Annali di Storia delle Università italiane - Volume 10 (2006)

Studi

[English summary]

Alessandro Leoncini
Il Palazzo del Rettorato dell'Università di Siena (1815-2003)

 

Nel 1815, conclusa l'epopea napoleonica e ristabilito Ferdinando III d'Asburgo Lorena sul trono del Granducato di Toscana, l'Università di Siena, che dal Governo francese della Toscana era stata soppressa, riprese la regolare attività accademica. In sostituzione dell'antica residenza di via della Sapienza, destinata a ospitare l'Accademia di Belle Arti, il rinato Ateneo ottenne come nuova sede il convento di San Vigilio che fino al 1808 aveva ospitato i monaci vallombrosani, gli ultimi religiosi ad abitare un edificio che fin dal medioevo aveva accolto vari ordini1.

L'Università si insediò dunque nel palazzo annesso alla chiesa di San Vigilio, un fabbricato di grandi dimensioni e di aspetto uniforme frutto di una serie di interventi progettati tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del Settecento da vari architetti della Compagnia di Gesù, a seguito dei quali alcune costruzioni, di diversa natura e di varie epoche, furono demolite o parzialmente incorporate nell'edificio che vediamo oggi2.

Alla fine del 1814, il 20 dicembre, il Granduca firmò la ricostituzione dell'Ateneo di Siena dopo che, il 9 novembre, aveva approvato la riforma dell'Università di Pisa3. In tutto il fervore di ristabilimento delle istituzioni civili e religiose soppresse dai francesi che contraddistinse la Restaurazione, i vallombrosani avevano sicuramente sperato di rientrare in possesso del monastero, ma le loro attese rimasero deluse in quanto nei progetti granducali era prevista anche la fondazione di un Istituto di Belle Arti con annessa una galleria di dipinti di scuola senese. Ferdinando III, a tale scopo, «donò all'Istituto di Belle Arti l'intiero locale dell'antica Università»4 e, con rescritto del 22 febbraio 1815, ordinò che «venisse consegnata e rilasciata ad uso dell'Università di questa Città [...] la Fabbrica del Collegio di S. Vigilio di detta Città permutandola colla causa Pia l'altra fabbrica di proprietà dell'Università predetta»5. Con questo atto si apre l'ultimo capitolo della lunga storia del palazzo di San Vigilio e il Granduca, cedendolo all'Università, spense definitivamente le ambizioni dei religiosi di tornare nel loro convento.

Il 5 settembre 1815, nello studio del notaio Giuseppe Pippi, il provveditore dell'Università Daniello Berlinghieri e l'Amministratore dei beni ecclesiastici Camillo Chigi stipularono «l'istrumento di permuta» della fabbrica della Sapienza col palazzo di San Vigilio, che divenne così proprietà demaniale6. Da questa, però, era esclusa la porzione del palazzo con ingresso da via Bandini che rimase di pertinenza religiosa per essere in seguito adibita a «Pia Casa degli Esercizi dei Sacerdoti Missionari».

L'Università, inoltre, non ottenne neppure la proprietà di alcune botteghe in Banchi di Sotto ricavate nei portali gotici di un palazzo già appartenuto alla famiglia Trecerchi-Piccolomini e inglobato dai gesuiti nel loro palazzo. Le botteghe erano rimaste sotto la gestione dall'Amministrazione dei beni ecclesiastici e il provveditore Berlinghieri, volendo far ottenere all'Università la proprietà di tutto l'edificio, propose al Segretario Generale del Consiglio di Stato un'altra permuta, e cioè cedere all'Amministrazione dei beni ecclesiastici alcuni magazzini negli «Scorticatoi di Fontebranda» passati in proprietà all'Università dalla Casa della Sapienza, in cambio delle botteghe di Banchi di Sotto. L'offerta però non venne accolta e l'Università riuscirà ad acquistare le stanze nel «ceppo del Palazzo» solo negli anni Trenta dell'Ottocento7. In aggiunta a questo, nel dicembre del 1815 l'Amministrazione del debito pubblico, contraddicendo parzialmente il rescritto granducale, cedette all'arcipretura della chiesa di San Giovanni Battista a Galatrona presso Bucine, «in conguaglio dei suoi crediti collo Stato», un appartamento (attuale via Banchi di Sotto n. 59) che si stendeva fino al cortile, sul quale si affacciava con la finestra della cucina8. Berlinghieri, nella convinzione che l'Università avesse subito un torto e fosse stata defraudata di una sua legittima proprietà, iniziò a protestare nei confronti delle istituzioni competenti accendendo una disputa che si prolungherà fino all'inizio del secolo successivo. Oltre al quartiere passato in proprietà alla chiesa di Galatrona, l'Università, pur essendone proprietaria, per alcuni anni non poté disporre neppure di una sala che, dopo essere stata aula capitolare dei gesuiti e dei vallombrosani e sala della Prefettura dell'Ombrone durante l'occupazione napoleonica, nel periodo compreso fra la fine del Governo francese e l'ingresso dell'Università nell'ex monastero era stata affittata dal Demanio come magazzino di lana. E, nonostante le proteste sollevate per il fatto che l'ingresso al palazzo era spesso «imbarazzato dai carriaggi carichi o venuti a caricare le mercanzie», la sala rimase adibita a magazzino fino al 18199.

L'edificio necessitava naturalmente di notevoli lavori di ristrutturazione e per questo motivo le lezioni dell'anno accademico 1815-1816 furono tenute nelle abitazioni dei docenti10. Subito dopo aver firmato l'atto di permuta, l'amministrazione universitaria si rivolse all'architetto Serafino Belli, docente di Geometria nella sezione di Fisica e Matematica dell'Ateneo, per eseguire le prime ristrutturazioni11. Tuttavia, nonostante le indubbie capacità dell'architetto - opera sua, per esempio, è il palazzo Piccolomini Bellanti sul Piano dei Mantellini - Belli venne esautorato dall'incarico per cause non precisate e sostituito da Lorenzo Turillazzi.

Uno dei primi lavori eseguiti da Turillazzi fu, nel giugno 1816, l'apposizione sulla facciata del palazzo rivolta su Banchi di Sotto di una grande lapide per commemorare la riapertura dell'Ateneo nella nuova sede12. Subito dopo Turillazzi individuò alcuni interventi prioritari, come la riparazione dei tetti e la sistemazione delle stanze in cui insediare le scuole e gli uffici, per una spesa prevista di 3403 lire13. Il piano adiacente alla chiesa venne suddiviso fra le facoltà di Teologia e Giurisprudenza e le Scuole di Chimica, Botanica, Matematica, Algebra e Geometria, il piano superiore assegnato agli uffici, compreso quello del provveditore nella stanza d'angolo con via San Vigilio, e l'ultimo piano alla scuola di Fisica.

Su richiesta dei docenti di questa scuola, in particolare dello scolopio Massimiliano Ricca insegnante di Matematica e Fisica teorica, Turillazzi studiò anche la costruzione di una torretta da adibire a specola da costruirsi sull'angolo del palazzo con via San Vigilio, al termine del tratto in salita. Neppure Turillazzi poté realizzare i lavori programmati, in quanto nella direzione dei lavori gli subentrò Agostino Fantastici, il principale architetto senese dei tempi moderni, il quale, continuando a servirsi delle stesse maestranze che già collaboravano col suo predecessore, portò a termine importati rinnovamenti. È a Fantastici, infatti, che si deve sia l'ordinamento dei gabinetti scientifici sia la costruzione di una specola meteorologica, portata a termine nel 1826 dopo aver risolto numerosi problemi tecnici ed economici, e la trasformazione, conclusa nello stesso anno, dell'ex refettorio dei camaldolesi in aula magna14.

Ultimati i lavori e iniziata in pieno l'attività accademica, al palazzo non furono apportate modifiche sostanziali fino all'ultimo decennio dell'Ottocento. In una Descrizione e stima dello stabile della R. Università di Siena redatta nel 186215, è specificato che al piano terreno erano «molte botteghe e magazzini affittati» e «nel centro dello stabile un cortile ed una chiostra su cui corrispondono i magazzini medesimi e relative retro stanze». Al primo piano erano «diverse sale di più grandezza per uso delle Scuole e stanze di corredo alle medesime, altre di sgombro». Al secondo piano si trovavano altre «sale per uso delle Scuole, all'Ufficio del provveditore, alla Cancelleria e stanze di corredo. A questo medesimo piano trovasi un quartiere piuttosto comodo e abitato dal Custode della Università quale ha ingresso secondario per mezzo di scala e due stanze a comune colla chiesa di San Vigilio, corrispondente il detto ingresso, sulla via della Staffa [oggi via Bandini]». Il terzo piano, secondo l'estensore della Descrizione si sarebbe sviluppato solo lungo il corridoio «dalla parte della Costa detta di San Vigilio e così la galleria che nei sottoposti piani circondava per quattro lati il cortile, in questo piano occupa un solo lato». In realtà ne occupava due: quello prospiciente via San Vigilio e quello rivolto su Banchi di Sotto ma, essendo quest'ultimo tratto suddiviso in stanze, non venne considerato parte del corridoio. Le stanze che si aprono lungo il corridoio citato nella Descrizione erano usate come scuole, laboratori e gabinetti di Fisica e di Chimica. Da uno di questi, all'inizio del corridoio stesso, «una scala ascende a diversi piani dell'Osservatorio, e altra di legname ascende sino alla sommità del medesimo».

Nel 1873 venne chiesta all'amministrazione comunale l'autorizzazione a eseguire piccoli interventi di restauro alla facciata rivolta su Banchi di Sotto: nei portali gotici su Banchi di Sotto, fra l'arco a sesto ribassato e quello a sesto acuto, per dare luce ai mezzanini erano state aperte finestre di forma diversa ed era perciò opportuno uniformarle. Nell'occasione venne anche proposto di ricollocare, fra un portale e l'altro, campanelle di ferro battuto in sostituzione di quelle che vi erano state in antico ed erano andate perdute. Mentre il primo intervento venne approvato e le finestre furono «martellinate e ridotte a forma circolare», la proposta di applicare le nuove campanelle di ferro, firmata dagli architetti Giuseppe Partini e Augusto Corbi e dal decoratore Giorgio Bandini, sollevò qualche perplessità nell'amministrazione comunale e non venne attuata16.

 

Fra gli ultimi decenni dell'Ottocento e gli inizi del secolo seguente, sotto la pressione della cultura purista fortemente e tenacemente radicata in Siena, numerosi edifici storici furono oggetto di pesanti ristrutturazioni o addirittura di vere e proprie ricostruzioni. Tra i protagonisti di questo periodo risalta la figura dell'architetto Giuseppe Partini che negli anni Settanta, per esempio, aveva progettato e realizzato l'apertura di piazza Salimbeni, completata con la ricostruzione in stile gotico dalla facciata principale del palazzo Salimbeni e di quella laterale, di gusto rinascimentale, del palazzo Spannocchi. Oltre a questo, si devono a Partini restauri nel Duomo, nella basilica di San Francesco e in Piazza del Campo così significativi da far divenire l'architetto un punto di riferimento per chiunque volesse intervenire su edifici storici senesi17.

Fu sull'esempio di questi interventi che nel 1890 il rettore Attilio Tassi si rivolse a Partini per aprire in Banchi di Sotto, sulla destra delle arcate del palazzo Trecerchi-Piccolomini, quell'ingresso monumentale a cui l'Università aspirava fin dal 1832. Il rettore, ottenuti i contributi dal Monte dei Paschi di Siena e dal Ministero per l'Istruzione Pubblica, commissionò a Partini la ristrutturazione del cortile e la progettazione del nuovo ingresso e di una scala per collegare il cortile al piano di San Vigilio. Era possibile, infatti, aprire il nuovo ingresso al posto delle botteghe comprese fra il cortile e Banchi di Sotto.

Il 3 dicembre 1890 Giuseppe Partini, con Agenore Socini «primo giovane di studio», si recò «sul posto a ispezionare i locali» e il giorno successivo Socini, con un altro collaboratore dell'architetto, tornò al palazzo per prendere le misure necessarie a disegnare la pianta e l'alzato del cortile e delle botteghe interessate dall'intervento18. Nel gennaio 1891 Partini iniziò a lavorare al progetto e, come aveva già fatto in precedenza in altri suoi lavori, conservò le architetture più antiche e significative adattando a queste le nuove strutture. Il nuovo prospetto, perciò, sarebbe stato in stile con i portali gotici e le quattro arcate divennero quindi l'elemento caratterizzante della facciata destinata a essere la principale del palazzo. Partini progettò la scala per salire dal cortile al piano superiore al lato opposto del cortile, dove si trovava un oratorio officiato dalla Congregazione degli Artisti, una confraternita religiosa fondata nel XVII secolo. Per l'Università era dunque indispensabile ottenere la disponibilità dell'oratorio e del volume occupato dalla cucina e da un altro vano del «quartierino di Galatrona» che si stendevano fino al cortile. L'accordo con la Congregazione, ormai quasi inattiva, fu raggiunto senza troppe difficoltà, e il 21 marzo 1891 il Ministero elargì un contributo di 500 lire per il «recupero dei locali della Congregazione» che si concluse il 31 luglio, quando l'Università versò 400 lire alla Congregazione19. Più difficile fu invece convincere il parroco della chiesa di San Giovanni Battista a Galatrona a cedere le stanze del quartiere che si affacciavano sul cortile, e la questione ebbe termine solo nel febbraio 1893, quando l'Università acquistò per 300 lire i vani che era necessario demolire per terminare i lavori20.

Già nel marzo 1891 era stato deciso che l'ingresso sarebbe stato costituito da una coppia di archi e nel giugno l'architetto aveva approntato gli studi per le scale e le colonne dell'atrio21. Nell'agosto lo scalpellino Giovan Battista Pini consegnò «2 colonne complete di travertino, cioè base, fusto e capitello, [...] bozzame squadrato e martellinato delle due porte d'ingresso al cortile con arco a sesto acuto con cunei, sagoma all'imposta dell'arco, spalletta e soglie, [...] bozzame dei sodi tra porta e porta, scialli tra arco e arco, occhio nell'interno dell'arco, spallette, il tutto di travertino», oltre a diversi lavori minori22. Il muratore Leopoldo Fineschi impiegò il «bozzame di travertino» per foderare i due nuovi portali e il palazzo acquistò così una serie di sei arcate d'impronta gotica, e fu in quest'occasione che uno stemma di marmo con l'insegne dei Piccolomini e dei Trecerchi dal centro della facciata originale venne trasferito fra i due nuovi archi.

Con l'anno accademico 1892-93, al rettore Tassi subentrò Domenico Barduzzi, che ebbe il merito di portare a termine la ristrutturazione del piano terra. La cerimonia d'apertura dell'anno accademico, tenutasi il 4 dicembre 1892, fornì l'occasione per mostrare alla cittadinanza il nuovo ingresso, anche se i lavori non erano ancora conclusi. L'atrio, comunque, aveva sostanzialmente assunto l'aspetto definitivo e al centro della volta era già stato installato il monumentale lampione di ferro battuto forgiato da Luciano Zalaffi23. Nei peducci delle volte vennero collocate le mensole di stucco lavorate da Giuseppe De Ricco e decorate con la M gotica, emblema dell'antica Domus Misericordiae, per ricordare il legame storico esistente fra l'Ateneo e questa istituzione.

Intorno al cortile, finalmente tolto dall'aspetto di «maltenuta e indecorosa piazzetta interna», era stato costruito un porticato formato da quattro arcate per lato con le campate chiuse da porte a vetri. Il cortile era pavimentato con "quadroni" di laterizio24, e le pareti, come dimostrano alcune foto d'epoca, completamente intonacate con la parte bassa a finto bugnato che terminava in corrispondenza con una fascia marcapiano decorata a graffiti da Giorgio Bandini.

I tratti iniziali del porticato erano occupati, a destra, dalle stanze del «quartierino di Galatrona» e dal magazzino sottostante e, a sinistra, da un deposito per la legna e dalla scaletta a chiocciola che collegava il piano terra al Gabinetto di Chimica farmaceutica25. Il lato sinistro del porticato era adibito a magazzini, a parte l'interruzione costituita dal collegamento con via San Vigilio che era stato mantenuto26, mentre il lato destro conduceva allo spazio occupato in precedenza dall'oratorio della Congregazione degli Artisti, da cui inizia la scala che mette in comunicazione il cortile col piano superiore. L'oratorio venne praticamente demolito: nella parete che lo divideva dal cortile furono aperte quattro arcate e dal punto in cui si trovava l'altar maggiore iniziava la prima rampa della nuova gradinata. Partini ritenne opportuno conservare il primitivo ingresso all'oratorio, al quale si poteva originariamente accedere da una scala a chiocciola con inizio dal piano di San Vigilio, e la volta affrescata nella prima metà del XVIII secolo da Jacopo Franchini, sulla quale intervennero Giorgio Bandini, che riprese a tempera i fondi fra un dipinto e l'altro, e Giovacchino Corsi che ripristinò le dorature27. Nel pilastri del portico di destra furono murate due lapidi dedicate dagli studenti a Giuseppe Garibaldi e a Vittorio Emanuele II di Savoia, e nell'ex oratorio venne collocato il cenotafio scolpito da Stefano Ricci per l'anatomista Paolo Mascagni, fino ad allora conservato nella Libreria Piccolomini del Duomo di Siena28. Questa parte del loggiato assunse quindi il ruolo di 'galleria delle memorie' e negli anni seguenti vi saranno poste altre lapidi a ricordo di universitari caduti nelle guerre del Novecento.

Nonostante l'entusiasmo con cui si stavano concludendo i restauri del palazzo, sull'Università di Siena si andava però addensando una tempesta: il ministro dell'Istruzione Pubblica Ferdinando Martini, volendo favorire lo sviluppo degli Atenei più importanti del Regno, aveva in animo di presentare un disegno di legge che prevedeva la chiusura di quelli di dimensioni minori, e fra questi anche quello di Siena. La minaccia venne presto scongiurata e il disegno di legge non fu neppure presentato in Parlamento, ma ciò non evitò che il rischio di chiusura dell'Università turbasse l'intera città e naturalmente, più d'ogni altro, il rettore Barduzzi, che si impegnò con tutto il corpo accademico nella difesa dell'Ateneo.

Lo scampato pericolo coincise con la fine dei lavori: nel febbraio, come abbiamo già detto, era stata ottenuta la disponibilità di due stanze dell'appartamento di proprietà della chiesa di Galatrona e subito dopo era stato proceduto alla loro demolizione in modo da consentire l'accesso al lato destro del porticato direttamente dall'atrio. Sulla destra dell'ingresso era la portineria, che prendeva luce da una finestra aperta sulla strada29. Nel maggio il cortile ricostruito ricevette il suo principale ornamento: il monumento, realizzato dallo scultore fiorentino Raffaello Romanelli, dedicato agli studenti senesi caduti il 29 maggio 1848 nella battaglia di Curtatone e Montanara.

Le difficoltà causate al regolare svolgimento dei lavori dalla presenza nel palazzo dell'appartamento della chiesa di Galatrona avevano riportato alla luce questo problema, e l'amministrazione universitaria, negli anni successivi all'apertura dell'ingresso, intraprese le procedure necessarie ad acquistare quello che ormai era definito il "quartierino" per antonomasia. Dopo lunghe e infruttuose trattative col parroco, il Prefetto di Siena, il 3 dicembre 1900, emise un ordine di espropriazione per pubblica utilità. La questione si concluse definitivamente il 26 settembre 1902, quando l'Università acquistò per 4000 lire il quartiere per usarlo come abitazione del custode30.

La completa proprietà del palazzo verrà però ottenuta solo nel 1910, con l'acquisto, dopo una contrattazione durata alcuni decenni31, della parte dell'edificio con l'ingresso da via Sallustio Bandini (attuale n. 54) in cui era insediata la Pia Casa degli Esercizi dei Sacerdoti Missionari.

Le accresciute esigenze degli istituti scientifici, ai quali dal 1880 si era aggiunto il Circolo Giuridico32, richiedevano nuovi spazi e l'Università, nel 1910, ottenne dal Monte dei Paschi di Siena un "sussidio" di 25.000 lire per acquistare dai Conservatori Riuniti di Siena un edificio in via Roma, all'angolo con via del Refugio, da cedere in permuta con la Pia Casa. Il 31 ottobre 1910, dunque, il rettore Filippo Virgili firmò il verbale con il quale la Pia Casa veniva consegnata all'Università33. Una volta ottenuta la proprietà dell'immobile, il rettore Barduzzi, succeduto a Virgili, si recò a Roma per conferire col Ministro dell'Istruzione Pubblica nella speranza di ottenere il finanziamento indispensabile ai lavori di ristrutturazione. In questa circostanza, però, deve essersi verificato un malinteso fra il ministro e il rettore, in quanto questi tornò da Roma convinto di aver ottenuto la sovvenzione, mentre il ministro, il 20 aprile 1911, precisò di non aver fatto nessuna promessa a questo proposito34. Non potendo ristrutturare completamente i nuovi locali non fu possibile trasferirvi la biblioteca del Circolo Giuridico, mentre invece vi furono insediati alcuni istituti scientifici. Il finanziamento non venne concesso dal Ministero neppure negli anni seguenti e, a eccezione di interventi di modesta entità, alcuni lavori di restauro e adattamento sono stati realizzati sono negli ultimi anni, quando gli istituti hanno lasciato spazio a uffici amministrativi.

Una decisione, apparentemente di poco conto ma invece di notevole significato per l'aspetto esterno dell'edificio, venne presa nel 1913 quando, nel corso di una seduta del Consiglio Accademico, il professor Carlo Raimondi chiese al rettore Pietro Rossi di avviare le procedure per dare la disdetta agli affittuari delle botteghe ancora esistenti al piano terra del palazzo35. Una volta ottenuta la disponibilità delle stanze venne chiesta al Comune l'autorizzazione a trasformare le quattro porte in finestre, e pertanto, nel 1920, gli storici portali del palazzo ristrutturato Trecerchi Piccolomini furono ridotti a finestre protette con grate di ferro battuto36.

Con l'avvento al potere del Fascismo il lato sinistro del piano terra venne riservato al Gruppo universitario fascista Arnaldo Mussolini: nelle stanze che fino a pochi anni prima ospitavano botteghe venne allestita la palestra, mentre i vani che rimanevano dopo il vicolo coperto furono adattati a cucina e mensa. Nei locali adiacenti al cortile, che prendevano luce da porte a vetri, si trovavano l'ufficio del segretario del GUF, l'amministrazione e la sala lettura.

Sul lato destro, dietro la portineria, aveva sede l'associazione degli "Amici dell'Università"37 e i locali retrostanti erano usati come magazzini e stabulari dall'Istituto di Chimica Farmacologica38. Il piano di San Vigilio accoglieva il Circolo Giuridico e l'Istituto di Chimica Farmacologica: il primo occupava tutte le stanze rivolte su via San Vigilio, compresa la sala che era stata aula capitolare del convento e il corridoio, diviso nelle due sale di lettura della biblioteca del Circolo. L'Istituto era insediato nelle stanze del corridoio opposto al Circolo e in quelle affacciate su Banchi di Sotto39.

Al secondo piano, nelle stanze orientate verso via San Vigilio, si trovavano gli uffici amministrativi e in quelle prospicienti Banchi di Sotto l'ufficio del rettore, nella stessa stanza riservata al provveditore fin dal tempo del Berlinghieri, l'economato, un'aula, una "sala adunanze" e, all'angolo opposto all'ufficio del rettore, l'aula della Cattedra Cateriniana40. Nel resto del piano erano gli Istituti di Fisiologia e Mineralogia e all'ultimo piano quelli di Chimica Generale, Fisica e Farmacologia41.

Negli anni Trenta del Novecento ebbe inizio un nuovo ciclo di importanti trasformazioni nel palazzo: oltre a una nuova distribuzione degli spazi adibiti a Istituti, era avvertita soprattutto la necessità di costruire una nuova aula magna più ampia di quella disegnata da Agostino Fantastici nel 1826. Già alla fine dell'Ottocento quest'aula era stata definita «magna per modo di dire, ma viceversa troppo angusta»42 per soddisfare le necessità di un Ateneo che, seppure lentamente, stava crescendo ed era costretto a chiedere accoglienza al Comune di Siena per le principali cerimonie accademiche43.

Con la costruzione del nuovo Gabinetto d'Igiene all'esterno di porta Laterina, avvenuta tra il 1930 e il 193444, e il conseguente trasferimento nella nuova sede di questo Istituto, si liberarono alcuni locali e fu possibile elaborare un progetto per la ristrutturazione del palazzo. Nel 1933 l'ingegner Guido Bonci Casuccini, su incarico del rettore Gianni Petragnani, preparò il Progetto di massima per il riordinamento e restauro del Palazzo Universitario di Siena, che prevedeva una più adeguata sistemazione della sede del GUF, degli Istituti, degli uffici del rettorato e dell'amministrazione, la costruzione della nuova aula magna e di una nuova scala che collegasse il cortile con i piani superiori45. Per i lavori che richiedevano non solo competenze tecniche ma anche l'intervento di un artista Bonci Casuccini si rivolse all'eclettico Arturo Viligiardi, il protagonista indiscusso del mondo artistico senese nei primi decenni del Novecento. Al suo estro architettonico si deve, infatti, il rinnovamento del palazzo Chigi Saracini e la costruzione, al suo interno, del salone dei concerti in stile veneziano del Settecento.

Nell'ambito della ristrutturazione del palazzo dell'Università, Viligiardi venne incaricato di studiare la decorazione dell'aula magna e di un imponente scalone. L'aula magna avrebbe occupato parte degli ultimi due piani dell'edificio e, secondo i disegni di Viligiardi, avrebbe avuto una decorazione simile a quella del salone dei concerti del palazzo Chigi Saracini. Lo "scalone", nelle intenzioni di Viligiardi e Bonci Casuccini, sarebbe iniziato dalla stanza dov'era la cucina del GUF, al piano terra fra il cortile e la salita di San Vigilio46. I progetti elaborati da Arturo Viligiardi non furono realizzati ma a lui subentrò il figlio Piero autore, insieme con Bonci Casuccini, dell'ultima grande ristrutturazione del palazzo che si concluderà con la realizzazione della nuova aula magna.

I lavori iniziarono nel 1934 col montaggio dei portali di travertino e dei nuovi infissi di noce nei corridoi del primo e del secondo piano. Fra il 1935 e il 1936 l'intervento riguardò il cortile e il porticato: la pavimentazione venne sostituita con mattoni a "ferretti", furono demoliti i parapetti che suddividevano il braccio sinistro in più stanze, rimosse le porte a vetri e aperto il tratto iniziale con la demolizione della legnaia e della scala che collegava il porticato col piano superiore. Furono inoltre montati portali di travertino e infissi di noce a tutte le porte che si affacciano lungo il portico costruendo anche, per simmetria, una falsa porta sul lato destro. Nel 1937 furono sistemati i locali del GUF, che si estesero anche sul lato destro del pianterreno47, e in quest'occasione venne chiuso l'ingresso secondario su via San Vigilio trasformando l'androne in stanza e l'arco che si apriva su via San Vigilio nella seconda finestra del piano terra48. Nel corso di questi lavori nella parete sinistra dell'atrio, nel punto in cui nel 1919 era stato collocato un monumento realizzato e offerto dallo scultore lombardo Giovanni Romolo Molteni, in ricordo degli studenti caduti nella prima guerra mondiale, venne aperto il nuovo ingresso alla sede del GUF e il monumento trasferito all'inizio del porticato di destra.

Fra il secondo e il terzo piano venne costruita una nuova scala di collegamento49 e «finalmente», com'è scritto nella Relazione, nel maggio 1939 «si è terminato la costruzione e la decorazione dell'Aula Magna»50. Il 29 maggio - nel settantunesimo anniversario della battaglia di Curtatone e Montanara - il rettore Alessandro Raselli inaugurò dunque la nuova aula magna e nel corridoio venne collocata una lapide a ricordo dell'avvenimento. In un comunicato diffuso dall'Università è precisato che per la decorazione dell'aula magna "i progettisti si sono ispirati alle forme artistiche del primo Settecento senese e in particolare a quella della chiesa universitaria di San Vigilio, che insieme con il palazzo fu ridotto nella sua forma attuale dai Gesuiti"51. In realtà l'aula magna, con le pareti scandite da lesene rivestite con travertino di Rapolano e marmi verdi di Issoria e di Roia e il raffinato pavimento in marmo giallo di Siena, più che un'emulazione dello stile settecentesco appare come uno dei più riusciti esempi di architettura littoria presenti in Siena. Unico riferimento a stili architettonici del passato è il soffitto a cassettoni di gusto rinascimentale con inseriti lampadari di cristallo.

La decorazione della grande sala52 era costituita da sobri ornamenti di bronzo, da un grande Crocifisso, sempre di bronzo, modellato da Vico Consorti e collocato sopra la porta principale, e fino al 1944 - anno della Liberazione di Siena - da due busti marmorei di Benito Mussolini e Vittorio Emanuele III di Savoia, scolpiti rispettivamente da Consorti e da Federigo Papi53.

Guido Bonci Casuccini e Piero Viligiardi avevano concepito anche «un nuovo scalone d'onore» da costruire nell'ala del palazzo che rimane fra il cortiletto che al tempo dei gesuiti serviva da pollaio e quello che separa il Rettorato dalla torre Rinaldini, ma l'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale costrinse l'Università a far rimanere questi progetti solo idee tracciate sulla carta54.

 

Dal 1939, dunque, il palazzo non ha più subito significative trasformazioni. Nel dopoguerra, nella parte destra dell'edificio, è stata demolita una scala secondaria che collegava queste stanze col primo piano55 e i locali al piano terra adibiti a Segreterie studenti. Purtroppo, negli anni Sessanta l'elegante scala di legno disegnata da Agostino Fantastici per l'Osservatorio è stata distrutta e sostituita da una brutta struttura metallica. Dopo il trasferimento del Circolo Giuridico, avvenuto nel 1974, la sala già aula capitolare del convento e sede della Prefettura dell'Ombrone, è stata adibita a sala consiliare. Inoltre, negli ultimi anni sono stati decentrati in sedi moderne e più idonee gli Istituti di Farmacologia e di Fisica, rispettivamente ospitati al primo e al terzo piano, e tutto il palazzo è stato riservato a uffici amministrativi e sale di rappresentanza. Il trasferimento dell'Istituto di Farmacologia ha consentito l'abbattimento dei parapetti che frazionavano in varie stanze il lato del corridoio sovrastante l'ingresso principale, facendolo così tornare interamente percorribile.

Dal primo agosto 2002, in virtù dell'articolo 2 della legge n. 136 del 2 aprile 2001, relativa alle «Disposizioni in materia di sviluppo, valorizzazione ed utilizzo del patrimonio immobiliare dello Stato», che recita: «I beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e concessi in uso alle Università statali per le proprie necessità istituzionali sono trasferiti a titolo gratuito alle Università medesime», anche la parte del palazzo che fino ad allora era proprietà demaniale è passata in proprietà all'Università.

Nel 2003, infine, nelle stanze al piano terra che in origine erano state gli ingressi al palazzo Trecerchi, poi botteghe, quindi sede del GUF e successivamente aule e depositi, è stato inaugurato il Percorso storico museale inserito nella Sezione separata dell'archivio universitario56.

Dal 1815 la vita dell'Università è ininterrottamente intrecciata con quella del palazzo di San Vigilio, che costituisce oggi la tangibile base storica da cui l'Ateneo senese può guardare con fiducia al futuro.

 

Alessandro Leoncini
(Università di Siena)
leoncinia@unisi.it

index

 

inizio

 

©2007 CISUI - Centro Interuniversitario per la Storia delle Università Italiane
Via Galliera, 3 - 40121 Bologna - Casella Postale 82, 40134 Bologna-22
TEL: +39051224113 - FAX: +39051223826 - E-mail: annali@alma.unibo.it