Annali di Storia delle Università italiane - Volume 14 (2010)

Studi

[English summary]

 

Edda Bresciani

L’Egittologia nell’Università di Pisa

Nuova per te di sapienza scuola
Si aprì dell’Arno sulle amate rive
Onde alto il nome in ogni gente vola

(C. Caselli, L’Egitto, Pisa, 1844)

 

 

 

 

La nascita dell’Egittologia in Italia come disciplina ufficiale, storica e accademica, si può far avvenire nell’Università di Pisa nel XIX secolo, quando Leopoldo II di Lorena aprì nel 1826 – primo sovrano in Europa, anzi nel mondo – un pubblico insegnamento di Egittologia presso l’Università di Pisa per Ippolito Rosellini1, professore di Lingue Orientali nella stessa Università.

Effettivamente il Granduca di Toscana ha avuto un ruolo di rilievo come protettore e sostenitore della nuova disciplina, l’Egittologia, nata in Francia ad opera di J. F. Champollion (1790-1832), che riuscì a decifrare i geroglifici, aprendo così la possibilità di leggere e valutare direttamente i documenti della millenaria civiltà della Valle del Nilo2.

Il Rosellini si era laureato nel 1821 nell’Ateneo pisano, poi si era perfezionato a Bologna con l’orientalista e poliglotta Giuseppe Mezzofanti, e presto s’interessò alle scoperte dello Champollion. Già nel 1825 il Rosellini pubblicò a Pisa, presso l’editore Nistri, un sommario delle novità dello Champollion, col titolo Il sistema geroglifico del Signor Champollion dichiarato ed esposto alla intelligenza di tutti; nel 1826 uscì a Firenze il primo lavoro egittologico del Rosellini, l’illustrazione del rilievo, proveniente dalla tomba menfita di Ptahmes (XIII secolo a.C.), che era stato donato al Granduca dal Cav. Simone Peruzzi al rientro dal Cairo nel 18243. I rapporti di J. F. Champollion con l’Italia e in particolare con la Toscana sono ben documentati e studiati4 ed è cosa documentata che lo Champollion trovò presso il Granduca l’appoggio per la realizzazione di una Spedizione internazionale in Egitto per l’esplorazione dei monumenti della Valle del Nilo; la Spedizione letteraria franco-toscana in Egitto e in Nubia fu condotta tra il 1828 e il 1829 da J. F. Champollion e Ippolito Rosellini. Il progetto della Spedizione vide uniti lo Champollion, il fratello di lui Jacques, Ippolito Rosellini e Gaetano Rosellini, zio dell’egittologo; si può dire che è stato il primo esempio di una spedizione archeologica internazionale in Egitto, che comprendeva nella Commissione toscana, oltre a pittori di grande livello come Giuseppe Angelelli e Alessandro Ricci5, medico ed eccellente disegnatore, anche la presenza di un botanico, il fiorentino Giuseppe Raddi (1770-1829)6. La Spedizione diretta per parte toscana dal professore pisano fu un successo e ha fornito un incremento incommensurabile per lo sviluppo della disciplina egittologica con la sollecita pubblicazione dei risultati7.

Infatti, la vita del Rosellini dopo il rientro dall’Egitto nel 1829 fu occupata nella faticosa opera di dare alle stampe, a Pisa, i Monumenti dell’Egitto e della Nubia: per potersene occupare nel modo intensivo necessario, dal 1835 il Rosellini chiese l’esenzione dai doveri accademici, ottenendo la direzione della Biblioteca pisana, conservando però l’insegnamento di storia antica, non della storia faraonica a quanto risulta. L’edizione, davvero splendida, dei Monumenti, volumi dei «Testi» e «Atlanti» infolio8, avvenne presso una ditta tipografico – libraria pisana, la Niccolò Capurro e C., tra il 1832 e il 1836; il terzo volume degli infolio, I monumenti del Culto e il nono volume dei «Testi», furono editi nel 1844 a cura dei colleghi Francesco Bonaini e Flaminio Severi, dopo la morte che colse il Rosellini il 4 giugno 1843, nella sua casa di Pisa in via di S. Michele degli Scalzi. La spedizione granducale aveva riportato in Toscana, oltre alla straordinaria e preziosa documentazione formata da disegni, note manoscritte e copie di testi lungo la Valle del Nilo fino ad Abu Simbel e Uadi Halfa9 che ha permesso l’edizione dei Monumenti, anche molti reperti (un migliaio) reperiti per arricchire le collezioni faraoniche granducali a Firenze; le settantasei casse con le antichità scavate o acquistate sul mercato d’Egitto arrivarono a Livorno il 22 dicembre 1829 sulla nave sarda Cleopatra, insieme alle casse di Giuseppe Raddi purtroppo deceduto prima di poter tornare in patria; il materiale botanico e la raccolta naturalistica portata dall’Egitto si trova divisa, a Pisa, tra l’Orto Botanico e il Museo della Certosa di Calci. Il materiale archeologico andò a incrementare le collezioni granducali a Firenze10, e si deve anche a Rosellini se il Museo Egizio fiorentino è, in Italia, secondo per importanza soltanto a quello torinese; contiene molti pezzi rari, come per esempio uno dei più bei «ritratti del Fayum» che si conoscano, che è anche il primo «ritratto» che sia giunto in Italia.

Il Rosellini poteva scrivere: «La Toscana che sotto sì fatti auspici può sdegnare ogni posto inferiore nei seggi dell’umano sapere, sarà la prima, dopo lo Champollion, ad essere appellata benemerita dello svelato Egitto»11. Senza dubbio i Monumenti di Ippolito Rosellini continuano a stupirci per quanto mostrano di esperienza archeologica, conoscenza filologica e storica, capacità di sfruttamento sapiente dei documenti e dei dati degli storici classici, oltre che di matura metodologia. Perché, ricordiamolo, non è stato, il Rosellini, un “pioniere dell’Egittologia”, ma uno storico, un filologo, un egittologo insomma nel senso pieno e moderno del termine. Dopo la precoce morte nel 1832 di Jean-François Champollion12, il Rosellini restava il rappresentante della disciplina; lui vivente, l’egittologia a Pisa stava attirando altri cultori, prima di tutti il prussiano Richard Lepsius, che del Rosellini si professava scolaro, poi l’inglese J. C. Wilkinson che fu a Pisa nell’agosto del 1833, e C. Leemans13, conservatore del Museo di Leida. A Ippolito Rosellini va riconosciuto il posto che gli spetta accanto allo Champollion e al Lepsius: i tre fondatori e padri dell’egittologia moderna14.

Dopo la scomparsa di Ippolito Rosellini vi è stato in Italia un vuoto negli studi egittologici legati all’Università; tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo lo studio e l’interesse per l’Egitto si collegarono piuttosto ai musei che avevano acquistato collezioni di antichità faraoniche; né furono aperti in Italia insegnamenti di Egittologia.

La memoria di Ippolito Rosellini fu rinnovata per il centenario della morte quando Evaristo Breccia realizzò onoranze e pubblicò volumi di studi15. Nel 1982, nel centocinquantenario della pubblicazione degli splendidi Monumenti dell’Egitto e della Nubia, la cattedra di Egittologia dell’Università di Pisa organizzò una grande mostra e un convegno internazionale per ricordare l’egittologo pisano, sotto i vari aspetti della sua personalità e del suo contributo alla scienza egittologica16.

 

L’insegnamento dell’Egittologia a Pisa

A Pisa quel primo insegnamento accademico egittologico tenuto da Ippolito Rosellini non ebbe seguito, e prima che la parola Egittologia si ascolti di nuovo nelle aule dell’Ateneo bisogna aspettare oltre un secolo, l’anno accademico 1950-51, per un incarico d’insegnamento proprio di Egittologia, affidato a Sergio Fabrizio Donadoni (Palermo, 13 ottobre 1914)17. Iniziatore dell’egittologia moderna italiana, il Donadoni, normalista, si era laureato nel 1935 in Storia Antica con Evaristo Breccia (1876-1967). Breccia, rientrato dall’Egitto nel 1933 dopo una carriera eccellente come Direttore del Museo Greco Romano di Alessandria, a Pisa fu professore di Antichità e di Storia greca e romana) e tenne l’incarico fino al 1958, quando la vittoria per il concorso per la prima cattedra di Egittologia in Italia portò Giuseppe Botti (1869-1968) dal Museo egiziano di Firenze nell’Università la Sapienza di Roma e Sergio Donadoni all’Università Statale di Milano: finalmente ben due cattedre di Egittologia in Italia!

La voce accademica dell’Egittologia a Pisa non tacque però dopo il trasferimento a Milano del Donadoni: infatti, dal 1959 l’incarico fu affidato a me che scrivo, allieva di Sergio Donadoni a Pisa, e la prima laureata in Italia nella materia (nel 1955); nel 1968 chi scrive vinse il concorso di prima fascia di Egittologia bandita dall’Ateneo pisano18.

La cattedra di Egittologia inserita prima nell’Istituto di Storia Antica «Ippolito Rosellini», è poi passata nell’omonimo Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico, che dagli anni Settanta si è arricchito dell’insegnamento di molte discipline orientalistiche, archeologiche e filologiche, affiancate a quello ‘tradizionale’ dell’Egittologia; insieme, queste discipline hanno dal 1978 a disposizione una rivista scientifica, fondata e diretta da Edda Bresciani, «Egitto e Vicino Oriente» (EVO), arrivata al vol. XXXII (con Quaderni e Monografie). Chi scrive è diventata Emerita di Egittologia dell’Università di Pisa nel 2005; ma ha lasciato una cattedra di prima fascia di Egittologia, occupata da una sua scolara, Marilina Betrò, e un posto di ricercatore, occupato da un’altra scolara, Flora Silvano, che ha un affidamento di Archeologia egiziana, e che è la Responsabile delle Collezioni egittologiche di Ateneo. Va ricordato che Pisa è l’unica Università in Italia che abbia offerto per decenni un corso di demotico («Lingua e Letteratura demotica»)19, collegato fra l’altro con un progetto di pubblicazione progressiva di un imponente insieme di testi di appartenenti alle Collezioni egittologiche di Ateneo, l’«Archivio demotico di Ossirinco» (oltre millecinquecento ostraka demotici acquistati negli anni Sessanta) e «L’Archivio bilingue, greco-demotico, di Medinet Madi» (ODMM), conservato nel Museo del Cairo e ritrovato da Achille Vogliano a Medinet Madi negli scavi del 193820; la scuola demotistica pisana ha saputo anche realizzare un progetto informatico interdisciplinare altamente d’avanguardia, denominato Demos, un database studiato appositamente per catalogare e consultare l’archivio dei testi demotici di Medinet Madi21. Esiste nell’Ateneo Pisano anche un Dottorato in Egittologia e Orientalistica.

 

Le collezioni egittologiche di Ateneo

Le Collezioni egittologiche dell’Università di Pisa hanno origine nel 1962, grazie ad una prima donazione fatta da Laura Birga Picozzi, discendente della famiglia Rosellini. Le Collezioni22 sono un importante elemento per la storia della disciplina e un campo di studio e di approfondimento anche didattico per l’Ateneo pisano.

La Collezione Picozzi (o Rosellini-Picozzi)

È formata da materiali portati in Italia dai Rosellini e passati in eredità familiare fino al generale Picozzi, che nel 1962 ne ha fatto dono all’Università di Pisa a nome della madre Laura Birga, discendente della famiglia Rosellini.

La Collezione Michela Schiff Giorgini23

Michela Beomonte Schiff Giorgini (1923-1978) è una figura di mecenate e di archeologa fuori dell’ordinario; durante vent’anni, dal 1957, diresse scavi a Soleb e a Sedeinga in Sudan, sotto il patrocinio dell’Università di Pisa, da cui ricevette nel 1971 la laurea honoris causa. Nel 1964 la Schiff Giorgini aveva fatto dono all’Ateneo pisano della quasi totalità del pregevole materiale proveniente dai suoi scavi, che il governo di Khartum le aveva attribuito per partage. Anche il giornale di scavo e le schede del materiale di Soleb è stato donato a Pisa, e formano un significativo archivio.

Gli Ostraka demotici da Ossirinco

Nel 1968, le Collezioni egittologiche acquisirono una raccolta molto consistente, formata da più di 1500 ostraka (termine che indica i frammenti di vasellame di terracotta, usati anticamente come supporto scrittorio); la maggioranza sono documenti scritti in demotico (alcuni sono figurati; pochi sono scritti in greco e in copto), databili all’epoca romana, augustea e post-augustea. Si tratta di un grande archivio relativo al traffico, soprattutto di cereali, tra Ossirinco e l’Oasi di Baharia; l’archivio demotico pisano di Ossirinco è completato da altri ostraka che si trovano presso l’Università di Colonia, sicché la pubblicazione dell’intero archivio permette una collaborazione scientifica internazionale tra Pisa e l’Università tedesca. Il complesso documentario è fondamentale per la storia dell’economia e dell’organizzazione dei commerci tra l’Egitto e le Oasi in epoca romana.

Donazioni, acquisti, attività di scavo e di ricerca in Egitto da parte dell’Università di Pisa - Cattedra di Egittologia, hanno aggiunto materiali che formano adesso un complesso importante, sia per il suo valore patrimoniale, sia per la sua consistenza ed il suo significato scientifico, storico ed archeologico, sia infine per la rilevanza didattica ed espositiva.

L’“Archivio Breccia”

Il carteggio completo delle sue lettere, dei manoscritti e delle lastre fotografiche vennero donate nel 1967 dalla moglie Paolina Salluzzi all’Università pisana, costituendo oggi parte delle Collezioni Egittologiche universitarie; l’archivio completo è consultabile anche on-line.

 

L’Università di Pisa e l’archeologia egiziana sul campo24

Nel 1966 Edda Bresciani, docente di Egittologia nell’Università di Pisa, fu chiamata dal milanese Ignazio Cazzaniga a riaprire, come direttore, gli scavi dell’Istituto di papirologia dell’Università di Milano nel Fayum, a Medinet Madi, dove Achille Vogliano25 aveva fatto scoperte straordinarie, scavi che lo scoppio della Seconda guerra mondiale aveva costretto a sospendere26. Si può fissare con questa collaborazione l’ingresso dell’Università di Pisa nell’archeologia ‘militante’ in territorio egiziano. Poi dal 1977-78 la concessione della zona di Kom-Medinet Madi passò all’Università di Pisa; a Kom Madi27 furono scoperte le cappelle di culto di Imouthes e la cappella di culto dinastico con pitture murali celebrative. A Medinet Madi nel settore copto (fino al 1990) furono portate alla luce dieci chiese paleocristiane, e negli anni più recenti le ricerche per la prospezione urbanistica di tutta la zona arricchirono la documentazione topografica con una restituzione foto interpretativa. Nel 1996 l’Università di Pisa ha scoperto a Medinet Madi-Narmouthis un nuovo tempio (TEMPIO C), d’epoca tolemaica, dedicato a due coccodrilli sacri28.

Tra il 1992 e il 1995 la missione dell’Università di Pisa scoprì e pubblicò la tomba ipogeo del Medio Regno del principe e governatore del Fayum Uage nella necropoli di Khelua29.

Il 2006 è segnato dalla importante scoperta, a Narmouthis, del Castrum Narmoutheion30 di epoca dioclezianea, finora mai localizzato, che ospitava la Cohors quarta Numidarum di stanza a Narmouthis sotto il comando di un tribuno romano. Il castrum ha una struttura quadrangolare con muri di grande imponenza, rafforzati con 4 torri angolari ed una torre centrale circolare; è dotato di due ingressi, il principale sul lato nord, il secondario sul lato sud, con una cisterna collegata a un sistema di canalizzazione all’esterno del castrum, scavato nella roccia, orientato nord-sud, che prendeva origine dal Bahr el Banat31.

L’Università di Pisa è stata presente a Saqqara dal 1975 con ricerche fortunatissime nella tomba del visir di Psammetico I, il visir Bakenrenef (con anche un importante progetto di cooperazione del nostro Ministero Affari Esteri)32.

Attualmente l’Università di Pisa è presente (dal 2003) anche nell’area tebana con una missione di scavo diretta da Marilina Betrò nella tomba di Huy (TT 14)33.

 

L’Università di Pisa e Il Progetto ISSEMM di Cooperazione allo Sviluppo

L’Università di Pisa-Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico è impegnata della Seconda Fase34 di un programma di cooperazione fra l’Italia e l’Egitto interamente sovvenzionato dal nostro Ministero per gli Affari Esteri-Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo; per la prima volta in Egitto si assiste alla creazione di un vasto Parco Archeo-Naturalistico (Uady El Rayan e Medinet Madi). Il Progetto ISSEMM (Institutional Support to Supreme Council of Antiquities for Environmental Monitoring and Management of Cultural Heritage Sites: Applications to Fayoum Oasis and North Saqqara Necropolis), è diretto da Zahi Hawass, Secretary General of Supreme Council of Antiquities (SCA), e da Edda Bresciani, Accademia Nazionale dei Lincei, per l’Università di Pisa (Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico) con una Direzione Tecnica composta da 2 esperti italiani 2 esperti egiziani.

L’obiettivo principale è di inserire Medinet Madi nell’area protetta di Wadi El Rayan aprendo al pubblico l’Area Sacra dell’antica città posta nella concessione archeologica dell’Università di Pisa da molti anni. L’apertura al pubblico di Medinet Madi costituisce anche un importante momento per lo sviluppo socio-economico del Fayum, grazie a questo complesso programma; inoltre il sistema informativo include tutti siti archeologici del Fayum, mentre utilizzando il SIS (Site Information System) vengono progettati i percorsi di visita archeo-naturalistici nel Fayum. La sezione del SIS dedicata a Saqqara deve essere aggiornata con le nuove scoperte avvenute dal 2000 sino ad oggi, realizzando un nuovo sistema di monitoraggio di 13 tombe per avere sempre sotto controllo in tempo reale i fattori di rischio causati dall’aumento dell’umidità relativa e della CO2. Il progetto si conclude nel 2010 con un workshop organizzato dall’Università di Pisa-MAE Cooperazione allo sviluppo con i Ministeri partners dell’Egitto.

Edda Bresciani
(Università di Pisa)

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