Bibliografia: recensioni

Catalogo delle riviste studentesche, a cura di NORA DE GIACOMO-GIOVANNI ORSINA-GAETANO QUAGLIARIELLO, Manduria-Bari-Roma, Piero Lacaita, Archivio per la storia dell'associazionismo e delle istituzioni studentesche, 1999, p. 845.

Come nota giustamente Gaetano Quagliariello nella introduzione, «le riviste degli studenti universitari rappresentano una fonte dalla quale la storia del costume, della società e della politica non ha ancora attinto tutto ciò che essa è in grado di offrire». Questo importante lavoro di ricerca censisce e scheda le riviste goliardiche e studentesche del periodo 1860-1968 presenti nelle maggiori biblioteche italiane e costituisce un ottimo biglietto di presentazione dell'Archivio per la storia dell'associazionismo e delle istituzioni studentesche creato anni fa presso la Luiss a Roma (un inventario dell'Archivio è stato pubblicato nel 1995). Il volume è diviso secondo criteri cronologici. Una prima parte, con introduzione di Maria Serena Piretti, presenta le schede relative alla stampa studentesca della seconda metà dell'Ottocento (62 le testate censite); una seconda, introdotta da Giovanni Orsina, le riviste universitarie dell'età giolittiana (50 pubblicazioni); una terza, con introduzione di Fulvia Ferrari, le riviste della guerra e del dopoguerra (114 riviste, ma non tutte schedate); una quarta parte le riviste dei gruppi universitari fascisti (introduzione di Serge Noiret ed Andrea Micheletti: 80 titoli presi in considerazione); una quinta e una sesta sulla stampa studentesca rispettivamente del periodo 1943-1948 e 1949-1956 (introduzione di Nora De Giacomo, rispettivamente 75 e 91); una settima parte a cura di Roberto Balzani sulle riviste dei giovani nel 1957-1968 (riviste censite: 42).

La scheda tipo utilizzata per le rilevazioni dà conto del titolo della rivista o periodico, del sottotitolo, della città di edizione, del nome del gerente responsabile, del nome del direttore, dei nomi di eventuali redattori e/o collaboratori, della tipografia, della data di inizio delle pubblicazioni e della loro interruzione, della periodicità e delle eventuali sospensioni temporanee. Sono inoltre rilevati il formato e le caratteristiche tipografiche, il numero delle pagine e dato interessante e anche nuovo in questo genere di lavori la diffusione (talvolta anche con menzione dei luoghi di vendita e cenni alla composizione del pubblico dei lettori). Infine si riportano in quasi tutte le schede le biblioteche presso le quali è stata vista la collezione e le eventuali lacune riscontrate. Il volume è corredato di tre indici: delle riviste per nome, delle riviste per luogo e dei nomi citati. Un'appendice reca elaborazioni grafiche statistiche.

L'introduzione di Gaetano Quagliariello coglie con acutezza le possibili chiavi di lettura e le prospettive di utilizzazione del Catalogo. Le riviste possono infatti rappresentare allo stesso tempo una fonte significativa per la storia dei singoli atenei e del sistema universitario nel suo complesso, il documento di alcuni peculiari percorsi formativi della classe politica italiana («in senso moschiano», come suggerisce Quagliariello) e la testimonianza delle relazioni intercorse nelle varie epoche tra gli studenti in quanto élite e il mondo giovanile nella sua interezza. Quanto al primo profilo la storia delle riviste studentesche come parte della storia dell'università bisogna osservare, con Quagliariello, la diffusione territorialmente circoscritta di questi fogli (e la loro fisiologica provvisorietà nel tempo, anche). I temi ricorrenti sono da un lato i tradizionali miti goliardici, dall'altro le linee sia pure frammentarie di una sorta di "sindacalismo" o corporativismo studentesco del cui peso, nel tempo lungo, occorrerebbe tenere conto come di un fattore incisivo quando si scrive la storia degli atenei. Quagliariello coglie a questo proposito spunti che meritano di essere ripresi: ad esempio quando accenna alla progressiva «nazionalizzazione» dei temi del dibattito ospitato nelle riviste, culminante già durante l'età liberale nella centralità dell'irredentismo; il fascismo avrebbe poi cercato di innestarsi su questi processi, favorendo, specialmente nelle riviste gufine, un vasto movimento di nazionalizzazione e di politicizzazione della stampa studentesca. La presenza contemporanea, però, di numeri unici e altre forme di espressione differenti da quel tipo di giornalismo (ed anche, si potrebbe aggiungere, la stessa eterogeneità dei fogli dei Guf) avrebbero segnalato i limiti di quella ambiziosa operazione politico-culturale di omologazione.

Interessanti poi anche gli spunti che derivano dal secondo profilo colto da Quagliariello e bene evidenziato dal Catalogo: il ruolo preparatorio alla politica e al giornalismo "maggiori" svolto da queste esperienze e la loro funzione di pepiniè res di generazioni adulte di professionisti della politica. Ciò è particolarmente evidente in alcune fasi storiche: per esempio nel secondo dopoguerra e in tutta la fase immediatamente precedente il '68 (ruolo dell'Unuri ecc.) o, se si vuole risalire nel tempo, durante il regime fascista (ruolo delle riviste e dei periodici dei Guf). Solo il superamento dell'università di élite, dopo il sommovimento del '68-'70, e l'avvento delle università di massa interromperanno questa delicata funzione di «scuola quadri» e di cerniera tra generazioni. Proprio il '68 del resto nota il curatore segna «la morte definitiva dell'ideale di separatezza del microcosmo universitario».

Infine ultimo dei profili colti da Quagliariello il tema del rapporto tra le riviste e la rispettiva generazione, cioè la tendenza degli studenti universitari a farsi rappresentanti nella propria stampa dei problemi giovanili intesi globalmente: «per gli studenti scrive acutamente Quagliariello il problema del conflitto di generazione assume una connotazione particolare, perché si sovrappone (almeno in parte) al rapporto con i maestri».

Dalle introduzioni alle varie sezioni vengono, inoltre, altri intelligenti stimoli interpretativi.

Maria Serena Piretti, nell'occuparsi delle riviste dell'Ottocento, analizza con finezza il lessico (le parole ricorrenti nelle testate, i motti) e i temi dominanti di quella prima stagione.

Giovanni Orsina (l'età giolittiana) nota una certa crisi del giornalismo studentesco agli inizi del secolo, riflessa nella brevità delle esperienze e nella proliferazione dei numeri unici: interessante la nota di Orsina sulla distanza che separò in quel quindicennio studenti universitari e politica adulta, forse da mettersi in relazione con i problematici rapporti tra élites intellettuali (specie giovani) e sistema giolittiano.

Fulvia Ferrari (guerra e dopoguerra) si intrattiene su quello che risulta il campione più consistente di riviste, offrendone una significativa mappa ragionata: apolitiche, estranee ai temi del dibattito nazionale e tanto più internazionali, queste testate con l'eccezione della gobettiana «Energie nove» si iscrivono interamente nella tradizione goliardica e restano confinate alle problematiche corporative del mondo studentesco.

Serge Noiret ed Andrea Micheletti (riviste del periodo fascista) insistono sul ruolo delle riviste nel progetto della costruzione della nuova classe dirigente in camicia nera, confermando però anche quell'insofferenza dei giovani rispetto alla burocratizzazione del regime già ampiamente messa in rilievo dalla storiografia sul fascismo. La «generazione degli anni difficili» appare, in questi fogli, emblematicamente riflessa, seppure con una sua specifica periodizzazione interna che i due curatori sottolineano, segnalando differenze sinora rimaste in parte in ombra: le riviste degli anni Venti, poi il gruppo del 1934-'35, infine le riviste dell'ultima fase, tra il '40 e il '43. Circolazione, influenza, caratteristiche delle tematiche affrontate e impegno generale dei gruppi redazionali fecero comunque di alcune riviste dei Guf il primo esempio di stampa studentesca di respiro nazionale.

Nora De Giacomo (dopoguerra, sino al 1956) ricostruisce nelle sue due introduzioni la rinascita del libero associazionismo universitario dopo la caduta del fascismo, soffermandosi sulle sue varie correnti politico-culturali. Al centro del primo dei due saggi introduttivi va specialmente segnalata l'attenzione per la ricomparsa e la diffusione, dopo la relativa compressione subita durante il fascismo, del mito goliardico nei suoi termini tradizionali. Nella seconda introduzione gli aspetti di storia del giornalismo universitario si coniugano più strettamente con la rapida ma utile ricostruzione della vicenda organizzativa e politica dell'associazionismo studentesco.

Infine Roberto Balzani (dal '56 al '68) misura il dibattito delle riviste sul progredire della partitizzazione della politica giovanile, indicando puntualmente pur nella persistenza della dimensione locale (o «municipale» ) la ricaduta dei grandi temi nazionali nelle esperienze del giornalismo universitario.

Nel complesso il Catalogo si presenta non solo come un ottimo strumento di lavoro per quanti studino la storia dell'università (e forse anche per chi si occupa più generalmente di storia dei movimenti giovanili, o di storia delle élites culturali e politiche) ma anche come una prima rassegna di ipotesi di ricerca future, delle quali la stessa anagrafe delle riviste, e ancor più le introduzioni dei curatori, indicano le linee essenziali. Quagliariello avverte nell'introduzione che la ricerca non può considerarsi ancora conclusa: esistono egli dice i giacimenti di fonti rappresentati dalle collezioni private (tutti o quasi ancora da scoprire), si possono utilmente setacciare anche coinvolgendo altri gruppi di ricerca e ricercatori biblioteche e archivi locali (senza dire dei molti cataloghi sulla stampa locale già oggi disponibili, ai quali si potrà ulteriormente attingere). Ciò non toglie niente però all'importanza davvero notevole del lavoro compiuto e alla sua indubbia utilità per la ricerca storica.

GIUSEPPINA FOIS

 

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