Annali di Storia delle Università italiane - Volume 12 (2007)

Studi

 

[English summary]

 

Andrea Silvestri
Contributi del Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano in Trentino tra i due secoli (con un’appendice di lettere inedite di Giuseppe Colombo ad Alessandro Panzarasa)

 

1. Introduzione

“Panzarasa! Chi era costui?” Uno dei nomi del mio titolo susciterà oggi la stessa reazione di Don Abbondio rispetto a Carneade nell’apertura del capitolo ottavo dei Promessi Sposi. Eppure, come si vedrà, Alessandro Panzarasa è uno dei protagonisti, insieme a nomi maggiori (a partire da Giuseppe Colombo, suo interlocutore nel piccolo carteggio che si pubblica in appendice), delle vicende che cercherò di ricostruire.

Si tratta, da parte di Panzarasa, del progetto – affidatogli a partire dal 1899 – del nuovo impianto idroelettrico della città di Trento, che consente squarci sincronici e diacronici su altri impianti anche altrove in Trentino; e si tratta, da parte di insigni Maestri del Politecnico di Milano, di consulenze e perizie, in situazioni tecnicamente e politicamente delicate, intorno al suddetto progetto di Panzarasa, consulenze e perizie in cui è coinvolto pure Giovanni Ossanna1, un grande personaggio della grande elettrotecnica tedesca di allora, ma d’origine trentina.

Il più famoso dei consulenti del Politecnico di Milano è senz’altro, appunto, Giuseppe Colombo (1836-1921), già coinvolto, con il fondatore e primo direttore del Politecnico Francesco Brioschi2, nella nascita e nella crescita della scuola3: ai tempi della perizia (1902) Colombo è succeduto a Brioschi come direttore del Politecnico, ed è (dopo le esperienze di deputato, ministro delle finanze e del tesoro, presidente della Camera) senatore del Regno4. Ma di rilievo anche il caso di Ettore Paladini (1848-1930)5, che Colombo associa a sé nella consulenza richiesta e che è da lui qualificato6 come «successo al compianto sen. Brioschi nell’insegnamento dell’idraulica nel Politecnico, e competentissimo in questa materia».

È però soprattutto Alessandro Panzarasa ad avere per primo e a lungo un rapporto con la regione, e non solo con la città di Trento: rapporto talora anche non del tutto pacifico, ma sempre gestito (si direbbe) con la diplomazia di un accorto professionista di successo. Panzarasa non ha la notorietà di Colombo o Paladini, ma in ambito elettrico è certamente da ricordare, non solo per i suoi contributi tecnici, ma anche per il suo impegno per la nascita dell’Associazione Elettrotecnica Italiana (AEI)7, di cui fu tra i fondatori, e segretario generale nel primo triennio (1897-99) accanto proprio – e la coincidenza forse la dirà lunga – al presidente Colombo, succeduto al primo presidente Galileo Ferraris8 morto improvvisamente il 7 febbraio 1897.

Sulla strada della nostra indagine non saranno solo questi i personaggi che hanno avuto a che fare con il Politecnico di Milano o con il relativo tessuto industriale-produttivo e con il Trentino: a volte sono nomi minori o minimi, ingegneri laureati al Politecnico di cui a mia conoscenza non sono rimaste tracce di rilievo, ma dei quali fornirò qualche breve scheda almeno con i dati reperiti o nell’Archivio storico del Politecnico, nei Bollettini dell’Associazione fra ingegneri e architetti ex-allievi del Politecnico (poi Annuari dell’Associazione allievi, poi ancora dell’Associazione laureati e allievi), o in pochi casi in necrologie specifiche: questi dati sono auspicabilmente suscettibili di approfondimenti o integrazioni in vista di biografie non credo inutili di tecnici e professionisti9.

2. Per una biografia di Alessandro Panzarasa

2.1 Nato il 17 settembre 1866, figlio di Carlo, «affittajuolo», residente a Castel d’Agogna (Pavia), e di Adele Cantoni, Panzarasa è nipote (e poi erede) per parte materna di Carlo Cantoni10 (1840-1906), di Gropello Cairoli, filosofo, professore, preside e rettore all’Università di Pavia, senatore dal 1898 (e quindi senz’altro in contatto con Colombo, che peraltro aveva studiato all’Università di Pavia dove aveva iniziato la sua carriera accademica: ma in quegli anni Cantoni frequentava l’Università di Torino). Panzarasa arriva a Milano (con recapito «Vivajo 22») nell’anno 1887, seguendo al Politecnico per l’a.a. 1887-88 il primo corso applicativo per ingegneri industriali, avendo frequentato i due anni preparatori all’Università di Pavia. A Milano incontra Giuseppe Sartori, che si era invece iscritto nell’85-86 al I anno preparatorio al Politecnico di Milano (essendo residente a Lonigo, Vicenza, con recapito milanese «Mercato 9»), e che da ora in poi – fino alla laurea, che entrambi conseguiranno nel 1890 – sarà compagno di corso di Panzarasa: entrambi saranno allievi diretti di Colombo e Paladini. (Sartori11, poi professore all’Università di Bologna, avrà più tardi occasione di interagire professionalmente con il suo ex-compagno Panzarasa, come dirò). In quegli anni non è conservato il voto di laurea al Politecnico, ma nel 1889-90 Panzarasa aveva 8,50/10 all’esame generale e 80,42/100 come media complessiva, quattordicesimo in ordine di merito (Sartori rispettivamente 9,25 e 86,87, secondo in ordine di merito). Entrambi hanno seguito i corsi della neonata (1886-87) Istituzione Elettrotecnica Carlo Erba: nel volumetto Nel cinquantenario della Istituzione Elettrotecnica Carlo Erba 1887-1937 (Milano, Stucchi, 1937), Panzarasa è detto «Ingegnere Elettricista Consulente – Foro Bonaparte 42 – Milano», e Sartori è qualificato come «già direttore della R. Scuola di Ingegneria – Bologna»; mentre il Bollettino degli ex-allievi del Politecnico nel 1933 per Panzarasa aggiungeva solo «telefono 81-070».

2.2 Poco dopo la laurea e prima di frequentare nel ’92 al Politecnico di Zurigo le lezioni di H.F. Weber (collega e corrispondente di Ferraris, poi professore di Einstein), Panzarasa, nella primavera del ’91, presenzia al fondamentale esperimento del trasporto dell’«energia ricavata dalle acque del Neckar da Lauffen all’Esposizione di Francoforte ad una distanza di 170 km., con correnti alternate trifasi ad una tensione di 14,000 Volt»; ce ne informa lui stesso scrivendo12 inoltre: «io, che ebbi la fortuna di assistere alle prime prove, non dimenticherò mai la grande commozione che ne ebbi, tanto più che a quell’esperienza [...] era legato [il nome] a noi carissimo di Galileo Ferraris», che di lì a qualche anno (almeno a partire dal Congresso Internazionale di Elettricità a Ginevra nell’agosto 1896) Panzarasa avrebbe frequentato per la fondazione dell’AEI.

Nel 1896 Panzarasa dà già prova dei suoi interessi per la trazione elettrica con un lavoro13 che prende le mosse da un incidente tedesco su una linea tramviaria a filo aereo per contestare le successive polemiche a favore delle tramvie ad accumulatori. Nel 1899 parte la consulenza trentina, che si affiancherà di lì a poco (come vedremo più avanti) alla collaborazione tecnica con la città di Rovereto.

Nel 1905 Panzarasa sposa Silvia Cirla; la loro figlia Adele sposerà l’ingegnere del Politecnico Silvio Barletta, i cui due figli (Riccardo, architetto, e Paolo, ingegnere) sono gli attuali eredi di Carlo Cantoni e Alessandro Panzarasa; Riccardo Barletta ha voluto donare l’archivio di Panzarasa al Centro per la Storia dell’Ateneo.

Nel 1910, dopo il dibattito in consiglio comunale sull’opportunità di dotare Milano di un proprio impianto idroelettrico (come la Edison), sono realizzate la centrale di Grosotto in Valtellina e la relativa linea di trasmissione, ed è istituita (anche a seguito di un referendum) l’Azienda Elettrica Municipale, della quale Panzarasa è tra i Consiglieri di amministrazione.

2.3 Nell’articolo del 1911 citato alla nota 12 sono interessanti altri due fatti. Primo: uno dei 18 esempi di impianti con diversi tipi di serbatoio descritti nel lavoro si riferisce alla «Centrale della Ferrovia elettrica monofase di Valle Brembana per la quale dovetti compiere varie esperienze e vari studi» (p. 648), uno dei primi esempi italiani di centrale di pompaggio (su tale Ferrovia il fondo Panzarasa conserva materiale). Secondo fatto: un altro esempio è relativo all’Utilizzazione del Ponale, e Panzarasa rimanda a un suo precedente articolo14 sull’impianto di Biacesa (per cui vedi oltre); ma inoltre descrive sommariamente il «progetto pure eseguito da me di una completa utilizzazione del Ponale col Lago di Ledro a serbatoio. [...] Lo sfruttamento verrebbe diviso in tre centrali», secondo uno schema che è già sostanzialmente quello riproposto negli anni Venti in occasione della disputa sulla «grande centrale» del Ponale.

Una parentesi sulla centrale (della città di Rovereto) di Biacesa sul torrente Ponale. Gli studi preliminari erano di Panzarasa e, per il canale derivatore, dell’ing. Domenico Oss, che incontreremo anche noi nella storia degli impianti idroelettrici trentini; l’incarico del progetto esecutivo e la direzione dei lavori sono affidati a Panzarasa nel 1904, con consulenza geologica a Torquato Taramelli dell’Università di Pavia15; nell’impresa erano coinvolti alcuni laureati del Politecnico di Milano, su cui si vedano le schede 1÷3 che seguono a testo: Giuseppe Fasanotto, Ottaviano Ghetti – prima nello studio milanese di Panzarasa, poi direttamente a Biacesa –, e Giuseppe Ongania per l’architettura («l’amico mio Ing. Giuseppe Ongania», nell’art. citato alla nota 14, p. 790); nel 1907 diventa direttore dell’Impresa Elettrica Municipale di Rovereto (e quindi in particolare della centrale di Biacesa) l’ing. Renato Capraro (1880-1930)16, l’ex-allievo di Giovanni Ossanna che nel ’19 sarà per un triennio primo presidente della sezione AEI dell’appena “redenta” Trento.

2.4 Nel 1920, come si diceva, Panzarasa, come consulente di Rovereto per la ricostruzione dopo i danni bellici della centrale di Biacesa sul Ponale, proponeva tre centrali in serie, sfruttando con una terza il salto residuo non utilizzato da quella vecchia di Biacesa né da quella più piccola della città di Riva del Garda a Foce Ponale. Fu invece prescelto (facendo parte del collegio di consulenza Giuseppe Sartori) il progetto alternativo di un altro allievo di Ossanna, vice-presidente nel ’19 di Capraro alla sezione AEI di Trento, l’ingegnere di Cles Francesco Tommazzolli (1878-1933), con la collaborazione per la parte idraulica di un suo compagno del Politecnico di Monaco, non allievo di Ossanna perché ingegnere civile, Edoardo Model (1876-1957): si trattava dell’unica «grande centrale» del Ponale, avviata nel 1925 e completata nel 1929, con progettazione architettonica di Riccardo Maroni (l’architetto del Vittoriale dannunziano), e soprattutto con numerose rivoluzionarie innovazioni tecniche sia dal punto di vista idraulico, sia del macchinario, sia delle tensioni in gioco (220 kV)17. Al termine dei lavori, Francesco Tommazzolli è nominato direttore dell’impianto, e lo sarà fino a poco prima della morte prematura.

2.5 Tornando a Panzarasa, nel 1952 risulta (dall’Annuario degli ex-allievi del Politecnico) essere residente a Gropello Cairoli; in realtà continua ad abitare in Foro Bonaparte a Milano, dove muore il 17 marzo 1960. È seppellito a Gropello; sulla lapide, di lui è scritto: «fu ingegnere elettrotecnico, ideatore di impianti di risonanza internazionale».

Scheda 1. Giuseppe Fasanotto. (Le notizie tengono conto anche delle necrologie pubblicate su «L’Energia Elettrica», fasc. I, gennaio 1954, e su «L’Elettrotecnica», 2, febbraio 1954: entrambe con la stessa foto). Nasce a Verona il 19 marzo 1879. Si iscrive al Politecnico al I° applicativo (indirizzo industriale) nell’a.a. 1899-1900, avendo frequentato il biennio preparatorio a Padova. Nell’a.a. 1901-02 segue la sezione elettricisti e ha 9,50/10 all’esame generale e 82,92/100 come media complessiva; si laurea nel 1902. Dirige dal 1903 al ’6 l’impianto del Ponale; dal ’6 al ’9 si occupa delle linee del Cellina; dal ’9 è direttore dell’Azienda Elettrica Comunale di Verona. Nel Bollettinodegli ex-allievi del Politecnico del 1933 è detto direttore della Società Elettrica interprovinciale di Verona e della Società Elettrica Milani, e risiede a Verona in Corso Vittorio Emanuele 61 (nel 1952 in via Leoncino 22, tel. 40-34; ma nel frattempo era passato alla SADE, e nel ’49 si era ritirato a vita privata). Muore a Verona il 6 dicembre 1953.

Scheda 2. Ottaviano Ghetti. Si iscrive al I° preparatorio nell’a.a. 1898-99, essendo nato a Faenza (Ravenna) e avendo frequentato il liceo. Segue l’indirizzo industriale; nell’a.a. 1902-03 sceglie la sezione elettricisti e ha 9/10 all’esame generale e 88,33 come media complessiva; si laurea nel 1903. Il Bollettinodegli ex-allievi del Politecnico nel 1933 lo indica come «già addetto alla Direzione dei lavori dell’Impianto idroelettrico del Ponale a Riva del Garda (Trentino)», mentre ora è direttore generale della Società idroelettrica del Cellina, con indirizzo Venezia, S. Marcuola 1757. Muore prima del 1952.

Scheda 3. Giuseppe Ongania. Si iscrive al I° preparatorio nell’a.a. 1888-89, essendo nato a Lecco (Como) e avendo frequentato il liceo. Segue l’indirizzo civile; nell’a.a. 1892-93 ha 8,5/10 all’esame generale e 82,5/100 come media complessiva; si laurea nel 1893. «Libero esercente» a Lecco, muore il 10 giugno 1911 (secondo i Bollettini degli ex-allievi del Politecnico). Una partecipe necrologia18 del Segretario della Sezione di Lecco del Club Alpino Italiano, Giovanni Bacchetta (sulla «Rivista Mensile del Club Alpino Italiano», Milano, 8, anno 1911, p. 246), ricorda «la simpatia e la benevolenza della cittadinanza», l’entusiasmo dell’«alpinista appassionato» (gli sarebbe stata dedicata la cresta Ongania sullo Zuccone dei Campelli nella zona del Resegone), le cariche di «consigliere comunale nella lista democratica» e poi di «Sindaco», e tante altre posizioni nella società civile lecchese. Un «male incurabile», secondo tale necrologia, lo avrebbe ucciso il 10 maggio.

3. Gli impianti idroelettrici della città di Trento

3.1 In premessa, giova ricordare che (negli anni di cui si parla) il Trentino era parte integrante del Tirolo asburgico, ma con alcune autonomie, ad esempio per le città di Trento e Rovereto, soprattutto nel settore dei servizi pubblici. Proprio per questo motivo, nonostante la persistente vocazione agraria e le poche iniziative imprenditoriali private non favorissero l’industrializzazione, è il dinamismo di alcune amministrazioni comunali (soprattutto quelle appena citate) che avvia iniziative protese verso l’innovazione, dove convergono sia l’orgoglio dell’italianità sia l’attenzione per la cultura tecnica tedesca. Lo dimostra bene l’esempio degli impianti idroelettrici di cui qui si tratta, necessari per potenziare i collegamenti ferroviari fra Trento e le valli più lontane, voluti e sostenuti finanziariamente dall’amministrazione comunale e dalle banche trentine, con il coinvolgimento di auctoritates in campo elettrico come al Politecnico di Milano Colombo (fondatore della Edison, guidata ora dal trentino Carlo Esterle) e in area tedesca Ossanna, trentino ma in posizione di rilievo alla Technische Hochschule di Monaco19.

3.2. Il progetto del primo impianto idroelettrico di Trento, quello di Ponte Cornicchio sul Fersina, risale al 1886: l’iniziativa era stata – seguendo la traccia proprio di Panzarasa, nella sua relazione che illustra il proprio progetto della nuova centrale dell’Avisio20 – «del Podestà di allora, il compianto Paolo Oss-Mazzurana, [...] pioniere [...] della municipalizzazione dei servizi pubblici»21: «l’impianto doveva cooperare al miglioramento economico della popolazione», era in corrente continua, fu inaugurato nel 1890 e integrato nel 1896 da una centrale sussidiaria a vapore, e nel 1897 se ne potevano vantare «i risultati ottenuti [...] di molto superiori ad ogni previsione»22. Ma tornando alla ricostruzione storica di Panzarasa, nel 1891 e sempre su stimolo di Oss Mazzurana, Trento aveva deciso la costruzione di ferrovie elettriche, per unire la città con le principali valli del Trentino, di un tronco delle quali ferrovie23 nel 1894 era già disponibile anche un preventivo economico della Oerlikon di Zurigo con la collaborazione dell’ing. Luigi Lenzi, laureato al Politecnico di Milano.

Scheda 4. Luigi Lenzi. Si iscrive al II° preparatorio nel 1878-79 (non è indicata né la scuola superiore di provenienza, né l’università dove ha fatto il I° preparatorio), nato e residente a Rovereto. Segue l’indirizzo industriale; nell’a.a. 1881/82 ha 8/10 all’esame generale, e 75,45/100 come media complessiva; si laurea nel 1882. Addetto prima all’Ufficio tecnico della Pirelli e C. a Milano, poi all’impianto della Tessitura cotoni Rossi in Vicenza e ai lavori di costruzione del Lanificio Rossi di Piovene, è infine direttore dell’Officina comunale del Gas di Rovereto. Muore nel 1919.

Per le esigenze di queste tramvie (nonché per l’insufficienza della centrale al Fersina di fronte alle nuove richieste sia di illuminazione sia di forza motrice) era partito il progetto di un nuovo impianto idroelettrico su una derivazione dell’Avisio, per il quale nel 1899 iniziava la consulenza di Panzarasa. Naturalmente Panzarasa nella sua rievocazione per brevità taglia corto su ciò che sta a monte del suo incarico, in particolare sugli ostacoli interposti dalla Giunta provinciale del Tirolo, per «patente ostilità» della parte tedesca sull’italiana, e cioè per favorire una ferrovia proposta dalla provincia di Bolzano a sfavore di quella trentina: ostacoli infine rimossi, pur dopo una denuncia della Giunta provinciale contro il podestà di Trento a causa della suddetta affermazione (denuncia cui il Tribunale competente non ritenne di dover dar seguito)24.

In tale occasione si registrano (e si leggono nel documento appena menzionato alla nota 24), oltre all’unanime sdegno e protesta del Consiglio comunale, più di cento messaggi, delibere, telegrammi di adesione la più svariata: Municipi, comitati, banche, deputati, podestà, sacerdoti, cittadini singoli solidarizzano con Trento o inviano sottoscrizioni per le tramvie trentine, con vibrati accenti patriottici. Ho voluto ricordare tutto ciò per ribadire come non di rado in queste zone l’innovazione tecnico-scientifica si unisca alle istanze irredentiste: ne è piena dimostrazione un personaggio quale il già citato Carlo Esterle della Edison (così come l’omonimo padre aveva portato avanti la sua attività in campo medico-assistenziale di pari passo con l’impegno politico per la soluzione del problema trentino)25. Del resto questo binomio innovazione-patriottismo lo troviamo anche in Colombo, quando in un suo discorso26 del 1916 associa il «magnifico suo [dell’Italia] sviluppo attuale» con «la moltitudine di eroi marcianti [...] per correre al mal tollerato confine e liberare i fratelli irredenti».

3.3 Dunque: 1899, incarico a Panzarasa per i calcoli elettrotecnici, e per quelli idraulici agli «ingegneri V. Zucchelli ed Antonio Fogaroli, sotto la direzione dell’ingegnere Dr. Carlo de Pretis» (le citazioni provengono dal documento di cui alla nota 20). Si dà il caso che provengano dal Politecnico di Milano sia V. Zucchelli (se V. sta per Vincenzo, come tutto lascia credere) sia Antonio Fogaroli. Quest’ultimo presto uscirà dalla scena tecnica, forse per la sua veste di consigliere comunale; anzi, quando si discuterà dell’alternativa tra centrale dell’Avisio e centrale del Sarca, sarà partecipe della maggioranza della Giunta municipale e del Consiglio comunale a favore del Sarca: la mia ipotesi che sia parente stretto, forse fratello minore, dell’ingegnere comunale Domenico Fogaroli (il quale, v. oltre par. 4.1 e scheda 7, nel frattempo era stato incaricato di un progetto – preprogetto diremmo noi oggi, dati anche i tempi stretti – del Sarca) potrebbe essere confermata dai comuni indirizzi trentino e poi milanese riportati sui registri del Politecnico.

Scheda 5. Antonio Fogaroli. Si iscrive al I° applicativo (indirizzo civile) nell’a.a. 1881-82, essendo nato a Trento (dove è domiciliato in via del Suffragio 47) e avendo frequentato (e concluso il 27 luglio 1881) il biennio preparatorio a Bologna; a Milano risiede in corso Venezia 27. Nell’a.a. 1883/84 ha 7,50/10 all’esame generale, e 75,45/100 come media complessiva; si laurea nel 1884. Prima addetto a uno studio privato di ingegnere, passa alla Società per le ferrovie dell’Appennino centrale, poi all’Impresa Ferruccio-Fiezzi di Pisa come ingegnere capo alla costruzione del tronco di ferrovia Roccaravindola, Isernia nel Molise), poi ancora all’Impresa Casagrande-Oss-Scoz e C. per la costruzione della ferrovia della Valsugana (tronco Trento-Pergine). Si occupa anche «di progetti tranviari nel trentino e dell’Impianto idroelettrico sul Sarca a Fies per conto del Municipio di Trento»: così nel Bollettinodegli ex-allievi del Politecnico del 1933, dove è detto «ora libero esercente a Trento, Via Suffragio 12». Muore prima del 1952.

Scheda 6. Vincenzo Zucchelli. Si iscrive al I° preparatorio nell’a.a. 1876/’77, essendo nato a Trento e avendo frequentato il liceo a Innsbruck. Segue l’indirizzo industriale; nell’a.a. 1880/81 ha 7/10 all’esame generale, e 75,45/100 come media complessiva; si laurea nel 1881. Si occupa, presso varie imprese, di costruzione di strade e acquedotti, e di ferrovie secondarie nel Trentino. Nel 1933 è comproprietario di una fabbrica di calce idraulica, e commerciante di materiali di costruzione a Trento. Muore prima del 1952.

Non penso siano stati Fogaroli e Zucchelli il tramite per la consulenza di Panzarasa: più vecchi di lui e senza perciò occasioni di incontro al Politecnico, avrebbero solo potuto aver notizia dalla sede dei loro studi universitari, da quella di Milano cioè che era senza dubbio il centro degli interessi industriali in ambito elettrico, della sua attività di progettista elettrico, già di tutto rispetto. È infatti Panzarasa stesso che nella sua relazione del 1901 trova modo di ricordare sia le ottime prestazioni di turbine a reazione della Riva e Monneret di Milano che ha proposto «per l’impianto idroelettrico da lui progettato dei Signori G.B. Galimberti e figli di Osnago (Lombardia)», sia la sua esperienza nel determinare le tariffe per la città di Bergamo. Invece, a proposito della sua preferenza per la trazione trifase piuttosto che per la continua (sulla quale al contrario cade il favore governativo), non cita un altro suo precedente progetto che ho reperito alla Biblioteca Nazionale di Brera27, dove proponeva per l’allacciamento di Cantù con le linee Como-Milano e Como-Lecco una tramvia elettrica con motori in alternata trifase «a campo Ferraris», anziché con i più usuali ma a suo avviso meno convenienti motori in continua.

Ma, dicevo, non sembra sufficiente l’eventuale fama di Panzarasa giunta all’orecchio di ex-allievi del Politecnico. Credo più importi (e sposti più in alto la questione) il fatto che tra poco entri in scena Colombo, la probabile conoscenza di Colombo e di Carlo Cantoni, il legame Colombo-Panzarasa tramite il Politecnico e l’AEI, il legame più stretto perché più alla pari Colombo-Esterle (presidente e rispettivamente consigliere delegato della Edison), la non dimenticata origine trentina di Esterle e la presenza nella sua famiglia di una Maria Anna de Riccabona von Reichenfels di Cavalese (la nonna paterna), l’importanza di Vittorio de Riccabona28 sia nel Consiglio comunale di Trento (favorevole, come vedremo, all’Avisio progettato da Panzarasa piuttosto che all’ipotesi alternativa e poi vincente del Sarca, sulla base altresì di una corrispondenza29 al proposito di Riccabona con Ossanna nel 1902) sia soprattutto quale direttore della Cassa di risparmio di Trento (finanziatrice dell’opera, donde le perplessità sul più gravoso impegno per il Sarca che per l’Avisio, su cui successivamente la consulenza di Ossanna nel 1910 alla quale accennerò): tutti anelli indiziari di una catena che infatti è per il progetto Panzarasa, tutto sommato – come vedremo – anche i lodi Colombo-Paladini secondo punti di vista articolati e con alcuni “distinguo” (un po’ deboli se non equivoci).

3.4 Sul progetto di Panzarasa per l’Avisio farei solo alcuni commenti. Mi sembrano interessanti gli argomenti a favore sia dell’alternata trifase sulla continua (la «guerra dei sistemi» non era ancora finita) sia di una centrale unica e più potente rispetto a più centrali piccole. Su questo secondo punto è utile il raffronto anche in termini economici che Panzarasa istituisce tra i due casi limite della vecchia e piccola centrale del Fersina e di quella nuova e “grande” di Merano-Bolzano alla Töll; ma può parere strano – guardando in avanti – che questa preferenza non lo abbia poi guidato nel suo progetto degli anni Venti per il Ponale.

Altri punti di rilievo:

– la soluzione della generazione alla stessa tensione del trasporto (5.500 V) senza trasformatore elevatore aveva già dei precedenti (per es. a Paderno, con il valore allora eccezionale di 13.500 V)30;

– la frequenza di 40 Hz è vista con favore «per rendere più economici i motori», i quali dunque, benché Panzarasa dica di voler portare avanti entrambe le ipotesi, si suppongono tacitamente in alternata (mentre poi, nella centrale di Biacesa al Ponale, nonostante anche allora non fosse fissato «il sistema elettrico di trazione che verrà adottato», la scelta dei 50 Hz corrisponde alla «frequenza standardizzata delle nuove Centrali grandi del Trentino»31);

– i cenni ai pericoli di scariche atmosferiche sulle linee evocano i termini di una lettera del comune di Rovereto nel 1902 ad Ossanna per un parere (integrativo rispetto a quello di Panzarasa) su analogo tema circa la centrale di Biacesa32.

Questo il seguito della vicenda del progetto dell’Avisio: entro il Comitato direttivo per le Tramvie elettriche Trentine comincia a sentirsi qualche dissenso, ma sono soprattutto la Giunta municipale e il Consiglio comunale ad avanzare la preferenza per una più potente centrale sul Sarca, il cui progetto preliminare è affidato con delibera del Consiglio del 30 giugno 1901 all’ingegnere civile Domenico Oss – lo stesso che, subito dopo la presentazione del progetto di Panzarasa per l’Avisio (vedi la nota 20), nel marzo 1901 aveva avuto con lui uno scambio di opinioni pubblico sulle colonne dell’«Alto Adige», con garbate riserve da parte di Oss e garbate controbiezioni da parte di Panzarasa (l’anno dopo Domenico Oss si occuperà, l’abbiamo visto in 2.3, degli studi iniziali per l’impianto di Biacesa della città di Rovereto).

Il nuovo progetto per il Sarca, commentato da de Pretis e Panzarasa, alla fine del 1901 è bocciato a maggioranza dal Comitato per le Tramvie33, per cui la Giunta municipale ritiene opportuna la perizia di un tecnico «di indiscussa autorità», ed è individuato Colombo, che all’inizio del 1902 accetta cooptando per la parte idraulica Paladini.

4. I lodi Colombo-Paladini

4.1 Veniamo dunque al primo lodo Colombo-Paladini34, mirabile equilibrio di correttezza e rigore professionali (pro-Sarca) da una parte, realismo pragmatico e forse una punta di miopia amicale (pro-Avisio e pro-Panzarasa) dall’altra: le previsioni idrauliche dell’Avisio sono ottimistiche, e per tre mesi l’anno la producibilità sarà inferiore al previsto, richiedendo un’integrazione termica; ma per il Sarca – anche dopo la revisione da parte di Oss del suo progetto, a seguito dei rilievi dei periti nel corso del loro sopralluogo – ci sono problemi idraulici che potrebbero rallentare la non ancora richiesta concessione, e dà preoccupazioni il percorso della galleria, che deve attraversare «un ammasso di materie disgregate ed irregolari», e che perciò costerà più del previsto; i problemi delle masse e delle ghiaie trascinate dall’Avisio sembrano ben risolti con un ingegnoso, non convenzionale ma non si sa quanto affidabile sistema di prevenzione; la parte elettrica è più curata per il progetto Panzarasa («nuova prova della nota competenza dell’autore»), ma per il Sarca la proposta correttiva dei consulenti di sostituire gli alternatori previsti direttamente a 15.000 V con gruppi alternatore/trasformatore elevatore (con l’alternata «a qualche migliaio di Volt» e il trasformatore con l’alta tensione «a 20.000 V») non modifica sostanzialmente la spesa d’impianto; e infine i prezzi previsti per il macchinario nel progetto per l’Avisio, sia perché più vecchi «sia per considerazioni di prudenza che non si saprebbero lodare abbastanza», vanno allo stato attuale ridotti. Anche tenuto conto di tutto quanto precede, nelle conclusioni Colombo e Paladini non possono negare né la maggior producibilità del Sarca né la sua preferibilità per minori costi per kW prodotto, anche se sottolineano che i tempi di concessione potrebbero essere lunghi e gli incrementi di consumo elettrico non sono né così sicuri né così rapidi da ritenere indispensabile la maggior potenza retraibile dal Sarca. Quanto all’Avisio, la producibilità è adeguata, inizialmente anche senza integrazione termica (in prospettiva peraltro consigliabile per ogni centrale idroelettrica), ai carichi «a breve scadenza»; l’impianto «non richiede un lungo sviluppo di linee aeree» grazie alla sua posizione baricentrica rispetto alle nuove tramvie, la sua realizzazione è più rapida e certa. In definitiva, decida il comune quali degli elementi così evidenziati siano determinanti per effettuare l’una o l’altra scelta.

Il comune di Trento avvia la pratica di concessione per il Sarca, incarica l’ingegnere municipale Domenico Fogaroli di riprogettarne l’impianto anche in base ai rilievi di Colombo e Paladini35, e ne sottopone i risultati agli stessi.

Scheda 7. Domenico Fogaroli. Si iscrive al Politecnico di Milano al I° preparatorio nel 1877-78, essendo nato da Domenico (industriale) e da Margherita Pedrotti a Trento l’8 novembre 1859, essendo ivi domiciliato in via del Suffragio 47, avendo frequentato il liceo e conseguito il 7 luglio 1877 la maturità a Innsbruck (per questo è esonerato dal sostenere l’esame di tedesco al Politecnico). Il suo indirizzo milanese è all’atto dell’iscrizione via Senato 28; mentre, da quando Antonio Fogaroli (v. scheda 5) arriva a Milano (1881), abitano insieme in corso Venezia 27. Segue l’indirizzo civile; nell’a.a. 1881-82 ha 7,5/10 all’esame generale, e 79,5/100 come media complessiva; si laurea nel 1882. È ingegnere capo del servizio illuminazione, gas e luce elettrica dell’Ufficio tecnico municipale di Trento. Muore il 6 settembre 1905.

4.2 Il secondo lodo Colombo-Paladini36 riconosce qualche passo in avanti nella progettazione idraulica per il Sarca, ma ci sono ancora manchevolezze che richiedono nuove correzioni o integrazioni – con aggravio dei costi. Sul punto esplicito dell’ultima domanda formulata ai periti («quale dei due progetti sul Sarca e sull’Avisio è da preferirsi»), trattandosi non di una Società industriale ma di un comune37, a causa dei maggiori rischi economici sia per le spese iniziali sia per piazzare un esubero d’energia in zone non ancora molto industrializzate, «sembrerebbe più consigliabile la scelta di un progetto più modesto, come quello dell’Avisio». Con una buffa postilla, e una conclusione retorica. La postilla: se Trento sceglie l’Avisio, la indubbia convenienza del Sarca indurrà qualche Società al relativo sfruttamento, a favore comunque della ricchezza del Trentino, ma non vale il viceversa (e nella discussione in Consiglio ci sarà chi tradurrà questa postilla nel timore che il Sarca possa cadere nelle mani di speculatori). La conclusione («Se fossimo consiglieri di una Società industriale [...] voteremmo senz’altro pel progetto del Sarca; se fossimo invece consiglieri del Comune di Trento voteremmo per l’Avisio») si presta a che un altro consigliere rovesci così il discorso: «Siccome io sono persuaso che [...] il Comune deve farsi industriale, così io voterò conscientemente pel Sarca ottemperando con ciò al lodo»38.

Prima della decisione del Consiglio le prese di posizione si moltiplicano: ma più dei commenti di Panzarasa al progetto di Fogaroli39, e della risposta di quest’ultimo, interessa una Lettera aperta di alcuni consiglieri comunali di Trento ai loro colleghi40, che ha tra i firmatari un personaggio autorevole come Vittorio de Riccabona (non stupisce che grande attenzione sia dedicata al molto maggiore onere economico per il Sarca), e che ci interessa perché qui – a mia conoscenza – compaiono associati per la prima volta i nomi di Colombo e Ossanna. Ovviamente di entrambi i lodi la lettera aperta utilizza ampiamente le affermazioni a favore dell’Avisio; ma nella stessa direzione andrebbero alcune missive di Ossanna a Riccabona: due, si direbbe, ma i frequenti brani virgolettati nella Lettera aperta difficilmente si fanno riconoscere come appartenenti all’una o all’altra, così come l’affermazione di Ossanna «vi è una soluzione più semplice e più a buon mercato che non ha questi difetti» non è chiaro se si riferisca a una diversa soluzione per i problemi di progettazione delle linee di trasporto di cui alla precedente citazione virgolettata di Ossanna, o sia davvero una dichiarazione a favore dell’Avisio. È certo che la lettera aperta attribuisce una scelta di campo ad Ossanna (anche se precisa che bisogna «attendere il giudizio che sarà per dare il consulente della Comunità generale di Fiemme41 il chiarissimo Prof. Ossanna»: eccone un’altra apparizione) e non stupisce dunque che associ i pareri di «periti così ineccezionabili come sono i signori Panzarasa e Ossanna», o si rifaccia ultimativamente all’«autorità dei più distinti tecnici, di un idraulico come Paladini, di elettricisti come Colombo, Panzarasa ed Ossanna».

La Giunta municipale prima (12 novembre 1902), il Consiglio comunale poi (24 novembre) deliberano a maggioranza a favore del Sarca; e non è un caso che il vice-podestà Manci – uno dei firmatari della mozione di minoranza in Giunta – evochi ancora il nome di Ossanna a favore dell’Avisio, dando ora per acquisito il suo parere alla Comunità di Fiemme, parere che «non sconsiglia l’impianto di una centrale sul Sarca» ma con lavori aggiuntivi molti dispendiosi. Invece, tra le voci a favore del Sarca, menziono quella di chi commenta in questo modo le conclusioni dei periti: «Se vennero alla strana (chiamiamola così) conclusione, che come consiglieri del comune di Trento avrebbero votato per l’Avisio, ciò avvenne semplicemente per certe considerazioni soggettive d’opportunità a lorosia pure in buona fede suggerite da chi ebbe con essi maggiori contatti», dove i miei corsivi vogliono evidenziare la maliziosa ma scontata allusione ai rapporti preferenziali tra Panzarasa e i suoi Maestri.

Subito dopo, nel Consiglio comunale del 20 dicembre42, ecco la sorpresa che depone a favore della flessibilità e abilità di Panzarasa: «Anche per lo studio del dettaglio della nuova Centrale del Sarca [...] degli studi di dettaglio elaborati per la Centrale Avisiana l’Ing. Panzarasa potrà utilizzarne buona parte [...]. Lo studio completo e poi l’esecuzione di quest’opera sono affidati al nostro Ingegnere Dirigente Domenico Fogaroli colla cooperazione da lui desiderata dell’Ing. Panzarasa». E infatti risulta43 che il successivo Programma per il concorso alla fornitura del macchinario idraulico ed elettrico del 190444 sia stato elaborato giusto da Fogaroli e Panzarasa. Ma dalla stessa fonte emerge anche il coinvolgimento nell’impresa di un altro laureato del Politecnico di Milano: l’ing. Carmelo Fadini della Società Lombarda per distribuzione di energia elettrica (la cosiddetta Vizzola, dal nome di un’altra grande centrale idroelettrica lombarda di quegli anni), al quale è affidata la progettazione delle linee elettriche.

Scheda 8. Carmelo Fadini. (Le notizie tengono conto delle necrologie pubblicate su «L’Energia Elettrica», fasc. IV, aprile 1938, e su «L’Elettrotecnica», 13, 10 luglio 1938). Si iscrive al Politecnico al I° preparatorio nell’a.a. 1892-93, essendo nato a Izzano (Cremona) di nobile famiglia, e avendo frequentato il liceo. Segue l’indirizzo civile; nell’a.a. 1896-97 ha 7,75/10 all’esame generale, e 76,75/100 come media complessiva; si laurea nel 1897. Già coinvolto nella costruzione della linea Paderno-Milano e dirigente della Società Lombarda per la distribuzione di energia elettrica a Milano, si dedica poi alla libera professione (soprattutto nel campo degli impianti idroelettrici e delle linee ad alta tensione) che nel 1933 esercita a Milano, Viale Maino 19, tel. 23-848. Dopo essersi dedicato anche all’edilizia, si ritira a Crema dove fonda e dirige un’azienda agraria modello. Muore l’11 aprile 1938.

4.3 Il progetto esecutivo per il Sarca di Fogaroli (e Panzarasa) è confortato da alcune indicazioni di Esterle45 (le quali confermano che i fatti anche tecnici del Trentino non mancano di essere da lui seguiti pur da lontano), e i lavori per la centrale di Fies – questa la denominazione adottata – iniziano nel 1906. Nel 1907, a costruzione già avanzata, il sindaco di Trento si rivolge direttamente a Paladini (ecco il terzo tempo del Politecnico di Milano a Trento) come a colui che «assieme all’Illustre Senatore Gius. Colombo ebbe a dare nel 1902 un parere che fu decisivo per le risoluzioni del civico Comune»: questa volta il problema è l’«opera di presa», sui cui «dettagli» un «abboccamento a Milano» con Paladini del progettista idraulico Antonio Fogaroli potrebbe «tranquillare sulla bontà del sistema di presa»46.

Dopo la prima conclusione dei lavori della centrale, nel 1909, per finanziarne il séguito, il comune deve ricorrere nuovamente alla Cassa di risparmio di Trento, che aveva sostanzialmente sostenuto l’iniziativa: il suo direttore Riccabona, le cui perplessità soprattutto finanziarie sull’operazione non erano dunque cadute, nel 1910 fa sottoporre alla consulenza di Ossanna (incaricato anche del collaudo) il giudizio sulla redditività dell’impianto. Ma questa è ormai un’altra storia47, e val la pena che io mi fermi qui: Ossanna e Colombo hanno cessato di sfiorarsi, e a me piace – anche se non si possono escludere contatti diretti tra i due – annoverare quest’incrocio di personalità tra gli «incontri mancati» di cui parlava molti anni fa, e ad altro proposito, Norberto Bobbio48.

 

Appendice

Un carteggio inedito di Giuseppe Colombo
con Alessandro Panzarasa

 

Andrea Sivestri
(Politecnico di Milano)
andrea.silvestri@polimi.it

 

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