Bibliografia: schede

L'Università di Padova. Otto secoli di storia, a cura di Piero Del Negro, Padova, Signum Padova Editrice, 2001, p. 294

In ben poche università – e forse addirittura in nessuna – si sono coltivate le proprie memorie con il fervore, la passione e la costanza che si sono avute a Padova, una delle più antiche (la seconda in Italia, dopo Bologna, da cui nacque per 'gemmazione') e prestigiose università dell'intera Europa. A Padova non si sono avute infatti solo storie dell'Ateneo molto risalenti nel tempo (ad iniziare dal De Gymnasio Patavino di Antonio Riccoboni edito nel 1598 per giungere alle fondamentali raccolte documentarie di Andrea Gloria della fine dell'Ottocento), ma addirittura una pionieristica cattedra di storia dell'Università di Padova assegnata nell'anno 1739 a Iacopo Facciolati (l'autore dei Fasti Gymnasii patavini, 1757) anche se poi soppressa nel 1806, non casualmente in età napoleonica. Per i tempi più recenti, ricchissimi di monografie e di edizioni di fonti, non sarà male ricordare i tanti volumi di Acta graduum academicorum Gymnasii Patavini editi dal 1970 in poi, e soprattutto la fondazione di una rivista specifica – i «Quaderni per la storia dell'Università di Padova», ideati da quel grande Maestro della storia della cultura e della ricerca d'archivio che è Paolo Sambin – iniziata ad uscire, con cadenza annuale, nel 1968 (vero anno 'cerniera' per la storia più recente dell'istituzione universitaria) e tuttora viva e vegeta. Malgrado ciò, si sentiva l'esigenza di un'opera di sintesi, ad un tempo divulgativa e destinata a un vasto pubblico, ma di rigorosa serietà scientifica, che facesse il punto sulla gloriosa storia dell'ateneo patavino sino allo scadere del secondo millennio e che non si limitasse a rivisitare le più o meno gloriose vicende del passato, ma facesse conoscere anche la situazione attuale, alla vigilia cioè di importanti trasformazioni dell'istituzione universitaria che potrebbero anche rivelarsi 'stravolgenti', in meglio o in peggio, è ancora tutto da vedere. A progettare questa 'nuova' storia dell'Università di Padova – che nella impostazione storico-istituzionale complessiva trova un effettivo precedente solo nel volume L'Università di Padova di Antonio Favaro, edito nel 1922, in occasione delle celebrazioni per il settimo centenario dell'Ateneo – ha pensato il prof. Piero Del Negro, ordinario di storia moderna (e gli storici dell'età moderna, sono, com'è ben noto, i più indicati per fare da 'pontieri' tra gli storici d'ancien régime e gli storici dell'età contemporanea!), ma soprattutto, per quanto qui ci riguarda, direttore del Centro per la storia dell'Università di Padova e personalmente impegnato in questo volume con ben tre dei tredici contributi che, oltre alla Presentazione del Magnifico rettore e all'Introduzione dello stesso Del Negro, compongono il volume. L'operazione di racchiudere in poco più di duecento pagine, tipograficamente molto compatte, ma alleggerite da centinaia di illustrazioni (tutte molto ben scelte e rigorosamente attinenti al testo) per lo più poste ai loro margini, ma a volte occupanti l'intera pagina, se non addirittura due pagine affiancate (di grande suggestione quella posta tra le p. 56-57 ad illustrare il più antico Teatro anatomico, costruito nel 1594) non era, occorre riconoscerlo, un'operazione facile e richiedeva ovviamente una chiave interpretativa che tenesse conto ad un tempo di oggettive scansioni cronologiche, ma anche di inveterate tradizioni storiografiche, dell'accumulo secolare della bibliografia (portata a privilegiare, sino a poche decenni fa o l'età mitica delle origini medievali o quella dello splendore tardo-quattrocentesco e cinquecentesco, in coincidenza, non casuale, con un'accorta e ben finanziata «politica delle cattedre» perseguita dal governo veneziano e, dopo il Concilio di Trento, con l'ostinata quanto singolare 'laicità' dello Stato Veneto che consentiva la frequenza universitaria a luterani, ortodossi ed ebrei), dell'attuale situazione accademica, in uno studiato equilibrio che non sacrificasse in nessun caso le caratteristiche salienti di ogni momento evolutivo e ne sottolineasse a sufficienza i motivi di fondo e i momenti precisi degli 'snodi' e dei passaggi che caratterizzano in modo peculiare la plurisecolare storia dell'ateneo patavino da quella a volte similare, a volte diversa, di altre antiche e prestigiose università (fondamentale, ad esempio, la ristrutturazione didattica del 1761 che stabiliva tra l'altro che le lezioni dovessero tenersi in italiano e non più in latino, con taglio seminariale e non più cattedratico). A giudicare dai risultati, l'amalgama delle diverse e complesse problematiche affrontate risulta più che soddisfacente (merito indubbio anche dei competenti e appassionati collaboratori), come pure è da apprezzare l'interesse costante (quantitativo e qualitativo) che il volume riserva, in tutti i contributi, alla realtà studentesca e non più solo, com'era d'uso nelle storie generali delle università, ai maestri, alle correnti culturali, all'introduzione di nuove discipline, alle realizzazioni edilizie e dei laboratori scientifici. Ciò non significa ovviamente che non sia dato il dovuto risalto anche a quei personaggi, che già allievi o maestri (o entrambe le cose) nell'ateneo patavino, raggiunsero poi fama a livello internazionale «nei più svariati ambiti, dalla medicina al diritto, dalla teologia alla filosofia, dalla letteratura all'ingegneria, dall'astronomia alla fisica, dalla politica alla religione» (p. 12). Per limitarci poco più che alle sole dita di una mano ricorderemo, tra i tantissimi, Pietro d'Abano, Marsilio da Padova, Giacomo Dondi "dell'Orologio", Vittorino da Feltre, Andrea Vesalio, Gabriele Falloppia, Torquato Tasso, Galileo Galilei, Bernardino Ramazzini, Giambattista Morgagni ed Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (la prima donna laureata al mondo, nell'anno 1678, in filosofia). Il volume si divide in tre parti. Nella prima (p. 13-135) si concentra la storia istituzionale e politica, con i contributi di Donato Gallo (L'età medievale), Piero Del Negro (L'età moderna), Maria Cecilia Ghetti (Dal 1797 al 1866) e ancora Piero Del Negro (Dal 1866 al 2000). La seconda e la terza parte segue invece il filone della storia della scienza e della cultura. Per l'università in età medievale e moderna – età che si fa terminare al 1806, anno in cui il Veneto entrò a far parte del Regno d'Italia napoleonico e l'Università di Padova perse i suoi caratteri di secolare autonomia per essere omologata alle altre due Università del regno, Bologna e Pavia (p. 139-225) – si hanno i contributi di Giorgio Zordan (Giurisprudenza), Giuseppe Ongaro (Medicina), Gregorio Piaia (Filosofia), Antonino Poppi (Teologia). Per l'università contemporanea (p. 227-284), si hanno i contributi di Piero Del Negro (Giurisprudenza, Scienze politiche, Scienze Statistiche, Economia), di Giuseppe Ongaro (Medicina, Farmacia, Veterinaria), di Gregorio Piaia (Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Psicologia), di Ugo Baldini (Scienze matematiche, fisiche e naturali, Agraria), di Attilio Adami (Ingegneria). Segue una Bibliografia apparentemente molto ricca, ma in effetti limitata all'essenziale (p. 287-294) suddivisa secondo lo schema istituzionale, politico e culturale, perseguito nei precedenti contributi. Non è certo qui il caso di cercare di riassumere i vari contribuiti e le soluzioni che essi propongono in merito a questioni che hanno dato adito, e continuano a dare alimento, a diverse e contrastanti opinioni su molti dei momenti e dei personaggi che hanno reso del tutto peculiare la storia dell'ateneo patavino, polo d'attrazione per secoli di docenti e studenti da tutta Europa ed in particolare dal mondo germanico. Da medievista qual sono (e non "medioevalista", per utilizzare un lessico in questo volume tradizionalmente rispettato, ma indubbiamente superato dalla storiografia militante!), prendo atto del tentativo di rendere meno 'periodizzante' di quanto si sia preteso per tradizione l'anno 1222 come anno di nascita dell'Università di Padova, innesto riuscito e longevo (se non altro come assetto organizzativo) di una delle tante rapsodiche e poi per lo più abortite migrazioni studentesche bolognesi, ma non mi pare di soverchio rilievo il fatto che l'attività universitaria a Padova sia terminata immediatamente dopo la dominazione sulla città da parte del tirannico Ezzelino da Romano (1237) o sia proseguita ancora per qualche tempo (almeno sino al 1241, stando alle puntuali e convincenti ricerche archivistiche di Tiziana Pesenti). Di fatto, la dominazione ezzeliniana sulla città creò una frattura netta e decisa fra il momento delle origini e il 1256 e non è dunque sbagliato parlare, come ha fatto in saggi fondamentali Gilmo Arnaldi, di una «rifondazione» o «rinnovamento» dell'ateneo patavino nell'età del retore e storico Rolandino da Padova (1260). Per concludere, il volume che stiamo presentando, nella sua elegante veste grafica e nel suo accattivante apparato iconografico, è un ottimo esempio di volume serio ed impegnato destinato a tutti coloro – studiosi specialisti o anche solo curiosi ed interessati al problema – che vorranno conoscere l'ieri e l'oggi dell'ateneo patavino. Rimane solo un rammarico: non tanto che i contributi siano senza note – era forse una scelta obbligata per il tipo di pubblicazione – quanto sul fatto che manchi un'indice dei nomi. Una mancanza imperdonabile in quest'età della fretta e del computer, ma a cui sarà facile provvedere nel caso di una prevedibile (e augurabile) ristampa.

Antonio Ivan Pini

indietro

 

inizio

 

©2007 CISUI - Centro Interuniversitario per la Storia delle Università Italiane
Via Galliera, 3 - 40121 Bologna - Casella Postale 82, 40134 Bologna-22
TEL: +39051224113 - FAX: +39051223826 - E-mail: annali@alma.unibo.it