camarlengo, governatore e gienerale administratore de la detta casa in tutti et ciascuni beni d'essa et solo attendi a la cura et governo d'essa casa et suoi beni et sia deputato in loco del camarlengo et come camarlengo et governatore observare ogni honore et utile et bene de la casa secondo la forma de li Statuti et Ordini d'essa casa et così come principale governatore debbi fare observare a tutti li scolari, preti, famiglia, ministri et officiali de la casa.

Item che ad esso Misser Piero come camarlengo et governatore (d'essa) di detta casa durante la vita sua li sia data e concessa et così se li dia et concedi la cura et governo et gienerale administratione con piena autorità et libero arbitrio di tutte le cose, robbe et beni di detta casa gieneralmente et particularmente et di tutte l'entrate et frutti di detta casa et sia constituto et deputato sopra tutta la fameglia, cioè scolari, preti, cherici, officiali, famegli et ministri di detta casa, li quali tutti sieno et stieno sempre ad ubbidientia di detto // governatore et al lui obidire come al primo capo et governatore d'essa casa in tutte le cose, non preiudicando però né derogando all'autorità del Rettore de la Sapientia.

Item che esso Misser Piero durante la vita sua in detta casa abbi tanta autorità la persona sua cò li Savi insieme in tutte le cose expedienti, pertenenti et spectanti a la detta casa, non preiudicando però all'autorità d'essi Savi et simile habbi tanta autorità quanta a al presente et haverà el camarlengo d'essa casa così nel riscuotare et fare riscuotare et gravare li debitori d'essa casa come in tutte l'altre cose, secondo la forma de li Statuti et Ordini del Comune di Siena et di detta casa.

Item particularmente esso Misser Piero habbi la cura et administratione di tutte le pocissioni et poderi d'essa casa et potere mettare et cavare mezaiuoli et lavoratori in quello modo et come a esso parrà et piaciarà.

Item possi et al lui sia lecito et sia tenuto et debbi insieme co li Savi corregiare, punire et gastigare tutti li scolari, preti, clerici, famegli, ministri, canovaio et altri officiali a observare et fare observare tutte le legi et Statuti di detta casa in quello modo et in quella forma che a esso parrà et piaciarà a bene et honesto vivare et utilità et honore di detta casa.

Item possi et a lui sia lecito, insieme però cò li Savi d'essa casa, mettare scolari in detta casa per tutto el tempo et non manco pagando sicondo è ordinato per tutto el tempo et non // potendo per alcuno modo mettare alcuno scolare per maio tempo sennò per tutto el tempo come è detto pagando interamente secondo è ordinato.

Item possi privare per sua autorità, mandare via et remuovare qualunche scolare non volesse obedire et stare a obedientia et observare quanto è ordinato sicondo la forma de li statuti di quella casa, quando lo meritasse o conmettesse iusta causa di privatione, insieme cò li Savi et similmente privare cassare et rimuovare qualunche de la fameglia così preti, clerici, famegli et altri ministri conmectendo alcuna causa legiptima di privatione et questo per sua autorità senza Savi.

Item che esso Rectore habbi le spese e il vito suo honorevolmente in detta casa et mangiare cò li scolari in refectorio quando li parrà per dare freno a essi scolari et a ciò che vivino honestamente et habbi la parte sua et spesa comoda per la vita sua con quelli honori et preminentie che se li apartiene.

Item che tutte l'entrate di detta casa come denari, grano, vino, olio et qualunche altra cosa debbino pervenire a le mani d'esso governatore tenendosene per lui buonconto e così per le sue mani si paghino et faccino tutte le spese et pagamenti necessari, tenendo el computo per entrata et uscita anno per anno come si costuma a uso di buono governatore et utilità di detta casa.

Item che esso governatore habbi et debbi avere quella medesima autorità et quelli medesimi emolumenti che ha el Camarlengo d'essa casa.//

Item che lo detto Rectore et Governatore abbi auctorità per se medesimo potere spendare per infino a la soma (sic!) di lire cinquanta per reparatione et aconcime di detta casa o alcuna cosa o beni d'essa et quando passasse la detta somma et spesa per qualunche lavoro o aconcime con deliberatione de li Savi come si costuma tenendone conputo come di sopra.

Item che detto Misser Piero come Camerlengo, Rettore et Governatore di detta casa in observare et fare observare li Statuti et Ordini del Comune di Siena et de la detta casa intorno et circa al bene et honesto vivare et circa la utilità d'essa casa, habbi tanta autorità quanto anno tutti li detti Savi et Camerlengo, non manchando però l'autorità d'essi Savi per alcuno modo.

Item che al detto Governatore per utilità et bene d'essa casa li sia lecito et possi ogni volta che li Savi si raunassero per tractare et terminare alcuna cosa o materia d'essa casa, raunarsi et intervenire col loro insieme per la voce sua a ogni loro deliberatione facessero ne le cose predette ne la chasa, non manchando però in alcuna cosa l'autorità et offitio d'essi Savi.

Item che esso Misser Piero finendo li dì suoi in detta casa come Rectore et Governatore nel modo et forma predicti, sia tenuto et obligato et così prometti lassare a la detta casa de beni suoi proprii in denari o in robbe, la valuta almeno di fiorini trecento di lire quatro al fiorino per l'anima sua, li quali sieno et rimanghino a la detta chasa et questo // s'intendi passando di vita tre anni et non passando solo lassare sia tenuto lo salario di detti tre anni.

Item che esso Misser Piero durante la vita sua non possi uscire di detta casa, né lassare el detto governo per alcuno modo si già non fusse di buona volontà et contento d'esso Misser Piero et del conseglio del populo et quando avenisse che di concordia et volontà del conseglio cioè volesse uscire, debbi lassare a la detta casa la detta somma di fiorini trecento nel modo predicto.

Item che lo detto Misser Piero Rettore et Governatore prefato durante la vita sua non possi vendare, né alienare alcuna cosa stabile come case, buttigie et possessioni, senza licentia del conseglio del populo sicondo la forma de li Statuti.

Item che lo detto Misser Piero debbi stare et habitare in ne la detta casa de la Sapientia honorevolmente come si conviene et continue vachare et attendare a la cura et governo di detta casa con ogni sua diligentia et industria et continue procurare al bene et utile di quella.

Item che esso Misser Piero debbi et sia obrigato al presente suplire al bisogno del victo de la detta casa et così per l'avenire et simile de poderi et possessioni come vedrà expediente et necessario.

Item che lo prefato Misser Piero Rectore predicto in qualunche acto avesse ad intervenire debbi andare doppo lo Rectore // forestiere di detta casa etiam quando avesse ad intervenire cò li Savi predicti et quando non intervenisse lo Rectore forestieri sega doppo el Priore di detti Savi.

Item che lo titulo et nome suo si chiami Rettore et Goverantore gienerale de la casa predicta et per degnità di detto offitio et honore de la sua persona si chiami Misser Piero et che lo suo officio cominci finito questo presente mese di Magio a ciò che detto Camarlengo possi mettare le sue scripture.

Presente predicto Domino Piero et audita dicta electione de se facta ad regimen dicte Domus cum capitulis suprascriptis ipsam electionem sponte in dei nomine eiusque gloriosissime matris virginis Marie accettavit et acceptat in omnibus et pro omnia ut superius in dictis capitulis continetur et promisit et cetera obligavit et cetera renunptiavit et cetera iuravit et cetera cui quidem et cetera cum guarantigia et cetera.

Et e converso dicti Magnifici et Potentes Domini Domini Domini (sic!) Priores Gubernatores Communis et Capitaneus Populi Civitatis Senarum una cum supradictis Vexilliferis Magistris et Sapientibus Studii, promiserunt et convenerunt dicto Domino Piero presenti et cetera predicta omnia et singula capitula attendere et observare et plenarie adimplere vice et nomine Magnifici Communis Senarum in omnibus et pro omnia prout in dictis capitulis continetur sub obligatis supradictis et cetera.

Et licentiatis Vexilliferis Magistris et Sapientibus Studii deliberaverunt quod ego Iohannes notarius consistori sine mei preiudicio aut danno debeam scribere dicta capitula dicti Domini Pieri in omnibus et pro omnia prout superius continetur et scriptum est apud reformationes Communis Senarum dummodo faciat deb[it]um notaro consistori dictus Dominus Pierus.

Come Rettore, Governatore e Generale Amministratore della Domus Sapientiae, nonché «in locum Camerarii et pro Camerario», viene designato un certo «Dominum Pierum Antonii», religioso e cittadino senese, di cui si sa soltanto che è il pievano della Pieve di Pacina, nel territorio di Castelnuovo Berardenga59 («eligerunt et deputaverunt venerabilem religiosum Dominum Pierum Antonii, civem Senarum et plebanum Pacine, in Rectorem et Gubernatorem et gieneralem administratorem dicte Domus Sapientiae et bonorum suorum»). L'incarico ha carattere vitalizio, così come già accadeva in passato per il Rettore dell'antica Casa di Misericordia60, e ha come fine ultimo e principale il perseguimento del bene della Domus. Nello svolgimento del suo compito, infatti, e al fine di ottenere ogni onore e utile per la Casa, il Rettore deve attenersi agli Statuti e agli Ordini della Sapienza e deve contemporaneamente assicurarsi che le medesime regole vengano osservate anche da tutti i suoi abitanti. A questo soggetto risulta conferito ogni più ampio potere in ordine alla cura, al governo e all'amministrazione della Sapienza e di tutti i suoi beni. Gli viene riconosciuta, inoltre, una posizione sovraordinata rispetto a quella di tutti gli studenti del collegio e di tutti coloro che vi lavorano o vi risiedono a vario titolo: essi a loro volta, debbono a questo Rector rispetto e obbedienza, senza, però, contravvenire all'autorità del Rettore degli scolari.

Come non deve essere pregiudicata l'autorità del Rettore degli scolari quanto alla giurisdizione sugli stessi, allo stesso modo questo Rettore e Governatore non è legittimato a superare l'autorità dei sei Savi in merito alle questioni concernenti più da vicino l'amministrazione della Domus; deve, invece, governare l'istituto unitamente a costoro e in modo concorde. In qualità di camarlengo questo Rector è autorizzato, inoltre, ad effettuare tutti i pagamenti e a riscuotere tutti i crediti facenti capo alla Sapienza, dovendo contestualmente provvedere a tenere l'esatto rendiconto annuale di tutte le entrate e le uscite della Domus, sia di denaro che di ogni altro genere, come grano, vino e olio. Costui può decidere in tutta autonomia sui lavoratori e sui mezzadri da assegnare o da rimuovere dai poderi di proprietà dell'istituto, come riguardo ai lavori indispensabili alla manutenzione degli edifici della Sapienza e di tutti gli altri suoi immobili, purché abbiano un costo non superiore a «lire cinquanta»: in caso contrario, infatti, è necessario che vengano interpellati anche i Savi.

Questo Rector deve sempre agire insieme ai Savi quando si tratta di rimproverare o di punire i residenti del collegio o quando si tratta di scegliere gli scolari che possono essere ammessi in Sapienza e, tra questi, coloro che possono essere ospitati gratuitamente. Nelle stesse forme deve decidere, inoltre, anche di quegli studenti che devono essere espulsi dal collegio per non averne osservato le regole. Al solo arbitrio del Rettore è rimessa, invece, ogni decisione su tutti gli altri soggetti che vivono nella Casa, come i chierici e gli inservienti.

In conformità con lo svolgimento di tutte queste mansioni, i Signori del Concistoro stabiliscono che al Rettore vengano corrisposti gli stessi emolumenti che spettavano al Camarlengo della Domus, anche se non viene fatta specifica menzione di quali siano. Viene previsto, inoltre, che costui debba risiedere per tutta la durata della sua vita nella stessa sede della Casa di Sapienza, dove ha il diritto di ricevere il vitto e l'alloggio conformi al suo status. Gli viene lasciata, comunque, la possibilità di scegliere se mangiare nel refettorio insieme agli studenti, al fine di esercitare un più stretto controllo sul loro comportamento.

Dovendo decidere di numerose questioni attinenti alla vita e alla gestione della Domus insieme ai Savi gli viene consentito di partecipare a tutte le riunioni tenute da questo organo, con piena facoltà di intervenire in ogni discussione, anche se deve sempre seguire al Rettore degli scolari e in sua assenza al priore dei Savi dello Studio. La qualifica che, infine, viene riconosciuta a questo ufficiale è quella di Rettore e Governatore Generale della Casa di Sapienza e il titolo di cui viene conseguentemente insignito è quello di «Messere».

Nella parte conclusiva di questo lungo regolamento vengono definiti anche alcuni aspetti di carattere successorio. Alla sua morte, infatti, il Governatore deve lasciare in eredità alla Domus una somma di denaro pari a trecento fiorini e perché maturi questa obbligazione è necessario che siano trascorsi almeno tre anni dall'inizio del rettorato; se, invece, il Rector viene a mancare prima della decorrenza di questo termine, la Casa eredita una somma pari al salario che egli avrebbe percepito per un triennio. Si prevede anche l'eventualità che il Rettore venga sollevato dall'incarico o che sia egli stesso a chiedere di essere destituito direttamente al Consiglio del popolo, a cui solo spetta la decisione in questo senso. In questo caso, e indipendentemente dal periodo trascorso come Rettore, alla Sapienza deve essere corrisposta, evidentemente a titolo di penale, di nuovo la somma di trecento fiorini. Per garantirne al meglio la solvibilità, al Rettore viene preclusa per tutta la durata del rettorato la possibilità di alienare ogni bene di sua proprietà senza avere prima ottenuto la specifica autorizzazione del Consiglio del popolo.

Occorre ricordare, infine, quello che può essere considerato come l'onere principale a cui è tenuto questo Governatore, vale a dire quello di provvedere con le proprie sostanze alle spese necessarie per il mantenimento della Domus e delle sue proprietà, tutte le volte in cui non si rivelino sufficienti gli introiti dell'istituto («Item che esso Misser Piero debbi et sia obrigato al presente suplire al bisogno del victo de la detta casa et così per l'avenire et simile de poderi et possessioni come vedrà expediente et necessario»). Le ragioni di questa disposizione, come del resto i motivi che hanno determinato l'adozione dell'intero provvedimento da parte dei Signori del Concistoro, possono essere facilmente rinvenuti nelle richieste che solo pochi giorni prima i sei Savi dello Studio avevano formulato alle autorità comunali: risale al 15 maggio del 1488, infatti, un lungo verbale del Consiglio generale del Comune senese in cui viene riportata la petizione dei Savi61. Le loro rimostranze erano estremamente gravi e riguardavano principalmente la disastrosa situazione economica in cui versava la Domus Sapientiae, ormai divenuta insostenibile. I Savi, tuttavia, non si limitavano soltanto ad illustrare agli organi pubblici gli estremi e la complessità di questo problema, ma si facevano anche promotori di una possibile soluzione. Questa consisteva proprio nel nominare un ricco cittadino senese come Rettore, Governatore e Generale Amministratore della Casa di Sapienza che, anche in qualità di suo Camarlengo, non solo provvedesse a risanare i conti della Casa con il proprio patrimonio, ma che disponesse anche dei poteri necessari a gestirla in modo proficuo. I benefici di carattere economico che avrebbe portato alla Sapienza questo nuovo amministratore erano di indubbia evidenza, ma sussistevano anche altre motivazioni che rendevano quanto mai opportuna la designazione di un singolo soggetto che, contestualmente ai Savi, si occupasse della direzione della Domus. I sei Savi, infatti, erano un organo prettamente collegiale e, perciò, di non facile convocazione e dovevano occuparsi, oltre che dell'amministrazione della Casa di Sapienza, anche di quella dell'intero Studium: era, quindi, estremamente più semplice e immediato rivolgersi ad un organo monocratico piuttosto che ad uno collegiale, soprattutto se si tiene presente che a questo ufficiale era imposto di abitare direttamente nella Casa. Alla necessità di nominare un nuovo Camerario si era giunti, inoltre, come specificato dai Savi, perché nessun Camerarius in carica intendeva proseguire nell'ufficio ricevuto62 e, pertanto, non c'era più modo di far fronte ai pagamenti, non si riusciva più ad ottenere alcun credito dai fornitori e nessun Camerarius aveva intenzione di investire il proprio denaro nell'amministrazione dell'istituto.

Nella delibera del Consiglio generale, infatti, si dichiarava espressamente:

[...] Li Savi de lo Studio de la nostra città servidori di Vostre Signorie expongono che essendo preposti al governo di quella Casa de la Misericordia et havendo veduti et intesi li grandi mancamenti di quella casa la quale, per li mali governi et grandi disordini, è condotta ne la ultima ruina et destructione in modo che si trova destituta et mancata d'ogni bene et in quella non si trova grano, né vino, né olio, né alcuno denaio, immo debito grandissimo con molte e varie persone [...] et è venuta in tanta declinatione che li camerari non vogliono più acceptare perché non possono supplire a le spese non rispondendo l'entrate et al presente questo camerario ha renuptiato, el quale per supplire al victo de la casa perfino a questo dì ha fatto debito circa a lire mille e non trova più credito epsa casa et è venuta in tanta extremita che non provedendosi al bisogno di quella in poco tempo di necessità mancava in tutto con poco honore del publico et havendo bene pensato non negano modo che per via di camerari si possi al bisogno di quella provedere, perché li camerari non vogliono soccorrere né pagare di loro [...]63.

Occorreva, quindi, che venisse nominato un nuovo Camerarius che non fosse soltanto un cittadino senese e un religioso e, in quanto tale, presumibilmente incorruttibile, ma che fosse soprattutto particolarmente ricco e disposto a farsi carico dell'onere di risanare i conti della Casa. Un tale soggetto viene individuato dagli stessi Savi in quel «Dominum Pierum Antonii» di cui propongono al Comune la nomina. Per fare in modo che questi possa adempiere al meglio all'obbligazione che deve assumere è, però, necessario che gli vengano attribuiti non soltanto i poteri di un semplice Camerarius, ma anche quelli di un vero e proprio amministratore generale della Domus, a somiglianza di quelli esercitati dalla magistratura dei sei Savi:

[...] et hanno con grande industria trovato uno religioso, homo degno et dabene, vostro cittadino riccho, potente, sufficiente idoneo et experto a la cura et governo di detta casa, el quale pro salute dell'anima sua et per fare experientia et memoria di sé et redurre quella casa al pristino stato e meglio et quella mantenere volentieri ad vita, si conmetterebbe in detta casa con parte de le sue substantie, havendo lui el governo universale di quella e provederebbe a le sue spese, a tutti li detti mancamenti et attenderebbe // a la cura de la casa e delle possessioni per altra via et modo che non fanno li camerari, che è persona di qualità che tutto li riuscirà, pertanto ricordano a le Vostre Signorie che per amore di Dio voglino [...] fare solempnemente provvedere che sia rimesso ne li Magnifici Signori, Capitaneo di Populi, Gonfalonieri, Maestri et Savi de lo Studio che mandino per questo religioso et secondo quanto è decto habino auctorità di acceptarlo et commettarlo in detta casa et darli la cura et governo et generale administratione come Camerario et governatore di decta casa a vita sua con quelli capitoli, pacti, modi et renditioni che parrà al prefato collegio ad utilità di detta Casa [...]64.

Le autorità comunali, dimostrando di accogliere in pieno le richieste presentate dai Savi dello Studio, provvedono immediatamente a nominare questo nuovo Rettore e a predisporre la regolamentazione alla quale si sarebbe dovuto attenere65. La carica di Rettore, Governatore e Generale Amministratore della Casa di Sapienza conferita a «Dominum Pierum Antonii» sembra, quindi, essere stata creata appositamente e in via del tutto eccezionale proprio per far fronte alla particolare situazione estremamente sfavorevole che affliggeva la Sapienza in quegli anni. Non solo, ma sempre nel 1488 e su esplicita richiesta del neo eletto Rettore della Domus, i Signori del Concistoro ritengono opportuno adottare una serie di ulteriori misure eccezionali di natura finanziaria per contribuire alla risoluzione della vicenda, stabilendo, tra l'altro, che la Casa di Sapienza non debba più pagare alcuni tipi di «cabelle» per i successivi cinque anni66.

Il XV secolo si chiude, perciò, con una congiuntura poco favorevole alla Casa di Sapienza che si trovò costretta ad affidare le proprie sorti alla lungimiranza e alle capacità di un solo individuo. Se, tuttavia, si esaminano le vicende di cui è protagonista la Domus nel secolo successivo sembra che la scommessa sia stata vinta. Durante il '500, infatti, la Casa di Sapienza accrebbe sempre di più la sua importanza all'interno dello Studio senese, affrontando anche alcune importanti riforme dei suoi statuti e delle sue magistrature67. Non è improbabile, inoltre, che all'importanza riconosciuta in questa circostanza alla figura del Camerarius Sapientiae, sia seguita nel secolo successivo una sempre maggiore considerazione, sino a quando si arrivò a ritenere il camarlengo di Sapienza come il più importante organo amministrativo della Domus68.

 

Tiziana Ferreri
(Università di Siena)
ferreri3@unisi.it

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